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AVGN The Movie – La recensione italiana che non vi scriverà nessun altro

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Uscendo fuori dai canoni di questo blog, vi propongo una mia recensione del film Angry Video Game Nerd: The Movie, scritta “a caldo” il 4 settembre 2014 e mai pubblicata fino ad ora per motivi non ben precisati. Lo rilascio adesso che non frega più a nessuno, così da tener fede al motto di questo sito: “un blog per pochi“.

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Uno degli youtuber più celebri al mondo è James Rolfe. Con il suo personaggio, l’Angry Video Game Nerd (o “AVGN”, un “nerd” che recensisce i peggiori videogame del passato) cambiò nel giro di pochi anni l’idea stessa di YouTube. Se adesso vedete tanti regazzini recensire videogiochi è colpa sua grazie a lui. Per brevità, mi riferirò al suo persoanggio chiamandolo “il Nerd”, come si usa fare tra i suoi fan.

La recente uscita del film “AVGN: The Movie” ha attirato molta attenzione da parte di persone che come me lo seguono dagli inizi (2006-7). Si tratta di un vero e proprio lungometraggio, realizzato grazie alle donazioni dei fan e tanti anni di lavoro, che porta in scena il suo personaggio facendolo uscire dal familiare scantinato dove solitamente recensisce giochi merdosi del passato.

Personalmente mi aspettavo il peggio del peggio, del resto tanti anni e tanta attesa non potevano che produrre anche tante aspettative e così ho voluto evitare la trappola del fan e per tanto tempo ho persino ignorato anche la sola esistenza di questo film di prossima uscita, evitando accuratamente tutte le interviste in merito, le reazioni e le recensioni, finché finalmente non si è reso disponibile come download digitale.

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Quali aspettative?
Siamo difronte ad un film indipendente derivativo di una popolare serie nata su YouTube e parzialmente finanziato dai fan… sappiamo dunque che non ci sarà Spielberg dietro la macchina da presa. Eppure, con tutte le mani avanti che potevo metterci lo considero comunque come un bel flop. 10+ per l’impegno, 4- per il risultato finale, ad essere generosi.

Il primo problema è che il film ha una durata di quasi due ore (due ore!), a metà subentra già la noia e il terzo atto è completamente confusionario, a tratti insensato. Ma non mi riferisco alla presenza di mostri e di alieni, parlo della sceneggiatura e del montaggio.
Come fan della serie e con tutte le mani avanti che si possono mettere, non andrò certamente a lamentarmi degli effetti speciali, dei modellini, delle ambientazioni e cose del genere (come hanno fatto molti sprovveduti sul web), anzi, quelli sono elementi persino deliziosi se consideriamo che si tratta di un prodotto “fatto in casa”… ma sulla sceneggiatura e sui personaggi, come spettatore, non posso transigere.

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L’ispirazione, come dichiarato dall’autore e protagonista James Rolfe, è stata in parte il film “Fusi di Testa”, un lungometraggio creato da Mike Myers (futuro Austin Powers) a partire da una serie di brevi sketch comici. “Fusi di testa” (Wayne’s World, 1992) negli Stati Uniti fu un successone e ne fecero anche un seguito a sua volta niente male. Ciò che lo fece diventare un successo fu una buona sceneggiatura, una trama.

La sceneggiatura è proprio ciò che non funziona in questo film di James Rolfe! Il ritmo è irregolare, gran parte delle battute e delle gag semplicemente non funzionano, si ha l’impressione che James si sia lanciato in un’impresa più grande di lui, gettandoci dentro tutte le idee che aveva in mente nel caso che in futuro potesse non riuscire a sfruttarle in altri suoi film, tutto ciò a svantaggio del film in questione però! Non c’era bisogno di andare a scomodare universi paralleli, mostri-divinità giganti, improbabili voli in jet; sarebbe bastata una storia più semplice, un’avventura on-the-road, anche con qualche eccesso (perché è comunque un film dell’Angry Video Game Nerd, quello che cacava diarrea in testa a Bugs Bunny) ma senza arrivare ad apici troppo alti per un film indipendente e in ogni caso non in tale abbondanza a detrimento di tutto il resto.

Se nei suoi episodi su YouTube abbiamo una “trama” incentrata sulla recensione di un videogioco, con sporadici effetti speciali ad esasperare solamente il finale (cartucce Nintendo gettate per terra che esplodono e cose del genere), tutte scene che comunque si suppone avvengano soltanto nell’immaginazione del “Nerd”, nel film in questione sembra che la bilancia sia inclinata dall’altra parte, verso un eccesso di effetti speciali che mostrano situazioni esagerate (e che avvengono nel mondo reale, non nella sua immaginazione) a discapito di scene più “normali”, di dialoghi, di una qualsiasi costruzione dei personaggi… per Dio, sul finale due compagni di avventure si baciano pur non avendo mai avuto alcuna interazione durante tutto il film!

Va bene, andiamo nei dettagli su cosa non funziona… Ci saranno spoiler, tanti!

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Un noioso compagno di avventure
Nel film, il nerd ha un compagno di avventure, un ragazzo di colore che dimostra 16 anni (nonostante all’anagrafe ne abbia 24), che parla con la zeppola in bocca, che non azzecca mai una battuta divertente e che in generale non è stato scritto come si deve (non è colpa dall’attore). Il fatto che sia di colore, inoltre, mi sembra più una strategia studiata a tavolino per non dare ai fan afroamericani la sensazione di un film fatto da “bianchi” per altri “bianchi” (questa è una preoccupazione piuttosto comune negli Stati Uniti ma molte volte scade in forzature). Credo che avrebbe aiutato se il personaggio fosse stato almeno più estroverso, esagerato, fuori luogo e più spesso inappropriato, ciò che in inglese si dice “over-the-top”. Invece è un personaggio noioso, ingenuo, lamentoso e privo di qualsivoglia “alchimia” con il personaggio principale, il “Nerd”. Persino un personaggio stereotipato sarebbe stato migliore a questo punto.

L’idea che il “Nerd” abbia un compagno è del tutto nuova (nella serie le recensioni sono sempre solitarie e il suo amico Mike Matei compare soltanto quando Rolfe non interpreta il “nerd”, oppure compare come personaggio in costume) e se viene aggiunto un nuovo personaggio da affiancare al celebre “Nerd” questo deve funzionare. Questo compagno semplicemente non funziona.
Quando dicevo che “non è stato scritto come si deve”, infatti, mi riferisco a cose tipo:

  •  all’inizio del film mostra interesse verso le ragazze, imbarazzando persino il “Nerd” con l’emulazione di un atto sessuale al tavolino di un bar (e questa sarà la prima e ultima volta che questo personaggio vi farà ridere). Il “Nerd” allora gli impartisce la regola d’oro “nerds before birds” (“i nerd prima delle ragazze” a voi il divertimento di trovare una traduzione in rima) e da quel momento il personaggio non parlerà più di ragazze né mostrerà alcun interesse verso di esse, vanificando ciò che sembrava un buon inizio per delineare la personalità del compagno di avventure.
  • Durante l’intero film c’è una gag ricorrente della madre super protettiva che lo chiama in continuazione, tale gag si risolve in niente, una telefonata finale in cui lui risponde “sono stato su una astronave aliena e ho salvato l’universo” e la madre: “ok!”. [trombone triste]
  • Tutte le sue battute sono da trombone triste ed è un peccato che un personaggio così importante sia stato scritto così superficialmente. Volevo farmelo piacere ma non c’è stato proprio verso.

Sbagliare anche i personaggi più semplici

Nella trama, il “Nerd” viene convinto/forzato a partire alla ricerca di una fantomatica discarica nel deserto dove si vocifera siano stati seppelliti centinaia di migliaia di cartucce dell’invenduto E.T. della Atari, un gioco notoriamente fallimentare. A tirare i fili di questa operazione è il presidente di una società di videogiochi che ha in mente di sfruttare la fama del “Nerd” e della sua impresa epica per aiutare le vendite di un nuovo gioco: “E.T. 2”. Al fine di assicurarsi che il piano funzioni viene inviata una dipendente della ditta, travestita da nerd, la quale fornisce il furgone e tutto il necessario per intraprendere un viaggio verso il Nuovo Mexico alla ricerca di questa fantomatica discarica piena di cartucce di E.T..
L’arco narrativo, o evoluzione, del personaggio della “nerd femmina infiltrata” è tra i più intuitivi che esistano, eppure è quello riuscito peggio di tutti. Lei dovrebbe essere la cattiva “infiltrata” che durante l’avventura si innamora del protagonista e si unisce alla causa “buoni”. Non è chiaro durante l’intero film quando e soprattutto cosa le faccia cambiare idea e decidere di aiutare i protagonisti invece che sfruttarli, non c’è alcuna scena “formativa”. Inoltre sul finale ci scappa anche il bacio di cui vi avevo anticipato prima, tra lei e l’aiutante del Nerd, senza che questi due abbiano mai avuto una vera interazione durante tutto il film. Al contrario, l’evoluzione della trama ci aveva fatto credere che, se fosse potuta sbocciare una situazione romantica, questa sarebbe avvenuta tra lei ed il protagonista con il quale avevano legato sfidandosi ad un vecchio videogioco. La relazione tra il compagno del “Nerd” e l’infiltrata redenta non è impostata in nessun punto del film e per questo il bacio finale è assolutamente fuori luogo, inatteso ed esageratamente cliché.

Funzionava sulla carta… non ha funzionato su schermo

Non tutte le idee che sulla carta funzionano, risultano poi funzionare anche su schermo. In fase di montaggio si deve saper decidere cosa tagliare, cosa tenere, anche a costo di tagliare una scena che è stata molto costosa e faticosa da realizzare, a vantaggio del prodotto finale. Nei film amatoriali si tende a tenere tutto il materiale girato perché ci si affeziona al proprio lavoro (vedi The Lady – episodio 9), per questo ci si dovrebbe sempre affidare a professionisti non coinvolti.

L’esempio di ciò sta nell’evoluzione della sottotrama in cui la ragazza viene rapita, i protagonisti se ne fregano perché impegnati in altri compiti (e perché comunque non la conoscono affatto) e lei rimane, per quello che sembra la durata di un’intera giornata, legata e sorvegliata, senza alcuna ragione, in cima alla torre Eiffel di Las Vegas… tutto ciò perché “sulla carta” la trama avrebbe fatto riunire tutti i personaggi e tutte le loro sottotrame proprio lì.
Non sto neanche ad andare nei dettagli del combattimento tra lei ed un’altra donna, la cui coreografia lascia proprio il tempo che trova e se ne trova di molto migliori in qualsiasi episodio della serie AVGN girato nello scantinato di James Rolfe. Il problema è che non ha neanche senso che le due combattano, tutto sembra forzato, solo perché sulla carta probabilmente era sembrata una buona trovata.

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Il personaggio del Nerd

Se molti fan si sono lamentati di come le capacità recitative di James Rolfe siano state forse seppellite dallo stress di produrre un lungometraggio, dovendosi occupare anche di tutte le magagne ad esso legate, io mi lamento di ben altro, ovvero del fatto che il Nerd stesso sembra una comparsa nel suo stesso film, non il protagonista centrale! Spesso trattato marginalmente, soffocato da una miriade di personaggi inutili.
Inoltre, come molti altri fan della serie YouTube, anche io avevo determinate aspettative riguardo ai vari aspetti della vita quotidiana di questo personaggio immaginario (nella serie lo vediamo soltanto nel suo scantinato); mi aspettavo ad esempio che il Nerd lavorasse in un negozio dove si vendono vecchi videogiochi, console e computer… non in una scintillante filiale della catena GameStop! Lui è un “nerd” per la miseria, che diavolo ci fa in un posto simile? È come averlo messo a lavorare al McDonald. Il “Nerd” (per ammissione dello stesso Rolfe) vive in un mondo tutto suo in cui ignora addirittura l’esistenza di videogiochi moderni, come fa questo ad aver senso in una trama nella quale lui lavora in un negozio dove si vendono soltanto videogiochi moderni? Sono i paradossi di sceneggiature rivedute e corrette continuativamente per oltre 6 anni.

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Conclusione (le cose buone)

Le cose buone, per le quali comunque non valge la pena spendere soldi per vedersi questo lungometraggio, sono le musiche, spesso reminiscenti degli anni ’80 e veramente azzeccate; l’alieno, il quale, pur essendo un pupazzo pressoché inanimato, ha se non altro il carisma della voce (in originale lo doppia un dei “voice actors” delle Tartarughe Ninja) e il suo aspetto, reminiscente di Slimer di Ghostbusters, non può non strappare un sorriso di simpatia. Infine, la porzione “normale” del film, prima dell’escalation fantascientifica-fantastica, è decisamente l’unica frazione del film decente che fornisce un’idea di ciò che sarebbe potuto essere un buon film del Nerd ma che, ahimè, non è stato.

Se non altro James si sarà tolto qualche soddisfazione, e per questo siamo tutti contenti per lui.

Videocommento a Godzilla (2014)

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Fate click sull’immagine per vedere il videocommento

Prendiamo una pausa dalla visione di web series italiane per lanciarci nel commento di un blockbuster americano dello scorso anno. Ecco la descrizione…

Petar (a sinistra) convince Enrico (me, a destra) a riguardarsi Godzilla (2014) con la scusa dell’ospite straniera fuori campo, Christine, la quale ancora non aveva visto il film.
Nel film, un inutile protagonista viene sballottato da un punto chiave della trama all’altro, mentre Godzilla salva l’America dal MUTO-maschio-senza-fischio.
Tra scoregge atomiche e pascaline, la storia ad un certo punto termina, per la gioia di tutti.

Come sempre, fate click sull’immagine per vedere il video su YouTube.
Trovate tutti i precedenti videocommenti qui, invece l’articolo dedicato interamente all’adattamento di questo film lo trovate seguendo questo link… Godzilla (2014) – La vita è un pattern.

TITOLI ITALIOTI: Happy Days – La Banda dei Fiori di Pesco

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Nel 1977, oltre che Guerre Stellari, in Italia arrivò un altro prodotto americano, la serie televisiva Happy Days… e fu subito successo. Proprio questo successo spinse i distributori italiani ad abusare dei propri poteri per vendere un film qualsiasi spacciandolo per un film legato alla serie.

I padroni di Flatbush? Mmh, no. Meglio HAPPY DAYS - BEGINS

“I padroni di Flatbush”? Mmh, no. Meglio “HAPPY DAYS – BEGINS”

È il caso di The Lords of Flatbush, del 1974, nel cui cast compare Sylvester Stallone e Henry Winkler (l’attore che interpreta Fonzie in Happy Days) e che fu distribuito in Italia solo nel 1979 dalla Impegno Reak con il titolo di Happy Days – La Banda dei Fiori di Pesco.

HAPPY DAYS - IL FILM

HAPPY DAYS – IL FILM… ma anche no.

Il film parla di una gang di scansafatiche italo-americani di fine anni ’50 ed uno dei membri, il personaggio interpretato da Henry Winkler, si chiama Butchey Weinstein ma nel film doppiato in italiano (leggo su Wikipedia) ha un soprannome molto particolare, Fonzie! Come se fosse un “prequel” della nota serie televisiva per famiglie. The Lords of Flatbush in realtà uscì in America dopo la prima stagione di Happy Days. In Italia venne doppiato invece soltanto dopo il successo della suddetta serie. La locandina stessa sottolinea la presenza di Fonzie con lo slogan “Fonzie vi dice…“.

Inoltre, per giustificare l’esistenza di tale titolo, sul finale il narratore dice “Happy days, amici. Happy days!“, anche se da come è recitato non è chiaro se sia un augurio per il futuro o una descrizione nostalgica dei giorni passati. Forse non lo sapevano neanche loro, ma da qualche parte dovevano dirlo “happy days”. Una presa di culo finale per lo spettatore italiota che aveva ormai pagato il biglietto ed era rimasto seduto fino alla fine del film nonostante avesse già capito che non si trattava di un antefatto della serie televisiva, bensì di una becera mossa commerciale per staccare biglietti.

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A questo punto mi domando se il “fiori di pesco” del titolo (traduzione di “Flatbush”, un area di Brooklyn a New York) non faccia riferimento alla canzone di Battisti, un successo di qualche anno prima… così, tanto per riuscire a vendere ancora meglio un prodotto altrimenti quasi invendibile.

Questa strategia commerciale ha fatto fesso persino il mio critico cinematografico preferito, Mereghetti, il quale lo descrisse come la prima volta di Winkler nei panni di Fonzie

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Non avendo visto il film per intero non saprei dirvi se il doppiaggio faccia mai riferimento al “fiori di pesco” del titolo. Sarebbe veramente inusuale se avessero tradotto in italiano il nome di un quartiere di Brooklyn… ma non sarebbe neanche la prima volta.

Probabilmente vergognatisi di quel primo fallimentare tentativo di imbrogliare i fan italiani della serie Happy Days, dal 1984 in poi, il film viene rilasciato nuovamente da altre case di distribuzione non meno sfacciate (Taurus Cinematografica, Capitol International Video, Columbia Tristar Home Video) che lo adottarono con un nuovo titolo, “Brooklyn Graffiti“, e nelle copertine fecero leva più sulla presenza di Stallone (nel frattempo diventato super star) che di Fonzie. Adesso infatti non è più “Fonzie vi dice…” bensì “Sylvester Stallone vi dice…

Locandina datata 1984 (immagine rubata da eBay)

Locandina datata 1984 (immagine rubata da eBay). Qualcuno ha dimenticato di mettere uno spazio dopo “giovani,” e ne ha messo uno di troppo tra “risse” e “!”.

Il titolo è un ovvio richiamo ad American Graffiti di George Lucas ed è più adeguato, perlomeno.

Nota: tutti questi film e serie degli anni ’70 avevano in comune la nostalgia dei tempi passati di fine anni ’58. American Graffiti e Grease forse sono i prodotti più memorabili di un filone molto abusato in quegli anni. L’Italia, in ritardo cronico, arriva a questo filone soltanto diversi anni più tardi con pallonate tipo Sapore di mare di Vanzina.

Sylvester Stallone, quasi scritto nelle stesse dimensioni del titolo

“Sylvester Stallone”, quasi scritto delle stesse dimensioni del titolo

 

Piccola curiosità da Antoniogenna.net: Flavio Bucci ha doppiato Stallone in questo film. Lo stesso aveva già doppiato Travolta in Grease e La Febbre del Sabato Sera (almeno nei loro doppiaggi originali) ed un personaggio secondario della serie Happy Days, Potsie.

Piccola curiosità aggiuntiva da Wikipedia: Stallone fu pagato in t-shirt per recitare in questo film. LOL!

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TITOLO ITALIOTA BONUS

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Operazione simile fu compiuta per Sweater Girls (1978) che ricevette il titolo di I Ragazzi di “Happy Days” o meglio I ragazzi di “Happy Days” e le ragazze pullover (ma con la seconda parte del titolo scritta in caratteri minuscoli tipo contratto di Willy Wonka), incentrato su un gruppo ragazze di adolescenti che formano un club chiamato The Sweater Girls, “le ragazze in pullover” appunto, con l’obiettivo di preservare la propria verginità. Unico nesso con “Happy Days”, l’ambientazione nostalgia-anni ’50.

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Quando nel poster italiano trovate scritto “HAPPY DAYS” a caratteri cubitali e trovate la raffigurazione, in primo piano, di un ragazzo giacca di pelle-e-capelli alla Fonzie (per giunta a cavallo di una motocicletta!), potete stare tranquilli… è la distribuzione italiana che sta cercando di buttarvelo in culo.

Curiosità finale

Sylvester Stallone sostiene che Henry Winkler abbia alterato il personaggio di Fonzie in Happy Days imitando sempre di più lo stile del personaggio di Stallone in The Lords of Flatbush. Ciò significa che, ad un certo punto della sua carriera, Stallone possa aver visto la foto Henry Winlker vestito da Fonzie in una rivista televisiva ed aver esclamato…

io già un paio di anni fa in The Lords of Flatbush interpretavo un personaggio molto ma molto simile. Il look della giacca di pelle, modestamente, prima di lui ce lo avuto io…

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(video) Speciale: The Maybe – Alla ricerca del senso di “The Lady”

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Per chi ci ha seguito nei videocommenti alla serie di Lory Del Santo, ecco una stramberia prodotta per scherzo durante una visita a Milano e montata ancora più per scherzo dal nostro Leo (che fa anche da narratore e voci varie). Già disponibile sul canale YouTube da ieri notte, ripubblico anche qui il link a questo video speciale dedicato unicamente alle fan e ai fan che ci hanno seguito per ben 10 episodi di quell’atrocità chiamata The Lady.

Insomma, un video per pochi, in un blog per pochi, con un umorismo per pochi, quello di Leo. Lui dice che è un regalo di San Valentino… boh!

Doppiaggi perduti – Willy Wonka (1971)

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La locandina del 1971… rubata spudoratamente ad altri siti

Il film

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato è quel film strambo che uscì negli anni ’70, fece un grandissimo flop al botteghino e poi divenne una specie di classico moderno negli anni ’80-’90 grazie a ripetuti passaggi televisivi. Personalmente non ho mai amato il film, lo trovo stravagante e le battute di Gene Wilder (Wonka) per me sono un fiasco… mi riferisco alla versione in italiano. Inoltre le parti musicate, oltre a risultare noiose, sono segmenti del film del tutto insensati, perché cantate in inglese, in un film per bambini nell’Italia degli anni ’80-’90.

Ebbene, in pochi sanno che il doppiaggio con cui avete familiarizzato per tanti anni è in realtà un ridoppiaggio!

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Nel 1971 infatti, il film uscì al cinema distribuito dalla Paramount (come si evince anche dalla locandina italiana in alto) ma, dopo il fiasco al botteghino di tutto il mondo, la stessa Paramount decise che aveva già perso abbastanza soldi e ne cedette i diritti alla Warner Bros. la quale, a partire dagli anni ’80, lo distribuì per la prima volta in home video, ovvero in VHS. La versione distribuita dalla Warner Bros. è poi la stessa versione dei passaggi televisivi.

In Italia questa sembrò una buona occasione per doppiarlo nuovamente! Si presume che la Paramount abbia ceduto i diritti di distribuzione del film ma non quelli del suo doppiaggio italiano, costringendo così la Warner Bros a commissionare un nuovo doppiaggio. Una pratica che la Paramount ha adottato spesso anche per alcuni film di Hitchcock, per la gioia dei fan! Questi…

i fan italiani di Hitchcock

i fan italiani di Hitchcock

La prima versione doppiata di Willy Wonka risalente al 1971 quindi esiste soltanto in pellicola cinematografica 35mm dato che qualsiasi altra distribuzione (VHS e televisiva) è avvenuta ad opera della Warner con il nuovo doppiaggio dove la voce di Charlie è di Ilaria Stagni (oggi famosa per Bart Simpson) e quella di Willy Wonka appartiene a tale Sandro Pellegrini.

Insomma se non eravate al cinema nel 1971, il vecchio doppiaggio non lo avete mai sentito! Ma è probabile che abbiate familiarità con questa versione…

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Inutile sprecare soldi su eBay, anche le VHS contengono il nuovo doppiaggio

Cosa sappiamo del suo doppiaggio perduto?

Molto poco! Molte sono le speculazioni, poche le risposte, ma qualche risposta l’ho trovata.

  • Quello che sappiamo…

Le canzoni nel primo doppiaggio del 1971 erano adattate in italiano! La direzione dei canti in quel periodo veniva affidata pressoché sempre a Pietro Carapellucci che si serviva del suo fidato coro comprendente i fratelli Brancucci noti con il nome d’arte di Ermavilo: Ernesto, Margherita e Lorena, nomi stranoti tra gli appassionati dei doppiaggi Disney e ancora oggi attivi (le canzoni di Scrubs sono loro, mi dicono).
Sebbene il Maestro Carapellucci non ci sia più per confermare, ho avuto modo di contattare Ernesto Brancucci che ha verificato ciò che fino ad ora era soltanto una delle tante supposizioni riguardo al primo doppiaggio di Willy Wonka:

“Caro Enrico, mi ricordo di aver cantato nel film “La fabbrica di cioccolato” del 1971 ma purtroppo non ricordo assolutamente le canzoni. Magari parlandone un giorno, qualcosa riaffiorerà nella memoria. Un caro saluto, Ernesto”

Grazie al maestro Brancucci, questo paragrafo si trova adesso nella sezione “quello che sappiamo” invece che nella successiva.

  • Quello che supponiamo…

Si specula che l’autore dell’adattamento italiano potesse essere Roberto De Leonardis, il quale già dal ’48 traduceva dialoghi e canzoni di tutti i film Disney. Ma è difficile stabilire quale casa di doppiaggio abbia lavorato al film: in quel periodo la CDC (nel frattempo diventata CD) aveva perso il suo strapotere e spesso quando c’era di mezzo De Leonardis le voci erano quelle della CVD.

Si immagina che la voce di Wilder fosse di Oreste Lionello (come per Frankestein Junior) ma non è cosa certa, dato che la scelta di Lionello su Wilder sarebbe dipesa dalla cooperativa che svolse il doppiaggio (informazione al momento sconosciuta). Se la versione italiana era della CVD, allora Lionello era di sicuro il protagonista, altrimenti chissà!

Sarebbe stato certamente un film più divertente con la voce di Lionello sul personaggio di Willy Wonka.

Una faccia che esige la voce di Oreste Lionello

Una faccia che esige la voce di Oreste Lionello

Dove si trova adesso il doppiaggio originale di Willy Wonka?

Sta probabilmente sbiadendo in qualche pizza da proiettore in un caveau della Paramount (in America o in Italia), oppure è anche possibile che, una volta ceduti i diritti del film alla Warner, la Paramount non abbia avuto interesse a conservarne una copia e abbia mandato tutto al macero. I collezionisti, gli amanti del doppiaggio e i pochi fan di questo film possono contemplare questa eventualità immaginandosi nei panni del Guidobaldo Maria Riccardelli mentre, in ginocchio sui ceci, osserva il rogo della sua preziosa pellicola.

Qualche copia potrebbe essere ancora nelle mani di un collezionista italiano di pellicole 35mm, trovarne uno sarebbe come trovare il biglietto d’oro nelle barrette Wonka… convincerlo poi a condividere il raro reperto con noi pezzenti sarebbe impresa assai più difficile.

In ogni caso, è certo che se ne esiste una copia, questa si sta decomponendo in qualche archivio, con il rischio di perdere il lavoro di professionisti per sempre. Gente che ha avuto, nel 1971, la cura di adattare le canzoni in italiano e farle cantare ad un coro che lavora solitamente per la Disney… insomma, peccato sprecare tanto talento.

Probabile situazione attuale dell'originale Willy Wonka

Probabile stato attuale dell’originale Willy Wonka

Conclusione

Se vi aspettavate un lieto fine a questo articolo, con io che vi dicevo “ragazzi, dopo tante vicissitudini ho ritrovato il film con il doppiaggio originale che si riteneva essere perduto per sempre, preparatevi ad una preservazione storica” allora permettetemi di sfruttare un stra-abusata meme

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Questo articolo non esisterebbe senza l’utente March Hare del forum dvdessential.it che per primo mi accennò dell’esistenza di questo doppiaggio e fornì gran parte delle informazioni qui riportate.
Un vivo ringraziamento anche al Maestro Ernesto Brancucci che ha trasformato una delle tante supposizioni in un fatto concreto, confermando così l’esistenza di questa fantomatica versione doppiata del 1971, con canzoni in lingua italiana!
Chi ne sapesse di più è invitato a condividere con tutti noi le preziose conoscenze prima che queste scompaiano, causa il passare del tempo, insieme a tutti coloro che parteciparono al doppiaggio di questo film, ben 44 anni fa!

Adesso potete correre ad aggiornare Wikipedia e Antonio Genna.

 

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Aggiornamenti
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Un testimone attendibile (il nostro Michael Traversa) sostiene che i passaggi televisivi di fine anni ’80 sfruttavano ancora il master cinematografico della Paramount e non la copia “home video” della Warner quindi c’è anche la speranza di riuscire a recuperare una videoregistrazione di questo film passato in TV con il doppiaggio originale. La caccia è aperta.

Videocommento a “Fuck the zombies!”

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Lettori affezionati, so che siete in attesa di nuovi articoli e vi assicuro che ce ne sono molti nelle bozze, ma non ho avuto ancora tempo di ultimarli. Nel frattempo, per non lasciare il blog vacante, vi consegno l’ennesimo episodio dei nostri videocommenti. In questa puntata: F*ck the zombies!, una web series italiana. L’unico commento da aggiungere a questa serie è…

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Ecco dunque il nuovo video. Basta fare click su di esso, come al solito.

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Nuovo anno – nuovo PC – solita roba

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Dopo lunghe sofferenze è stato deciso l’acquisto di un nuovo computer. Per lungo tempo ho contemplato un piccolo Mac Mini, quei computer in scatola della Apple da collegare al televisore, i cui vantaggi sono il poco ingombro… e, boh, sono molto zen.

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Tutti gli appassionati hanno atteso l’uscita di una nuova versione di questa scatoletta per lungo tempo, visto che l’ultima versione era datata 2012 e cominciava ad essere veramente obsoleta. Per farla breve, la versione 2014 ha lasciato di stucco tutti in quanto ad aspettative disattese, qualcuno ha persino scritto “improvvisamente il mio Mac Mini 2012 è aumentato di valore“. La delusione del Mac Mini 2014 mi ha riportato alla dura realtà, la necessità impellente di sostituire il vecchio PC che si accende solo una volta su tre e fa il rumore di un trattore. Ho deciso di investire gli stessi soldi che avrei speso su un qualsiasi Mac di infima categoria per comprare un PC-mostro assemblato. Parola d’ordine: longevità e silenzio!

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Qualche giorno fa sono arrivati i componenti e ieri è stato assemblato.

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Come diceva Mario Brega: è un zucchero. A questo punto vi sarete già chiesti molte volte cosa ve ne frega.
Sebbene la scrittura dei miei articoli procederà invariata – giusto il tempo di abituarmi alle astrusità di Windows 8 – perché per scrivere non c’è bisogno di super calcolatori in stile Il Grande ritratto di Dino Buzzati, la nuova macchina mi permetterà anche di contemplare opere audiovisive fino ad ora solo sognate o rimandate “a tempi migliori”, come la preservazione della trilogia Guerre Stellari in alta definizione di cui vogliamo creare una versione migliorata del primo film per poi passare a quella dell’Impero Colpisce Ancora. Inoltre avevamo parlato di Terminator (vedere commenti), per il quale siamo alla ricerca di possessori di tale film in Laser-disc per riuscire a recuperare un audio che sia migliore dell’obsoleta VHS in “mono”.

Detto ciò, attendetevi nuovi articoli a breve e forse qualche nuovo video sul nostro canale YouTube.

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