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PODCAST episodio #1 – DVD Ghostbusters/The Raid/Noah

Podcast episodio 1

Benvenuti a questa nuova rubrica “audio” di Doppiaggi Italioti. Con il mio collaboratore Leo abbiamo deciso di dilettarci in una specie di programma radiofonico dove parliamo di doppiaggi. Questo è l’episodio pilota al quale si spera ne seguano altri.

Link cliccando sulla copertina.

Direct to schifio – L’uscita italiana di “The Raid – Redenzione”

ufficiale

In una piccola casa di distribuzione cinematografica in Italia:

- Regaz, ci hanno appena assegnato un film indonesiano da doppiare e distribuire!

- Ma noi l’indonesiano non lo sappiamo!

- E chissene! Prendiamo il DVD americano sottotitolato in inglese e traduciamo tutto dall’inglese.

- Ma noi non sappiamo nemmeno l’inglese.

- Andiamo bene!

Dopo l’inatteso successo americano di Serbuan maut (2011), un film d’azione indonesiano del genere “mazzate-e-pistole” il cui titolo dovrebbe stare a significare “irruzione mortale” (anche se distribuito negli Stati Uniti come “The Raid – Redemption“), e sopratutto dopo tantissime sfavillanti recensioni di chi già se lo è visto piratato e sottotitolato, era solo questione di tempo prima che arrivasse anche in Italia “direct to video” e doppiato.
Già, il doppiaggio… questo terno al lotto.

Mi chiederete a che titolo adesso io venga a parlarvi del doppiaggio di un film indonesiano visto che, come potrete forse immaginarvi, io l’indonesiano non lo conosco. Come potrò dare un giudizio su quanto bene possa essere stato adattato il dialogo indonesiano originale? Semplicissimo! Non importa conoscere l’indonesiano per capire che questo “adattamento” italiano è stato eseguito a partire dai dialoghi in inglese (doppiati dagli americani), passati poi attraverso Google Translator e infine rigirati talis qualis a doppiatori italiani.

Innanzitutto non so esattamente cosa ci sia di così epico in questo film, forse il fatto che sia tecnicamente ben realizzato nonostante evidenti limiti economici, e forse l’elogio tessuto dal blog i400calci, che, si sa, questi film li mangiano a colazione, avrà attirato più attenzione del dovuto… ad ogni modo The Raid – Redemption (titolo americano) arriva con li dovuto ritardo anche in Italia, tradotto come The Raid – Redenzione. Parliamone…

Iniziamo dal titolo

In primis mi prendete un titolo americano di un film indonesiano, che è un po’ come prendere il film Eternal Sunshine of the Spotless Mind, tradurlo in Se mi lasci ti cancello e ridistribuirlo altrove come If you leave me I’ll erase you. E va be’, sorvoliamo!
In secundis se state a tradurlo non fatelo a metà, chiamatelo “Il raid – redenzione” e completate l’opera, del resto “raid” è una parola presente anche nel nostro dizionario. Invece no, fanno le cose a metà: The Raid – Redenzione. A questo punto è quasi meglio il titolo originale in stile Steven Seagal, “irruzione mortale”.

I maledettissimi dialoghi

Ci sono alcuni pervertiti come me che, quando guardano qualche film doppiato, si divertono ad indovinare quale fosse la battuta originale. Quando questo gioco funziona troppo bene allora vuol dire che all’adattamento abbiamo nientepopodimenoche il Sig. Google Translator.
Facciamo un gioco… io vi faccio un paio di esempi di cosa ho sentito nel doppiaggio di questo film, poi vi chiedo secondo voi quale era la presunta battuta originale ed infine “come invece avrebbero dovuto tradurla” (queste ultime due scelte saranno scritte con colore “bianco” quindi per scoprirle dovrete evidenziare il testo).
Se non vi va di giocare, allora evidenziate da subito ciò che segue (così da scoprire anche le parole “nascoste”) e potete considerarlo come un mio normale articolo:

NUMERO UNO

Cosa ho sentito nel doppiaggio?
Ho fatto qualcosa di sbagliato, ufficiale?

Quale era (quasi sicuramente) la battuta originale?
Have I done something wrong, officer?

Come avrebbero dovuto tradurla?
Ho fatto qualcosa di sbagliato, agente?

Questa è quasi la prova provata che Google Translator è stato invero utilizzato. Oppure che alle traduzioni ci mettono i cuggini raccomandati, come del resto mi raccontava Luca Dal Fabbro.

___________________

NUMERO DUE

Cosa ho sentito nel doppiaggio?
- Tony, Ang, andate con lui.
- Sto bene da solo.
- Con lui… arrivano.
[Ma Tony e Ang erano già lì accanto, chi è che "arriva"??? Questa battuta non aveva senso]

Quale era (quasi sicuramente) la battuta originale?
- Tony, Ang, go with him.
- I’m fine alone
- Go with him… they’re coming (with you).

Come avrebbero dovuto tradurla?
- Tony, Ang, andate con lui.
- Sto bene da solo.
- Con lui…
vengono con te.

__________________

Questi erano tra gli esempi più lampanti. Ce n’erano molti altri, seppur molto minori, sparsi per tutto il film; inoltre molte delle frasi di questo film risultano meglio comprensibili se si vanno a leggere i sottotitoli italiani (che traducono più fedelmente quelli inglesi di quanto faccia il doppiaggio) perché con tutte le libertà che si sono presi nel doppiaggio italiano viene meno persino la comprensione di determinate battute, vi rendete conto? Non che ci sia una trama complicata da capire ma se in quel poco che parlano andate pure a confondere le idee allora diventa tutto inutile.

Esempio

Doppiaggio: Di nuovo. Chi ha ordinato questo schifo?
Sottotitoli: Lo chiedo per l’ultima volta, chi ha ordinato il raid?

Doppiaggio: Un’altra volta. Non sono ancora morto.
Sottotitoli:
Un’altra volta forse. Prima mi gioco le mie chance qui.

Doppiaggio: Bastardo!
Sottotitoli: Accomodati!

In conclusione, vi consiglio la visione di questo film in lingua originale ma con i sottotitoli italiani che traducono quelli inglesi. Almeno non vi confonderete con frasi che semplicemente non funzionano o che non hanno molto senso e non vi faranno capire molto. Il doppiaggio americano poi evitatelo come la peste, non sembra neanche che le voci escano dalle bocche degli attori (un piccolo promemoria su quanto siano inesperti gli americani nel campo del doppiaggio).

Vi lascio con la vignetta di qualcun altro

"Ahia!" "Ahia, tu!" (eletto all'unanimità come miglior dialogo del film)

“Ahia!”
“Ahia, tu!”
(eletto all’unanimità come miglior dialogo del film)

Ludicomix di Empoli (13-04-2014)

LUDICOMIX

Qualcuno si aspettava una sorta di reportage dell’evento Ludicomix ma ahimé non leggerete ciò che avevo intenzione di pubblicare. Prima di tutto perché ieri mattina ho preso a caso dal cassetto le uniche batterie ricaricabili non funzionanti che possiedo, le avrei dovute utilizzare per macchina fotografica…  e difatti hanno fatto cilecca dopo due scatti, così sono stato costretto ad usare solamente il cellulare, adeguandomi così alla moda dell’anno, l’autoscatto (selfie). In secondo luogo perché avevo già scritto questo articolo nel sacro tempio della musa ispiratrice (il cesso) quando, di punto in bianco, il block notes sul mio blasonato cellulare è andato in crash e ho perso tutto ciò che avevo scritto, quindi adesso vi beccate questa versione svogliata dello stesso testo.

Ebbene, molto carina questa fiera del fumetto di Empoli, erano anni che non andavo ad un evento simile in Italia, un po’ per l’età del sottoscritto, un po’ per le molteplici delusioni del Luccacomics (anni e anni fa); complice del successo è stata la possibilità di incontrare alcuni “amici su internet” di lunga data e che fino a ieri non avevo mai visto di persona… tra questi Alberto Pagnotta (“quello che fa le voci”) a cui ho strappato una dedica (ovviamente sotto la minaccia di abbandonarlo, al ritorno, ad un area di sosta sulla FI-PI-LI).

Alberto Pagnotta saluta

Cliccami!

All’evento erano invitati vari personaggi italiani più o meno conosciuti su YouTube tra cui il sopracitato Pagnotta (doppiatore e celebre imitatore), Victorlaszlo88 (recensore di film che meriterebbe spazi televisivi, magari in sostituzione di Ghezzi), i Fancazzisti Anonimi (vi lascio immaginare cosa facciano su YouTube) insieme a Riccardo Accattatis, i quali hanno approfittato dell’evento per presentare il loro “independent web project“. Insieme a loro sono venuti anche altri membri della “ca$ta” come Fraffrog ed il gigante buono RobForchetta (che nella mia testa è la versione italiana di Tom Savini).

Ho azzardato una ripresa in stile “campo di prigionia” che ritrae alcune porzioni dell’evento, l’audio pessimo è colpa di alcuni microfoni…

In diretta dal CIE di Empoli

Cos’altro c’è da dire? Gli spazi espositivi, benché ridotti rispetto a fiere più celebri, sono stati gestiti bene con grande varietà di prodotti al contrario del Luccacomics che finisce per essere una serie infinita di tavoli che vendono la stessa roba a prezzi smodati.

Tavolata steampunk

Dopo aver assistito alla presentazione di questo “progetto web indipendente” da parte di Pagnotta and friends, questi ultimi sono usciti fuori in giardino per interloquire con i fan e con i curiosi come me.
In seguito con Piero “Venkman” abbiamo parlato di doppiaggi e doppiatori mentre giravamo per i banchi e le ore sono volate. Mi ha fatto anche provare lo zaino protonico così coronando un sogno di oltre 25 anni fa.

Venkman

Venkman tiene Egon “in pugno”.

Un venditore poi ci ha fatto segno di dare un’occhiata ai giocattoli della serie a cartoni The Real Ghostbusters, in particolare un Egon ed un cesso fantasma di cui avevo perso memoria. Se non li avevamo comprati negli anni ’80 figuriamoci se li compriamo adesso, ottimo tentativo però. Tra i giocattoli più assurdi ho trovato anche qualche oscena bambola di Promesseus, chiaramente indirizzata ad un pubblico di cine-nerd ultraventenni eterni-bambini… perché altrimenti mi domando quale mercato possano mai avere.

Prometheus doll

Trilobite???

Trilobite???

C’erano persino delle “action figures” più espressive degli attori originali…

Rocky IV

Bamboline con la zeppola in bocca

Alla fiera si aggirava anche il gruppo “cosplay” di Game of Thrones (tutti vestiti però) con tanto di trono di spade sul quale farsi la foto…

Carenza di felino carpatico

Carenza felina carpatica

Girando insieme ad un acchiappafantasmi non sono mancate occasioni per esercitarsi in citazioni come quando un anziano (in realtà uno con maschera da vecchio in stile Jackass) ha domandato se egli fosse meccanico e a cui ho risposto io: “no, disinfestatore. Hanno visto uno scarafaggio al 13simo“; se qualcuno poi strillava “e chi chiamerai?” la risposta inevitabile era più che mai italiota: TRI-MAN!

Ecco altre foto, fornite gentilmente da Piero vista la mia disavventura con la macchina fotografica.

 

Poi boh! Che altro vi devo dire? La prossima volta venite che magari mi trovate ad un banchino tutto mio, possibilmente con Leo ;-)

Doppiaggi Italioti al Ludicomix (Empoli, FI)

Ludicomix

Domani sarò al Ludicomix di Empoli, non ho nessun banchino in cui vendo copie pirata di film con i vecchi doppiaggi, bensì mi aggirerò tra le aree della fiera, come tanti altri. Chi si trovasse a passare di lì e volesse incontrarmi basta farmelo sapere nei commenti. Niente torte in faccia, grazie.

Indosserò una semplice maglietta con il nome del mio blog stampato di fronte.

maglietta della salute

In futuro potrei stamparne altre (magari con piccoli ritocchi e vasta scelta di colori), doveste mai essere interessati sono quasi certo di potervi garantire prezzi molto umani dovuti al fatto che io non ci ricaverò niente e le farò stampare da una serigrafia di amici di amici. ;-)

Spero di vedere qualcuno di voi anche se temo viviate in luoghi remoti di questo stivale italico!

Captain America 2: rompiamoci i coglioni insieme!

 

L'arresto di Captain America

INTRODUZIONE
Qui a Doppiaggi Italioti il film Captain America 2 sta diventando un po’ l’emblema dei brutti doppiaggi degli ultimi anni, in parte per la stronzaggine di lasciare quel “Captain” non tradotto (causa tra l’altro di molti sputi in faccia al momento della pronuncia) e in parte per l’eccesso di termini che sono stati sciaguratamente lasciati in lingua originale. A molti, questo TERZO articolo potrà sembrare un vile accanimento su di un film che dopotutto è destinato ad essere dimenticato tra meno di un mese e forse lo è un accanimento… anzi nessun forse, è un accanimento a tutti gli effetti! Ne voglio punire uno per educarne tanti. Questo film rappresenta tutto ciò che non si dovrebbe fare con un adattamento italiano. Capito Disney Character Voices International Inc.? Capito Dubbing Brothers Inc.? Capito Marco Guadagno? A chi di voi dovrei rivolgermi?

PREMESSA
Nei film doppiati lo spettatore italiano non dovrebbe mai avere coscienza, neanche per un solo istante, di quale sia la lingua parlata dai personaggi. I concetti dovrebbero arrivare direttamente al cervello dando così l’illusione di sentire ciò che i personaggi di un altro paese dicono, pur non conoscendo la loro lingua. Questo non vale solo per l’Italia, se gli americani si guardano Schindler’s List sentiranno i personaggi che parlano inglese ma lo spettatore sa inconsciamente che i veri protagonisti avranno parlato polacco nella realtà. Nei doppiaggi fatti bene vi arrivano al cervello solamente i concetti, così come arrivano al pubblico parlante altre lingue in altre parti del mondo. Tutta questa fine illusione crolla quando si riempie il film di termini anglosassoni tanto inutili quanto fugaci, ci si perde a pensare “cos’è che ha appena detto?” oppure “e che significa questa parola?”. L’effetto è quello di una supercazzola alla Amici Miei: ti disorienta, fai finta di aver capito e vai avanti col tarapia tapioco.

Mi spiego ancora meglio: pensate ad un qualsiasi film della vostra infanzia, prendo come esempio il target di quelli nati negli anni ’70-’80. Avrete quasi certamente visto La Storia Infinita e ricorderete il Fortunadrago. Quando il Fortunadrago si presenta come tale, non è che pensate “ah già, siamo in presenza di un film doppiato perché in tedesco il nome vero è Glücksdrachen“. Invece questo è esattamente ciò che accade in Captain America 2 (e molti altri film moderni) dove viene deciso di non tradurre alcuni termini, un esempio è quello della frase “Non mi avevi detto che era un Pararescue“. Questa frase è l’equivalente, nella Storia Fantastica, di sentire il Fortunadrago che dice “avere un Glücksdrachen con te è il solo modo di andare in missione, andrà tutto bene, non arrenderti e la fortuna verrà da te“.

TUTTO CIO’ CHE TU FA E’ MALE
Come abbiamo visto nei precedenti due articoli (Captain America 2: brrr… l’inverno dell’italiano e Captain America: non ci resta che piangere) questo film pecca nel suo adattamento italiano sotto ogni punto di vista, si salvano soltanto le interpretazioni dei doppiatori professionisti ma buone voci su un copione di merda finiscono soltanto per essere sprecate. Facciamo la spunta dei problemi prima di passare alle minuzie che non avevo trattato nei precedenti articoli:

  • Titolo lasciato in inglese
    Captain America
    c’è
  • Sottotitolo lasciato in inglese
    The Winter Soldier (che il 99% degli italiani pronunceranno così come lo vedono scritto)
    c’è
  • Rango militare lasciato in inglese
    “Captain” che sentiamo anche nei dialoghi italiani
    c’è
  • Parole lasciate in inglese nonostante ne esista una nota traduzione italiana
    Carrier al posto di portaerei
    c’è
  • Parole lasciate in inglese senza lo sforzo di trovare una traduzione italiana
    “Non mi avevi detto che era un pararescue
    c’è
  • Sigle anglosassoni non spiegate
    Come “bomba EMP”.
    c’è
  • Riferimenti alla cultura americana per noi sconosciuti
    il suggerimento scherzoso di iscriversi all’Ultimate Fighting.
    c’è
  • Incoerenza nella scelta tra termini inglesi e italiani
    A volte si parla di Capitano a volte di Captain.
    c’è

TUTTI I PROBLEMI DI QUESTO ADATTAMENTO
In questo ultimo articolo voglio proprio eviscerare l’adattamento di questo film una volta per tutte e dunque ecco a voi tutte le minuzie che non vi avevo detto sul doppiaggio italiano di Captain America: The Winter Soldier… e poi basta, non se ne parla più! Lo prometto. Per l’occasione mi prodigherò persino in suggerimenti per un adattamento migliore.
I deboli di intelletto, i neo-snob italioti e gli impazienti si fermino qui e non leggano oltre. Per tutti gli altri… iniziamo:

Tarapia tapioco, o scherziamo?

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Doppiaggio ufficiale:

Captain America: In quale unità stai?
Anthony Mackie: cinquattottesima pararescue.

Le prima di tante supercazzole presenti nel film [la sua pronuncia è "pàra-rèschiu"]. Sparata poi in questo modo c’è da chiedersi se noi italiani dovremmo conoscere e capire questa parola? E’ certo che in molti non saprebbero neanche come scriverla. Già potete immaginarvi il pensiero di colui che adatta quando si viene a trovare davanti alla compagnia “Pararescue” dell’aviazione americana: “è il nome proprio di un corpo militare, va lasciato così“. Il problema è che, a differenza dei Marines, nessuno in Italia lo ha mai sentito nominare prima, ecco quindi che viene a crearsi inutile confusione dove l’orecchio italiano percepisce “pàra-” ma non lo intende come diminutivo di “paracadutisti” come farebbero gli americani, bensì come sinonimo di “pseudo-”. La parola “rescue” poi non è nota a nessuno a meno che non appia scritta, forse. Ecco dunque il mio suggerimento per un adattamento più comprensibile (in questo caso un suggerimento vale l’altro, basta che ci si faccia capire)

Doppiaggio/adattamento suggerito:

Captain America: In quale unità stai?
Anthony Mackie: cinquattottesima aerosoccorritore.

Avete visto? C’è una traduzione persino di “pararescue”. Passiamo oltre…

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Doppiaggio ufficiale:

Captain America: Che cosa fai?
Scarlett Johansson: Un backup dell’hard drive. Sempre meglio avere delle copie.

Vi ricordate che Captain America è stato scongelato di recente dagli anni ’40? Il capitano potrà sicuramente comprendere backup perché in inglese è un termine comune ma l’illusione svanisce quando lo sentiamo anche nei dialoghi doppiati in italiano. Per noi backup è un termine molto recente, copia o copia di salvataggio avrebbe risolto l’inghippo, invece no, meglio tenere sempre a mente che state guardando un film dove le voci sono state sostituite nella vostra lingua in uno studio di registrazione. Addio magia del cinema.
Hard drive è anche peggio! Per anni questo componente è stato conosciuto come disco rigido, solo successivamente è divenuto noto nella sua abbreviazione anglosassone hard disk (da “hard disk drive” o HDD). Troppo inglese in troppe poche parole e rivolte alla persona sbagliata, ovvero uno che fino all’altro ieri combatteva contro i nazisti negli anni ’40 e gli spettatori che, in teoria, non dovrebero rendersi conto che il film è stato tradotto e doppiato (per i motivi spiegati nella premessa).

Doppiaggio/adattamento suggerito:

Captain America: Che cosa fai?
Scarlett Johansson: Una copia di tutti i dati. Sempre meglio andare sul sicuro.

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Doppiaggio ufficiale:

Samuel L. Jackson: Questo è il progetto Insight. Tre helicarrier di nuova generazione sincronizzati con una rete di satelliti da rilevamento.

Primo problema: dalle casse audio esce la parola insight e la mente italiana sente inside. Già qui sarebbe stato ideale tradurre/adattare il nome del progetto Insight dato che non si tratta di nessun progetto realmente esistente e quindi non ha necessità di rimanere in inglese.
Il secondo problema sono gli helicarrier. Fino a “heli” ci arriviamo, del resto viene dal greco ἕλιξ [helix] che vuol dire spira, spirale, e lo troviamo in parole come “elicottero”. Carrier invece è la portaerei, termine fin troppo noto in italiano. Vi suona male “eliportaerei“? A me suona peggio “helicarrier“, guarda un po’! E vi garantisco che sentirete la parola “carrier” dozzine e dozzine di volte.

Doppiaggio/adattamento suggerito:

Samuel L. Jackson: Questo è il progetto Insight. Tre eliportaerei di nuova generazione sincronizzate con una rete di satelliti da rilevamento.

(ho lasciato il nome del progetto Insight come in orignale ma, come dicevo, sarebbe ideale un suo adattamento.)

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Doppiaggio ufficiale:

Samuel L. Jackson: e credo che tu non potrai non rispettare il programma, Capitano.

Ah, quando volete voi lo chiamate Capitano, in altri momenti invece è Captain? CANAGLIE!

Doppiaggio ufficiale:

Un simbolo per la nazione, un eroe per il mondo. La storia di Captain America è fatta di onore, coraggio e sacrificio.

Questo è uno degli altri momenti. La regola generale, se di regola si può parlare, è che quando viene nominato come “personaggio/simbolo” allora è “Captain America”. Se ci si riferisce soltanto all’effettivo rango di Steve Rogers allora può essere tranquillamente “capitano“. L’idea più stronza mai sentita da tanti anni a questa parte.

Basta supercazzole

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Doppiaggio ufficiale:

Anthony Mackie: tu vorresti congedarti?
Captain America: No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
Anthony Mackie: Ultimate Fighting?

E gli spettatori italiani dissero: “eh? cosa?”

Doppiaggio/adattamento suggerito:

Anthony Mackie: tu vorresti congedarti?
Captain America: No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
Anthony Mackie: Wrestling?

E gli spettatori italiani avrebbero almeno sorriso, i più avventurosi si sarebbero lanciati in adattamenti ancora più spinti tipo “lotta greco-romana” (sempre con in testa l’obiettivo di strappare una risata) ma Wrestling è già un buon compromesso. Invece ci becchiamo l’ennesima supercazzola, l’Ultimate Fighting. Il tempo che ci mettete per trovarla su Wikipedia e l’effetto della battuta è già svanito. Questo argomento è già stato sviluppato in un precedente articolo.

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Doppiaggio ufficiale:

Voce computer: Sistema di propulsione offline.

“…va bene, dai Evit, adesso esageri! “Off-line” fa parte anche dell’italiano”. Indubbiamente! E’ che a questo punto del film sono già così saturo di inglese inutile che anche offline mi infastidisce un po’. Fosse stato il solo termine anglosassone del film non avrei battuto ciglio. Invece adesso già pondero su alternative come “sistema di propulsione disattivo“. Quale significato profondo avrebbe stravolto un “disattivo” al posto di “offline”? Nessuno. Nessuno, cazzo!
(Difatti nella versione ispanica era desactivados)

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Doppiaggio ufficiale:

Scarlett Johansson: …siamo precipitati in un dirupo. Riuscì a salvarlo ma il soldato d’inverno era là.

Ah quindi il Captain America del titolo rimane in inglese anche nei dialoghi mentre il Winter Soldier viene tradotto? Andiamo bene!

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Doppiaggio ufficiale:

Scarlett Johansson: Il drive ha un reindirizzamento “livello 6″.

Dedicato ai non-più-giovani: nel film ci si riferiva ad una banalissima “memory stick” o “penna USB”. Il termine italiano che traduce “drive” è “unità di memoria di massa”. Ovviamente, dato che “drive” è un termine importato dall’inglese e sempre più comune nella nostra lingua, direi che non è di uso improprio in questo caso, ma vista la esuberante abbondanza di termini in inglese durante l’intero film direi che si poteva optare per un approccio più nazionalistico. Quindi mi da fastidio anche drive perché si tratta dell’ennesimo caso di: “usiamo l’inglese che tanto anche in italiano si dice drive, c’è scritto su uichipidia, e poi è più cool“. Più in là nel film il Capitano Rogers dirà “cosa c’è sul drive?“. Forse sul drive c’è il dizionario inglese-italiano/italiano-inglese che avevate lasciato a casa!

Scarlett Johansson: Lancio un programma tracer. L’ha sviluppato lo SHIELD per rintracciare dei software infetti ostili. Perciò se non riusciamo a leggere il file forse possiamo scoprire da dove è venuto.

A tracer la vena sulla mia fronte potrebbe scoppiare quindi lo ignoro (la prima volta al cinema manco l’avevo sentita questa parola, l’ennesima supercazzola). Passiamo invece a software e file. Lo so, lo so, lo so! Sono termini ben noti anche in italiano ma l’abuso di inglese nel resto della pellicola rende fastidioso persino questi! Inoltre mi sarei aspettato una qualche battuta di Captain America (questo dalla sceneggiatura originale, non certo dai doppiatori) dove si evidenziava come egli non capisse niente di tutto questo gergo moderno, un po’ come John McLane in Die Hard 2 si trovava in difficoltà persino dinnanzi ad un Fax (data: 1990). Invece niente, possibilità comiche sprecate perché altrimenti i bimbiminkia di tutto il mondo non potrebbero identificarsi con il protagonista. Ma questo esula dal tema dell’adattamento italiano, ritorniamo a noi.

Basta inglesismi inutili!

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Doppiaggio ufficiale:

Scarlett Johansson davanti ad un vecchio monitor di computer: vogliamo giocare? …Lo dicevano in un film molto popolare.

Captain America: Lo so, l’ho visto.

I traduttori evidentemente non lo hanno rivisto. L’allusione era a Wargames – Giochi di guerra (1983) e la battuta non era “vogliamo giocare?” bensì “vogliamo fare una partita?“. Ho controllato il labiale e ci poteva anche stare. Sospetto semplicemente che non abbiano capito quale film venisse citato in quella scena, ma la citazione di Pulp Fiction non l’hanno mancata, quella no.

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Doppiaggio ufficiale:

Scarlett Johansson: non mi avevi detto che era un pararescue.

Per i motivi detti sopra e in un predecente articolo il mio doppiaggio/adattamento suggerito è:

Scarlett Johansson: non mi avevi detto che era un aerosoccorritore.

(mi piace anche aviosoccorritore, fate vobis)

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Doppiaggio ufficiale:

Captain America: Useremo lui per bypassare le scansioni DNA e accederemo agli helicarrier.

Che fine hanno fatto termini come “eludere” ed “aggirare”? Specialmente quando non si parla né di un circuito elettrico (in quel caso parleremmo di una “derivazione” al posto di “bypass”) né di una sostituzione di un tratto di vaso sanguigno (bypass è noto soltanto in ambito medico praticamente). Inoltre quello “scansioni DNA” mi sembra troppo una traduzione diretta di “DNA scans”.

Doppiaggio/adattamento suggerito:

Captain America: Useremo lui per eludere le scansioni DNA e accederemo alle eliportaerei.

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Doppiaggio ufficiale:

Scarlett Johansson: ho visto l’operazione, il cuore non batteva più.
UOMO MISTERIOSO: Tetrodotoxin B, rallenta il battito fino a uno al minuto.

Sapete, traduttori, la tetrodotossina è molto nota in medicina e in particolare in fisiologia. Detta così mi ricorda il fantomatico “Trioxin gas” del Ritorno dei Morti Viventi… Ah no, aspettate, perché persino quello era tradotto in italiano (come Triossina)! E pensare che quella era una sostanza immaginaria. Quindi perché non tradurla? Perché il supervisor americano avrà detto ai traduttori/doppiatori “awanagana, questa me la lasci alla americà“.

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Doppiaggio ufficiale:

Donna qualsiasi: quando gli helicarrier raggiungeranno quota 900 metri, si triangoleranno con i satelliti Insight e diventeranno dei carri armati volanti.

Samuel L. Jackson: dobbiamo intercettare quei carrier e rimpiazzare i loro blade server di targeting con i nostri.

Donna qualsiasi: uno o due non basteranno, dobbiamo collegare tutti e tre i carrier perché funzioni.

Samuel L. Jackson: dobbiamo neutralizzare tutti quelli a bordo dei carrier, inserire questi blade server e forse, dico forse, riusciremo a salvare…

wat?

Visto cosa avete combinato a lasciare tutti questi termini in inglese? Carrier, blade server, targeting… tutte queste parole anglosassoni in un’unica frase, sparate a mitraglietta sul pubblico italiota TA-TA-TA-TA-TA!!! Ma vi siete bevuti il cervello?
Come dissi nella prima recensione, questa parte del film fu così veloce e piena di supercazzole in inglese che persino sul momento fu difficile fare il punto di ciò che era stato detto solo pochi secondi prima.
Inoltre, da quando in quando targeting rimane all’inglese invece di essere tradotto in “puntamento”? Ma chi è che il responsabile (anzi l’irresponsabile) di queste scelte? Non voglio credere che sia Marco Guadagno, non voglio proprio crederlo! Quì c’è lo zampino pesante, anzi la zampa d’orso bruno marsicano di qualche supervisor americano che impone delle scelte insensate in sala di doppiaggio. Ma dategli un calcio in culo quando vi chiedono di recitare una frase dove su 5 parole 3 sono in inglese!

[La frase originale era: we need to breach those carriers and replace their targeting blades with our own.]

Eccovi dunque il mio doppiaggio/adattamento suggerito:

Samuel L. Jackson: dobbiamo penetrare in quelle portaerei e rimpiazzare le loro unità di puntamento con le nostre.

Ditemi se questa frase non vi sembra di più umana comprensione, pur senza detrarre niente dal significato originale della frase.

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Doppiaggio ufficiale:

Uomo: molto presto un’arma radiologica distruggerà Mosca o una bomba EMP friggerà Chicago [EMP letto all'inglese, ovvero I-EM-PI]

Dovremmo sapere cosa sia una bomba i-em-pi? Ve lo spiego io ma non dovrei perché questo è compito degli adattatori… la bomba EMP sarebbe una “bomba elettromagnetica” o “a impulso elettromagnetico” (dall’inglese ElectroMagnetic Pulse o in breve E.M.P. appunto).

Vediamo cosa dicevano in Matrix (1999) di questo genere di dispositivo…

TANK: Tutto spento. I.E.M. armato. E pronto.
NEO: I.E.M.?
TRINITY: Impulsi elettromagnetici. Distruggono ogni circuito elettrico nell'onda d'urto. L'unica arma che abbiamo contro le macchine.

Tutto chiaro Trinity, grazie. Erano tempi in cui ancora si adattavano i dialoghi dei film per un pubblico italiano.

______________________

Doppiaggio ufficiale:

Uomo: siamo a 900 metri. Prossimità link satellitare.

Oh davvero? Link satellitare? Collegamento satellitare è un termine vetusto? Avrete capito che a questo punto tutto ciò che è stato lasciato in inglese mi fa innervosire. Sapete tra l’altro cosa dicevano in inglese al posto di “prossimità link satellitare”? Dicevano “Satellite coming on-line now“, quindi questa parola “link” non c’era neanche nel copione originale. Si sostituisce inglese con inglese adesso? E’ l’inglese per il gusto dell’inglese? Quì sta il problema principale del film, un uso assolutamente smodato della lingua inglese che si intromette in un copione tradotto nell’ottica che se una cosa la dici in inglese fa più tendenza. Questa ingiustificabile filosofia di adattamento dovrebbe essere assolutamente bandita.

Mi sono dimenticato di citare il caso del taccuino dove appare Vasco Rossi, i mondiali di calcio e le finali di Formula 1… i curiosi troveranno tutti questi scabrosi dettagli nel mio precedente articolo. Per quanto mi riguarda ho terminato con Captain America e con il suo non-adattamento… se alcuni miei punti di vista vi sono sembrati esagerati è perché questo film è esasperante a sentirsi, con i loro blade server e i loro carrier, e i Captain che a volte sono capitani altre volte no, i winter soldier, i tracer… (respiro profondo). Consideratelo uno sfogo di parte e niente di più.
Adesso attendiamo Avengers 2 che, sono sicuro, non ci deluderà… putroppo.

 

Tutte le curiosità sul doppiaggio della vecchia saga di Guerre Stellari

Siete tra quelli che si lamentano che in italiano Darth Vader è stato cambiato in Dart Fener? Allora distogliete subitaneamente il vostro sguardo da questo articolo!!! Il cambiamento di Darth Vader in Dart Fener non è un errore di traduzione, si tratta invece di “adattamento coi fiocchi”. Ma in questo articolo non vi parlerò del lavoro di adattamento di Guerre Stellari che, salvo pochissime eccezioni, trovo ottimo, come del resto ho già espresso in passato.

Voglio invece condividere con voi una serie di curiosità, generalmente poco note, riguardo al doppiaggio e all’adattamento della saga di Guerre Stellari che, insieme a molte altre curiosità generali, ritroverete nel disco bonus del progetto di preservazione della trilogia originale attualmente in lavorazione (e chissà ancora per quanti anni). Godetevi dunque queste chicche in anteprima.

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GUERRE STELLARI (1977)

Lo scrittore ombra

La “novellizzazione” del film (ovvero l’adattamento del film nella forma di romanzo), pubblicata in Italia nel 1978 da Oscar Mondadori, fu scritta da Alan Dean Foster nonostante la firma sulla copertina sia del megalomane George Lucas.
L’adattamento italiano del romanzo differisce per molti versi da quello del film: vengono mantenuti per esempio i nomi originali dei personaggi mentre altri tipi di nomi (navi, civiltà etc…) hanno traduzioni alternative come ad esempio “sand people” che nel film veniva tradotto come “sabbipodi” e nel libro come “insabbiati” oppure traduzioni superflue come la nave di Ian Solo che nel libro si chiama “Falcone Millennario“. Non sto scherzando, ho il libro alla mano! Ma di questo avevo già parlato in dettaglio in questo precedente articolo.

Guerre Stellari

Le dita che compaiono nella foto sono proprio le mie, come mio è il libro.

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Un modesto inizio

1976

Salve, sono la star di un nuovo film dove interpreto un contadino

Convention 1976

La scritta “FILMS SUPER 8″ e il cartello NO SMOKING ci ricordano che siamo negli anni ’70

Al Comic-con di San Diego nel 1976 uno sconosciuto Mark Hamill ed un modesto tavolino con volantini e qualche spilla pubblicizzavano un film in arrivo l’anno successivo chiamato “Star Wars“. Il logo che appariva sulle spille era ancora provvisorio e in uno stile anni ’30 come il Flash Gordon a cui si ispirava, così come provvisrio era il poster in vendita al banco. Il poster era opera dall’artista Howard Chaykin.
Anche in Italia abbiamo avuto delle locandine preliminari con il titolo provvisorio di “Guerre delle Stelle” (un po’ come il titolo che ha poi assunto in Francia). Ne avevo una rara foto, putroppo perduta nei meandri dei miei hard disk.

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Che lo sforzo sia con voi

Spaceballs

Esistono tanti ridoppiaggi comici di questo film. Tra i più famosi in Italia (e forse l’unico ben riuscito) c’è Star Whores di CarlettoFX, fondatore della band GemBoy, e i piccoli spezzoni comici dei Nido del Cuculo. Tra le parodie ricordiamo inoltre il film di Mel Brooks “Balle Spaziali” (Spaceballs, 1987) nel quale “la Forza” viene ribattezzata “lo Sforzo” adattando splendidamente (e forse anche più comicamente) l’originale “the Schwartz”.

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Un gruppo di doppiaggio di tutto rispetto

Tu ridoppi me? TU… RIDOPPI… ME?

L’adattamento italiano è stato curato da Roberto De Leonardis, mentre il doppiaggio è stato diretto da Mario Maldesi. Le scene aggiunte per l’edizione speciale del 1997, invece, sono state doppiate sotto la direzione di Tonino Accolla.
Nelle scene aggiunte del ’97 Stefano Satta Flores (deceduto nel 1985) è stato sostituito da Angelo Maggi per Ian Solo mentre Francesco Prando ha sostituito Claudio Capone su Luke Skywalker nonostante Capone fosse ancora vivo e attivo nel 1997.

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Pronto, ma chi parla?

Caramellina? Qui “chiodo arrugginito”…

Nel film sono presenti alcuni errori di doppiaggio, durante l’attacco alla Morte Nera, il personaggio di Davish Krail (Oro Cinque, dei Caccia Ala-Y) è stato scambiato per Garven Dreis (il Capo Rosso dei Caccia Ala-X) e quindi doppiato da Vittorio Congia. Ad un certo punto Krail si rivolge a Dreis affermando di essere “Capo Rosso” e chiamando l’altro “Oro 9”. Quest’ultimo si ritrova ad avere così un altro doppiatore, dopodiché, quando il personaggio di Krail viene tolto di scena, Garven Dreis ritorna a parlare con la voce di Congia (e riafferma a sua volta di essere “Capo Rosso”). Altro errore è stato quello di affidare a due doppiatori diversi il doppiaggio di Jon Vander, il Capo Oro dei Caccia Ala-Y: il primo doppiatore non è noto, mentre il secondo è Sergio Di Giulio, che doppia solo le ultime tre battute del personaggio.

(Dal sito Antonio Genna)

Questi errori sono giustificabili dal fatto che, in inglese, alle comunicazioni radio tra i vari caccia è stato aggiunto un disturbo audio tanto caro a Lucas (e molto utilizzato anche nel suo L’Uomo che Fuggì dal Futuro). L’effetto fu ottenuto registrando le conversazioni attraverso radio a onde corte, questo disturbo intenzionale purtroppo non rende sempre ben riconoscibile la voce dei vari interlocutori.
Nel doppiaggio italiano manca questo effetto sonoro (sostituito probabilmente da una generica “mano sulla bocca”) che quasi sicuramente è all’origine della confusione nel doppiaggio di alcuni attori.

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Sottotitoli problematici

Sottotitoli originali

“Miodddddio, negli anni ’70 non sapevano come tradurre l’inglese!!!! Devo correre a lamentarmene su Bloopers.it”

Un altro dettaglio che potrebbe essere scambiato per un errore di traduzione compare nella pellicola italiana del 1977 dove Greedo parla di “ogni Bounty Killer della galassia”. Bounty Killer non significa altro che cacciatore di taglie, esiste nel dizionario italiano ed appartiene al lessico cinematografico (e dei fumetti) del genere western. Dato che Guerre Stellari è stato più volte definito come “un western nello spazio” si può intuire il perché di questa scelta. In inglese i sottotitoli leggevano “every bounty hunter in the galaxy“. Strano ma vero, nell’Italia degli anni ’70 dove in pochi conoscevano l’inglese un “bounty hunter” era noto proprio come “Bounty Killer”, come dimostrato per esempio dal titolo di un libro “Se sei vivo, spara! Storie di pistoleri, banditi e bounty killers nel western all’italiana (1942-1998) di Gianfranco Casadio (Angelo Longo Editore, 2008) o da questo cartone animato, oppure ancora da questa copertina di Zagor n°325.
Questo a dimostrazione che anche ciò che potrebbe sembrare un umano errore dell’inarrivabile Roberto De Leonardis poi alla fine non si rivela mai tale (aspettate solo di leggere l’ultima curiosità in questo articolo e capirete a cosa alludo). Insomma, un altro presunto errore sfatato ancor prima che potesse emergere su siti come Bloopers.it (in pochi hanno visto o ricordano la pellicola originale).
La traduzione dei sottotitoli fu alterata in tutte le successive riedizioni di Guerre Stellari tranne che nella videocassetta del 1995 dove i sottotitoli non compaiono affatto! Nell’edizione speciale del 1997 invece la nuova traduzione dei sottotitoli non combacia perfettamente con le risposte di Ian Solo.

[Nota: l'immagine usata sopra proviene dal nostro progetto di preservazione della versione cinematografica di Guerre Stellari in HD, bella vero?]

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Guerre Stellari l’audiolibro

Guerre stellari. La storia, le musiche e le foto originali del film. L’audiolibro in formato 45 giri abbinato ad un book illustrato (Buena Vista, 1980)
© Foto Cristina Caudano

Nel gennaio 1980 la Disney (Buena Vista) produsse un audiolibro in formato 45 giri sulla scia del successo della trilogia. Il disco era abbinato ad un libretto con 24 pagine illustrate e riguardanti la trama del film. Il doppiaggio italiano fu affidato però ad una diversa società di doppiaggio, la DEFIS, e da qui i dialoghi furono completamente riadattati (ma non i nomi dei personaggi) e il cast vocale cambiato: Claudio Sorrentino su Luke Skywalker, Mario Bardella su Lord Fener, Laura Gianoli sulla principessa Leila, Dario Penne su Ian Solo (che curiosamente aveva già doppiato Lando Calrissian nel film L’Impero Colpisce Ancora) e infine Antonio Colonnello come voce narrante.

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Guerre Stellari: lo show televisivo

SWHS (2)

Nel 1978 fu prodotto uno show per la televisione intitolato The Star Wars Holiday Special.
Questo spettacolino, trasmesso negli Stati Uniti per la prima e unica volta il 17 novembre 1978 dall’emittente statunitense CBS, non è mai stato distribuito in nessun formato e le uniche copie disponibili sono quelle registrate da quell’unica messa in onda. Inutile dire che una cosa così rara non è mai neanche arrivata in Italia.
La storia principale del film vede come protagonista Ciubecca e Ian Solo in visita su Kashyyyk, pianeta natale di Ciubecca, per celebrare il “Life Day” ovvero “la giornata della vita”, una sorta di “Natale spaziale”. Lo show introduce per la prima volta tre membri della famiglia di Ciubecca (suo padre Attichitcuk, la moglie Mallatobuck o Malla e il figlio Lumpawarrump o Lumpy) e contiene inoltre diversi elementi televisivi, inclusi siparietti comici, canzoni, balli coreografati e uno spezzone animato nel quale viene introdotto per la prima volta il famoso personaggio di Boba Fett.

 Boba Fett Boba Fett

Uno spettacolo insomma che potrebbe ricordare lo special di natale che giravano nel film S.O.S. Fantasmi con Bill Murray.
Lucas ha finito con l’odiare questo film per la TV, tanto che è possibile vederlo solo attraverso copie amatoriali ed ha affermato che, se solo potesse, distruggerebbe tutte quelle che sono ancora in circolazione.
Uno sketch comico realizzato per il blog Redlettermedia.com mostra George Lucas (interpretato da Rich Evans) che ad una convention del 2011 acquista tutte le copie dell’Holiday Special per poi distruggerle sistematicamente.

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L’IMPERO COLPISCE ANCORA

Il piano B di Lucas

La Gemma di Kaiburr

Oltre a scrivere la “novellizzazione” di Guerre Stellari, Alan Dean Foster fu allo stesso tempo incaricato di scrivere un secondo romanzo da sfruttare per un eventuale seguito a basso costo di Guerre Stellari nel caso quest’ultimo fosse andato male al botteghino; tuttavia, alla pubblicazione del libro nel 1978, il successo mondiale del film era già evidente e così la trama del libro fu abbandonata in favore del seguito non a basso costo che piaceva a Lucas.
La trama del libro si concentra principalmente su Luke e Leila alla ricerca di un cristallo che incrementa i poteri della Forza. Ian Solo e Ciubecca sono soltanto nominati ma non compaiono nella storia, difatti i due pirati spaziali erano originariamente solo personaggi secondari. Le ambientazioni contemplate nella storia erano molto limitate per poter mantenere il budget ai minimi termini e avrebbero previsto il riutilizzo di materiale avanzato dal primo film. Alcuni elementi della storia inoltre si rifanno a concetti di Lucas in seguito abbandonati (come i cristalli che amplificano la Forza) ma ripresi successivamente nel cosiddetto “universo espanso” che comprende i videogiochi, fumetti e romanzi derivativi.

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Il cacciatore senza nome

Ci avete mai fatto caso? Nel L’mpero colpisce ancora nessuno chiama mai il cacciatore di taglie Boba Fett per nome. Si fa riferimento a lui soltanto come “cacciatore di taglie”. Inoltre in molte scene in italiano sembra avere una voce quasi robotica, caratteristica mai presente in inglese. Una caratteristica che nella nostra lingua aumentava inutilmente il mistero sull’identità di questo personaggio… dovevamo forse credere che fosse un robot?

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Tanti interpreti… un solo personaggio

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La voce dell’imperatore appartiene all’attore teatrale Clive Revill; il volto invece, pur coperto da una maschera, è di Elaine Baker, la moglie di un truccatore (praticamente come a dire “prendete la prima persona qualsiasi che si trova in sala”).
Successivamente, nel Ritorno dello Jedi, l’attore scozzese Ian McDiarmid fornì sia la voce (in italiano doppiatto da Alvise Battain) che il volto dell’imperatore e ritornò al suo ruolo anche per i “prequel”.
In italiano la voce dell’ologramma dell’imperatore ne’ L’Impero Colpisce Ancora si suppone appartenere al doppiatore Roberto Villa e successivamente sostituita, nella versione “ritoccata” del 2004, da Carlo Reali che intanto aveva dato la propria voce a Ian McDiarmid nei primi due prequel.
Dico “si suppone” perché il nome del doppiattore dell’ologramma dell’imperatore non compare da nessuna parte, ho dunque chiesto ad orecchie esperte. Un ringraziamento per aver riconosciuto Roberto Villa va a “Swann” del blog dvdessential.it. Non troverete questa informazione altrove! E’ un’esclusiva doppiaggiitailoti.

Riassumendo cronologicamente, nel ruolo dell’imperatore abbiamo:

Impero Colpisce Ancora (1980)
Clive Revill (voce)… Roberto Villa (presunta voce italiana)

Il Ritorno dello Jedi (1983)
Ian McDiarmid (attore e voce)… Alvise Battain (voce italiana)

Episodio I (1999)
Ian McDiarmid (come senat. Palpatine)… Carlo Reali (voce italiana)
Ian McDiarmid (come Darth Sidious)… Gianni Bonagura (voce italiana)
[in Italia ci piace dare da mangiare a più persone]

Episodio II (2002)
Ian McDiarmid… Carlo Reali (voce italiana sia di Palpatine che di Darth Sidious)

Impero Colpisce Ancora (scena alternativa dal 2004, in DVD e Bluray)
Clive Revill (voce)… Claudio Reali (voce italiana)

Episodio III (2005)
Ian McDiarmid… Francesco Vairano (voce italiana)

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IL RITORNO DELLO JEDI

Grammatica Jedi

Solo per questo episodio è stato cambiato, per questioni di sonorità, l’utilizzo dell’articolo con cui ci si riferisce ai Cavalieri Jedi. Ad esempio “un Jedi” è diventato “uno Jedi”, e anche il titolo del film è passato dall’essere “Il ritorno del Jedi” a “Il ritorno dello Jedi”.

(Da Antonio Genna)

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Ai bambini piaceranno…

Non si sa cosa sia peggio… la capigliatura anni ’80 su un infante oppure gli occhi sgranati del pupazzo

Il successo de Il Ritorno dello Jedi e dei personaggi introdotti nel film, gli Ewok, tra gli spettatori più piccoli ha dato vita a due opere televisive derivative (spin-off) di scarso successo:

LavventuradegliEwoks

Ogni allusione al poster del cartone del Signore degli Anelli è puramente casuale

L’avventura degli Ewoks (The Ewoks Adventure, USA, 1984)
e
Il ritorno degli Ewoks (Ewoks: The Battle for Endor, USA, 1985)

Entrambi sono ambientati sulla luna boscosa di Endor, dove si era svolto in larga parte il terzo film della trilogia originale, e sono collocati cronologicamente tra L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Esiste anche una serie a cartoni animati chiamata semplicemente “Ewoks” trasmessa da Rete 4 nel 1987.

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Un adattamento di classe

…e, di punto in bianco, Lando Calrissian disse: sparate a punto in bianco!

Durante l’attacco alla Morte Nera Lando Calrissian ordina di sparare sulle astronavi imperiali “a punto in bianco“:

Sì ho detto più vicino! Accorciate le distanze e sparate sulle torpediniere stellari a punto in bianco.

(Originale: Yes! I said closer! Move as close as you can and engage those Star Destroyers at point-blank range.)

Questa battuta è spesso considerata un esempio di cattiva traduzione poiché confusa con il gergale “di punto in bianco” che invece significa “all’improvviso” e non “a distanza ravvicinata”.
A punto in bianco”, nel gergo militare della balistica, significa proprio a distanza così ravvicinata da non essere necessario prendere la mira, ovvero a bruciapelo. (Fonte Treccani)

Galeoni che sparano a punto in bianco

Proprio quando pensavate di aver trovato un errore grave di traduzione ecco che De Leonardis e Maldesi vi cagano in testa… e mi riferisco a colui o coloro che hanno segnalato questo presunto errore sul sito Bloopers.it e ai cani che hanno riportato questa informazione senza le verifiche del caso. Volete raccontarla proprio a De Leonardis che prima di diventare adattatore aveva studiato all’Accademia Navale per seguire le orme del padre ammiraglio? C’è da sparargli a punto in bianco a questi qui!

roberto de leonardis

TITOLI ITALIOTI: Noah cioè Noè

Noah

Che ci sia un piano ben strutturato per far passare i supereroi nei cinema italiani con il loro nome inglese (Spider-man, Captain America, The Avengers, etc…) sembra essere cosa ormai consolidata. L’effetto di questi titoli lasciati in inglese (e lasciati in inglese sono spesso anche i nomi che sentiamo nel doppiaggio, disgraziatamente) è estraniante per lo spettatore italiano che l’inglese non lo sa.

I neo-snob italioti in parte apprezzano il sentirsi vomitati addosso una valanga di vocaboli, lasciati in inglese forse per questioni di marketing (o perché in inglese è più cool), in parte però disprezzano il doppiaggio in sé, vivendo così in un mondo tutto loro dove gli piacerebbe che i film fossero sempre in lingua originale ma sottotitolati, altrimenti non capirebbero niente. (Nota: non sapere l’inglese è lecito, dire di saperlo quando invece non lo si sa è da capre ignoranti)

I pochi che l’inglese lo sanno anche troppo bene, soffrono per gli improvvisi cambi di registro dove all’interno di una frase compare, in modo del tutto arbitrario, una parola in inglese laddove non se l’aspettavano minimamente; questo provoca un tilt di pochi millisecondi, quanto basta per far fallire l’illusione del doppiaggio ed estraendoli completamente dall’esperienza cinematografica. [è chiaro di cosa parlo?]

Il resto degli italiani subisce e basta, senza sapere bene perché. Perché al cinema esce un film che parla di Noè e si chiama Noah? La risposta, tanto semplice quanto insensata, è questa: perché in inglese il film si chiama “Noah”, testoni!

La stupidità di lasciare i titoli dei film sempre e comunque in inglese è palese quando poi una giornalista del TG1 ci presenta questo film chiamandolo “Noà”, a dimostrazione che è inutile lasciare i titoli in inglese se poi la gente comune non sa neanche come pronunciarli. Per vostra curiosità personale Noah si legge “nòa” e non “noà”.

Resta da vedere se anche nel film doppiato avranno l’ardire di chiamare il personaggio con il nome di NOAH! In tal caso ne sentirete riparlare in questo blog.

PICCOLA CURIOSITA’
Luca Ward non doppia Russell Crowe nel film (nonostante lo abbia doppiato nel trailer); a detta sua non c’entra né la Universal, né lui, né Russell Crowe, ma qualche intrigo di palazzo qui in Italia. C’è anche da dire che come voce del drago nel film Lo Hobbit: La desolazione di Smaug Luca Ward era riuscito solo a metà, l’altra metà era mal recitata, amatoriale quasi… quindi boh, godetevi Russell Crowe con la voce di Fabrizio Pucci per ora. Luca Ward si sta adagiando troppo sugli allori, del resto il Gladiatore era pur sempre 14 anni fa e L.A. Confidential ben 17 anni fa!

 

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