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[Italian credits] Laguna blu (1980)

Il Ferragosto 2017 è alle porte e servono dei titoli italiani particolarmente estivi: cosa c’è di meglio se non quelli di Laguna blu (The Blue Lagoon, 1980) di Randal Kleiser? Devo ringraziare il lettore Panza per avermi segnalato i passaggi in italiano del film su TV8.

Tratto dal romanzo La laguna azzurra (The Blue Lagoon, 1908; Sonzogno 1937) dello scrittore irlandese Henry De Vere Stacpoole, specializzato in ambientazioni esotiche e lontane, il film della Columbia Pictures esordisce a New York il 20 giugno 1980.
Arriva nelle sale italiane il 22 gennaio 1981 come anteprima, con il lancio vero e proprio dal 29 gennaio successivo. Arriva in VHS RCA/Columbia 1984, ristampato poi nella collana economica “Winners”. Dal 17 settembre 2002 è disponibile in DVD Universal e dal 2 luglio 2010 anche in Blu-ray.

Come già per molti casi mostrati in questa rubrica, il passaggio televisivo – in questo caso su TV8 il 22 luglio 2017 – presenta un’edizione video splendidamente rimasterizzata con titoli italiani che sembrano riscritti ex novo: dubito che questa edizione si possa trovare in home video, ma nel caso fatemi sapere.

Una curiosità.
Il film lancia il format “storia esotica e pruriginosa con ragazzina bellona discintamente vestita”: questo del 1980 lancia la 15enne Brooke Shields – che però si era già mostrata al mondo con Pretty Baby (1978) – mentre il sequel già dimenticato, Ritorno alla laguna blu (1991), lancia la 16enne Milla Jovovich.
Prima dei moralistici e bacchettoni anni Duemila, con l’evitabilissimo Laguna blu: Il risveglio (2012) dove i giovani attori sono ultra-ventenni e girano col cappotto di lana – il codice etico di questi anni batte di gran lunga quello degli anni Quaranta! – c’era stato il molto più disinibito Tanya’s Island (uscito in Canada sei mesi dopo Laguna Blu) che lanciava la 21enne Vanity, ballerina di Prince e morta il mese prima di lui, ma soprattutto Paradise (1982), che faceva esordire la 19enne Phoebe Cates: per l’occasione l’attrice sfoggiava anche le sue doti canori incidendo come colonna sonora uno dei tormentone di culto degli anni Ottanta.

Titoli di testa

L.

P.S.
Se simili resoconti vi interessano continuate a seguirci ogni due venerdì qui su Doppiaggi Italioti e vi invito a venire a trovarmi anche sul mio blog Il Zinefilo: viaggi nel cinema di serie Z.

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[Italian credits] Cleopatra (1963)

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova»: gli italiani (anche quelli che scrivono per l’estero) sono curiosamente convinti che questa frase l’abbia detta Agatha Christie, malgrado non esista alcuna fonte che lo provi. Preferisco crederla una di quelle frasi che entrano così in profondità nell’immaginario collettivo che vengono falsamente attribuite a personaggi famosi. (Tipo la la vendetta che va servita fredda o la Morte a Samarcanda…)

Sfida all’O.K. Corral (1957) era un indizio, Il massacro di Forte Apache (1948) era una coincidenza… ma Cleopatra (id., 1963) è il terzo indizio che costituisce la prova. La prova che in TV possono passare grandi classici interamente rimasterizzati ma con titolazione italiana, probabilmente inserita ex novo.

Il 2 luglio 2017 il canale La7 ha trasmesso il celebre capolavoro di Joseph L. Mankiewicz con splendida titolazione italiana, malgrado il logo della Fox sia originale (presents): è una rimasterizzazione della pellicola italiana dell’epoca o i titoli sono stati inseriti ex novo da qualche solerte operatore televisivo? E questa versione italiana è presente nel DVD doppio strato che la Fox ha rilasciato il 2 luglio 2010, nel Blu-ray del 50° anniversario rilasciato il 15 febbraio 2012 o nel Blu-ray doppio disco con booklet del 7 giugno 2013?
Purtroppo non so rispondere: se qualcuno avesse una di queste edizioni, spero vorrà condividere il suo sapere…

Presentato in anteprima newyorkese il 12 giugno 1963 ed arrivato nelle sale italiane il 26 novembre successivo (checché ne dica IMDb!), il film appare nei cataloghi VHS della Domovideo (senza data), Fox Video (“Silver & Gold” 1990), San Paolo Audiovisivi (data?) e Fabbri Video (1993).

Titoli di testa

Titoli di coda

Purtroppo per motivi misteriosi la mia pen-drive ha registrato “solamente” 3 ore di film – che di suo ne dure circa quindici, più la pubblicità a secchiate di La7! – quindi non è riuscita ad arrivare ai titoli di coda: reputo comunque molto difficile siano apparsi i nomi dei doppiatori o qualcosa di diverso dalla semplice scritta “Fine”…

L.

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Maratona STAR WARS COME LUCAS COMANDA

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Abbiamo la sua benedizione

Della saga ri-titolata “Star Wars” e del suo adattamento italiano ho parlato sin dagli inizi del blog, però in maniera frammentata ed erratica. Ho sempre pensato che sulle scelte di adattamento della vecchia saga non ci fosse molto da aggiungere oltre le parole di un tale Frati di un tale articolo su un tale sito web, considerazioni che condivido pienamente e che ho già sottoscritto più volte (il link ritrovatevelo da soli); dei tre prequel poi non ho mai neanche parlato perché non ho mai avuto voglia di rivederli, molto semplice. Invece al settimo episodio della saga ho dedicato un articolo completo (come faccio ormai da anni), idem per Rogue One, articoli che ovviamente mi sono costati l’accusa di ‘nostalgia’ (“critichi questo e non quelli vecchi perché sei vecchio” o giù di lì) ma se non ho mai affrontato in dettaglio l’adattamento dei tre capitoli originali è solo perché ho adottato lo stile dell’approfondimento da appena 3 anni, dei quasi 6 anni di vita del blog(!) ed avendo parlato di Guerre Stellari per sei anni in maniera sporadica perdonerete se non mi sono mai sentito in dovere di riassumere tutto. Ora però di acqua sotto i ponti ne è passata a sufficienza.

Chi mi segue da tempo sa della mia passione per la preservazione storica dei film nella loro versione cinematografica italiana, attività che cominciò con la partecipazione della nostra squadra di Doppiaggi Italioti al progetto Star Wars Despecialized Edition di un tale Harmy. Ormai do per scontato che sappiate tutti chi sia costui dato che, grazie all’uscita di Episodio VII, alla rinnovata popolarità di questa saga e “grazie” anche alla pirateria, ora il suo nome e la sua opera sono note anche in Italia.

star wars lucas cushing

In pieno spirito autolesionista ho deciso di affrontare la visione dell’intera saga di Star Wars con il mio compagno di visioni, Petar, che avrete visto nei video pubblicati sul canale YouTube di Doppiaggi Italioti. Sarà anche un’occasione per riscoprirne adattamento e dialoghi.
La questione più importante prima di affrontare una simile maratona è: quale versione vedere? Penso di aver già dato tanto spazio alle versioni originali che in ogni caso non sono disponibili in via ufficiale in formati moderni di alta definizione. Così ho deciso di affidarmi alla volontà di George Lucas, colui che ha diretto e supervisionato ciascuna revisione dei film, ogni volta alterandoli all’insegna dello slogan “I MIEI FILM COME LI HO SEMPRE IMMAGINATI!”, spacciandoci l’idea che egli abbia avuto una chiara visione di come sarebbero dovuti essere già dai primi ciak nel 1976. Che Fener urlasse “noooooo!” mentre getta l’imperatore già per la tromba delle scale come Villaggio faceva con la suora egli lo aveva già pensato a metà anni ’70, prevedendo che avrebbe poi riusato una clip audio dal finale di un futuro Episodio III, un “master plan” che nemmeno l’assassino della serie Saw si è mai sognato, solo che limiti tecnici, di budget o chissà cos’altro, gli impedirono di far registrare quella clip all’epoca. Per ragioni simili, durante le riprese nel deserto tunisino non c’era verso di trovare altri massi per nascondere meglio C1P8 e rendere così più credibile la sua mimetizzazione ma per fortuna la tecnologia moderna può riportare il film alle intenzioni originali!
Voi starete pensando ai grandi cambiamenti come il fantasma di Anakin sul finale del Ritorno dello Jedi ma non dimentichiamoci che anche i piccoli dettagli fanno parte della visione di Lucas, come ribadito nelle più recenti interviste, nei documentari e nelle comunicazioni ufficiali della Lucasfilm. Non dimentichiamoci ad esempio che quando i caccia Ala-X discendono sulla Morte Nera nel film del 1977 è sempre stato nelle intenzioni di Lucas coprire la colonna sonora di Williams con il rombo dei motori, ma nel 1977 la tecnologia di missaggio audio non gli consentiva un tale livello di espressione artistica. Solo con il DVD del 2004 finalmente riuscimmo a godere del sonoro così come è stato sempre immaginato, dove la colonna sonora SCOMPARE! Un genio! (missaggio poi ritornato alla normalità con il Blu-Ray nonostante la santa voce dell’ufficio stampa della Lucasfilm aveva già assicurato i lamenteosi miscredenti che quella di coprire il rombo dei motori nel missaggio audio del DVD era stata una scelta intenzionale.)

Dio Lucas, come capita in tutte le religioni, ci mette alla prova e noi non dobbiamo mai dubitare della sua parola, anche ora che è stato sostituito dalla dea Disney, che comunque rimane un falso idolo. Doppiomento non mente. L’importante è crederci. Potremmo mai dubitare del genio che ha messo gli alieni in Indiana Jones?

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Le intenzioni originali

Come ateo posso solo dire che le dichiarazioni di Lucas si sono ovviamente sempre scontrate con la realtà delle continue modifiche (anche sostanziali) e delle tante aggiunte che sono ad un passo dal superare le revisioni della Bibbia o dei vangeli messi insieme. Così ho deciso di calzare i panni del fedele ed abbracciare la Vera fede affidandomi ciecamente alle parole del nostro unico Dio con la barba e il doppio mento, colui che attraverso gli infallibili messaggeri dell’ufficio stampa della Lucasfilm ci ha sempre predicato di come l’ultima versione disponibile nei negozi – e solo per oggi in sconto a 19,99 – sia il Verbo! I suoi film esattamente come li aveva immaginati già nel 1971. Molti decenni prima della (s)vendita alla Disney.

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Accettatelo!

Parte così una maratona qui su Doppiaggi Italioti che chiamerò “Star Wars come Lucas comanda“, o “Star Wars secondo Lucas” se preferite, che comprenderà sia uno dei nostri commenti al film per la serie pubblicata su YouTube “i videocommentatori”, sia un articolo del blog che ne analizza l’adattamento così come faccio da qualche anno a questa parte. Non so dirvi l’ordine in cui usciranno queste pubblicazioni, né garantisco una qualche regolarità (saranno sicuramente inframezzati anche ad altri articoli) ma intanto eccovi il nostro commento di svago cinematografico.

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[Italian credits] Il massacro di Fort Apache (1948)

Torna Norman, l’attento lettore del blog che già ha contribuito a questa rubrica con i titoli italiani di Sole ingannatore (1994): questa volta ci regala i titoli italiani di un grande classico, Il massacro di Fort Apache (Fort Apache, 1948) del maestro John Ford.

Presentato in patria il 27 marzo 1948, la RKO porta velocemente il film in Italia, dove esce in sala il 12 ottobre successivo. Gira per anni in sala e viene più volte ripresentato, finché il 2 aprile 1979 inizia la sua carriera televisiva, nel canale privato Videogruppo.
La sua vita in home video è stata molto vispa, dato che risulta nei cataloghi di: Skema, Videogram, Swan Video, Linea-Film, AB Video, Videobox, Panarecord, Ricordi Video, Fonit Cetra, Fox Video e Domovideo. Recenti edizioni DVD sono quella restaurata del 2012 e la Dynit RKO del 2014, disponibile anche in Blu-ray.

Quelli che Norman ci regala sono splendidi titoli presentati dalla RAI. Non è chiaro se sono presi dall’edizione Dynit RKO, ma è sempre più frequente trovare trasmessi in TV dei film chiaramente rimasterizzati – cioè non provenienti da vecchia pellicola italiana d’epoca ma da recenti versioni digitali originali – con però dei titoli italiani: per caso le TV a sorpresa stanno scrivendo a mano i titoli?
Ricordo infatti l’alta qualità di film come Sfida all’OK Corral (1957) e Cleopatra (che presenterò quanto prima), entrambi trasmessi da La7: continua la caccia agli “italian credits” che le televisioni nostrane stanno presentando.

Titoli di testa

Titoli di coda

L.

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[Italian credits] A noi piace Flint (1967)

Nuova sorpresa dalla Fox Video, nota per non inserire mai localizzazioni italiane nelle VHS dei suoi film: dopo Il pianeta delle scimmie, ho trovato un altro film con splendide scritte italiane, con grafica d’altri tempi. Si tratta di A noi piace Flint (In Like Flint, 1967) di Gordon Douglas, seconda (e per fortuna ultima) avventura dell'”antispione” di James Coburn.

Essendo io totalmente immune dal fascino di James Bond, mi ritrovo nell’impossibilità di giudicare questo film: mi sembra spaventosamente datato e ridicolo proprio come il Bond di Sean Connery che gli è coevo, solo che quest’ultimo è sopravvissuto ai propri simili.
Eroi come il Derek Flint di Coburn o il Matt Helm di Dean Martin appartengono tutti alla stessa decade cinematografica, quegli anni Sessanta in cui il femminismo veniva usato per giustificare donnine dai costumi disinibiti, in cui si prendeva in giro la spy story e in cui si faceva sfoggio di arti marziali a casaccio. Coburn era un noto allievo di Bruce Lee, ma temo che neanche il Maestro sia riuscito ad insegnargli nulla, viste le tecniche imbarazzanti e buffonesche in cui l’attore si lancia, voglio sperare con intento parodistico.

Flint parla coi delfini, abbatte le porte con le lucette, sa ballare al Bolshoi e fa tutte quelle buffonate che gli valgono il titolo di “Austin Powers ante litteram“: non c’è un solo fotogramma serio in questo film, sebbene sia tutto identico ad un qualsiasi James Bond dell’epoca…

Sex symbol dal pantalone ascellare!

Arrivato nei cinema italiani il 13 aprile 1967, l’unica VHS di cui ho trovato prove certe risale alla “James Coburn Collection” del 1993! Forse non sono il solo ad aver trovato particolarmente ridicolo questo film…
In DVD invece il film è presentato dalla Koch Media dal 2010 e dalla collana “Cineclub Mistery” (Golem Video) dal 22 aprile 2015.

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L.

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[Italian credits] Verdi dimore (1959)

Prima di Tarzan, prima dell’esplosione della moda dell'”uomo bianco che vive nella jungla”, a vivere in simbiosi con la natura era una donna: The Bird Girl. Inutile negarlo, “La ragazza uccello” non è proprio la definizione più felice che si possa pensare e può dare adito a varie battutine, meglio chiamarla come poi è stato ribattezzato l’intero genere: Jungle Girl.

La Hepburn nel ruolo della Jungle Girl

Sul Zinefilo sto dedicando un lungo speciale a questo tema: dopo il lungo viaggio nei monkey movies (con i sottogeri Pianeti delle Scimmie e King Kong e i suoi fratelli) era scontato passare a Tarzan, e allora perché non ampliare il discorso alla Jungle Girl? Ovviamente sto andando a scovare i titoli più assurdi e impensabili, perché ogni titolo famoso copia da un precedente ignoto: il celebre finale di King Kong (1933), per esempio, si limita a ripetere la stessa scena del Dottor Miracolo (1932), che a sua volta la prende da La figlia della jungla (1925).
Insomma, dietro a tutto… c’è sempre una donna.

Il naturalista ed ornitologo William Henry Hudson, americano ma nato e cresciuto nei pressi di Buenos Aires, ha scritto molto ma ha visto diventare celebre solo un suo libro: Verdi dimore (Green Mansions. A Romance of the Tropical Forest, 1904; Bompiani 1945).
Nel dopoguerra la MGM passa anni ad organizzare un film tratto dal romanzo e sceglie anche la protagonista: l’italianissima Pier Angeli (pseudonimo della cagliaritana Anna Maria Pierangeli). Poi tutto si ferma e la nostra connazionale rimane fregata: quando il progetto riparte la protagonista è Audrey Hepburn e il regista è suo marito, l’attore Mel Ferrer.
Il film Verdi dimore (Green Mansions, 1959) è un disastro così titanico che Ferrer viene accompagnato alla porta e gli viene data l’esclusiva: è escluso che farà ancora il regista! (Grazie Francesco Salvi per la battuta…)

Arrivato nelle sale italiane il 16 settembre 1959, il 19 dicembre 1981 inizia sulla RAI la sua non lunga vita televisiva. Ignoto all’home video, nel 2014 due case simili se lo contendono e lo fanno uscire in DVD: A&R Productions il 29 agosto, Golem Video il 24 settembre.

Per saperne di più sul film vi rimando al mio post sul Zinefilo, mentre dal sito di Antonio Genna scopro che questo è l’unico film in cui la Hepburn è doppiata da Fiorella Betti. Anthony Perkins invece è doppiato dal consueto Gianfranco Bellini.

Titoli di testa

L.

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[Italian credits] La mummia (1999)

Sta per arrivare in Italia il nuovo film di Tom Cruise, The Mummy, e quindi è il momento di scatenare un raffica di post a blog unificati: è il momento di parlare di mummie nell’immaginario collettivo! (Siete tutti invitati.)

Questa settimana è il turno dei titoli italiani dimenticati del secondo grande film Universal sulla celebre creatura bendata: La mummia (The Mummy, 1999), scritto e diretto da Stephen Sommers.
Il film esce in patria il 16 aprile 1999 e arriva in Italia il 27 agosto successivo.

Le immagini che seguono sono tratte da un’edizione VHS Universal – trovata fortunosamente tra la polvere di un mercatino – che non riporta altra data se non un «Packaging Design 1999 Universal Picture (Italy)».
Non c’è niente che faccia pensare a ristampe: sembra davvero una prima edizione o almeno così mi piace pensare.

Faccio notare quanto sia orribilmente brutta la grafica italiana del titolo del film…

Titoli di testa

Titoli di coda

L.

P.S.
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