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Non comprate quel biglietto #8: STAR WARS VII – Il Risveglio della Forza (2^ parte)

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Seconda e ultima parte della discussione tra me e il mio amico Petar sull’ultimo sforzo di J.J. Abrams. Tra parti serie e meno serie, continuiamo con Star Wars VII – Il risveglio della Forza in questo video registrato pochi giorni dopo la visione al cinema. Non perdetevi la tradizionale clip dopo i titoli di coda.

Qui trovate la prima parte del video e qui l’articolo sull’adattamento del film, nel caso ve lo foste perso.

Non comprate quel biglietto #8: STAR WARS VII – Il Risveglio della Forza

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Per tentare di ridurre il numero di iscritti sul canale YouTube di Doppiaggi Italioti, ecco finalmente la nostra discussione su Star Wars VII – Il Risveglio della Forza, registrata a dicembre e pubblicata solo adesso, a febbraio, per via dell’estrema svogliatezza che ci caratterizza e il disinteresse che proviamo verso gli “acchiappa-click”.

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A breve anche la seconda (e ultima) parte.

ANNUNCIO: Preservazione di Matrix in italiano a partire da pellicola 35mm possibile!

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Questo è Matrix come non lo avete più visto dal 1999 (e forse come non lo avete mai visto)

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Un nostro carissimo amico americano ci ha detto di possedere una copia italiana in 35mm del film Matrix, del 1999, che è in procinto di digitalizzare in HD.

Come alcuni di voi sapranno, la nostra passione per il cinema ci porta anche a restaurare privatamente i film nelle loro versioni localizzate in italiano, ovvero come apparvero per la prima volta al cinema in Italia, quindi con tutti i titoli e le scritte tradotte, l’audio inalterato, etc… . Di solito ci basiamo su copie home video in nostro possesso, riportiamo i colori alla loro incarnazione originale, ne ricostruiamo i titoli e sfruttiamo l’audio non compresso quando possibile, a partire da varie fonti di qualità discreta, equiparabili a (e che talvolta superano) quelle dei Bluray in commercio.
Nel caso di Matrix, ad esempio, è stato fatto uno scempio sui colori nelle versioni VHS/DVD e anche quelli del Bluray non rappresentano correttamente la versione originale del film (molti di voi ricorderanno ad esempio una predominante tinta verde nelle scene ambientate in Matrix e blu nelle scene del mondo reale, in realtà originariamente non era affatto così, la revisione dei colori nelle versioni home video è postuma e posticcia).

Mettere le mani su una versione italiana in 35mm (quella proiettata al cinema, ben diversa da quella in home video) è un caso più unico che raro, solo che richiede fondi per farne una scansione e digitalizzazione in alta risoluzione (che comprende anche la traccia audio italiana DTS, inalterata e lossless).

Chi ha visto il nostro Guerre Stellari “Despecializzato” (basato sul lavoro di Harmy e realizzato in collaborazione con lui) sa che queste opere sono unicamente finalizzate alla preservazione storica, dietro non si nasconde alcuno scopo di lucro, né fini commerciali di alcun genere. Difatti, fino ad ora non abbiamo mai chiesto soldi, sottolineo “mai”, destinando centinaia di ore del nostro tempo al restauro digitale di film per pura passione personale, perché ci preme che non vadano perduti nel tempo.

In questo caso però il lavoro di preservazione non dipende da noi e la scansione in altissima definizione di metri e metri di pellicola ha i suoi costi, costi non indifferenti per un privato. Un contributo di qualsiasi entità, per quanto piccolo, anche simbolico, fa la differenza. La digitalizzazione verrà eseguita a prescindere, ma se vorrete dare una mano con una semplice donazione PayPal (oppure con bitcoin) a colui che paga per la scansione della pellicola, egli ne sarà molto grato. Per dettagli su come effettuare la donazione scrivete nei commenti.

Vi lascio con alcune foto scattate a dei fotogrammi del film. Matrix in 35mm come non lo avete più visto dal 1999 al cinema! Io ho già donato perché non vedo l’ora di rivederlo nella sua prima versione autentica (ed italiana), spero che vorrete fare lo stesso.

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Mamma, ho perso l’aereo – Il film che nessuno sente il bisogno di chiamare “Home Alone”

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Le feste natalizie sono sempre una buona occasione per rivedersi una di quelle commedie per famiglie che hanno segnato il Natale di un intero decennio e forse più: Mamma, ho perso l’aereo, visto di persona al cinema nel lontano 1991.
Dopo l’adolescenza non lo rividi più, se non distrattamente in qualche passaggio televisivo. Nel frattempo, tra le tante cose, ho messo su un blog focalizzato sull’apprezzamento e sui rimproveri al doppiaggio italiano così ho pensato che fosse arrivata l’occasione giusta per rivisitarlo con occhi diversi, anzi, orecchie diverse.

Con oltre un mese di ritardo, ecco la mia recensione dell’adattamento italiano di Mamma, ho perso l’aereo!

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Partiamo subito dal fatto che questo film del 1990 gode di un adattamento con i controcoglioni, dove le frasi non sono semplici traslitterazioni delle battute originali e dove il linguaggio dei bambini e degli adolescenti cerca (e trova) corrispondenze con quello degli italiani che all’epoca avevano la stessa età. Quindi non sorprendetevi se, mettendo a confronto le due versioni, potreste trovarci un “faccia di culo” che non corrisponde a nessuna offesa in inglese (e certamente non ad “ass-face”) mentre, poco dopo, un “puke-breath” (alito di vomito) viene semplicemente sostituito in italiano da un “Jeff”. In breve, nel doppiaggio italiano di questo film, le offese bambinesche sono state inserite laddove sembrava più appropriato, senza forzature nei dialoghi, senza che si trasformasse in una neo-lingua pseudo-adolescenziale derivativa dell’inglese ed inesistente in italiano (svegliati, Fright Night! Ti è arrivata una frecciatina).
Inoltre, per la fortuna di tutti i posteri, questo film è giunto a noi in un periodo dove doppiare film dedicati ai più giovani non impediva di metterci espressioni come “porca puttana!” come espedienti comici, se la scena lo necessitava; tra l’altro erano gli stessi anni in cui anche nei Simpson comparivano battute piuttosto sboccate perché “faceva ridere”. Tale caratteristica non solo fa ridere ancora oggi ma ha sempre reso i film adolescenziali che venivano doppiati in quegli anni molto più realistici. Anche solo per questa caratteristica, il doppiaggio di Mamma, ho perso l’aereo resta memorabile. Idem per molti altri film partoriti sempre da John Hughes.

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Con questa premessa, vediamo tutte le alterazioni presenti nell’adattamento italiano, se e quanto fossero giustificate:

La “cosina” delle francesi e altre alterazioni necessarie

Il fratello Buzz, in italiano, chiede se è vero che le francesi si rasino la “cosina”. In inglese invece chiedeva se fosse vero che le francesi non si rasino le ascelle.

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È facile comprendere l’origine dell’alterazione. Anche in Italia, per le ragazze del 1990, era cosa abbastanza comune non rasarsi le ascelle, ma lo spettatore deve potersi immedesimare nella curiosità esotica di Buzz, buzzurro borghese americano, riguardo ad un trattamento estetico che per gli americani è cosa normale (rasarsi le ascelle) e nell’impatto culturale dello scoprire che non sia la norma in altri paesi. Così in italiano si è optato per far dire a Buzz che le francesi si rasano la “cosina”, che nel 1990 sembrava altrettanto esotico per noi italiani quanto lo era un’ascella pelosa per un americano.

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Un elemento lessicale ricorrente nel copione originale è la parola “jerks” che in italiano varia sempre di traduzione adattandosi ai vari scopi, frase per frase. Da “per me quello è scemo” (he’s just being a jerk) al “guarda che cosa hai fatto, piccolo delinquente” (look what ya did, you little jerk!), oppure “quello fa sempre il cretino” (he’s acted like a jerk too many times). Ovviamente era difficile trovare un equivalente italiano che si adattasse univocamente a tutte le situazioni in cui jerk viene utilizzato, tuttavia questo non detrae dall’impatto di molte battute (come quella del “piccolo delinquente”/”you little jerk!”) che rimangono egualmente memorabili in entrambe le lingue.

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Altre alterazioni, che in un doppiaggio odierno sarebbero state probabilmente tradotte alla lettera (perché va di moda farlo), sono ad esempio la tardiva preoccupazione della madre quando sente di essersi dimenticata qualcosa e si chiede “ho spento il gas?” laddove in originale si chiedeva se avesse “spento il caffè”, oppure l’eggnog offerto a Joe Pesci (vestito da poliziotto) che in italiano diventa “un goccetto” e si adatta bene alla reazione stessa del personaggio che si sorprende che gli venga offerto. Possiamo anche aggiungerci i “wet bandits” che diventano “i banditi del rubinetto”, nomi che lasciano il segno in entrambe le lingue.

Riferimenti che non avreste capito e che quindi sono stati cambiati

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Quando la madre di Kevin chiede se i bambini sono stati contati, la ragazza più grande risponde “11 inclusa me, 5 maschi, 6 femmine, 4 gentori, 2 autisti… e nessuno ha marcato visita“, quest’ultima affermazione è un tentativo di adattare in qualche modo una battuta altrimenti intraducibile “and a partridge in a pear tree“, che viene dalla canzone dei “dodici giorni di Natale” dove ogni strofa conta i regali ricevuti dall’amata(/o) e termina con il ritornello “e una pernice sul pero“. L’unica pecca è che “marcare visita” non si lega al Natale in alcun modo, né ad equiparabili filastrocche. La cosa che più si avvicinerebbe potrebbe essere “solo non si vedono i due liocorni”, ma lungi dal suggerire una battuta simile. Semplicemente non si può “rendere” tutto. È la dura legge della traduzione.

[Una piccola curiosità aggiuntiva: al “secondo giorno di Natale”, la canzone conta due tortore (turtle doves) e proprio le due tortorelle saranno un elemento di rilievo nel secondo film. I riferimenti al Natale americano sono sparsi ovunque nei due Mamma ho perso l’aereo anche se, per via di una certa distanza culturale, ci è impossibile coglierli tutti, anche vedendo il film in originale. Sono i limiti intrinseci in cui si incorre guardando pellicole estere. Difatti consiglio la visione di questo film in lingua originale solo a coloro che hanno familiarità con la cultura americana altrimenti non ne trarrete alcun vantaggio aggiuntivo rispetto alla visione esclusivamente in lingua italiana. Sapere che gli americani dicono “fuck yeah!” e guardare The Walking Dead sottotitolato, ahimè, non qualifica.]

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Quando Babbo Natale si lamenta per la multa che trova sul tergicristalli, in inglese dice “what’s next? Rabies shots for the Easter Bunny?” (e poi che faranno, l’antirabbica al coniglio pasquale?) mentre in italiano è stata adattata in “e alla Befana che faranno, le sequestrano la scopa?“. Considerando che quella del coniglio pasquale è una figura giunta in Italia solo in anni recenti (grazie a Lidl?), la battuta fu intelligentemente “spostata” sulla Befana che, tra l’altro, è ben più natalizia del coniglio pasquale (e ovviamente nel 1990 non avevamo modo di sospettare che questo personaggio esistesse esclusivamente in Italia). Se volessi cedere ad un momentaneo ed atipico orgoglio nazionale, potrei dire che la battuta del sequestro della scopa alla Befana calza anche meglio (per quella che è la nostra cultura) dopo la multa all’auto di Babbo Natale, ben rappresentando un’immaginaria escalation di ritorsioni della polizia contro le figure tipiche del periodo natalizio.

Riferimenti che non potevate capire in ogni caso

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Durante la permanenza della famiglia McCallister in Francia, vediamo i bambini che guardano alla TV un film in bianco e nero in lingua francese e si annoiano a morte. I genitori che portarono i figli al cinema nel 1991 per vedere questo film avranno forse riconosciuto (ma forse neanche in molti) La Vita è Meravigliosa, di Frank Capra.
Se per un italiano del 1990 può sembrare semplicemente che i ragazzi nel film si stessero annoiando per via del film in bianco e nero (quale bambino italiano negli anni ’90 guardava film in bianco e nero a Natale???) questa scena è molto più significativa per gli americani dove La Vita è meravigliosa è, sin dalla fine degli anni ’70, non “un” ma IL classico di Natale! Ora vi spiego perché.
Questa pellicola venne più o meno snobbata quando uscì nel 1946 ed il mancato rinnovo dei diritti d’autore nel 1974 la fece cadere nel dominio pubblico, così verso la fine degli anni ’70 divenne il film più trasmesso della televisione americana nel periodo natalizio, acquistando una popolarità inaspettata, tanto che nel 1990 (anno di Mamma, ho perso l’aereo, tra l’altro), la Biblioteca del Congresso scelse di preservarlo nel suo archivio dedicato ai film “di importanza storica, culturale o estetica”. Per farla breve, è il film che qualsiasi famiglia americana si aspetta di vedere ogni Santo Natale… così si spiega l’espressione dei bambini in Mamma, ho perso l’aereo che sono costretti a vederselo in una lingua a loro sconosciuta (il francese), cosa che fa immedesimare anche meglio lo spettatore americano nelle disavventure natalizie dei McCallister, sapendo che si sentirebbe perso senza poter godere tale film a dicembre.
Se dovessi riportare la loro situazione ad un equivalente italiano moderno, vi basti immaginare di ritrovarvi a Natale a vedere Una poltrona per due in una lingua straniera a voi sconosciuta (russo? Ceco? Fate voi).

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(da “Mamma, ho riperso l’aereo”)

Questo elemento culturale era ovviamente fuori dalla portata di qualsiasi doppiaggio e adattamento, in poche parola BISOGNA essere americani per percepire quella scena allo stesso modo. La cosa si fa ancora più comica quando, nel secondo film, in McCallister vanno in Florida e trovano l’attesissimo classico di Natale solo in spagnolo.
A questo punto mi domando se in francese questa scena del primo film non abbia un impatto ancora minore!

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Un’altra nota di cultura americana… il ragazzo delle pizze di “Little Nero” è minorenne, consegna la pizza in macchina perché negli Stati Uniti si può avere la patente dai 16 anni, età in cui gli adolescenti neo-patentati corrono a comprarsi le auto più economiche che possono permettersi (e quindi spesso le più sgangherate). Quella scena del fattorino auto-munito è l’equivalente di un adolescente italiano che porta le pizze col motorino, solo che quando ero più giovane (prima di Wikipedia, di internet e prima di aver visto Licenza di Guida) lo ignoravo ed il fatto che buttasse giù la statuetta dei McCallister ogni volta che veniva a consegnare una pizza lo attribuivo ad un atto di goffaggine del guidatore, non al fatto che avesse poca esperienza come autista.

Tocchi di classe

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Il finto film noirAngels with Filthy Souls (titolo parodistico sulla falsa riga di Angels with Dirty FacesAngeli con la faccia sporca), che Kevin si guarda in assenza dei genitori, ha un doppiaggio che ricorda quello degli anni ’50-’60 e che ben si adatta allo stile del film. In questo finto noir compare il personaggio di “Snakes”, italianizzato in un più familiare e funzionale “Cobra”, al quale il cattivo Johnny fa la conta da uno a dieci (one… two… ten!) per far sparire la sua brutta faccia gialla. In italiano mi è sempre sembrato che il doppiatore dicesse “uno, due, tie’!“, probabilmente per rimanere nel labiale del “ten” sebbene a scapito dell’ironia di una conta da uno a dieci composta da tre numeri. Sempre che non si tratti di un problema di missaggio audio in cui il suono del mitragliatore va a coprire il finale di “dieci” (die—).

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Come tutti saprete sicuramente, la scena si conclude con l’immortale “tieni il resto, lurido bastardo!“, adattamento di “keep the change, ya filthy animal!“. Questa scelta memorabile purtroppo non funzionò altrettanto bene nel seguito quando la stessa frase veniva usata riferendosi ad una donna e quindi il “Merry Christmas, ya filthy animal!” torna ad essere più fedelmente “Buon Natale, maledetto animale“, ma adiós riferimento alla battuta del primo film.

Sul titolo…

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Potrei forse associarmi alle più inutili lamentele sul web/gruppi Facebook e lagnarmi del titolo italiano? “Mamma, ho perso l’aereo” è un titolo anni ’90 che ancora oggi funziona alla perfezione. Al contrario di molti altri titoli dell’epoca, alterati unicamente per attirare gli spettatori al cinema in modo truffaldino, con scelte che non c’entravano niente con la trama (Balle Spaziali 2 – La Vendetta docet), “Mamma, ho perso l’aereo” dà al consumatore esattamente ciò che promette e non fa finta di essere un film diverso per poi tradire le aspettative di un qualsivoglia potenziale spettatore.
Paradossalmente, un letterale “Solo in casa” avrebbe avuto un effetto diametralmente opposto, suggerendo un film potenzialmente sconsigliato ai minori. Era logico che lo avrebbero cambiato e non mi sorprende affatto scoprire che non siamo stati l’unico paese a farlo (Maman, j’ai raté l’avion! / Mi pobre angelito / Kevin sam w domu). La vicinanza al titolo francese in realtà mi fa supporre che fossero gli stessi autori americani a suggerire titoli alternativi per il mercato estero, altrimenti quale incredibile coincidenza che entrambi i paesi, Francia e Italia, abbiano scelto per puro caso la medesima formula.

Urla autentiche

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Quasi tutte le urla (di dolore o di gioia) sono state lasciate in originale e, vista l’eccelsa scelta degli interpreti, si nota relativamente poco se non fosse per quei “woooah!” di Kevin che certamente in Italia suonavano leggermente stravaganti nel 1990 ma, in ogni caso, attribuibili ad un modo di esprimersi di uno specifico bambino (il protagonista). Ricordo che all’epoca mi risultava molto curioso (e molto “americano”) quel modo di esternare estrema sorpresa.
L’unica distrazione (mai notata in più giovane età ma palese adesso) viene dalla scena in cui Kevin corre per la casa dopo aver fatto “sparire” la famiglia e urla “I’m free! Free!” (sono libero). Per un orecchio italico impreparato può sembrare semplicemente che Kevin stia urlando di felicità (qualcosa come “iiiiiiii!”), col senno di poi ci sento benissimo “I’m free!!!” e mi sembra così strano che non sia stato doppiato che, memore di esperienze come l’audio 5.1 di Terminator, mi domando se non si tratti di una clip audio “perduta” nel missaggio per DVD.

Frasi più memorabili in italiano

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Come tutti i film della propria giovinezza visti in italiano, è facile avere delle battute rimaste impresse che poi, andandole a scoprire in lingua originale, possano risultare meno memorabili o di minor impatto.
Questa è la mia personale lista:

Il sale intacca i cadaveri e li trasforma in mummie.
(The salt turns the bodies into mummies.)

Le famiglie rompono!
(Families suck!)

Erano anni che mi perseguitava [il seminterrato].
(It’s bothered me for years.)

– Larry le vuoi parlare tu? C’è una signora che mi sembra un po’ suonata.
(Larry can you pick up? There’s some lady on hold, sounds kind of hyper.)
seguìto da:
– Rose? La suonata sulla due.
(Rose? Hyper on two.)

[“la suonata” mi fa più ridere di “l’isterica”.]

Poi ancora…

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Quando la mamma di Kevin offre i suoi orecchini alla coppia di anziani, il marito le risponde che la moglie ne ha tanti che non sa che farsene, ne ha una scatola da scarpe piena, sembra un albero di Natale (mettendosi la mano all’orecchio e muovendo le dita). In realtà in inglese sottolineava soltanto come la moglie ne avesse già tanti di orecchini, inclusi quelli “a pendente” (dangley ones). Il gesto che il vecchio fa con la mano all’orecchio serviva a prendere in giro la gestualità della mamma di Kevin intenta a offrire i suoi orecchini (che erano del tipo “a pendente” per l’appunto).
La battuta del “sembra un albero di Natale” la trovo più spassosa ed ispirata rispetto ad un banale “a pendente” (ed è anche a tema). Ovviamente è Mario Milita (nonno Simpson) che dà la voce al vecchio scorbutico, chi altri poteva essere? Sarà forse quello che l’ha resa memorabile.

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Un’altra piccola battuta viene adattata quando un presentatore televisivo legge delle comiche lettere indirizzate a Babbo Natale: “l’anno scorso ho avuto una sorellina, quest’anno preferirei un robot“, con robot in sostituzione di clay dough (quello che ai miei tempi si chiamava didò), trovo l’alterazione non soltanto leggermente più spassosa ma che sia rimasta anche più duratura, dal momento che in Italia quel materiale ha assunto nomi diversi a seconda delle varianti e dei periodi storici (DAS, pongo, plastilina…). Un robot sarà sempre un robot.

Scelte di adattamento molto dubbie

Queste le lascio sempre per ultime e stavolta si tratta di poca roba, ed il fatto che sia poca roba la dice lunga sulla qualità di adattamento di questo film in generale.
Quando il “re della polka” (John Candy, doppiato dal sempre spassoso Paolo Buglioni) racconta di aver lasciato suo figlio alle pompe funebri, in italiano narra di come il bambino fosse rimasto chiuso dentro con la madre morta quando in realtà in inglese parla di un generico cadavere (si può supporre un parente, forse un nonno). L’errore deriva forse da una frase lasciata a metà nel momento in cui John Candy nomina la moglie (“the wife and I…”). Mi domando se non fosse anche in questo caso una scelta voluta per aumentare l’effetto tragicomico della storia che John Candy raccontava, in modo del tutto fuori luogo (come spesso accade ai personaggi comici di Candy), alla madre di Kevin “per farla sentire meglio”.

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Un’altra frase che mi lascia allibito (e che da giovane non avevo mai neanche capito perché non avevo familiarità col termine usato) è quella della madre che, tornata a casa il giorno di Natale, esclama:

qualcuno corra al drugstore, non abbiamo nemmeno il latte.

(in originale: someone has to find an open store. We don’t have milk.)

Onestamente mi domando quale fosse il fascino perverso nei primi anni novanta per questa parola “drugstore” (tra l’altro pronunciata anche correttamente “dragstor”). Difatti, la stessa parola l’avevamo già trovata nel Silenzio degli Innocenti (1991) e si può dire che ad oggi sia effettivamente scomparsa dal vocabolario del doppiaggese, in netta controtendenza moderna a mantenere tutti i riferimenti possibili e immaginabili in inglese (a volte portando i dialoghi italiani al limite della farsa). Posso solo supporre che in quegli anni, “drugstore” identificasse, con una sola parola importata, un tipo di negozio che in Italia non aveva alcun corrispettivo: quelli che rimangono aperti tutta la notte e che vendono un po’ di tutto (oltre a fare da farmacia). Forse l’evoluzione delle attività commerciali italiane ha reso molto presto obsoleta questa parola d’importazione.

Evit, giustifichi sempre tutti i doppiaggi “del passato”, non hai nessuna vera lamentela?

Mettiamocele va’, sennò mi dicono che sono nostalgico (ignorando che mi sono già lamentato di grandi classici del passato).

mamma_grinch1) Ho sempre trovato curioso, già dalle prime visioni di questa pellicola, che i classici di Natale che Kevin si guarda in TV siano tutti doppiati tranne il cartone animato del Grinch. All’epoca ovviamente non sapevamo cosa fosse il Grinch ma avrei apprezzato che anche quello comparisse doppiato (magari ricostruendo la canzone che sentiamo nel cartone animato, perché no!), giusto per non spezzare quella illusione che, eccetto in quella scena
del Grinch, durante tutto il film non viene mai meno!
(mi riferisco ovviamente all’illusione creata dal doppiaggio che ci permette di guardare un film straniero facendoci credere di star assistendo alle vicissitudini di persone che parlano altre lingue diverse dalla nostra ma che noi, “per magia”, riusciamo a capire e blah-blah, blah-blah, blah-blah…! Dai su, lo sapete già ormai, leggete questo blog da una vita, non mi fate dire sempre le stesse cose).
Il cartone del Grinch torna anche nel secondo film e anche lì non è doppiato.

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2) La frase della sorella (o cugina?) preoccupata “ma è così piccolo, secondo te è un po’ picchiato?” mi è sempre sembrata stramba (sebbene il labiale sia sopraffino e forse ne è la sua unica giustificazione). In originale era “but he’s so little and helpless. Do you think he’s flipped out?” che significa “ma è così piccolo e indifeso. Secondo te è spaventato a morte?”. Capisco quale possa essere l’origine dell’errore, scambiare “he’s” come abbreviazione di “he is” quando invece lo è di “he has”, da questo assunto errato hanno presumibilmente interpretato “flipped out” come sinonimo di “impazzito”. Un errore a suo modo comprensibile, sebbene non giustificabile. Perché dovrebbe essere “un po’ picchiato” se la colpa è loro per averlo lasciato a casa? Ovviamente la domanda della ragazza non combacia poi molto bene con la risposta del fratello.

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3) C’è un’altra battuta che penso sia stata alterata per un errore umano in fase di traduzione, quando il vecchio incontra Kevin in chiesa e gli chiede se è stato buono. Kevin inizialmente dice di sì ma quando il vecchio incalza con un “puoi giurarlo?”, Kevin nega. Il vecchio allora gli risponde “yeah, I had a feeling” (letteralmente: “già, ne ho avuto il presentimento”, traducibile semplicemente come “già, lo immaginavo” o “lo avevo capito”). La risposta nel film doppiato invece riporta un “io mi sentivo triste” che poi continua con la storia di come la chiesa fosse il luogo ideale per chi è scontento di sé. È lecito pensare che abbiano voluto affrettare il discorso dato che nella frase successiva c’era effettivamente poco tempo per far entrare tutte le parole che il vecchio diceva in inglese, tuttavia mi domando se quel “I had a feeling” non sia stato mal interpretato a monte e quindi sia stato poi tradotto erroneamente come “io mi sentivo triste”.
Tra parentesi, chi doppia il vecchio è il mitico Nando Gazzolo, di cui già parlai qui.

Basta, ho parlato anche troppo: CONCLUSIONE!

Mi resta solo da dispensare un paio di complimenti al gruppo che ha lavorato al doppiaggio di questo film, a partire dalla direttrice di doppiaggio Silvia Monelli e dalla sua scelta degli interpreti, all’incredibile prova di Ilaria Stagni su Macaulay Culkin, lei poco più che ventenne all’epoca (e famosa anche per Bart Simpson). Un complimentone anche a Mino Caprio che in questo film non solo è lontano da altri suoi personaggi (come Peter Griffin in cui sembra esserti fossilizzato di recente) ma, in generale, ci dona un’incredibile interpretazione comica che si integra anche molto bene con gli strilli non doppiati di Daniel Stern. In proposito, sarebbe carino vedere una versione doppiata da Caprio di questo video che Dainel Stern ha pubblicato su YouTube come risposta a quest’altro video di Macaulay Culkin (basta che non la faccia alla Peter Griffin, s’intende).
Qualcuno faccia in modo in modo che accada.

Ci revediamo a New York.

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Videocommento a PROMETHEUS (3^ Parte)

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Ecco gli ultimi 10 minuti del “videocommento” Prometheus, per la serie “i videocommentatori”  che io e il mio compagno di visioni brutte, Petar, pubblichiamo su YouTube per puro svago e che esula dalla critica a adattamenti e doppiaggi svolta su questo blog. Fate click sull’immagine per vedere l’episodio.

Non perdetevi la tradizionale clip dopo i titoli di coda che trovate anche separatamente facendo click sulla seguente immagine:

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Statistiche 2015 per Doppiaggi Italioti

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I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Uno, due e tre… Freddy stanotte viene per te! del 19 gennaio 2012 si riconferma per il secondo anno consecutivo come l’articolo più letto (oltre ad essere in generale l’articolo più letto di sempre… ma quanto vi piaceranno le filastrocche di Freddy Krueger? Mah!).

Gli utenti più prolifici di quest’anno sono stati Matt, Antonio L., Andrea87, Cassidy del blog Baravolante e Catoblepa.

Altre curiosità nel link di sotto (che è roba partorita da WordPress stesso).

Ecco un estratto:

Il Museo del Louvre riceve 8,5 milioni di visitatori ogni anno. Questo blog è stato visto circa 120.000 volte nel 2015. Se fosse un’esposizione al Louvre, ci vorrebbero circa 5 giorni perché lo vedessero altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Videocommento a PROMETHEUS (2^ Parte)

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Doveva arrivare ed è arrivata, la seconda parte al “videocommento” di Prometheus. Altri 10 minuti di scene commentate in diretta da me e dal mio amico Petar sul canale YouTube di Doppiaggi Italioti.
Basta fare click sull’immagine.

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