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Trappola di Cristallo (Die Hard, 1988)

intro-die-hard

“Trappola di Cristallo” è probabilmente il film d’azione perfetto: un protagonista ordinario (nel quale tutti si possono identificare) che si ritrova nel posto sbagliato al momento sbagliato, intrappolato in un grattacielo in mano ai terroristi e, all’esterno, solo forze dell’ordine incapaci! Spetta a lui risolvere la situazione per riuscire a salvare sua moglie ma, dato che è un protagonista ordinario, ad ogni scontro si ritrova sempre ad un passo dalla morte. La battuta pronta e una dose di sbruffonaggine completano il personaggio di John McClane.

Questo è tra i miei film d’azione preferiti e, forse, potrei azzardare a dire che sia addirittura il primo della lista! Se io fossi un regista di film d’azione vorrei aver girato questo film. Insomma avrete capito che sono particolarmente affezionato a “Trappola di Cristallo“.

Una domanda ormai comune tra alcuni lettori di questo blog è la seguente: “Evit, te lo guardi in inglese o in italiano?“. Be’ da quando uscì in DVD nel lontano 2002 (?) non l’ho più visto in italiano se non nei rari passaggi televisivi. Cos’ha di brutto la versione italiana? Niente, è solo che mi sono affezionato alla versione in lingua originale dalla primissima visione… talvolta capita! Tuttavia non denigrerei il doppiaggio italiano, tutto il contrario… ci sono molte parti del film che ritengo necessitino il cambio di lingua con il telecomando del lettore DVD, così da godersi certe battute doppiate.

Cari miei, questa sarà una di quelle analisi abbastanza neutrali e senza troppo livore ;-), quindi preparate i cuscini e la copertina perché si parla dell’adattamento di Trappola di Cristallo… o almeno di tutto ciò che io reputo degno di essere citato.

MUORI DURO – Una storia di titolisti indecisi

Come da tradizione, partiamo parlando del titolo perché questo film ha più titoli del Re d’Italia:

Titolo uno…diehard1bA un passo dall’inferno e tra parentesi “trappola di cristallo”, stampato sull’immagine più anonima che potevano trovare e che sembra essere stata fotocopiata un po’ troppe volte! Questo fu, presumibilmente, il titolo provvisorio adottato durante la campagna pubblicitaria del 1988-89 e poi ripensato all’ultimo momento. Difatti il secondo titolo, adottato per il “vero” poster cinematografico, fu semplicemente Trappola di cristallo.

trappoladicristallo

La mia supposizione è che i due titoli italiani volessero fare un richiamo intenzionale al popolare film catastrofico degli anni ’70 “L’inferno di cristallo” (The Towering Inferno, 1974), un film al quale Die Hard del resto presta alcuni omaggi.
Anche il secondo film, al momento dell’uscita cinematografica, ebbe un titolo differente. Era noto come 58 minuti per morire e sulla locandina, come sottotitolo, aveva anche: “Die Harder” (scritto molto piccolo e largamente ignorato).
Niente legava i due titoli. Non a caso il dizionario Mereghetti descrive “58 minuti per morire” come:

Seguito di “Trappola di Cristallo” con lo stesso protagonista.

Con le uscite in VHS (a partire dal 1990-1991) e con l’aggiunta di un terzo capitolo alla serie, i distributori italiani hanno pensato bene di dare una qualche continuità ai tre titoli facendogli precedere la dicitura “Die Hard” e così, per l’home video, abbiamo il nostro terzo (e ultimo?) titolo: Die Hard – Trappola di cristallo.

die hard trappola di cristallo

Nessun’altro paese al mondo ha così tanti titoli alternativi per “Die Hard”, è un record italiota molto duro a morire. Personalmente trovo giusta la scelta di aggiungere la dicitura “Die Hard” all’inizio di ogni capitolo della serie; purtroppo però, la continuità postuma di “Die Hard – Trappola di cristallo” e “Die Hard 2 – 58 minuti per morire” è un po’ interrotta dalla titolazione di casa CecchiGori che, invece di chiamare il terzo capitolo “Die Hard 3 – sottotitolo italiano” ha optato per una via di mezzo fuori dai ranghi, ovvero “Die Hard – Duri a morire“, un titolo che ho sempre trovato ridondante (“die hard” è un gioco di parole traducibile appunto come “duro a morire”) e che non da l’idea di essere un terzo episodio, bensì un capostipite.
Per sistemare la cosa sarebbe bastata l’aggiunta del numero “3” sulla copertina dell’edizione home video! Invece, così facendo, CecchiGori ha creato un precedente che porterà i successivi episodi a chiamarsi semplicemente “Die Hard – qualcosa qualcosa“, e così adios alla pratica numerazione… ma sappiamo che CecchiGori fa sempre le cose a cazzo. Pensate che ancora oggi, nel 2014, ha il coraggio di pubblicare il Bluray di Die Hard 3 riciclando la stessa copertina oscena che produssero nel 1995 con Microsoft Paint.

Scusate, ho perso il filo… è che CecchiGori mi fa sempre uscire fuori dai gangheri! Ah, si…

ADATTAMENTO, ERRORI E ALTRE CURIOSITÀ

 Vediamo dunque l’adattamento italiano, tra scelte di doppiaggio, un po’ di errori e qualche pregio, in ordine cronologico come le troverete nel film (più o meno).

Niente “Merry Christmas” per noi

Nella prima scena del film, John McClane (Bruce Willis) è su un aeroplano. In inglese sentiamo la voce di un assistente di volo che da il benvenuto a Los Angeles e augura a tutti un buon Natale. Al termine di questa frase, parte la musica natalizia drammatica a base di sonaglini da slitta di Babbo Natale che sentiremo anche in altre parti del film.
Nella traccia audio italiana quella frase di benvenuto è completamente assente rendendo così dubbiosa la scelta della musica natalizia; solo qualche scena più tardi capiremo che è Natale.

buon natale

Questa frase la troverete in lingua italiana soltanto nei sottotitoli del DVD/Bluray che traducono direttamente quelli inglesi.

Gennarì, bella di zio, come ti chiami?

Gli americani e le loro pronunce! Succede che la moglie di John McClane faccia di cognome “Gennaro”, o almeno così appare scritto nei titoli di coda.

gennaro titoli

Anche all’inizio del film vediamo lo stesso cognome su uno schermo “touchscreen” ma, come per magia (o meglio, per errore di qualcuno agli effetti speciali), il nome cambia dopo la selezione.

gennaro

Poco dopo ritroviamo lo stesso nome (Gennero) sulla porta dell’ufficio

gennero

Non è ben chiaro quale sia il nome vero e quale quello errato. A mio modestissimo parere “Gennaro” sarà stato il nome vero e, siccome gli americani lo pronunciano “Gennero”, immagino che qualcuno, durante l’allestimento del set, avrà detto: “Alan! Com’era il nome da mettere sulla porta?“, “Gennaro (pronunciato all’americana), vuoi che ti faccia lo spelling?“, “no grazie“, “sicuro?” “si, si, apposto così… G-E-N-N-E-…“.
Credo che lo stesso sospetto sia venuto anche al direttore di doppiaggio Maldesi che nel film doppiato in italiano ha fatto pronunciare tale cognome sempre come “Gennaro”. Nessun aiuto giunge dal copione originale sul quale tale nome appare scritto in entrambi i modi purtroppo. Ma, se può essere di qualche importanza, nel romanzo da cui è tratto il film si parla ovviamente di…

gennaro book

Sì, perché ho anche il libro da cui è tratto il film, sia in inglese che in italiano… vi avevo accennato che adoro il primo Die Hard?

libro

Quindi, sì, non facciamoci illusioni… il cognome è Gennaro. Solo che le troppe pronunce awanagana si sono intromesse nel “dietro le quinte” generando così sottotitoli, schermate di computer e nomi su porte che riportano erroneamente “Gennero”.

gennaro porta

‘tacci loro!

Takaghi, Takagi o Akagi?

Un altro nome, per così dire, problematico è quello del presidente della Nakatomi, Takagi, che in lingua originale viene pronunciato come “takaghi” mentre nel doppiaggio italiano viene pronunciato così come si scrive, con la g dolce. Tra le due, la pronuncia errata, mi dispiace dirlo, è proprio quella italiana… se vogliamo dar retta a queste indicazioni di grammatica giapponese:

G” è sempre dura, come “Ghiro”
Es. “Tochigi = tocighi. Non tokigi!

Piccola curiosità aggiuntiva sul nome: in molti si domandano (e lo citano pure come errore!) perché sul computer compaia il nome “Akagi” quando il nome sappiamo essere “Takagi”. La risposta è molto semplice: quello non è il suo nome, bensì è la sua password per accedere al caveau. Ciò è anche confermato dal commento audio al film ma senza perdere tempo a cercare spiegazioni nei contenuti extra dei DVD (che uno può avere come più non avere) vediamo la scena con i nostri occhi…

akagi

Osservando bene, vediamo su schermo la scheda personale di Takagi in cui viene mostrata la biografia del padre. Si presume che sia il padre perché, prima di tutto, la foto non è quella dell’attore che interpreta Takagi, inoltre si può leggere “military record: assigned aircraft carrier Akagi“, ovvero “servizio militare: assegnato alla portaerei Akagi nel luglio del 1940“. Alan Rickman ci aveva rivelato all’inizio del film che Takagi era nato nel 1937, un po’ giovane per imbarcarsi nel 1940 su una portaerei… quindi il tizio che compare sullo schermo del computer altro non può essere che il padre di Takagi.
[Altra curiosità aggiuntiva: la portaerei Akagi era una nave realmente esistente che fu usata dai giapponesi nell'attacco a Pearl Harbor. Nel film è la seconda volta che viene citato questo evento.]

Nella scena in questione vediamo dunque i terroristi che, non avendo ottenuto la password del caveau dal presidente Takagi, provavano a inserire tutte le parole chiave possibili e immaginabili, estrapolandole dalla sua biografia e da quella della sua famiglia. Gli hacker nel 1988!

takagi-akagi

Capisco che molti, vedendo quel “AKAGI” lampeggiare su schermo, abbiano pensato che fosse il nome scritto male del presidente Takagi… ma avete visto che la foto è di una persona diversa dall’attore??? E, più che altro, non avrete davvero creduto che il presidente di una potente multinazionale giapponese usasse il suo cognome come password!? Sarebbe la password più stupida dai tempi di Balle Spaziali!

password

Dettagli senza tempo

Chi dice che gli adattamenti italiani peggiorino sempre i prodotti finali? Quando sentiamo il presidente della Nakatomi che fa la battuta “Pearl Harbor non è servita… e vi battiamo nell’elettronica” ci troviamo di fronte all’adattamento della frase “Pearl Harbor didn’t work out, so we got you with tape decks” che sarebbe divenuta molto presto obsoleta se l’avessero tradotta direttamente come “Pearl Harbor non è servita, così vi battiamo con i mangianastri“.

Italiani educati

cornuto

Frase originale:

Marco: A sinistra dai, a sinistra dietro l’angolo.

Uli: This way?

Marco: On the left! On the left! A sinistra, cazzo! Dietro l’angolo, dai!

Il terrorista “Marco” era interpretato dall’attore di soap americane Lorenzo Caccialanza di Cologno Monzese. L’accento del nord è facilmente percepibile ma viene sostituito da un italiano pulitissimo di Fabrizio Pucci che recita:

Marco: svelto dai, a sinistra. Dietro l’angolo

Uli: di qua?

Marco: A sinistra! A sinistra! Dietro l’angolo, dai!

Lasciarlo in originale (in un film dove tutti parlano perfettamente) avrebbe stonato per le orecchie italiane e avrebbe generato uno strano momento in stile “Alex l’ariete” strappandovi fuori dall’illusione del doppiaggio.
Strano che non gli abbiano dato il solito accento americapoletano per farci capire che si tratta un “italiano” in un film doppiato.
Riguardo al “cazzo” mancante non ho niente da dire, l’espressività del doppiatore Francesco Pucci evidentemente non aveva bisogno di esclamazioni volgari rafforzative.

Le cene davanti alla TV

tv-dinner

Clicca sull’immagine per vedere a cosa pensa John McClane

Mentre John McClane striscia nei condotti di aerazione esclama:

Mi ricorda tanto le cene davanti alla TV.

Questa frase in italiano non ha mai avuto molto senso. Perché strisciare in un condotto di aerazione dovrebbe ricordargli le cene davanti alla TV? La frase originale era:

I know what a TV dinner feels like.

Ovvero: adesso so cosa prova un “tv dinner”.
Ora, i “TV dinner” sono semplicemente delle vaschette multicompartimentate contenenti pasti precotti pronti per essere scaldati al forno/microonde, nacquero negli anni ’50 come pasto da scaldare velocemente e da portarsi davanti alla TV (che solitamente era in salotto, non in cucina dove si mangia). Il cibo all’interno è molto compattato, da qui il riferimento al “sentirsi come un pasto precotto” di John McClane, costretto all’interno di una conduttura di alluminio.

Tvdinner

TV dinner

L’equivalente italiano sarebbe potuto essere, anzi, DOVEVA essere: “adesso so cosa prova una sardina in scatola“. Purtroppo credo che sia mancata, a monte, la comprensione di cosa fosse un “TV dinner”… credo.

Esclamazioni che sembrano bestemmie

gesu

Una scena che mi ha sempre fatto ridere in inglese è l’esclamazione “Jesus H. Christ!” del poliziotto di Otto sotto un tetto, mentre gli sparano addosso con artiglieria pesante. Quando ero più giovane e ancora non conoscevo bene molte espressioni americane mi domandavo cosa potesse voler dire quella “H.” (maiuscola e puntata) posta tra “Jesus” e “Christ”, quasi ad abbreviare un nome. Ho poi scoperto che sta per “Holy” (Santo)… ma ancora oggi mi piace pensare che Gesù Cristo per gli americani possa avere un secondo nome… non so, Harold o Henry.

“YIPPEE YA-YEH, PEZZO DI MERDA”

yippee

Hans: Sei uno dei tanti americani che hanno visto troppi film di avventure? Un orfano di una cultura in rovina che crede di essere uno sceriffo, John Wayne, o Rambo?

McClane: Sono sempre stato un grande ammiratore di Roy Rogers, mi piacevano le sue giacche coi lustrini.

Hans: Credi sul serio di avere qualche speranza, povero cowboy?

McClane: Yippee ya-yeh, pezzo di merda.

Frequente domanda italiota (da leggere con voce petulante): perché “yippee ki-yay” è stato cambiato in “yippee ya-yeh“?

Risposta veloce: Perché al doppiaggio c’era Mario Maldesi e sicuramente l’avrà reputata una valida scelta di adattamento linguistico, perché dubitarne? Per gli italiani suona meglio yippee ya-yay, parola di Maldesi!

La domanda più interessante è invece: cosa vuol dire “yippee ki-yay“?
È un espressione derivante dalla cultura americana sviluppatasi negli anni ’40-’50 intorno al mito dei cowboy, solitamente è usata come espressione di gioia e deriva dai versi che facevano i mandriani per interagire con gli animali.
Ce lo spiega lo stesso Maldesi quando fa dire a Hans “qual è quel verso tipico dei cowboy…?” (al posto di “What was it you said to me before…?“, cioè “com’era quella cosa che mi avevi detto prima…?“).

Questo “verso tipico” lo troviamo nel ritornello della canzone “I’m an old cowhand” cantata nel 1943 da Roy Rogers che recita per l’appunto “yippie ay-yo ka-yay“. Il riferimento di McClane era appunto al già citato Roy Rogers.
Aggiungo un’altra curiosità, troviamo un’altra traccia di questa espressione nella canzone Ghost Rider in the Sky cantata nel 1948 da Burl Ives; il ritornello recita “yippee ay-yoh, yippee ay-yeh” (tra l’altro senza la “k” in questo caso). Questa canzone deriva da una famosa marcia ottocentesca chiamata “When Johnny Comes Marching Home” divenuta popolare anche grazie a tantissimi film di Hollywood… tra i quali figura, guarda caso, Die Hard 3 (di cui è il tema principale!).

La curiosità forse più interessante è che la frase in questione (“yippee ki-yay, motherfucker“) era stata improvvisata sul momento. In un intervista del 2013 alla domanda “avresti mai pensato, all’epoca, che quella tua battuta sarebbe rimasta famosa per oltre 25 anni?” Bruce Willis risponde:

“I have to tell you, it was a throwaway. I was just trying to crack up the crew and I never thought it was going to be allowed to stay in the film.”

Traduco liberamente: Pensa che era buttata là. L’avevo detta solo per far ridere la gente sul set, non pensavo che poi l’avrebbero tenuta nel film.

happy trails

Un altro riferimento a Roy Rogers compare nel finale quando McClane spara al cattivo, soffia sulla canna della pistola e dice “Happy trails, Hans“. Happy trails vuol dire esattamente ciò che hanno tradotto nel doppiaggio italiano, ovvero “fai buon viaggio” ed era la canzone di chiusura del The Roy Rogers Show.

In formazione di copertura

two-by-two

Durante l’irruzione della polizia, Theo, il tecnico del gruppo, segue i movimenti della squadra d’assalto descrivendoli in “standard two-by-two cover formation” (ovvero in formazione standard di copertura “a due a due); questo dettaglio è errato perché gli agenti di polizia si avvicinano senza comporre alcuna formazione (e questo errore è anche citato in vari siti americani) ma in italiano la battuta viene cambiata più semplicemente in “in formazione di copertura” (senza “a due a due”), quindi in italiano c’è un errore in meno. Un punto in più per la versione doppiata.

Geronimo, pezzo di merda!

geronimo

Sottotitoli DVD

Geronimo, motherfucker!” è stato alterato in “con i miei saluti, pezzo di merda” che è carino e memorabile ma non ha lo stesso impatto comico. Secondo me il “Geronimo” poteva rimanere.
“Geronimo!” è ciò che dal 1940 urlano i paracadutisti americani prima di lanciarsi. È stato suggerito che l’origine sia da ricercare in un’omonima canzone, molto popolare a quel tempo, che i paracadutisti adottarono sostituendola all’urlo di battaglia “Currahee!”.
In Die Hard, John McClane la esclama prima di gettare dell’esplosivo C4 giù per la tromba dell’ascensore.

Hans… bubi!

hans bubi

Hans… bubby! I’m your White Night!” è traducibile come “Hans… bello mio! Sono il tuo salvatore!” o “Hans… tesoro! Sono il tuo salvatore!“.
In italiano invece la battuta recita “Hans, bubi! Sono il tuo salvatore!” che per me non ha alcun senso! Perché “bubi”? Forse quando lo adattarono, non avendo “Urban Dictionary” (e se per questo neanche internet) a disposizione, gli sarà sfuggito questo modo di dire colloquiale/enfatico? Chissà!

Puntuale come un’apertura a tempo

timelock

Hans: Sono quelli dell’FBI. Daranno l’ordine di togliere la corrente all’edificio. Tutto puntuale come un orologio.

Theo: o un’apertura a tempo!

Le battute originali erano “regular as clockwork“, “…or a time lock!“.
In italiano risulta più esile il nesso logico che porta Theo a pensare ad una “apertura a tempo” dalla frase “tutto puntuale come un orologio“, ma ci si può stare. Di meglio non si poteva fare.

Nein, questo è mio

nein

Sottotitoli DVD

La frase “nein, this is mine!” viene lasciata in lingua originale, spacciandola per tedesco. In realtà avrebbe dovuto dire “nein, questo è mio” (o anche solo “questo è mio“). Lo stacco dal doppiato di Massimo Foschi alla voce originale di Alan Rickman è così improvviso e le due voci sono così diverse che ad una prima visione si potrebbe avere il dubbio su chi abbia pronunciato quella frase (nell’inquadratura non compare colui che la pronuncia sebbene si possa indovinare per esclusione).
Purtroppo il film è pieno di scene in cui si possono udire nettamente le voci originali, specialmente in momenti come Alan Rickman che canticchia nell’ascensore, molti dei gemiti di Bruce Willis, le urla sguaiate della moglie sul finale e tantissimi altri.

urla sguaiate

urla sguaiate

La frase più “italiana” del film

ginnasio

Agente Speciale Johnson: Yee-hah! Just like fucking Saigon, eh, Slick?
Agente Johnson: I was in Junior High, dickhead.

Agente Speciale Johnson: Aaaah-ha! Sembra di essere tornati a Saigon, eh, volpina?
Agente Johnson: Io andavo ancora al ginnasio, testa di cazzo.

Lo so che, quando Maldesi aveva 13 anni, per “ginnasio” si intendevano i cinque anni dopo le elementari che poi, più tardi, si sarebbero trasformati in tre anni di “scuole medie” (unificate) e i due restanti furono accorpati alle “scuole superiori” (il ginnasio del liceo classico).

Inizialmente considerai un errore quello di tradurre “junior high” (l’equivalente americano delle nostre “scuole medie”) come “ginnasio” (che nella mia esperienza si riferisce ai primi due anni di classico) ma c’è da considerare che Maldesi si riferiva ovviamente alla sua esperienza personale, di quando aveva lui 12-13 anni e il ginnasio comprendeva anche le scuole medie… quindi non facciamogliela pesare.
Tuttavia suona strano sentire un americano che parla di “ginnasio”.

Alcune delle frasi più belle in italiano

ammazza quel maiale

“Ammazza quel maiale!”

“Ammazza quel maiale!”
(“Nail that sucker!”)

maledetto porco

“Oh maledetto porco. Ti ammazzo… poi ti cucino… e poi ti mangio! E POI TI MANGIO!”
(“You motherfucker, I’m gonna kill you! I’m gonna fuckin’ cook you, and I’m gonna fuckin’ eat you!”)

I doppiatori

Roberto Pedicini su Bruce Willis (una strana scelta oggi giorno) si è rivelato adattissimo al ruolo e, in molte scene, ritengo che sia anche più bravo del Bruce Willis originale. I suoi momenti “esasperati” sono comici al punto giusto da regalarci tante frasi memorabili e non stona neanche più di tanto come voce giovanile dell’attore. Dall’interpretazione di Pedicini, il passaggio a Claudio Sorrentino (che doppierà Willis da Die Hard 3) non è traumatico come invece lo è stato quello a Oreste Rizzini che lo doppiava discutibilmente in Die Hard 2 (con tutto il rispetto per Rizzini, che amo in tanti altri ruoli, ma la sua voce ha letteralmente rovinato il secondo film).

Non dimentichiamoci poi che la frase più divertente del film è detta proprio da Pedicini: “o’ brutto porco, prima ti cucino e poi ti mangio! E POI TI MANGIO!“. Tale frase risulta più memorabile in italiano e occasione di qualche rewind di troppo.

ti cucino e poi ti mangio

Personalmente avrei fatto sempre ritornare Pedicini sui successivi Die Hard (o almeno sul secondo), in ogni caso Claudio Sorrentino ha fatto uno splendido lavoro nel terzo film, pur rischiando di ricordarci un po’ troppo il suo Mel Gibson di Arma Letale.

Sul debuttante attore britannico Alan Rickman (che interpreta il cattivo principale, Hans Gruber) abbiamo Massimo Foschi, famoso per la sua voce di Dart Fener in Guerre Stellari (detto questo spero di non avervi rovinato la visione di Die Hard durante la quale immaginerete ogni battuta di Alan Rickman come se fosse pronunciata da Dart Fener).
Come al solito Foschi riesce a dare un’ottima caratterizzazione da “cattivo” ed è davvero eccezionale… purtroppo i momenti in cui sentiamo la voce originale di Alan Rickman (negli stacchi in tedesco) la differenza è troppo netta, tanto che in certi momenti (quando parla ma non è inquadrato) risulta difficile credere che sia lo stesso personaggio a parlare. Avrebbero dovuto prestare più attenzione in fase di doppiaggio a questi stacchi o, ancora meglio, avrebbero dovuto far improvvisare un po’ di tedesco a Foschi, tanto non è che Alan Rickman sapesse parlare tedesco e in Germania lo hanno ridoppiato perché non si poteva senti’.

Il 1988 non era ancora il periodo di Francesco Variano (che ha doppiato Rickman nei film di Harry Potter nei panni del Professor “Severus Piton”) e, devo dire la verità, è un vero peccato perché, nonostante Rickman offra interpretazioni quasi sempre inarrivabili in lingua italiana (mancando queste dell’accendo britannico che lo caratterizza), trovo che Variano sappia imitarlo alla perfezione e sarebbe stato azzeccatissimo in questo ruolo. Sarei curioso di sentire una sua interpretazione di questo personaggio… ma non diamo adito a tentativi di ridoppiaggio, sono solo curiosità personali!

Hans

Riguardo all’accento di Alan Rickman, sul sito Antonio Genna viene riferito che, in lingua originale, l’accento tedesco di Hans viene perso nella scena in cui si trova faccia a faccia con il protagonista e che, al contrario, in italiano Hans parla sempre senza accento.
Devo farvi notare invece che tutto ciò è semplicemente errato. Difatti l’accento originale di Hans Gruber è un accento britannico (quello proprio di Alan Rickman) e non tedesco! L’accento britannico nel cinema americano è usato da sempre per dare un senso di elitarietà e/o di arroganza al cattivo di turno (non a caso gli ufficiali imperiali in Guerre Stellari erano tutti interpretati da attori inglesi mentre i ribelli erano tutti americani). La giustificazione di questo accento britannico in bocca ad un personaggio tedesco è forse da ricercare nella storia stessa del personaggio, il quale dichiara di aver ricevuto un’educazione classica e di vestire a Londra, suggerendo che possa aver studiato a Oxford (o Londra stessa) perché di buona famiglia.

alan rickman

♫ It’s my party and I cry if I want to, cry if I want to ♫

Sempre sulla stessa pagina web sopra citata viene sostenuto che: “nella versione italiana tale differenza (di accenti) non viene resa, ma non c’è un cambio di adattamento del dialogo: come in originale, McClane si prende gioco dell’accento usato da Gruber.

Anche questo è errato. Il “cambio di adattamento del dialogo” sulla battuta dell’accento “da televisione” c’è. C’è eccome!

Frase originale:

McClane: That’s pretty tricky with that accent. You oughta be on fucking TV with that accent.

Traduzione: “Non è stato facile con quell’accento. Dovresti essere in televisione con quell’accento.

Il riferimento è al finto accento americano che Hans aveva interpretato ritrovandosi davanti a McClane, fingendo di essere uno degli ostaggi. Il suo “americano” era pulito (forse anche troppo perfetto) e degno di un presentatore televisivo. La battuta sul copione originale infatti era: “È stato difficile (scoprirti) con quell’accento. Scommetto che potresti imitare Ed Sullivan” (“That was tricky, with the accent. I bet you do a great Ed Sullivan.”).

La battuta doppiata è decisamente diversa:

McClane: ma chi vuoi imbrogliare col tuo tedesco, avresti successo in televisione con quell’accento?

Nella versione doppiata, il riferimento cambia: non più all’imitazione di un impeccabile accento americano (che ovviamente noi nel doppiaggio italiano non possiamo sentire), bensì alle precedenti scene in cui Hans parlava tedesco. Con la seconda frase McClane insinua che Hans non potrebbe avere mai successo sulla TV americana parlando tedesco.

jolly

Per finire l’argomento “doppiatori”, il premio “Doppiatore Jolly” va a Fabrizio Pucci con ben tre ruoli accreditati (il tizio sull’aereo all’inizio del film; Marco, il terrorista italiano; il presentatore del telegiornale Harvey Johnson). Tra un po’ gli facevano anche doppiare la tosse di Mr. Quaggott.

Ridoppiaggio delle scene aggiuntive

estesa

L’edizione speciale in Bluray contiene una scena estesa (62 secondi) al momento in cui l’FBI stacca la corrente. Le scene aggiunte, già presenti dall’edizione speciale del DVD ma solo in lingua originale come contenuti extra, sono state reinserite nel film e ridoppiate. Sembrerebbero ridoppiate dagli stessi doppiatori originali ma sono così poche battute che non saprei dirlo con esattezza. Di sicuro c’è il ritorno di Massimo Foschi su Alan Rickman e solo la sua voce si amalgama benissimo al resto del film (ma Foschi oggi ha ancora la stessa voce che aveva nel 1988??? È un mostro!); chi doppia invece l’operatore Theo è molto diverso, non so se è cambiato il doppiatore ma se è lo stesso dell’epoca allora la sua interpretazione non è sufficientemente simile a quella del 1988.
In generale, tutte le nuove battute sono appiattite per somigliare il più possibili a quelle originali (è tradizione oggi di non lasciare spazio all’interpretazione dei doppiatori) e stonano in un film doppiato nel 1988 dove la reinterpretazione (e non la banale copia) delle battute originali era cosa comune e, direi, necessaria. Comunque si tratta di poche battute in totale, un problema veramente da poco.

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NOTE FINALI

Come in tutti gli adattamenti su cui ha lavorato Maldesi, anche in Die Hard sentiamo battute ed espressioni che ci suonano naturali e che sembrano essere nate in lingua italiana, segno di un ottimo lavoro di adattamento. Tutte le eventuali alterazioni dei dialoghi originali sono giustificabili (non le ho neanche elencate perché sarebbe stato inutile) e tutti gli interpreti che hanno partecipato al doppiaggio erano all’altezza del compito.
Perché allora me lo guardo sempre in inglese? Perché adoro molte battute per via della loro memorabile espressività. Mi riferisco a qualsiasi battuta di Alan Rickman (una delle più famose nel mondo anglosassone è “shoot the glass“, non particolarmente memorabile in italiano), ma ce ne sono molte altre: il furioso “I want blood!” (“voglio il suo sangue!” in italiano), la moglie che risponde “tell that to Takagi” (“raccontalo a Takagi”) e l’ordine di irruzione dell’ispettore capo spaccone “kick ass!” (“dateci dentro” in italiano)… la lista potrebbe davvero andare avanti in eterno e ovviamente è una preferenza del tutto soggettiva, dategli il giusto peso.
Oggettivamente, invece, l’intero film è adattato benissimo ed ha tante battute memorabili anche in italiano, qualcuna persino meglio riuscita della controparte originale! Quindi per chi conosce bene l’inglese consiglio di godersi, almeno una volta, il film in lingua originale. Per quelli che non possono, c’è ancora tanto da apprezzare nella versione doppiata che è adattata quasi alla perfezione e con voci adeguate. Un privilegio che il seguito, Die Hard 2, purtroppo non ha avuto.

Intervista con il fondatore di Ghostbusters Italia

Piero Castiglia

Piero Castiglia

[Trascrizione di un'intervista registrata]

Evit
Approfitto del nostro incontro per farti ri-raccontare un paio di storie che mi avevi già accennato in passato. Orsù, presentati!

Piero
Volentieri. Mi chiamo Piero Castiglia e sono il fondatore di “Ghostbusters Italia“.

Allora Piero, preannunciamo ai vari lettori che in questa intervista parleremo del doppiaggio italiano Ghostbusters: il videogioco e della serie a cartoni animati. Iniziamo dal videogioco perché, Piero, tu sei a tutti gli effetti l’artefice di un doppiaggio di qualità che nessuno si aspettava di avere con questo prodotto videoludico, mi parli del retroscena?

Il retroscena del doppiaggio? Come no!
Come solo me e altre due persone sanno, è tutto nato da una società italiana che gestisce i diritti di Ghostbusters in Italia… e gestisce anche i diritti di Indiana Jones e penso anche delle Tartarughe Ninja.

Intendi i diritti per i videogiochi?

No, no. Gestisce i diritti di questi titoli in tutte le loro forme.
È successo che la Universal, all’epoca attraverso la divisione “Vivendi Universal Italia” che si occupava di fare una versione da vendere qui in Italia, mi aveva contattato in veste di fondatore di Ghostbusters Italia. Loro mi avevano subito detto “ah guarda, ci piacciono i vostri costumi, abbiamo visto che siete in tanti, noi vorremmo fare pubblicità al gioco, abbiamo una copia dell’automobile… etc” e che avrebbero portato una replica della Ecto-1 in Italia (per i curiosi: suddetta Ecto-1 è una replica francese comprata da uno studio di tre o quattro investitori che la portano in giro per le varie fiere d’europa).
Io gli ho organizzato la pubblicità con i ragazzi del forum Ghostbusters Italia, all’epoca in cui era appena uscito il trailer del gioco, quindi quando il prodotto era ancora tutto in inglese e non si sapeva niente di un eventuale doppiaggio italiano.

Piero Castiglia in posa accanto alla Ecto-1

Piero Castiglia in posa accanto alla Ecto-1

In che senso gli hai “organizzato la pubblicità”?

Gli ho inviato dei miei amici vestiti da acchiappafantasmi che hanno fatto un giro per Milano dentro la Ecto-1 per la loro campagna pubblicitaria. Quindi si sono trovati la pubblicità gratis praticamente.
E visto che si sono trovati bene con i miei ragazzi e dopo aver notato, spulciandosi il nostro forum, che c’erano più di 700 utenti (all’epoca, adesso sono più di 2000), ci hanno detto che il gioco sarebbe stato doppiato anche in italiano, ma che non avevano idea di come farlo doppiare; infatti tieni presente che è da anni che non si usa più far doppiare un videogioco del genere ai doppiatori originali. Al contrario, di solito, mandano tutto a Milano e lo fanno fare a quelli di Milano.

Sì, putroppo lo si nota da quel “oh, cribbio!” nella prima scena del gioco. Se lo doppiavano a Napoli avremmo forse sentito “oh maronn’!“?

Ahah, chi sa.
Visto il numero di persone su Ghostbusters Italia (che avrebbero certamente acquistato il gioco) e vista la passione che gli abbiamo dimostrato anche a Milano con  il tour in Ecto-1, mi hanno chiesto che cosa ne pensavo io in veste di fondatore di Ghostbusters Italia! Io, essendo anche appassionato di doppiaggio e volendo evitare certi errori tipici della realtà italiana…

Ho capito, eri praticamente la persona giusta al momento giusto.

Si può dire di sì. Della serie vieni con me se vuoi vivere! [emula il tema di Terminator]… allora gli ho fornito subito una lista con i nomi dei doppiatori (con tanto di numeri di cellulare per facilitargli il lavoro). È successo che non li hanno chiamati tutti… per risparmio o per altri motivi.

Fammi qualche esempio.

Ad esempio su Winston non abbiamo avuto Gianni Bertoncin da me suggerito come prima scelta dal momento che aveva doppiato il personaggio sia nei cartoni animati che in Ghostbusters II e avrebbe quindi dato una certa continuità, ma avendo lui smesso il mestiere di doppiatore ed essendosi trasferito a vivere in Spagna… insomma lo puoi rintracciare ma non lavora più come doppiatore. Allora hanno scelto Massimo Foschi, la voce di Winston nel primo Ghostbusters, oltre che di Dart Fener in Guerre Stellari e tante altre…

Ottimo! Quando hai detto che su Winston non hanno potuto mettere Bertoncin mi è venuto un brivido, non pensavo che Foschi lo avrebbe fatto. Me lo immagino Foschi che dice “se c’è lo stipendio fisso, io doppio tutto ciò che mi chiedete“.

[pausa per risate e citazioni]

Il gruppo di "Ghostbusters Italia" in posa insieme ai doppiatori Sergio di Giulio e Massimo Foschi

Il gruppo di “Ghostbusters Italia” in posa insieme ai doppiatori Sergio di Giulio (voce di Ray) e Massimo Foschi (voce di Winston nel primo film)

Al contrario, Mario Cordova (voce di Egon) e Sergio Di Giulio (voce di Ray) sono stati chiamati senza problemi. Il problema si poneva su un’altra persona.

Lasciami indovinare… Bill Murray.

Esatto

Senza studiare.

Oreste Rizzini, che lo aveva doppiato nei primi due film e nei cartoni animati, putroppo era scomparso l’anno prima e quindi alla Universal avevano il terrore di mettergli una voce che avrebbero odiato tutti i fan, visto che comunque l’attore doppiato in Italia non aveva più una certa continutà neanche al cinema…

Sì, ha avuto svariati doppiatori.

Esatto. Io, logicamente, essendo in parte affezionato a Michele Gammino per i suoi doppiaggi di personaggi quali Indiana Jones e altri, ed essendo comunque un appassionato di doppiaggio…

Ce l’hai visto bene nel ruolo di Venkman, insomma hai fatto il lavoro dei direttori di doppiaggio.

Praticamente sì, pensa che Gammino comunque ha già doppiato Bill Murray in più di 14 film e ha fatto un lavoro strepitoso su Bill Murray anche in Groundhog Day.

Ricomincio da capo“, in Italia.

Sì. Considerando poi la versatilità di Gammino, ho pensato: chi meglio di lui può doppiare Bill Murray al posto di Oreste Rizzini?

Ottima pensata.

gammino

Piero Castiglia con Michele Gammino in sala di doppiaggio

Il mio contatto con la “Vivendi Universal Italia”, Fabio Onano, che lavorava all’ufficio stampa e si occupava di queste cose, prese la mia lista promettendomi che avrebbe fatto il possibile per accontentarmi. A sua volta lui l’avrebbe proposta ai capi e la scelta sarebbe poi stata unicamente loro… ma, visto il numero di interessati, si sono fidati e alla fine sono rimasti molto entusiasti dei risultati.
Scontato dire che richiamando i doppiatori storici a doppiare i loro personaggi, i doppiatori si sono beccati un sacco di soldi, non so se si può dire la cifra…

Lo chiedi a me se si può dire? Dimmelo tu se si può dire!

Rimaniamo sul vago va! Diciamo che solo Di Giulio si è beccato cifre a 4 zeri, altrettanto gli altri.

[nota di Evit:
"Doppiare un film in media costa dai 20/30mila euro (film minori) ai 120mila euro delle grandi produzioni hollywoodiane." (Fonte)
Quindi dato che ciascun doppiatore principale è stato pagato con cifre pari all'intero costo di doppiaggio di un film minore, si stima che il doppiaggio del videogioco sia venuto a costare esattamente quanto il doppiaggio di un film hollywoodiano importante]

Allora il lavoro di doppiatore paga!

Ma perché paga, perché Di Giulio, e così gli altri, erano le voci storiche dei protagonisti della saga ed hanno potuto esigere tali cifre… e dico “saga” perché ormai è una saga vera e propria, tra cartoni animati, film e videogioco. Infatti il videogioco è stato concepito originariamente come terzo film che non è mai stato portato in sala.

Oh, finalmente qualcuno che lo conferma apertamente!

Piero Castiglia con Mario Cordova (voce di Egon)

Piero Castiglia con Mario Cordova (voce di Egon)

Essendo stato concepito come terzo film, quelli della Universal hanno voluto un doppiaggio all’altezza. Ma non è finita qui! Infatti, rimasti soddisfatti dal doppiaggio, mi avevano detto che avrebbero tenuto lo stesso cast di voci anche per il terzo film di Ghostbusters che sarebbe uscito poi… poi sappiamo tutti come è andata a finire per colpa di Bill Murray… comunque fatto sta che il videogioco, sotto quel profilo tecnico, è uscito da 10! Io credo che sia l’unico videogioco di questa epoca che sia stato doppiato con attori del genere.

C’era un videogioco di Ace Ventura nel 1996 che fu doppiato da Roberto Pedicini, non se l’è filato nessuno però. Valeva solo per il doppiaggio appunto, che qualcuno giudicò persino troppo ben fatto in confronto alla qualità del videogioco.
A parte il cast principale di Ghostbusters, chi altro è tornato ai vecchi ruoli?

Putroppo sono andati a risparmio sulle voci di Janine e di Walter Peck perché, avendo già pagato così tanto i quattro protagonisti, hanno voluto tagliare altrove… però lì hanno scelto molto simili perciò non ci fai caso.

Chi c’è al posto della Lionello su Janine?

Non lo so però è quasi uguale (N.d.A. era Cinzia Massironi) e su Walter Peck c’è Sanna mi sembra (N.d.A. era Luca Sandri). Comunque sono talmente simili come voci che non ci fai tanto caso, l’importante è che almeno i protagonisti siano quelli.

Già ad avere quelli è quasi un miracolo!

Esattamente.

Piero Castiglia con Sergio Di Giulio in sala di doppiaggio

Piero Castiglia con Sergio Di Giulio in sala di doppiaggio

Quindi abbiamo in italiano un Bill Murray che è più familiare di quanto lo sia lo stesso Bill Murray originale per gli americani, visto che si sono lamentati tutti della recitazione svogliata che ricordava più il suo Garfield che il classico Peter Venkman.

Come dici bene tu, in originale, per chi gioca al videogioco in inglese, il doppiaggio di tutti, ma sopratutto di Bill Murray, è piatto che più piatto non si può. Tu, per quanto puoi essere appassionato come madrelingua alla voce originale di Bill Murray… a me i due film di Ghostbusters piacciono molto di più in italiano, ci tengo a precisarlo …concordo, be’ dicevo che Bill Murray più che recitare sembra proprio che stia leggendo, cioè, non ne ha voglia! L’hanno strapagato ma lo ha fatto giusto perché gliel’hanno chiesto fino all’esaurimento.

O forse avrà detto “partecipo al videogioco se non mi fate fare il terzo film“.

Probabilmente! Ma è talmente brutto da sentire Bill Murray in lingua originale che è una gioia quando poi senti il Michele Gammino che cerca di migliorare il personaggio in italiano, pur non avendo grossa libertà di farlo… perché lì ti dicono “la traccia dura 30 secondi, tu me la devi fare in 30 secondi e con la tonalità originale“, puoi fare qualche piccola variazione ma non lo devi stravolgere… e Gammino comunque lo ha migliorato notevolmente, pur con tutte queste limitazioni interpretative imposte.

Piero Castiglia consegna a Michele Gammino una targa commemorativa

Piero Castiglia consegna a Michele Gammino una targa commemorativa

Se uno se lo gioca prima in inglese e poi in italiano, c’è un abisso. Il casino lì è stato fatto dal fonico di doppiaggio.

Quale casino?

Il fonico di doppiaggio ha fatto un troiaio, scusa il termine…

A Doppiaggi Italioti si dice di tutto e di più, vai avanti.

Il fonico ha fatto un troiaio perché non è stato attento a sincronizzare le voci, o meglio, le voci partono in sync ma… io non so cosa stava facendo quel giorno, se aveva il caffé per le mani o altro, però le battute di tutti e quattro i protagonisti, in alcuni punti del gioco, sono velocizzate da paura.

Ma vanno fuori sincrono?

Nelle battute dove un personaggio parla durante i momenti di gioco potresti accorgerti che tale personaggio parla un po’ più veloce del normale, ma poi rientra… invece, in altri punti come ad esempio nelle sequenze animate oppure quando il personaggio è in un’altra stanza con voce fuori campo, ci sono frasi pronunciate ad una velocità tale che tu capisci solo tre parole di ciò che è stato detto.

Ma non è forse colpa di quelli che hanno creato il gioco in America?

No, è il fonico di doppiaggio che ha la pista audio già pronta e la invia ai programmatori, loro la sostituiscono così com’è alla traccia originale. Questo fonico italiano, prima di chiudere il progetto, deve aver sbagliato qualcosa nella temporizzazione di alcune frasi e ci sono una decina di battute che sono velocizzate, soprattutto quelle di Gammino e di Di Giulio che sono velocizzate come se avessero schiacciato per sbaglio un’impostazione errata su Pro Tools, capito cosa voglio dire? Una frase originariamente di 20 secondi viene riprodotta in 5 secondi.
Quello è un errore che putroppo si verifica soprattutto sulla versione per PS3 e XBOX360. Sulla versione per Wii, PSP e PC invece questo non succede. Inoltre nella versione per Wii e PSP il doppiaggio del gioco è leggermente diverso in alcuni punti. Tra queste due versioni c’è proprio un adattamento differente perché la storia per Wii/PSP è fatta per un pubblico un po’ più giovanile e si svolge in maniera leggermente diversa, inoltre molte cose sono state sostituite e la cosa interessante è che ci sono molte battute in più e allo stesso tempo molte battute in meno.

Ma io ricordo di averci giocato in inglese e che non c’erano opzioni per cambiare la lingua, com’è ‘sta storia?

Perché loro hanno fatto un disco unico per tutto il mondo inclusivo di tutte le versioni doppiate ma senza andare ad indicarlo nelle istruzioni del gioco e la gente che non lo sa, quando inserisce il disco, si ritrova automaticamente il gioco in inglese con i sottotitoli in italiano.

E come si imposta la lingua italiana nel videogioco?

Devi andare a frugare tra le impostazioni del menù e selezionare “disattiva audio”. Una volta selezionata questa opzione, la PlayStation o il PC o la Xbox, riconoscono l’audio di default che tu hai impostato nella tua console (e che in Italia di norma sarà l’italiano) e solo allora il gioco parte con l’audio in italiano.
Molta gente, non sapendo di questo complicato metodo per cambiare la lingua, si è giocata tutto quanto il gioco in inglese e, quando poi è venuta fuori su YouTube una clip del gioco doppiato, quasi non ci credeva!

Vi hanno fatto provare il gioco in anteprima?

Una volta finito il doppiaggio, ovvero un paio di mesi prima che uscisse il gioco sul mercato, la Universal ci contattò per provare la demo del gioco doppiata. Io non ci sono potuto andare. A quei tempi abitavo in Sardegna e dissi a quelli della Universal di contattare il mio amico di Milano così lui, insieme ad altri, andarono a testare la demo per Xbox e Wii tornando a casa con dei bei regali come foto e numerosi gadget che non vendono neanche al pubblico e che purtroppo mi sono perso.

Ma ti hanno regalato perlomeno una copia del gioco?

Mi hanno regalato una copia del videogioco per PlayStation 3 per ringraziarmi di avergli suggerito il cast di doppiaggio. Io in realtà lo avevo già comprato all’uscita quindi la copia che mi hanno regalato era in più e così l’ho regalata a mia volta ad un amico. Però è stato comunque carino il gesto… sai, un gioco da 60 euro recapitato bello nuovo e incellofanato, insomma fa piacere.

Mi parli del tuo “Ghostbusters Italia”?

Membri di "Ghostbusters Italia" incontrano Dan Aykroyd

Membri di “Ghostbusters Italia” incontrano Dan Aykroyd

“Ghostbusters Italia” è un fan club che riunisce una comunità di appassionati. Lo aprii nel 2006 con un forum prima, a cui poi si aggiunse anche il sito internet e da allora la comunità è cresciuta molto. L’ho fondata perché ero stufo di vedere notizie e informazioni varie soltanto sui forum americani, volevo che ci fosse qualcosa di “ufficiale” in lingua italiana.
Ho contribuito io stesso nella prima settimana dalla sua creazione a riempirlo di tantissimi contenuti che si trovavano solo nei siti americani. Più avanti si è creato uno staff di persone fidate che, collaborando con me, hanno potuto realizzare anche parte dei loro desideri come ad esempio quello di riunire gli episodi della serie animata prendendo le tracce audio dalle VHS… che poi va be’, gli audio sono stati rubati su internet da gruppi strani ma questi sono particolari di cui non parliamo…

Parliamone, parliamone! Volevo chiederti appunto della serie a cartoni.

Parlo di personaggi anonimi che hanno rinominato tutti i nostri file con la dicitura “by.Mav” quando li aveva invece creati moi, me medesimo, con un altro amico che sul forum si chiama Alex Victor e un altro ancora che si chiamava The Flash, stranamente non figurano più i nostri nomi e il lavoro adesso è di Mav, e tutti ringraziano Mav, capito? Nonostante questo Mav non avesse neanche le videocassette… ma lasciamo perdere.

Quindi voi avete recuperato le videocassette e poi?

Avevamo molti episodi registrati dai passaggi televisivi, altre le avevamo comprate già anni fa. Abbiamo estratto l’audio, l’abbiamo convertito, l’abbiamo ripulito, abbiamo eliminato le pubblicità e sopratutto abbiamo messo in sync con tutti gli episodi che si trovavano.

Perché, prima non esistevano in commercio?

Gli episodi non sono mai usciti in Italia in DVD. In VHS uscirono solo una decina di cassette… della Winners, mi pare.

Prima di voi c’erano mai stati dei cosiddetti “rip” di questi episodi animati?

No, prima di noi non c’era nessun “rip”.

Quindi è grazie a voi se su siti peer-to-peer si trova l’intera serie animata in lingua italiana?

Esatto. Infatti io e quest’altro mio amico che si chiama Franz84, Gabriele Franzoni, abbiamo ancora… oltre alle VHS originali che ho ancora a casa mia… abbiamo le versioni rippate con ancora il logo di Canale5, Italia1 e Rete4.

Gran parte del nostro lavoro è stato ampiamente fregato su internet e, come dicevo, se ne sono presi il merito altre persone ma proprio per questo, a noi manca soltanto l’audio italiano di due episodi per completare le 140 puntate, mentre agli altri ne mancano una trentina. Che strano, eh? Da quando io non le ho più condivise passandole ad altri utenti, sono due anni e mezzo che ho due audio mancanti e loro una trentina.

Qundi alla completezza della serie in italiano a te mancano soltanto due episodi?

Precisamente. Se ne potrebbero fare anche i sottotitoli a questo punto ma speriamo che Mediaset decida di ritrasmettere la serie con la scusa del nuovo film.

Tu ancora ci speri in un terzo film? Io non ci spererei troppo, si rischia l’effetto RoboCop 3! Ma il doppiaggio di questa serie è di proprietà di Mediaset?

Sì, infatti la Sony Italia le voleva pubblicare in DVD (come aveva fatto in America) ma non ha potuto farlo perché i diritti della traccia audio italiana li possiede la Mediaset e in quel caso si sono trovati ad un bivio: comprare l’audio originale o fare un nuovo doppiaggio?

[mugolìo di Evit]

La Mediaset fino ad ora ha negato la prima possibilità. Sulla seconda il problema è… cosa comporta fare un nuovo doppiaggio? Oggi giorno non lo fanno più i doppiatori originali.

Prenderebbero qualche ditta specializzata nel doppiaggio di cartoni animati, sicuramente di Milano, suppongo.

Esatto, quindi avrebbero tutti voci diverse e sarebbe una cosa penosa.

E non te lo comprerebbe nessuno, anche perché un cartone di quegli anni è comunque legato alla nostalgia di chi, come noi, se lo è visto all’epoca.

Come Lupin che lo hanno doppiato sette-otto volte, poi hanno capito che era meglio richiamare Del Giudice… comunque, si spera che Mediaset li ritrasmetta e che dia il suo benestare a farli stampare in DVD, o a farli in DVD lei stessa, perché quei cartoni sono storici e proporli con una differente traccia audio non ha alcun senso.

Anche perché la maggior parte dei doppiatori erano gli stessi del film se ricordo bene.

Tutti i doppiatori dei cartoni animati sono gli stessi del film.

O almeno del secondo film.

Sì.

Cosa che neanche negli Stati Uniti era successa.

Ma infatti! Però in America sono stati gli attori originali a scegliere le voci che li avrebbero sostituiti nel cartone animato.

Staremo a vedere allora se Mediaset li tira fuori, altrimenti ce li hai tu e chi se ne frega.

Se li vuoi vedere, vieni a casa da me e te li guardi perché su internet, mi dispiace per i vari fan, non metto più niente. Uno si fa un mazzo tanto per anni e poi ti fregano la cosa in quattro e quattr’otto… e poi si lamentano pure quando ti contattano privatamente e scrivono “senti, vorrei comprarti le puntate. Me ne mancano una trentina“, “eh, non le vendo le puntate“, “ma come? Ti do 100 euro!“, “non le vendo le puntate“, “e le vecchie VHS? Così le rimasterizzo“, “le ho già rimasterizzate io“, “ma…“, “no“.
A un certo punto ti dicono “senti mi manca questo audio, ma per caso le condividi? Sai, noi siamo un sito di peer-to-peer etc…“, “io le avevo già condivise e mi è stato tolto il merito, non lo faccio“, “ah, ma io non c’entro nulla con questo Mav“, “mi fa molto piacere ma poi potresti fregarmi anche tu, cosa ne so io? Quindi, mi dispiace, ciao!
…e quindi stanno impazzendo per niente.

[risata malefica di Evit che intanto si sta copiando i file "incriminati" dal PC di Piero]

Tra l’altro, successivamente, abbiamo fatto un lavoro anche superiore! Originariamente avevamo preso i video degli episodi dal canale satellitare tedesco Junior, quindi i titoli sono in tedesco e la qualità video è quella che è. L’anno dopo che abbiamo fatto questo lavoro, in America uscì la serie in DVD e così ci siamo detti: perché non basarci su quelli?
E così abbiamo fatto. Ci siamo recuperati l’ISO DVD dell’edizione americana e abbiamo sostituito l’audio inglese con quello italiano. Quindi siamo proprio avanti rispetto a Mav ed altri, pensa, li abbiamo in qualità DVD con lingua italiana e con i menù e i contenuti speciali originali della serie animata prodotta e venduta in America. Ce l’ho tutti lì in una scatola, dopo te li faccio vedere.

Praticamente l’unica cosa che ti manca è la localizzazione italiana dei titoli che era fatta da Mediaset con la scritta “acchiappafantasmi” inserita sotto “The Real Ghostbusters” e, sul finale, il logo della CVD e la lista dei doppiatori che si ripeteva ad ogni episodio.

Real Ghostbusters

Esatto, manca solo quello.

Non è neanche poi questa grande perdita.

Considera inoltre che le copie che ha la Mediaset, con il passare degli anni, sono anche un po’ sbiadite e rovinate. Quelle americane sono perfette, con colori nuovi, rimasterizzate, quindi meglio di così non si poteva fare.

Hai provato a contattare la Mediaset in merito?

Ho provato a contattare la Mediaset per anni, alcune volte non mi hanno risposto, altre volte mi hanno detto “sì, è nei nostri piani ritrasmetterle più avanti“, altre volte ancora hanno detto “guarda, ancora non lo sappiamo, c’è una possibilità ma… etc“. Ora io dico questo: ringrazio che mi hanno risposto, però, sono anni che rompono i coglioni con Dragon Ball [risata accondiscendente di Evit], ora io non voglio dire ma… a parte che è un cartone che io reputo anche abbastanza infantile… ma in ogni caso, cavolo, la gente dopo un po’ si stuferà di guardare sempre Dragon Ball, no? Con tutti i cartoni che hai in catalogo tu, Mediaset, nei tuoi archivi, mandane qualche altro! Non dico di mandare i Ghostbusters, per me sarebbe troppa grazia, ma anche qualsiasi altro! Dragon Ball esiste anche in DVD, è in vendita, che cavolo mi continui a trasmettere sempre la stessa roba?

Poi ci sono anche canali secondari tipo Mediaset Italia 2 che comunque sono meno seguiti, questi cartoni “storici” potrebbero fare da tappabuchi in questi canali, magari anche a orari meno importanti, senza così andare a detrarre “preziose” ore pomeridiane a Italia 1.

Piero Castiglia con il doppiatore Sergio Di Giulio

Piero Castiglia con il doppiatore Sergio Di Giulio

Ritornando agli episodi mancanti, dato che sono molto amico dei doppiatori italiani originali e se non ci fossero problemi di copyright, Sergio Di Giulio ad esempio me lo ridoppierebbe l’episodio mancante, senza problemi. Questo, tanto per dire.

Mancherebbero un paio di voci chiave ma anche questo comunque non si può fare, sempre per via della Mediaset e dei copyright che detiene ma che non sfrutta, giusto?

Esattamente. Quindi aspettiamo Mediaset.

Aspettiamo e speriamo. Grazie Piero per questo approfondimento nel mondo del doppiaggio di Ghostbusters, nelle versioni a cartoni e videogiochi. Mi raccomando, parla del mio blog con i doppiatori che conosci.

Ma vieni con me a Roma la prossima volta, così ti presento Gammino e gli altri.

Volentierissimo!

La prossima volta a Roma allora. Ciao.

TITOLI ITALIOTI: Suxbad – Tre menti sopra il pelo

Superbad titolo

Mentre il film ha le carte in regola per diventare, in futuro, un cult del genere “adolescenti in crescita” e “riti di passaggio”, il titolo italiano vorrei invece che venisse ripensato profondamente per una futura riedizione.

Il titolo originale è “SUPERBAD“, inteso come “super badass”, qualcosa che in Italia, volendo necessariamente lasciare un titolo in lingua inglese, avremmo potuto trasformare in “super cool”, per aiutare la comprensione (scelta tra l’altro adottata da tantissimi altri paesi)… invece non è stato questo il caso.

Per spiegare il titolo originale posso dirvi semplicemente che sono i protagonisti del film a considerarsi “super cool”… è ironico perché ovviamente sono tutto l’opposto ma alla fine del film riusciranno nei loro intenti, guadagnandosi tale titolo.

In italiano invece si chiama…

suxbad

Per dimostrarvi che io non sono poi tanto sveglio, vi rivelo di non aver capito inizialmente perché in italiano si chiamasse SUXBAD. Pensavo al “SUX” equivalente di “sucks”, ovvero “fa schifo” in inglese, ma non capivo come potesse esistere un titolo simile in Italia, difatti in pochissimi lo avrebbero capito. L’illuminazione è venuta leggendo un articolo di Cineblog, Cineblog protesta: giù le mani da Superbad!!!, dove hanno scritto:

in italiano vogliono trasformare Superbad in Suxbad (facendosi così contagiare dalla mania della scrittura da sms: x’ (perché), ke, ka22o, kikka, makkina e kuello ke v piace d +…) così qualcuno che non conosce questa malattia dell’adolescenza andrà alla cassa del cinema chiedendo “due biglietti per su-ICS-bad”

Difatti io ho presentato questo film ad un mio amico chiamandolo “SA-CS-BAD”, non “SUPER BAD”. Evidentemente non sono stato abbastanza sveglio da capire che era scritto in “adolescenziesco”.

inchesenso

Mentre quelli di Cineblog si sono fatti venire una crisi spastica per via del sottotitolo di ispirazione moccescatre menti sopra il pelo“, un sottotitolo scelto, sembra, attraverso ad un un concorso indetto sul sito di MTV (un minuto di silenzio per la stupidità di tale iniziativa), io invece mi sono sconvolto maggiormente per il titolo “Suxbad” che ha causato un’estasi mistica nella quale l’arcangelo Gabriele annunciava la mia prossima maternità…

…ma come si può scrivere il titolo di un film con il linguaggio abbreviato degli SMS? CANAGLIE!!!

Una scelta lessicale che, neanche cinque anni più tardi, si sarebbe rivelata molto datata visto che la maggior parte degli adolescenti avrebbe poi adottato contratti mensili inclusivi di SMS gratuiti quasi illimitati, un cambiamento con ripercussioni anche culturali dato che ha reso ormai inutile l’utilizzo di abbreviazioni esagerate come “xké” e “cmq”, che avevano senso soltanto quando ogni messaggio costava soldoni ed aveva un limite di 160 caratteri, spazi inclusi. Questo film è del 2007 o del 1997?

espressioni

Tre espressioni rappresentative del sentimento che si prova dopo aver capito che SUXBAD si legge “suPERbad”

Quando finalmente capii il “mio” errore, un po’ mi sentii stupido per averlo chiamato sà-cs-bad per giorni (pur non comprendendone la scelta dei titolatori, ma questo rientra nella ordinaria amministrazione dato che si tratta  spesso scelte dubbie ed incomprensibili, della serie “chissà che cosa stavano pensando in quel momento”), ma più che sentirmi stupido io, provai vergogna per la persona che se n’è venuta fuori con tale idea. L’anonimato nel settore pubblicitario talvolta è, come capite da questo caso, addirittura necessario.

Be’ pensate che comunque poteva andare anche peggio. Come, vi chiederete voi? La prima scelta per il titolo fu: “Superbad – Maiali dietro ai banchi“… va bene, questo sottotitolo è atroce, ma almeno il titolo non era scritto come SuXbad! Maledetti maiali della distribuzione!

superbad morite

Cineblog continua dicendo

Ma tornando a noi: abbiamo lasciato perdere l’orribile traduzione di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” diventato “Se mi lasci ti cancello” sperando fosse uno sporadico caso di malattia mentale e distorsione della realtà, ma ora basta. Veramente basta.
Cineblog protesta a viva voce. Non occorreva affatto mettere un sottotitolo. Superbad bastava.

In realtà il titolo originale non bastava affatto, perché “Superbad” e basta, a qualsiasi italiano, non dice e non può dire assolutamente niente. Lo avessero cambiato in “Super Cool” allora anche io avrei sostenuto che un sottotitolo era superfluo, ma non con “Superbad”.
A posteriori sono tutti bravi a sparare a zero dicendo “perché questi sottotitoli, lasciate il titolo originale e basta” ma la verità è che senza sottotitoli molti film non susciterebbero neanche l’attenzione minima richiesta, perché a noi italiani piace avere un indizio sulla trama del film (o perlomeno sul genere di film) già dal titolo. Una commedia demenziale non me la chiami “Meet the Spartans” (ti presento gli spartani) in Italia! In Italia la presenti come “3ciento – Chi l’ha duro… la vince” e, nel bene o nel male, ancora oggi, nel nostro paese, tale film rimane memorabile anche grazie al titolo.
Un’altra osservazione è quella che, secondo alcuni, in Italia questo film sia sottovalutato per via del titolo. In realtà sarebbe stato sottovalutato anche lasciando soltanto “Superbad”.
Io voglio come titolo “Super Cool – Tre menti sopra il pelo“, opinione personale.

Superbad2

Per concludere, il sottotitolo non mi dispiace, secondo me si abbina bene al tema e allo spirito del film, e poi, comunque, rimane soltanto un sottotitolo e i sottotitoli non li ricorda quasi mai nessuno dopo averli letti la prima volta.
Il problema vero è quello del linguaggio da SMS che trasforma il titolo Superbad in SuXbad, che io leggevo SaCSbad perché boh, starò invecchiando e perdendo la mia elasticità mentale. In ogni caso trovo inaccettabile che, in un titolo, “per” possa essere trasformato in “x”, a maggior ragione in questi anni dove, comunque, in molti stanno perdendo l’abitudine ad abbreviare eccessivamente. Solo pochi cretini continuano imperterriti a scrivere xké pur avendo 1000 SMS gratuiti al mese e uno smartphone con tastiera qwerty.

Ci si augura sempre di non rivedere mai più alterazioni simili da parte dei distributori italiani ma, purtroppo, so che questo non sarà certo l’ultimo caso, né il più eclatante, quindi non posso che concludere parafrasando una battuta del film Ghostbusters

walter peck

Full Metal Jacket… con quella frase alterata da spararsi in bocca!

Due cose mi hanno scioccato questa estate: il mio primo taglio di capelli “estremo” e il venire a scoprire che Full Metal Jacket ha una frase alterata sul finale della versione DVD/Bluray.
Mentre al taglio di capelli mi sono abituato da subito (pur essendo sempre stato un capellone quasi tutta la mia vita), all’alterazione di Full Metal Jacket non mi abituerò mai.

Tutto è cominciato qualche giorno fa, quando mi chiama un mio affezionato lettore in questo blog (è la prima telefonata di un fan. Lo sportello al pubblico di Doppiaggi Italioti per disagi linguistici è di prossima apertura, non temete) e tra le tante cose viene fuori Full Metal Jacket. La discussione procede pressappoco così:

Evit: “Anto’, fa caldo, …che mi racconti?”
Antonio: “sai che nella versione DVD hanno cambiato una frase sul finale di Full Metal Jacket?
Antonio: “…Evit? Mi senti?”
Altra voce: “Pronto? Scusa, sono la ragazza di Evit, è svenuto, devo riattaccare per chiamare la guardia medica”.
TU-TU-TU-TU-TU

Sapevo già che la marcia di Topolino (che troviamo cantata in italiano nella versione cinematografica e in quella su VHS), dal 2001 in poi, è stata rimpiazzata con la traccia americana che canta “Mickey Mouse” grazie alla rimasterizzazione di merda che la Warner ci ha propinato con il primo DVD (e anche nel più recente Bluray), sapendo che comunque i suoi incassi li farà.
Aò… e che fine hanno fatto le versioni localizzate europee? Sono state fanculate… ehm, cioè sono solo in mano ai fan che hanno avuto la lungimiranza di conservare il film in videocassetta.

La cosa più sconvolgente, ancora più della marcia di Topolino in inglese, è l’alterazione di una singola battuta:

Clicca per vedere il video

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Vi riporto ciò che si trova anche scritto su Archiviokubrick.it (un sito veramente fenomenale, tra l’altro)

Nella scena in cui Joker uccide il cecchino, la battuta italiana della VHS “fottuta dedizione al dovere, la dedizione dei duri” è stata cambiata nel DVD con “adesso sei un duro Joker, adesso sei veramente un duro” che traduce più letteralmente la battuta inglese “hardcore man, fucking hardcore“. Maldesi non ha riconosciuto come sua questa battuta, di cui resta sconosciuta la paternità.

Di madre ignota piuttosto, altro che di sconosciuta paternità! Questa bastardata sembra fatta apposta per farmi scoppiare la vena sulla fronte.

Allora, da dove iniziare? Iniziamo dall’inizio. Chi si è permesso di alterare i dialoghi originali di Riccardo Aragno e l’opera di direzione del doppiaggio di Mario Maldesi? Quelli di Archivio Kubrick sono stati anche troppo magnanimi quando hanno scritto:

traduce più letteralmente la battuta inglese “hardcore man, fucking hardcore”

Ma non traduce alla lettera manco il cazzo!
Adesso sei un duro Joker, adesso sei veramente un duro” è completamente inventata e sbagliata. Va ben oltre lo sbagliato! Va ad inserire una spiegazione per idioti laddove questa non esisteva! Vi ricordate infatti quando, durante l’addestramento, Joker narra che l’esercito voleva dei duri?

Il corpo dei Marines non vuole dei robot. Il corpo dei marines vuole dei killer. Il corpo dei marines mira a creare uomini indistruttibili… uomini senza paura.

Joker, chiaramente non è un duro. Si fa assegnare alla sezione giornalistica dell’esercito, non è abbastanza stupido da fiondarsi in prima linea e non è stato disumanizzato dall’addestramento del Sergente Hartman come molti altri, porta una spilla della pace e stuzzica i suoi superiori (che superiori gli sono solo di grado, non certo di intelletto), per l’intero film mantiene pressoché inalterata la sua “innocenza”, non avendo mai ammazzato nessuno (a distanza ravvicinata). Sul finale, la situazione lo obbliga ad uccidere un cecchino vietcong, una ragazzina già ferita e agonizzante a terra che implora di essere fatta fuori.
È chiaro che l’uccisione del cecchino decreta il suo passaggio a “vero soldato”, a “duro”, come aveva detto poco prima l’amico Rafterman.

Kubrick dopo questa uccisione gli fa dire nella sua testa “hardcore, man. Fucking hardcore” che per farvi capire veramente il significato potrei tradurre liberamente come “fantastico! Fantastico, cazzo!” (o “intenso! Intenso, cazzo!”).
Che Aragno si fosse preso le sue libertà stilistiche nel trasformarlo in “fottuta dedizione al dovere, la dedizione dei duri” lo ammetto… e lo apprezzo persino. La frase italiana suggerisce il passaggio a “duro” di Joker, sì, ma non così palesemente (anzi, non a martellate in testa) come nella frase “adesso sei un duro“.
Difatti, ciò che Kubrick non ha fatto è imboccare lo spettatore poppante con una frase superflua che spieghi chiaramente a tutti ciò che tutti avevano comunque già capito: “adesso sei un duro, Joker“. Kubrick non sarebbe mai stato così diretto e ridondante. Questo film non è Prometheus!

E poi ancora… chi è stato a ridoppiare quel pezzo? Non sono neanche sicuro che si tratti dello stesso doppiatore! Chi cazzo è stato?

fatina buona

La nuova frase, ricorda quasi la narrazione aggiunta su Blade Runner, no, ancora meglio, un episodio della serie The Wonder Years (“Blue Jeans” in italiano) dove il protagonista, da adulto, narra (con la voce di Mino Caprio, l’attuale Peter Griffin) le sue vicissitudini adolescenziali e dove in ogni episodio c’era una lezione di vita! Perché quella nuova battuta non l’avete fatta ridoppiare a Mino Caprio già che c’eravate? Bastardi!

Mi domando chi si sia arrogato il diritto non solo di cambiare una battuta doppiata, ma bensì di alterare profondamente il senso della frase, aggiungendoci pensieri faciloni ad interpretazione rapida, per aiutare un pubblico ritenuto altrimenti troppo stupido per capire il significato della scena per conto proprio. Non siamo tutti idioti come quelli che lavorano alle riedizioni di questi film! I film li capiamo già bene da soli, grazie.

the-wonder-years

Interceptor (Mad Max, 1979) – Intercettatemi Mad Max

buona la mela sana la pera

Togliamoci subito di torno l’argomento titolo! Ne parlai brevemente (ma esaurientemente) agli esordi di questo blog, più di tre anni fa, nell’articolo TITOLI ITALIOTI (3^ PUNTATA) – La serie di Mad Max (Interceptor). Oggi parliamo del film… vale la pena guardarselo in lingua originale? Come sono doppiaggio e adattamento italiano? Risponderò a questa e ed altre domande.

La cosa più stramba di guardarsi Mad Max in inglese è certamente l’accento australiano che per molti (me incluso) è così inusuale da rendere la visione in lingua originale un’esperienza molto alienante. Direte voi: vabbé Evit ma noi siamo italiani, ovvio che ci sentiamo alienati, è normale.
L’accento australiano era alienante persino per gli americani a quanto pare, dato che, nel 1980, la casa distributrice ritenne indispensabile farlo RIDOPPIARE da attori americani (si avete letto correttamente, ridoppiare), alterando molto dello slang e dei termini locali come “Oi!” che diventava “Hey!“, perché “Oi!” non è abbastanza awanagana.
I cittadini statunitensi non avrebbero mai visto la versione “originale” del film fino all’uscita dello stesso in DVD nel 2000, vent’anni dopo, Pensate un po’!
Vi lascio solo immaginare il livello qualitativo del ridoppiaggio americano (noto solo per il suo “comedy value“, ovvero per il “fattore comico” non intenzionale), considerando che gli americani non doppiano mai niente se non i cartoni giapponesi e che questi siano così pessimamente recitati che qualsiasi statunitense amante degli anime vive secondo il motto: “solo lingua originale con sottotitoli in inglese, please“. Noi invece abbiamo ancora bravissimi attori di teatro e persino delle scuole di doppiaggio di tutto rispetto, pensa che stronzi.

Attenzione ragazzi, siamo nel futuro!

Attenzione ragazzi, siamo nel futuro post-apocalittico!

Il primo film della serie Mad Max soffre di un budget così risicato che dovrete lavorare di fantasia per comprendere che si tratta di un film post-apocalittico e non semplicemente di un’eccentrica versione australiana di Hazzard dove i poliziotti vestono in pelle nera e si divertono a correre dietro a dei teppisti sulle autostrade del deserto australiano, a bordo di vecchie automobili pompatissime.
Pensate, il budget era così risicato che alcune comparse venivano pagate a suon di familiari di Peroni gelate, e molti degli oggetti di scena (come i cartelli pubblicitari e le insegne) venivano “rubati” all’alba, dall’esterno di veri negozi, e rimessi al loro posto prima dell’apertura, ad insaputa degli esercenti locali.

interceptorIl film è ovviamente il parto della crisi petrolifera del 1973 e solo nel secondo episodio si parla di un conflitto nucleare che, ci narra Mario Milita (nonno Simpson), è avvenuto cronologicamente tra il primo e il secondo film (ma di questo ne riparleremo in un prossimo articolo). Fosse stato per il regista, egli avrebbe inserito la storia del conflitto nucleare anche nel primo film, ma non c’erano i soldi per ricreare i costumi e le ambientazioni tipiche del filone post-apocalittico. La tematica della scarsità di carburante è tuttavia preservata dal primo all’ultimo capitolo della serie e nel terzo film si accenna persino ad energie alternative come unica via di salvezza per l’umanità. Vi ho già detto che adoro la serie di Mad Max?

Vista la grande attenzione del film verso le automobili, chi lo ha distribuito in Italia ha pensato che il protagonista fosse non tanto Mel Gibson, all’epoca sconosciuto persino in America (figuriamoci in Italia), bensì la sua automobile da inseguimento, la “Interceptor”.
Una scelta poco lungimirante vista la piega che avrebbe preso la trama nei successivi film: nel secondo la sfasciano nella prima mezz’ora, nel terzo film è solo un rottame trainato da cavalli… quindi praticamente scompare dalle scene relativamente presto.

Interceptor è un film strano. Sulla carta è un film di vendetta (revenge movie), ma è fuori dai canoni dei filoni a cui fa capo. Non è sufficientemente “fantascientifico” da essere palesemente un film post-apocalittico, eppure lo è, le indicazioni in merito sono velate, mooolto velate. Non ha neanche la struttura tipica dei film di vendetta americani, difatti il nemico principale non è neppure l’ultimo ad essere ucciso. Inoltre il mondo rappresentato è così lontano dalla nostra cultura di base che risulta difficile distinguere quanto sia finzione fantascientifica e quanto invece possa ricadere nella normalità della vita delle piccole comunità rurali australiane. Per quanto ne so io dell’Australia (e per quanto ne sapevamo tutti noi nel 1979), poteva anche darsi che nell’arida campagna australiana vi fossero realmente delle prepotenti bande di motociclisti a fare il bello e il cattivo tempo!
[Direte voi "ehh esagerato!" eppure tra le curiosità del film possiamo leggere che una vera banda di motociclisti, i Vigilantes, erano stati assunti per il film. Un po' come furono assunte delle vere gang di strada per il film "I Guerrieri della Notte"]

Ma qui a doppiaggi italioti parliamo di adattamento. Parliamo dunque di adattamento iniziando da…

Le alterazioni degne di nota

L’auto da inseguimento supercarburata

V8 supercarburata

- What’s he driving?
– That’s what hurts. It’s one of our V8s. Pursuit Special on methane. Super hot!

diventa:

- Che macchina ha?
– Qui sta la fregatura. Una nostra V8 veloce, supercarburata per inseguimento di emergenza.

Questa delle V8 supercarburate la sentirete spesso durante tutto il film, pur non derivando da nessuna parola in particolare del copione originale. L’hanno aggiunta solo perché fa figo. Potrebbe essere la traduzione molto libera di quel “super hot!“. Per quanto poco ne sappia io, supercarburato non vuol dire assolutamente niente nel campo dei motori. Però fa figo, lo ammetto.

Via dell’Anarchia… all’incrocio con piazza Libertà

Anarchie Road

We’re about half a mile off Anarchie Road. You’ll see him any minute now.

Siamo a un chilometro da Via dell’Anarchia. Dovreste avvistarlo tra poco.

via dell'anarchia

Curioso che abbiano tradotto “Anarchie Road” (pronunciato ovviamente come “Anarchy road”) direttamente come “Via dell’Anarchia” ma non credo che si possa considerare un vero e proprio errore di traduzione!
Sto scherzando… riprendete i monocoli che vi sono caduti. VIA DELL’ANARCHIA??? CANAGLIE!!!
Seguendo la trama ci rendiamo conto che il governo australiano ha perso completamente il controllo dell’area in cui si svolge la storia e solo un gruppo di poliziotti, spericolati e molto “al limite della legge”, cerca di arginare la dilagante piaga delle bande di motociclisti che in quelle zone spadroneggiano. Ha senso, all’interno della trama, che la strada sia stata ribattezzata “Anarchie Road”. Non ha senso sentirla tradotta in italiano, in quanto solitamente i nomi delle strade non si traducono… per principio (a meno che non si tratti di un fantasy).
Fosse stato un “nomignolo” informale avrei capito e avallato questa scelta di adattamento, ma lo vediamo scritto persino su un cartello stradale!

I nomi? Li cambiamo tutti

Teocotter

Do you see me, Toecutter?

Dove sei TEO-COTTER!?

e qualche momento più tardi…

Lo sa TEOCOTTER chi sono io? Io sono il Night Rider!

(originale: The Toecutter… he knows who I am. I am the Nightrider!)

Sentire per credere. “Toecutter” è il soprannome del crudele capo banda di questi motociclisti nomadi, letteralmente significa “tagliatore di dita dei piedi”. Per estensione lo potremmo ribattezzare “tagliapiedi”. In ogni caso è rimasto, in inglese e va bene così… ma almeno pronunciatemelo bene! Chi è Teocotter? L’elicottero di Teo, il teocottero?
Più tardi anche Mad Max dirà “tu e io dovremo fare un discorsetto su Teocotter“. È chiaro che ci dev’essere stato un tentativo di italianizzare un po’ quel nome per renderlo meno ostico alle nostre orecchie italiote (“tò-càrher” non il più immediato dei nomi da comprendere per l’orecchio italiano). Tanto valeva tradurlo con il mio “Tagliapiedi” e farla finita con queste vie di mezzo dove si tiene il soprannome originale ma lo si pronuncia in maniera più chiara, alterandone parte delle lettere. Un vero abominio.

Torniamo un attimo alla scena di prima:

The Nightrider, that is his name. Il Night Rider, questo è il nome dell'eroe della notte.

“The Nightrider, that is his name”.
“Il Night Rider, questo è il nome dell’eroe della notte”.

Il pazzo drogato al volante continua a canzonare i poliziotti via radio urlando:

Nightrider

(non udibile) Night Rider! L’eroe della notte, che passa alla velocità della paura!
Statemi a sentire tutti… Sono io il Night Rider, l’eroe della notte.
Sono una macchina suicida che ha fatto il pieno.
Mi sentite bronzi?
Mi sentite piedipiatti?

In originale

I am the Nightrider, cruising at the speed of fright!
(non udibile)… I am the Nightrider and I ain’t never coming back!
I’m a fuel-injected suicide machine!
Do you hear me, pigs?
Do you hear me, Bronze?

Lo so che state per zompare al collo per quel “Night Rider” lasciato in inglese, ma rileggete bene la frase che avevo elencato prima, diceva “The Toecutter… he knows who I am“, ovvero “il Tagliapiedi” (da me ribattezzato). È chiaro che Nightrider e Toecutter sono soprannomi che si sono dati i membri di questa gang di teppisti come evidenziato anche da un telegiornale che (solo in originale) diceva: “Montazano, who called himself the Nightrider, …“.
[letteralmente, Nightrider significherebbe, "colui che guida la moto nella notte"... il "motociclista della notte"]
Il direttore di doppiaggio evidentemente scelse di lasciare questi soprannomi in lingua originale, una scelta lecita ma un po’ buffa quando poi nello stesso film mi traducono “Anarchie Road” come “Via dell’Anarchia”; posso solo dire che almeno sui soprannomi sono stati coerenti… o quasi, come vedrete dopo. Fossero almeno pronunciati bene però!

Un altro soprannome pronunciato a caso infatti è “Mudguts” (pronuncia originale “madgats”) il quale viene pronunciato (leggete le vocali all’italiana): MUDGUT. “Mudguts” significa panzone, è ironico poiché il personaggio era mingherlino.
Un altro membro della gang, Cundalini, diventa poi Cundilini e persino il cognome di Max, Rockatansky, lo sentiamo pronunciato Rockatesky dal capo della polizia… ma che gli avranno fatto di male quei nomi?
Ma non è finita qui. Si continua con Bubba Zanetti, chiamato Bubba Zanovich in italiano, e “Johnny the Boy” che diventa “Johnny il ragazzo”. Ma come, avete lasciato tutti gli altri soprannomi in inglese ma “the boy” era da tradurre? Posso anche accettarlo, ma attenetevi alle vostre stesse regole!

Il dialetto australiano che comunque non capirete mai…

Un vantaggio della traccia italiana è che quasi tutti i dialoghi, specialmente quelli via radio, sono ben udibili. Cosa che non avviene sulla traccia australiana originale in cui spesso i rumori dei motori, della natura o la musica (insomma qualsiasi cosa) disturbano lo spettatore, non permettendogli di udire bene, o affatto, molti dei dialoghi. Di questo se n’erano lamentati anche gli americani quando nel 2000 scoprirono che la traccia originale, pur essendo migliore dal punto di vista recitativo, aveva questo difettuccio (chiamatelo da niente!).
Ma anche mettendo i sottotitoli potreste avere dei problemi di comprensione davanti a frasi come questa…

aborto e mignotta

Understand this. That scag and his floozy, they’re gonna die!

Ovvero: “sia chiaro: quel drogato e la sua puttana moriranno!” ma reso in maniera più divertente in italiano da:

Sia chiara una cosa. Quell’aborto e quella mignotta devono morire!

In Australia non si bestemmia

Come al solito poi, le frasi un po’ ambigue risultano essere sempre il parto degli adattatori nostrani che si allontanano dal testo originale, rendendo dubbie certe reazioni o certi scambi di battute. In questo caso un poliziotto urla al collega di fargli posto alla guida:

tu spadroneggi sempre

- E allora togliti dalle palle!
– Tu spadroneggi sempre. Io non voglio avere a che fare con te.

Non voglio avere niente a che fare con te“? La frase non aveva molto senso nel contesto. In originale infatti recitava altro:

- For Christ’s sake, shove over!
– You’re blaspheming again. I don’t have to work with a blasphemer.

Ovvero: “Cristo santo, spostati!” / “Stai bestemmiando di nuovo. Non voglio lavorare con un bestemmiatore“.

Errori umani

Come in tutti gli adattamenti, possiamo trovare alterazioni che non sono dovute a scelte del direttore di doppiaggio, bensì a semplici errori nel processo di traduzione/adattamento/doppiaggio… ma qui, a Doppiaggi Italioti, sappiamo che errare è umano e perdoniamo le seguenti pecche:

1) L’uomo del ministero degli interni in giacca e cravatta (e soprabito da samurai) parla di Max con il capitano di polizia:

l'uomo del ministero (vestito da samurai)

Originale:
Your top pursuit man wants to quit the road
and we have to seduce him with candy?
People don’t believe in heroes anymore.

Doppiato:
Tu sei il più bravo di tutti ma vuoi andartene
e me tocca sedurre quel moccioso con roba del genere.
La gente agli eroi non ci crede più ormai.

L’errore è probabilmente a monte, una svista. L’uomo del ministero avrebbe dovuto dire (riferendosi a Max e non al capo della polizia): “È il più bravo di tutti ma vuole andarsene e a noi tocca sedurlo con roba del genere?

2) Un altro errore è:

borgata gerusalemme

We have incident at Wee Jerusalem.

Segnalazione di rissa a via Gerusalemme.

Purtroppo qui non si parla di una “via” bensì di un minuscolo centro urbano chiamato “Piccola Gerusalemme” che, essendo un nome di città, poteva anche rimanere “Wee Jerusalem” (“wee” è sinonimo di “little”, piccolo). Strano perché in una frase successiva la stessa voce alla radio parla di “borgata Gerusalemme”. Sebbene questa traduzione (borgata) lasci un po’ il tempo che trova, dà comunque l’idea che fosse stato capito il senso della battuta originale. Ma perché allora prima si parlava di “via” Gerusalemme?

Fa niente, capita a tutti di fare errori. Io vi perdono…

I-Pardon-You

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Considerazioni finali

cotognata e miele

Cotognata e miele” era davvero nella versione doppiata, al posto di “peanut butter and honey” (ovvero burro d’arachidi e miele). Adesso mi è venuta voglia di cotognata.

In generale il film denota un livello di adattamento italiano di alta qualità tipico dell’epoca, dove anche gli attori secondari sono bravi attori, dove le voci sono ben associate ai volti (Carlo Marini non è male su un Mel Gibson agli esordi) e dove i testi non erano pedissequamente tradotti! Al contrario, venivano reinterpretati dove necessario (ciò che poi si chiama “a-dat-ta-mén-to”).
Per farvi un esempio la battuta:

You’d better send a meat truck. Charlie’s been hurt bad

ovvero: “è meglio che mandiate il furgone della carne“, diventa in italiano…

mandate un’ambulanza subito, Charlie è stato ferito gravemente

…dimostrando che gli adattattori, all’epoca, avevano inteso il significato della battuta e, invece di tradurre alla lettera quel “furgone della carne“, hanno giustamente usato la parola “ambulanza“. Non mi sorprenderebbe se oggi giorno una battuta simile possa essere tradotta come “camion della carne“, con il supervisor che ordina “lasciate tutto alla lettera! TUTTO!” e con i traduttori che pensano “boh, dice così, lasciamolo così“.
Curiosità: la battuta del furgone della carne origina dall’esperienza maturata dal regista nei suoi anni da studente di medicina, quando vedeva molte vittime di incidenti stradali arrivare senza molta speranza all’ospedale, diciamo che arrivavano perlopiù a pezzi.

Un’altra battuta ben resa è l’ironica “odio le armi”:

"I hate guns". "ahh! Aborro i fucili".

“I hate guns!”.
“Ahh! Aborro i fucili!”.

Vale la pena dunque vederselo in lingua originale? Secondo me… no!
OK, via dell’Anarchia è abbastanza fastidioso ma lo slang australiano è piuttosto oscuro anche ai madrelingua di altre parti del globo, inoltre molti dei dialoghi si perdono, affogati dalla musica o dagli effetti sonori. Ad esempio, gran parte delle scene con il “Nightrider” in lingua originale sono quasi incomprensibili per questo stesso motivo; al contrario in italiano sono sempre chiare e piuttosto memorabili.
Quindi, a meno che non stiate preparando una tesi sulla cinematografia australiana, non vedo perché complicarsi la vita ascoltandosi un film che solo sulla carta è in inglese, ma di cui non capirete molto. Se poi, per motivi tutti vostri, sapete già che in australiano “barbie” non è una bambola della Mattel, bensì è il “barbecue”, e sapete anche cosa significhino “scags” e “floozies”… allora questo film, in lingua originale, potrebbe fare per voi.

E dunque non venitemi a dire “ma Evit, non hai ancora imparato che in originale è sempre meglio!?“.

Bimbo

Infine, come accennavo prima, la scelta dei doppiatori è stata, come è da aspettarsi, adeguata all’aspetto dei personaggi. In particolare Toecutter, in “australiano”, non ha una voce particolarmente minacciosa, nonostante l’aspetto da violento selvaggio e il corpo da vespasiano. Anzi, in originale suona più come una checca isterica.
L’unica cosa che forse rimane un peccato è che non siano stati tradotti i soprannomi dei motociclisti nomadi, avessi avuto io la scelta avrei tradotto quelli in italiano, mentre avrei lasciato in inglese le varie “roads” e i nomi delle città.

 

Nome pronunciato in italiano

(con vocali da leggere all’italiana)

Adattamento dei soprannomi proposto da Evit
Max Rockatansky Rockatesky
“Toecutter” “Teocotter” Tagliapiedi
Montazano “Nightrider” uguale “Eroe della notte” andrebbe anche bene
Bubba Zanetti Bubba Zanovich
Johnny “the Boy” Johnny “il ragazzo”
Mudguts “Mudgut”  “Panzone” o anche direttamente “Smilzo”
Cundalini Cundilini

 

nomi alterati

 

Vignette inedite #2

Secondo appuntamento con le vignette inutilizzate. Sono vignette realizzate per alcune mie recensioni ma che alla fine decisi di non utilizzare, di solito perché non le reputo abbastanza attinenti (o divertenti), ma dato che sono già pronte è un peccato lasciarle così, ad occupare kilobyte di hard disk inutilmente… e dunque le condivido con voi.

Non perdetevi anche il precedente “Vignette inedite #1“.

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Dalla recensione sull’adattamento italiano di RoboCop furono escluse le seguenti due:

scatta la viulenza

La recensione di Captain America – The Winter Soldier ha visto l’esclusione di questa vignetta:

Captain-America-2

Altre vignette mancate nei successivi articoli su Captain America 2 sono state:

captain-america-winter-soldier-nick-fury

Captain America is magic

Nella recensione intitolata Oblivion – L’oblio dell’italiano mi lamentavo di alcuni problemi dell’adattamento del film, dove lo spettatore era costretto a sentire (in italiano) termini come “flight recorder“, “beacon” e altre belle fetenzìe. Una vignetta poi non pubblicata (per scarsa attinenza all’argomento) fu questa:

Nota: il personaggio della Rusakova era effettivamente russo.

Nella recensione intitolata “Hai mai sentito parlare di Evil Keneweil?” compare una foto con il maggiordomo Nick Nack, del film “L’Uomo dalla pistola d’oro“, il quale nella vignetta esclamava “a’ burino, se chiama Ivo Carneval” ma la prima versione della stessa presentava una diversa battuta…

…che pone comunque l’attenzione sul problema della pronuncia di un nome, quello del motociclista stunt-man Evel Knievel, spesso storpiato oppure sostituito completamente con altro nome, come ho evidenziato nella recensione su Benvenuti a Zombieland.
Sarà la posa di quell’attore, un po’ alla Mario Brega, che ho trovato irresistibile per fargli dire una qualche volgarità da burino.

RoboCop 3 (1993) – La legge di Murphy

Ebbene, siamo arrivati al terzo articolo sull’adattamento italiano della serie di RoboCop. Sappiamo tutti cosa succede nei terzi capitoli delle saghe famose: o finisci nel Far West, o rasato a zero su un pianeta-prigione, oppure gli orsetti del cuore ti aiutano a sconfiggere il malvagio impero galattico… in questo film voli con un jet pack per difendere una dozzina di cittadini da alcuni punk, l’unica cosa di questo film che poi credo sia rimasta impressa a tutti.

La Legge di Murphy applicata alla cinematografia:

Se un terzo seguito potrebbe fare schifo, sicuramente farà schifo.

Peter Weller

vi cago in testa gente

Il terzo infausto episodio di RoboCop non è poi così male come dicono tutti in realtà. Ha molti problemi come film a sé (c’è una bambina hacker di 8 anni; il capo della OCP è adesso un buffone vittima delle circostanze; c’è una bambina hacker di 8 anni; RoboCop non uccide più nessuno, anzi nessuno uccide più nessuno, quasi, e infine c’è una bambina hacker di 8 anni! Lo avevo già detto?) e sembra più l’episodio pilota di una serie tv o un film girato per la televisione (infatti dubito che in Italia sia uscito al cinema) ma tutto ciò mi tocca poco (se non consideriamo la bambina hacker di 8 anni). Il problema maggiore lo trovo invece nella sua versione italiana che è del tutto incurante dei precedenti adattamenti!

Robocop 3 Kids Are Awful

Se i precedenti film mi avevano sorpreso e divertito in italiano con l’adattamento di Pino Locchi, dove erano state migliorate persino alcune scene (vedi precedenti articoli su Robocop 1 e Robocop 2), il doppiaggio di questo terzo film (a cura di Manlio De Angelis, sempre per la C.D.C.) fa incazzare già dal minuto uno quando sentiamo parlare di una ditta chiamata fantozzianamente La Superprodotti, nonostante sia palesemente accompagnata dal simbolo, ormai familiare, della OCP.
Al quindicesimo minuto avevo già abbozzato quasi tutto l’articolo sulle note del mio cellulare.

Sarò il più possibile telegrafico perché questo film non merita approfondimenti eccessivi. Ecco una lista di cose OK e di cose “non OK”.

Le note positive

Iniziamo elencando ciò che è “OK” in questo film.

  • Nonostante la sostituzione dell’attore principale, la voce italiana rimane la stessa (Alessandro Rossi), facilitando lo spettatore ad abituarsi al nuovo aspetto di RoboCop, non proprio uguale ai precedenti film.new robocop
    Questo è decisamente un vantaggio dell’avere i film doppiati. Il nostro RoboCop suona più familiare a noi di quanto potrà mai suonare alle orecchie degli americani. Difatti il problema della voce è nella lista degli 8 errori di RoboCop 3 da non ripetere in futuro (la numero 5 è appunto “get the voice right!“, ovvero “dategli la voce giusta!“).

 

  •  L’ED-209 riprogrammato che dice:mangiate piombo scemi
    Eat lead, suckers!
    Mangiate un po’ di piombo, scemi!
    .
    Potrebbe trattarsi forse un simpatico omaggio al doppiaggio del primo RoboCop dove “creep” era tradotto in “scemo“? Ahimè no, è una semplice coincidenza, come dimostrato da una successiva battuta dove “creep” viene appunto tradotto in “verme”. Comunque il robot che chiama le sue vittime scemi ha lo stesso valore comico di “suckers“.
    “Scemo” non lo si usa più a sufficienza nei dialoghi doppiati perché non esiste una corrispondenza diretta in inglese e dato che la maggior parte dei doppiaggi moderni sono fatti su traslitterazioni alla lettera, difficilmente lo ritroverete.
  • Un lessico non comune in molte parti d’Italia, ma correttissimo, fa la sua comparsa quando il generale dice:

    Find a manhole!
    Trovate un chiusino!
    .
    Nel 2014, considerando la qualità media delle traduzioni recenti, questa è da applauso e lacrime agli occhi. Il chiusino mi ha commosso.

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Non “OK”

  • La OCP viene chiamata Superprodotti Corporation (o “la Superprodotti” in breve) durante tutta la durata del film, peccato che il simbolo stranoto della OCP compaia stampigliato, tipo, …OVUNQUE!!!
    ocp1
    ocp3
    ocp6
    ocp2
    ocp5
    OCP
    Per non parlare poi del gigantesco logo aziendale su parete dove, sotto alla sigla, appare anche il nome scritto per intero (Omni Consumer Products) in caratteri tridimensionali.ocp4
    Bravi. Buona idea quella di cambiare il nome della società. Nessuno ci farà mai caso.
  • Dopo che la polizia ha investito la macchina di un fighetto e Lewis chiede se sta bene, il tizio si lamenta per la distruzione della sua auto sportiva “d’epoca”:
    incidente 1
    In inglese:
    OK? What are you, a comedian? I traded in a brand new SUX for this classic. Now look at it! It’s garbage.
    In italiano:
    Bene? Che cos’è una battuta? Che cazzo di domande, l’avevo appena comprata e adesso guardala! È un rottame.
    .
    Insomma, addio riferimenti alla celebre SUX.
  • RoboCop si lancia nella sua battuta preferita:robocop punks
    Nice try, creeps.
    Bel tentativo, vermi.
    .
    Come era avvenuto in RoboCop 2, si perdono i riferimenti al primo film dove l’adattamento aveva alterato comicamente creep in scemo. La battuta originale che ricorre in tutti e tre i film, ovvero chiamare i criminali “creeps“, in italiano è ricorrente solo negli ultimi due film (dove viene tradotta con “vermi”).

 

  • Nello scambio di battute tra il sergente del distretto di polizia e l’avvocato di un nero vestito da donna con in mano un lecca lecca gigante:
    pastore tedesco 1

    In inglese:
    Avvocato:  This is entrapment! My client was visiting close friends in that motel.
    Sergente: Hey, buddy. Your client’s friends were a non-union video crew and a German shepherd. Avvocato: That’s prejudicial.

    In italiano:
    Avvocato: Questa è prevaricazione. Il mio cliente era andato a trovare degli amici in quel motel.
    Sergente: Ehi avvocato, gli amici del tuo caro cliente erano delle comparse non iscritte al sindacato e un predicatore tedesco.
    Avvocato: Questo è razzismo.

    pastore tedesco 2
    Ma avevano capito cosa volesse dire la frase originale o è stata volutamente alterata per poter vendere il film anche ai “giovini”? Il sergente del distretto diceva con ironia che gli amici del cliente erano cameraman non in regola (“non iscritti al sindacato” indica che non erano professionisti o che comunque operavano in nero e in maniera losca) e un pastore tedesco (un cane, non un predicatore!). Vi lascio immaginare da soli cosa stessero filmando questi loschi cameraman in una stanza di motel con un cane ed un travestito.

 

  • Quando il sergente risponde al telefono dice “centrale West” (originale “Metro West“) ma si sono dimenticati che nel primo film Murphy si presenta alla centrale di polizia dicendo “Murphy, trasferito qui dal Metro Sud“, non aveva certo detto “Metro South” (pronunciato “sauth”). Adesso invece si mantengono i termini in inglese? La battuta originale è ancora più memorabile in quanto si tratta della prima frase pronunciata dal protagonista.Metro West
    A dirla tutta, mi sembra che il sergente in questa scena neanche dica “centrale West” in realtà, bensì “Centrale Wester“, qualunque cosa questo possa significare. Che l’abbiano scambiata per (o alterata in) un nome di persona?
    Per il rispetto della continuità con i precedenti adattamenti avrebbe dovuto dire “Metro Ovest” o al massimo “centrale Ovest” (intendendo “centrale Metro Ovest”).
    __
  •  Manca di continuità anche la traduzione del nome della divisione “Security concepts” della OCP
    security concepts
    …che nel primo film era tradotta come “comitati di sicurezza” ma nel terzo assume il nome di “progetto sicurezza” e poi, sempre nello stesso film, di “reparto sicurezza“.
    Va bene anche “reparto”… ma perché mai “progetto“? Non era un progetto, ma un reparto della società.
    _
  • Dopo il fallito tentativo di appropriarsi di un’area cittadina per farne una mostruosa speculazione edilizia chiamata “Delta City”, il presidente in carica della OCP (scusate, della Superprodotti) tenta di scusarsi con i finanziatori giapponesi e propone una nuova destinazione d’uso per quel quartiere degradato:
    luna parkIn inglese:
    Let’s gentrify this neighborhood! Build strip malls, fast-food chains. Lots of popular entertainment! What do you think?
    In italiano:
    Trasformiamolo in un luogo di divertimenti. Zucchero filato, catene di fast food. Palloncini per bambini! Che ne pensa?
    .
    In italiano sembra che voglia costruirci un luna park (esasperando ancor di più la sua immagine di buffone del film, qualcuno avrà forse riconosciuto nell’attore lo Zed di “Men in Black”), invece la proposta reale era quella di riqualificare il quartiere degradato, riportando in esso servizi e attività commerciali che avrebbero attratto un nuovo (e più benestante) vicinato. Questa è la cosiddetta “gentrification” (tradotto spesso come “imborghesimento”), termine che qualche anno fa si era conquistato la fama grazie ad una pessima figura della Canalis a San Remo.
  • Infine manca la lettura ad alta voce di tutto ciò che appare su schermo.
    directives
    Chi nel 1993 non sapeva l’inglese si sarà perso informazioni relativamente importanti che apparivano sul monitor di RoboCop, incluse le famose tre direttive. Una mancanza abbastanza importante nella scena in cui RoboCop decide di difendere i cittadini dall’abuso della OCP dopo averli guardati in faccia con le tre direttive che gli apparivano in sovraimpressione tipo reclame della Eminflex.
    Va bene, va beeeeene! “Protect the innocent” lo avranno capito tutti, ma “uphold the law” e “serve the public trustno!

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Insomma che pastrocchio che hanno combinato con questo adattamento. Forse l’unica cosa veramente fastidiosa è quella del cambio di nome della OCP in Superprodotti, motivato da qualcosa che sicuramente mi sfugge, ma qualunque fosse l’idea dietro questo cambiamento, si è rivelata una pessima scelta. Per la miseria, RoboCop ha “OCP” stampato persino sull’elmetto!
Il resto delle alterazioni sono soltanto da imputare alla svogliatezza; chi ha mai voglia di andare a ripescare i precedenti film per rinfrescarsi la memoria su come avevano tradotto “creep” e “security concepts“, su cosa fosse la SUX o su come fosse stato tradotto “Metro West” in passato?

Curiosità poco curiose sul doppiaggio dei vari RoboCop

robocop3a

Lo slogan del film che compare sulla locandina sotto al titolo RoboCop 3 è: “È TORNATO PER RISTABILIRE LA LEGGE”. Al contrario di quanto è successo di recente con il primo RoboCop, questa frase non è stata scambiata come il sottotitolo del film.

La voce di Michele Gammino, genericamente elencata su Antonio Genna tra “altre voci”, è la prima che sentiamo nel film; Gammino doppia infatti il narratore della pubblicità di Delta City. In RoboCop 1 e RoboCop 2 aveva doppiato, rispettivamente, il negoziante che viene rapinato e l’avvocato della OCP.

Uno dei pochi personaggi che ritornano in tutti e tre i film è l’attore di colore che interpreta il vice-presidente Johnson. In ciascun film però è stato doppiato da un doppiatore diverso: Giorgio Lopez nel primo film, Cesare Barbetti nel secondo e Lucio Saccone nel terzo.

Anche il Sergente Reed della stazione di polizia ha avuto tre voci diverse: Sergio Rossi nel primo film, Fabrizio Pucci nel secondo e Sandro Sardone nel terzo.

Gli unici personaggi che hanno doppiatori fissi sono stati RoboCop (Alessandro Rossi), la sua collega Lewis (Anna Rita Pasanisi) e “il Vecchio” (Giorgio Piazza) il quale, però, non compare nel terzo film.

Grazie a RoboCop, Alessandro Rossi è diventato la voce robotica italiana per eccellenza andando successivamente a doppiare: Schwarzenegger sia in Terminator 2 che in Terminator 3 (non il primo che invece era di Glauco Onorato), Optimus Prime nella serie cinematografica dei Transformers, Dolph Lundgren in Universal Soldiers – I nuovi eroi e in Johnny Mnemonic, Ving Rhames ne’ Il mondo dei replicanti, il robot di Lost in Space, il robot “Pero” nel film d’animazione Metropolis… ne ho dimenticato qualcuno?

un dollaro

Anche in questo film torna lo sketch “me lo compro io per un dollaro” di cui avevo parlato approfonditamente. Nel secondo film questo personaggio non era ricomparso, forse per via di una scena poi tagliata sul finale del primo RoboCop dove, al telegiornale, rivelano che il famoso comico ha subito una condanna per immoralità dopo essere stato pizzicato a richiedere favori sessuali in cambio di apparizioni televisive nel suo show “It’s not my problem“. Si presume dunque che durante gli eventi del secondo film, egli fosse ancora agli arresti e che fosse tornato in libertà soltanto successivamente, in tempo per apparire all’inizio del terzo film. Lo vediamo per un brevissimo momento alla televisione mentre in casa avviene una violenta incursione della polizia per sfrattare dei poveracci; la pronuncia del suo tormentone “lo compro io per un dollaro“, con una vena quasi perfida (sia in italiano che in inglese), sta quasi a sottolineare, con amara ironia, l’ingiustizia dell’incursione.

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E adesso abbiamo terminato con il vecchio RoboCop. Sono libero!

TO BE CONTINUED???

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