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Videocommento a “The Lady” di Lory Del Santo

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titolo

In questo primo episodio sperimentale sottopongo il mio amico Petar (quello a sinistra) alla visione di “The Lady” di Lory Del Santo, una recente web series italiana che sta spopolando grazie alla condivisione su Facebook. Petar è del tutto ignaro mentre io avevo visto soltanto dei pezzetti e già sospettavo ciò che ci aspettava (per questo avevo la faccia da “Marco Pisellonio” già prima di cominciare).

Fate click sull’immagine per vedere il nostro videocommento.

Frammenti di doppiaggio (14) – Hemoglobin – Creature dall’inferno

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Fate entrare la luce! Fate entrare la luce!

Disse la vecchia prima di cadere dalla sedia a rotelle ed essere accoltellata da un mostriciattolo.

Il frammento di doppiaggio di questo episodio proviene da un film horror (sconosciuto ai più) chiamato Hemoglobin – Creature dall’inferno il quale su imdb vanta un punteggione di 3.7 su 10!

Non vedo questo film dal primo passaggio televisivo (circa 1997-8) e non ricordo quasi niente della trama eccetto questa scena che ancora oggi, dopo 16-17 anni, cito regolarmente con un mio amico, ovvero la scena della vecchia che implora che si faccia entrare luce e poi cade dalla sedia a rotelle in maniera improbabilmente comica.

Attenzione la clip contiene un mostro ed un accoltellamento violento, per me anche queste due componenti sono comiche a vedersi ma le persone sensibili si considerino avvisate!

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Non so chi sia a doppiare questa donna, su Antonio Genna non c’è neanche una scheda del film, ma i miei complimenti! Ancora rido… dal 1997!
Nella versione originale a stento si sente cosa dice la vecchia e l’urlo non è altrettanto epico. Insomma, la solita scena banale resa memorabile dal doppiaggio in un film altrimenti piatto e noioso.

Per chi conosce il film, non avrebbe avuto più senso che il titolo fosse stato HemoGOBLIN invece che Hemoglobin? Mah! In inglese comunque è intitolato “Bleeders” (il riferimento mi pare fosse alla famiglia di emofilici incestuosi) ma a livello internazionale ha il nome di Hemoglobin.

Il grande Lebowski – l’ultimo dei grandi doppiaggi

Il giornalista cinematografico Michele Traversa, italiano ma residente a Los Angeles, ha continuato a tartassarmi di piacevoli e-mail nelle quali ha dimostrato di essere una possibile risorsa per Doppiaggi Italioti e così ne ho approfittato subito chiedendogli di scrivermi una di quelle “cose” di cui parlava nelle sue e-mail, ma in formato articolo. Ed ecco la prima collaborazione “professionale”.
L’autore si fa chiamare Michael soltanto perché altrimenti in Ammeriga lo chiamano Michelle col rischio poi di non buscare più donne durante i festini selvaggi di Hollywood. Perché mi piace immaginarmelo così il caro Michael, tra una premìere e un’altra, seduto a Starbucks con un “latte” in tazza grande mentre scrive recensioni di film che in Italia vedremo solo dopo sei mesi ed in attesa del quotidiano invito ad un party di neo-ricchi.
Questa è la sua recensione di Il Grande Lebowski, perché ci tenevo tanto che condividesse con voi ciò che io stesso avrei voluto scrivere da tanto tempo… solo che non sarei mai riuscito ad essere altrettanto sintetico, come è chiaro da questa introduzione.
Le vignette esprimono il mio sentimento personale.

Evit

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Il Grande Lebowski è stato l’ultimo doppiaggio ancora al pari con gli ottimi lavori degli anni ‘70 / ’80… ed eravamo nel 1998! Proprio nel pieno declino qualitativo del doppiaggio italiano spunta questa perla “retrò”. Il film è diventato un classico, è uno dei film più citati negli Stati Uniti e ci sarà un perché. Non era facile renderlo altrettanto memorabile in italiano. A parer mio il lavoro sull’adattamento dei dialoghi e sul doppiaggio è pari a quello di Arancia Meccanica, ecco l’ho detto!

Drugo, Drughetto o Drugantibus

Io sono Drugo, è così che deve chiamarmi, capito? O se preferisce Drughetto oppure Drugantibus oppure Drughino, se è di quelli che mettono il diminutivo ad ogni costo…

the dude

A qualcuno ha dato fastidio che The Dude diventasse Drugo, la rete è piena di lamentele in merito. Forse perché per sempre legati all’uso dell’appellativo in Arancia Meccanica, forse perché speravano in una traduzione più fedele, pedante. E come avrebbero dovuto chiamarlo? Tipo? Tizio? Non avrebbe fatto ridere neanche i polli. Ah si, lo dovevano chiamare Dudo (come in Easy Rider). Infatti già allora Jack Nicholson chiedeva: “e cos’è un Dudo? Un ballo?”.
Come avrebbe detto Totò: ma mi faccia il piacere!

sono il solo - drugo

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Un signor adattamento

La cosa particolare de Il Grande Lebowski, ciò che reputo davvero un colpo di genio, è il fatto che spesso l’adattamento dica una cosa di significato diametralmente opposto per ottenere lo stesso effetto. Per esempio:

“Duder or El Duderino, if you’re not into the whole brevity thing

Una frase letteralmente traducibile come: “o il Duderino, se non sei il tipo da abbreviativi” che è stata invece tradotta come:

“Drughino, se è di quelli che mettono il diminutivo ad ogni costo”.

In inglese il diminutivo al signor Lebowski non piace, in italiano gli piace un sacco. Oppure:

racially

“Racially he’s pretty cool?”

traducibile come “non si fa problemi di razze eh?“, che diventa nel doppiaggio italiano:

“Lui del razzismo se ne sbatte, mmm?”

Il concetto viene ribaltato, ma la sostanza non cambia. Poi ancora:

“Look, we all know who is at fault here”

traducibile come “Guarda, sappiamo tutti di chi è la colpa” che invece diventa:

“Guarda, lo sappiamo tutti da che parte sta la ragione”.

Loro, gli americani, a puntare il dito sul colpevole, noi a farci belli di aver ragione. Geniale!

Donny_The_Big_Lebowski_Buscemi

Poi ci sono degli accorgimenti culturali sottili e necessari che dimostrano quanta attenzione sia stata dedicata al lavoro. Ce ne fosse un briciolo di questa passione negli adattamenti moderni. Durante una delle partite al bowling, Donny, il personaggio di Steve Buscemi, capisce una cosa per un’altra e continua ad interrompere il discorso sperando che qualcuno gli dia un po’ di soddisfazione. Così continua a ripetere/cantare “I am the Walrus”, che in italiano diventa “Obladì, obladà”. Entrambe sono canzoni dei Beatles, ma con I am the Walrus nessuno in Italia avrebbe capito che Donny alludeva a John Lennon. Obladì obladà invece la conoscono tutti, dai novantenni ai bambini di due anni. Si tratta, signore e signori, di un adattamento eccellente, che non traduce alla lettera e che trova equivalenti altrettanto efficaci e divertenti, senza snaturare il testo di partenza.

sono il solo - localizzazione

Qualcuno lo saprà già, qualcuno forse non lo ha mai notato, ma Drugo si esprime con delle frasi ripetute per sentito dire. Per esempio, sente alla tv il presidente Bush dichiarare: “This aggression will not stand”, “Questa aggressione non può essere tollerata”. Poco dopo usa la stessa espressione a colloquio con il signore Lebowski aggiungendo in coda il suo colloquiale “man!“. Walter poi gli dice: “She kidnapped herself”, “Si è rapita da sola”, ed ecco che Drugo la prende come verità assoluta, la fa sua, e la ripropone alla prima occasione.
Era fondamentale, in fase di adattamento, trovare il giusto modo per rendere queste frasi, al fine di trasmettere il modo di Drugo di assorbire ciò che lo circonda. Obiettivo centrato! Chi c’è dietro a questo minuzioso lavoro? L’Immenso Carlo Valli. In suo onore andiamo a vedere alcune di queste frasi, entrate nel lessico americano e che, nella loro traduzione, hanno reso il film quell’oggetto di culto che è oggi:

  • “You are entering a world of pain” / “Stai per entrare in una valle di lacrime”.
  • “Shut the fuck up, Donny” / “Zitto e vaffanculo, Donny”.

shut the fuck up

  • “The bag man”/ “Il postino”, quando devono consegnare la valigetta con il denaro per il riscatto.

…e forse la più bella di tutte, praticamente intraducibile:

  • “Sometimes you eat the bar, and sometimes, well, he eats you” / “A volte sei tu che mangi l’orso, e altre volte è l’orso che mangia te”.

In America ancora si chiedono cosa volesse dire Sam Elliott con quel “bar”. E, no, non dice “bear”, dice proprio “bar”.

sono il solo - Valli

In breve, un adattamento magistrale, eco dei lavori di fino di 30-40 anni fa e che è riuscito nel non facile intento di rendere in pieno la memorabilità di dialoghi che, in lingua originale, sono già entrati a far parte della cultura popolare americana.

Locandine all’amatriciana (26) – Halloween

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Halloween

Un po’ all’ultimo secondo ma eccovi la locandina delle feste!
Piccola curiosità, nel film è stato quasi commovente sentir nominare la festa di “Ognissanti”, si sente che è un doppiaggio vecchio stile. Peccato che Rai Movie ieri abbia trasmesso questo film in maniera ignobile, schiacciatissimo grazie ad un widescreen fasullo. Bleah!

Buona vigilia di Ognissanti a tutti!

Un po’ di aggiornamenti

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buonadomenica1

Buona domenica a tutti. Vi lascio con un po’ di aggiornamenti che mi riguardano ma non eccitatevi, c’è poca robba bbona:

Lucca Comics 2014
Avevo fatto richiesta per accredito stampa ma non mi è stata concessa (forse ho strafatto chiedendo ben 3 pass) pertanto non ho in programma di recarmi al Lucca Comics quest’anno. Specialmente non a fronte di un biglietto di ingresso di 16 euro + spese di viaggio per due persone.
Dito medio al costo d’ingresso di quest’anno.
Mi dispiace per tutti coloro che avevano programmato di incontrarmi lì.
La vedo in maniera positiva, dopo il Romics non avevo alcuna voglia di rigettarmi in un evento simile, questa era la scusa che aspettavo.

Problemi tecnici
Mi si è scassato il router, quindi per qualche giorno starò buonino perché ho quasi finito anche il gigabyte mensile di traffico dati su cellulare. Anche questa è cosa buona, mi serviva una pausa.

Nostalgia Critic
Lo avevamo promesso dopo l’estate e già in molti me lo hanno richiesto… ma arriverà. Un episodio era stato registrato ma al pignolo Leo non piaceva tecnicamente così ha recuperato un altro microfono, un mixer e altra strumentazione per inciderlo da capo… Poi gli è venuto un mal di gola incredibile e così ci siamo dilungati un po’. È cagionevole, abbiate pazienza. Adesso credo che abbia finito di infilarsi antibiotici su per l’ano e riprenderà presto.
Peccato, la prima registrazione era vocalmente meravigliosa.

Preservazione di Terminator
Questo discorso era emerso nei commenti al precedente articolo. Grazie ai miei utenti ho scoperto che qualsiasi versione home video di questo film successiva alla prima edizione ha battute mancanti nell’audio italiano, inoltre ho scoperto che Bluray e DVD hanno anche un “color timing” sbagliato (cercatevelo su google, non ne conosco la traduzione e adesso non mi va di trovarla per voi perché vi scrivo, come spesso faccio, dal gabinetto) quindi questo film ha tutte le carte in regola per farne una bella preservazione e con Leo ci stiamo già muovendo per renderla possibile.

Nuovi collaboratori saltuari
Molto in sordina, ho deciso di diminuire la mia megalomania ed ho aggiunto qualche autore al blog così da assegnare la paternità di certi articoli passati (e si spera anche futuri) ai loro veri autori.
Mentre “Fibrizio” si era prodigato in una divertente analisi dell’adattamento di “Padre Vostro” e condivise con me la recensione di Prometheus, Leo ormai ha accumulato una serie di articoli ed è ingiusto continuare ad ignorare la sua presenza. Alla lista forse si aggiungeranno altri collaboratori “una tantum”.
Per chi non lo sapesse, Fibrizio è il tipo che lavora su Photoshop per realizzare le locandine alla Amatriciana… Oltre ad essere mio amico di lunga data (dai tempi del liceo) con il quale quasi ogni settimana mi riunisco per guardare un film… Perché mal comune è mezzo gaudio.
C’è il suddetto Leo che collabora con me ormai da anni (ed ha già firmato diversi articoli) e se vivesse nelle vicinanze il mio campanello sarebbe già rotto, e poi c’è Christine la quale, oltre che a darmela da tanti anni (e anche quello varrà qualcosa) non ha mai scritto niente ma ispira tanti dei miei articoli e rubriche.

I nuovi collaboratori li trovate tutti nella pagina “io e il mio blog” e se cliccate sui loro nomi potrete leggere tutti i loro contributi passati.

Terminator (1984) – si poteva fare di meglio

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terminator fatti fottere

Potendolo evitare, non guardo mai Terminator in lingua italiana. I lettori abituali già lo sanno: quando reputo che un film doppiato in italiano valga la pena, allora lo difendo a spada tratta e ne vado anche fiero, ne parlo e ne straparlo.
Nel caso di Terminator, sebbene esso sia parte della mia adolescenza, non provo alcun valore affettivo verso la sua versione italiana, abbandonata per sempre dopo aver scoperto la versione originale.
Ebbene, rivedendolo in lingua italiana in un recente passaggio televisivo si confermano le mie motivazioni.

In generale si può dire che i film anni ’80 avevano dei buoni adattamenti e solitamente anche i film “minori” godevano di questi privilegi. Alla direzione del doppiaggio di questo film troviamo Carlo Marini, di cui avevamo parlato molto bene in questo blog come voce di “Mad Max” pur avendo alle spalle la direzioni di film, a mio parere, di secondo piano, ma va be’, non si giudica certo per queste cose! Poi c’è una Letizia Ciotti Miller alla traduzione dei dialoghi che nel 1984 aveva già un curriculum niente male, I Predatori dell’Arca Perduta è uno dei suoi.

Allora cosa è andato storto?

TUTTI I PROBLEMI DI TERMINATOR IN ITALIANO

Glauco Onorato su Schwarzenegger

altrimenti Arnold si arrabbia

Anche qui, chi mi conosce lo sa… ho sempre adorato il doppiatore Glauco Onorato. Non ci sono abbastanza sottolineature che io possa mettere sotto la parola “adorato” per farne capire il vero senso! Senza di lui la carriera di Bud Spencer si sarebbe probabilmente spenta sul nascere, senza di lui la serie Arma Letale non sarebbe mai stata così divertente (sì, è più divertente in italiano), sempre senza di lui metà degli afro-americani di Hollywood non avrebbero avuto una voce memorabile… poi succede che negli anni ’80 gli danno da doppiare anche Arnold Schwarzenegger.

Una ragione dietro questo abbinamento secondo me c’è. Qualcuno avrà fatto questa considerazione: “Schwarzenegger parla in modo un po’ comico, diamogli qualcuno con una voce profonda ma che sappia essere anche comico” e BOOM, hanno tirato fuori il nome di Glauco Onorato dal cilindro! È solo una mia supposizione ma ha un suo senso.
Ha un suo senso in film come True Lies che era una mezza commedia; ha un suo senso in demenzialità atroci come Una promessa è una promessa; posso trovarci un senso persino in Commando nella quale Schwarzy ha sempre la battuta pronta per ogni singola persona che uccide… e vi abbuono persino Predator, non mi disturba “troppo” in quel film (ok, un pochino sì)… ma non ha mai avuto senso in Terminator, MAI!

Per l’occasione, il mio collaboratore Leo ha prodotto questo video dove su una scena di Terminator ha montato e sincronizzato clip audio provenienti da film di Bud Spencer e Terence Hill (vorrei sottolineare che Bud Spencer e Arnold Schwarzenegger sono doppiati dallo stessa persona, Glauco Onorato), guardate come ci sta bene.

VIDEO: Glauco il Terminator

poster altrimenti

La scelta di Onorato su Schwarzy in Terminator è semplicemente indifendibile: molte battute (troppe) sono visivamente slegate dal labiale dell’attore, la voce stessa stride con l’aspetto di Arnold e dei suoi modi robotici. Non è un effetto tanto alienante quanto Massimo Foschi su Schwarzenegger nel film L’Implacabile ma poco ci manca.
Per essere un prodotto del 1984 devo dire che, in generale, è molto trascurato e non lo dico solo per la voce di Arnold, come vi spiegherò a breve. Infatti, fosse stato solo per la voce di Schwarzy avrei davvero chiuso un occhio, del resto parla pochissimo. Invece ciò che peggiora il tutto è l’adattamento delle battute più celebri che in italiano quasi… scompaiono.

L’ADATTAMENTO

Ogni – singola – stramaledettissima – battuta – memorabile (!) è stata resa piattamente in italiano, privando lo spettatore di molte soddisfazioni.
Come si può difatti tradurre la battuta finale (e liberatoria) “you’re terminated, fucker!” (letteralmente “sei tu ad essere terminato, stronzo!“) con un semplice “sei tu terminato!“?

sei terminato

Vogliamo almeno aggiungerci uno “stronzo” alla fine, o no? Dopo tante peripezie della protagonista, un abuso verbale da parte sua è almeno dovuto. È come se alla frase di Ripley in Aliensstai lontana da lei, maledetta!” (get away from her, you bitch!) gli venisse omesso il “maledetta!“. Un ottimo modo per uccidere una battuta potenzialmente memorabile anche in italiano.
I sottotitoli italiani al DVD traducono in maniera migliore “sei terminato, bastardo!“.

[AGGIORNAMENTO: sembra che, dopo la prima versione VHS della Domovideo, tutte le successive versioni home video, inclusi DVD e Bluray, abbiano subito un rimaneggiamento della traccia audio italiana dove frammenti di dialogo sono andati perduti per sempre. Ci stiamo già mobilitando per organizzare una preservazione. Si ringraziano alcuni utenti che hanno segnalato queste informazioni nei commenti all’articolo.]

Andiamo avanti.

ritornerò

La battuta più famosa in assoluto è, ovviamente, “I’ll be back” (ritornerò) che in italiano recita “aspetto fuori“.
Palesemente, in fase di adattamento, non c’è stata la percezione che tale frase potesse diventare un vero e proprio tormentone (non se lo aspettava nemmeno Schwarzenegger) e venne tradotta all’epoca come fu ritenuto più appropriato per la situazione (il poliziotto gli suggerisce di mettersi a sedere ed aspettare – risposta: aspetto fuori).
Altra risposta appropriata (non necessariamente appropriata al labiale, ma appropriata per la logica di quel dialogo) sarebbe stata “torno dopo” oppure “torno più tardi” (ma anche “torno presto”), perché nessuno in italiano risponderebbe solo con un “tornerò” alla richiesta di sedersi in sala d’attesa e pazientare.
La scelta sarà ricaduta su “aspetto fuori” perché la frase inizia con la lettera “A”, la quale combacia bene con I’ll (pronuncia: ahl) di Arnold… purtroppo il resto no. Il labiale in quella scena è completamente slegato, tanto valeva farne una traduzione più memorabile e fregarsene.
Anche un “a tra poco” sarebbe stata una valida alternativa che inizia con la lettera “a” e si lega comicamente al fatto che il Terminator ritorni poco dopo con un automobile per sfondare l’entrata della stazione di polizia.

i'll be back

scena in italiano

Il risultato è che con “aspetto fuori” ovviamente si perde anche qualsiasi continuità con i seguiti in cui c’è sempre un “I’ll be back” che non sarà traducibile con un “aspetto fuori“; inoltre la frase originale è finita tra le 100 frasi più memorabili di tutti i tempi, mentre in italiano non la ricorda nessuno, quindi qualche motivo ce l’ho quando vengo a dirvi che l’adattamento di questo film è piatto e immemorabile.

Per chi comprende l’inglese c’è una divertente intervista a Schwarzenegger dove l’attore dice che aveva dei problemi a pronunciare “I’ll” (ahl) della battuta “I’ll be back” e aveva suggerito a Cameron di cambiarla in “I will be back” senza la forma abbreviativa, argomentando la sua proposta con l’idea che quella forma non abbreviata sarebbe anche più corretta nella logica del film dato che un robot, in quanto tale, si sarebbe probabilmente attenuto ad una grammatica più formale. Cameron gli ha risposto “io non ti dico come recitare, tu non dirmi come scrivere la sceneggiatura. Ho scritto “I’ll be back”, tu dilla e basta“. La storia ha poi dato ragione a Cameron.
Cameron stesso ammise che la scelta di usare Schwarzenegger con il suo pesante accento fu rischiosa ma, stranamente, funzionava e dava l’idea che le macchine non avessero ancora perfezionato l’emulazione del parlato umano (un difetto sistemato poi con il modello più avanzato che vediamo in Terminator 2).

Un altro esempio di battuta mancata è quella di Bill Paxton, recitata in originale in maniera molto divertente (va sentita, qui il video in lingua originale)…

fuck you asshole

TRADUZIONE: “ma perché non vai affanculo?

Vediamo la stessa scena in italiano (qui il video in italiano).

Con quella traduzione (e con la sua interpretazione) secondo me non solo si uccidono/appiattiscono i memorabili 10 secondi di Bill Paxton (futuro soldato Hudson in Aliens, cacciatore di tesori in Titanic, verme in True Lies… sempre di Cameron) ma si rende anche meno comprensibile il perché il Terminator, più in là nel film, scelga questa stessa frase per rispondere all’uomo delle pulizie che, insospettito, bussava alla porta:

fuck you asshole 2

TRADUZIONE: “Fatti fottere, stronzo”

Era difatti la battuta che il Terminator aveva imparato dai teppisti losangelini all’inizio del film. Un semplice “fanculo, stronzo!” sarebbe potuto entrare tranquillamente nel labiale di Bill Paxton. Anche qui comprendo le intenzioni dell’adattamento ma alla fin fine ha tirato fuori una frase meno memorabile.

Quando dicevo che il doppiaggio e l’adattamento sono trascurati mi riferivo anche a tante piccole cose come Kyle Reese che urla “drive!” nella traccia italiana.

drive

Vi siete dimenticati di doppiarla, non è vero? O è un difetto del DVD e basta?

[AGGIORNAMENTO: per i motivi spiegati poco fa, anche questa battuta fa parte di una delle frasi “perdute” nelle edizioni home video del film. In originale e nella prima VHS la battuta era presente]

In un’altra scena, durante l’interrogatorio di Kyle Reese, egli si incazza perché lo psicologo gli sta facendo perdere tempo e, rivolgendosi alla telecamera, esclama: “you still don’t get it, do you?“.

non capisci

Kyle Reese non si sta rivolgendo a nessuno in particolare, parla alla telecamera riferendosi in generale ai poliziotti che ancora non comprendono la gravità della situazione… ma in italiano lo hanno tradotto come: “tu ancora non mi credi, vero?” mentre avrebbero dovuto tradurla come “ancora non ci arrivate, vero?“.
Considerazioni sulla traduzione e sul labiale a parte, Kyle si dovrebbe rivolgere ad un “VOI” non ad un “TU“! Non dovrebbe dire “tu ancora non mi credi”. Tu chi? In quella frase chiaramente non si sta più rivolgendo allo psicologo seduto accanto a lui, quindi come minimo doveva essere “voi ancora non mi credete, vero?

Quando all’inizio del film il Terminator va ad armarsi in un negozio, il proprietario gli chiede se desidera altro…

plasma

Il Terminator in italiano gli risponde che desidera un fucile fasato plasma, calibro 40-zero. In inglese tale fantomatico fucile “fasato” (phased plasma rifle) era da 40 watt, non di calibro 40.0!
Mentre pronuncia queste parole, Schwarzenegger è di spalle quindi non è stata certo una scelta di traduzione motivata dal labiale e, purtroppo, quel “calibro 40-zero” fa sembrare questa arma del futuro un po’ meno fantascientifica.
I sottotitoli del DVD (che, come al solito, sono pieni di errori) traducono la battuta come “un fucile al plasma, portata 40 watt“, avendo erroneamente associato la parola “range” a “portata”. Curioso che secondo i sottotitolatori la “portata” possa essere misurata in watt (che invece è una misura di potenza).
Ciò che cerca il Terminator è precisamente un fucile di fase al plasma, di potenza intorno ai 40 watt (tradotto da me alla lettera); quindi né di calibro 40 come dicono nei dialoghi italiani, né di portata 40 watt, come riportano i sottotitoli del DVD (quest’ultima non vuol dire assolutamente niente, è come dire che io peso 17 Watt).

[i sottotitoli stavolta non sono stati fatti da qualche amaragano ma sono di tale Stefania Manetti per la Visiontext a Londra]

visiontext

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Alla luce di questi momenti e di altri che a breve vi dirò, non so quale sia stato il problema con il doppiaggio di questo film (il quale, secondo Antonio Genna è stato eseguito da una certa Coop. FCM, secondo il sito Calliopea invece è opera della S.A.S.). A parte pochi casi, la ricerca del labiale adeguato non giustifica le alterazioni a cui assistiamo… evidentemente qualcuno ha fallito nell’interpretare quali delle battute del film sarebbero divenute immortali.
Sembra quasi che chi ha lavorato a questo prodotto non ci abbia creduto fino in fondo… ma queste sono interpretazioni molto personali. Sono sicuro che molti di voi se lo sono visti solo in italiano senza percepire niente, l’unica mia vera accusa è che avrebbero potuto fare di meglio, soprattutto nel rendere alcune battute memorabili come lo sono le corrispettive originali.

Vediamo altri problemini che, aggiunti al resto, diventano degni di nota ma che in qualsiasi altro caso probabilmente non avrei neanche citato.

Il plurale di parole inglesi…

“network di computers per la difesa”

Di questi ce ne sono una cornucopia e devo dire che negli anni ’80 era molto comune sentire “computers”, “networks” e simili. Il film “Electric Dreams“, dello stesso anno, viene introdotto dal narratore come “favola per computers“.
Non so più neanche quante volte mi è capitato di ripeterlo in questo blog, ormai sono diventato un vecchietto che dice sempre le stesse cose:

è regola della grammatica italiana che le parole straniere siano adottate soltanto al singolare.

Quindi in Italia non… dai, ormai la sapete a memoria anche voi la filastrocca, ripetete con me:

non guidiamo camions, non guardiamo films, le star del cinema (non stars) non hanno molti fans ma molti “fan”. Non beviamo nei bars né ci ubriachiamo nei pubs, non prenotiamo dei tickets né ci piacciono i leaders. Guerre Stellari ha tre prequel ma non tre prequels.

Forse se la riscrivo in rima potremmo diffonderla nelle scuole elementari.
La cosa diventa fastidiosa veramente soltanto quando questo uso errato dell’italiano avviene a discapito della comprensione da parte dello spettatore. Infatti, quando Kyle Reese parla del futuro, nomina i “K-C” descrivendoli come “Killers-Cacciatori” (in originale H-K, Hunter-killers):

killers-cacciatori

“i K-C. Killers-Cacciatori”

Apprezzo il cambiamento di iniziali, cosa che oggi giorno non si fa più, ma per favore non usate il plurale anglosassone “killers“! Difatti l’orecchio italiano, con quella “s” di troppo, si confonde e sente immancabilmente “killer-scacciatori“, che ovviamente non combacia con la sigla “K-C”.
La “s” del plurale era riferita all’intera parola “hunter-killer” non solo della parola “killer”. Scusate se scado in argomenti aridi come la grammatica straniera ma se lo spettatore sente killer-scacciatori al posto di killers-cacciatori qualche dito dovrò pure puntarlo!

Traduzioni eccessive

Poi abbiamo la Cyberdyne Systems (creatrice di Skynet) tradotta come Sistemi Cibernetici.

"un Terminator. Modello Sistemi Cibernetici uno-zero-uno"

“Un Terminator. Modello Sistemi Cibernetici uno-zero-uno”

cyberdyne

“…costruito per la SAC-NORAD dai sistemi cibernetici

Non siamo in una fiaba moderna, il nome di una immaginaria ditta americana potevano lasciarlo tranquillamente in inglese. Gli italiani avrebbero memorizzato il nome Cyberdyne soltanto dal secondo film in poi.
La seconda battuta avrebbe dovuto recitare “costruito per la SAC-NORAD dalla Cyberdyne Systems” o perlomeno “costruito… dalla Sistemi Ciberneticie noncostruito… dai sistemi cibernetici” come invece dicono nel film.

Nota curiosa: il combattimento finale si svolge proprio nei laboratori della Cyberdyne, una scena tagliata mostrava il cartello della ditta mentre la protagonista veniva trasportata via in barella. Nell’edizione DVD chiamata “definitive edition” della M.G.M. ci sono tante scene tagliate, tutte interessantissime e consiglio caldamente a tutti di recuperarla.
Molto meglio del DVD-merdaccia che produceva la Cecchi-Gori nel 2003 con una copertina elaborata grazie ad una versione in prova di CorelDraw ’95 (uscita insieme alla stampante del nipote) e con una trama sul retro trovata nell’enciclopedia “Omnia ’98“, presa in prestito dal cognato.

Altre minuzie…

E per chi combatte?

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con l’uno-trentadue al comando di Perry. Dal ’21 al ’27”

Sebbene intuibile il significato di questa frase, al posto di “con l’uno-trentadue“, Kyle avrebbe dovuto dire “con la centotrentaduesima“. Anche qui chi parla è di spalle e quindi senza necessità di seguire un labiale… ma si sa, scandire i numeri fa molto futuro militaresco anni ’80. In inglese diceva appunto one-thirtysecond (uno-trentaduesimo, alla lettera) ma in italiano non si può nominare la cifra delle centinaia come un numero singolo (questo invece accade regolarmente nella lingua inglese).

CONCLUSIONE

È un vero peccato che, in italiano, un incredibile film di culto come Terminator abbia avuto questo adattamento piatto che non lascia quasi niente. Il materiale c’era tutto per aspettarsi un doppiaggio memorabile e, a parte gli errororini che vi ho elencato, i dialoghi sono generalmente molto buoni, con frasi a volte invertite o lievemente alterate per renderle più sensate e funzionali alle nostre orecchie italiche (niente traduzioni pedanti come le fanno adesso dunque).
Purtroppo però non c’è stata l’arguzia di intuire quali sarebbero dovute essere le battute su cui prestare più attenzione e potevano evitare Glauco Onorato su Schwarzenegger, come cyborg minaccioso purtroppo non funziona. La sua voce è troppo… umana.

Il film dunque non offre molte scuse per consigliarvene una visione che non sia in lingua originale… se non, forse, per la voce di questo tizio all’inizio del film (che comunque era identica in inglese):

terminator inizio

Sul film in sé c’è poco da dire che non sia stato già detto da bilioni di persone prima di me e, a parte piccoli concetti stupidissimi come quello dei robot nel futuro che creano dei lager in stile nazista con tanto di numero tatuato sull’avambraccio (ovviamente come codice a barre) e istituiscono persino dei kapò, per il resto è un film perfetto e io, al contrario di molti, lo apprezzo molto più di Terminator 2 che ha una prima parte assolutamente spettacolare e poi si perde nell’ultimo atto, diventando noioso e dispersivo come molti altri film di Cameron.
Sentitevi liberi di contestare ciò che ho appena detto, ne avete facoltà.

Ah, ovviamente il titolo originale è The Terminator, tradotto solo come Terminator… e va benissimo.

Forse un giorno ritornerò a parlare della serie di Terminator, o forse… aspetterò fuori. Nel frattempo potrete godervi passati articoli a tema come:

Sequel fasulli – Terminatormania
Critica alla critica – Terminator Salvation
bombardieri “stilt” in Terminator 2

Adesso se permettete, vado a disintossicarmi dalla colonna sonora del Tech Noir che da due giorni permane instancabile nella mia testa… You’ve got me burnin’. You’ve got me burnin’… e Caught in a photoplaaaaaay…
Possiamo tornare nel 1984 per ballare? No? OK vado a comprarmi la colonna sonora su Amazon e ne parlo con il mio collaboratore Leo così da far cadere anche lui in un vortice musicale anni ’80.

You’ve got me burnin’…

You’ve got me burnin’…

dancing

Frammenti di doppiaggio (13) – Robocop (1987)

by

Chi mi segue da almeno qualche mese sa già qual è la mia scena preferita del film RoboCop doppiato in italiano. È una scena che avevo già condiviso facendo un confronto con la ben più piatta versione originale… una scena da Oscar del doppiaggio per via del labiale impeccabile e per la spassosità della battuta che la mette molte spanne sopra l’originale:

Clicca per vedere il video

Clicca per vedere il video

Dietro il microfono c’era Luciano De Ambrosis, classe 1938. Ringraziamo De Ambrosis per questo momento indimenticabile. ;-)

SCENA BONUS

Gianni Marzocchi che si incazza…

boddicker

 

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