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Non comprate quel biglietto #1: Cinquanta sfumature di grigio

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Pubblicizzo anche sul blog una nuova piccola rubrica video che si aggiunge a quella dei videocommenti, anche se sarà forse meno frequente. L’ho intitolata “NON COMPRATE QUEL BIGLIETTO”. Io e Petar commentiamo a caldo un film appena visto al cinema (e non ancora disponibile in DVD/bluray).

In questo primo episodio la panzana del 2015…

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Fate click sull’immagine per vedere l’episodio.

Trailer di Mission Impossible 5: CGIL CISL e UIL in pericolo

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RENZI ALLA LEOPOLDA

Renzi alla Leopolda

Il 20 agosto 2015 uscirà in Italia il quinto capitolo di Mission Impossible, forse l’unica serie al mondo dove l’ultimo capitolo sembra migliore dei film precedenti. Difatti, dopo il primo film (decente parto degli anni ’90), il secondo episodio cambia stile e diventa un’oscenità unica sotto la direzione di John Woo (ancora rimpiango di averlo acquistato in DVD, mai più rivisto); il terzo era un vero e proprio aborto su pellicola, da chiedere il rimborso del biglietto anche se lo avevate scaricato pirata; il quarto non lo ricordo con disprezzo, anzi mi era sembrato niente male. Che il quinto segua l’andazzo e sia un film addirittura migliore?

Sebbene non ricordi assolutamente niente dell’adattamento dei precedenti capitoli e, ovviamente, non sappia niente dell’adattamento di questo quinto, un’occhiata al trailer appena uscito mi ha strappato una bella risata.

Eccovi le frasi più spassose dal nuovo trailer di “Mission Impossible 5“.

-“l’AI-EM-EF è ben addestrata e motivata.”

-“So che è sulla tracce del Sindacato. Come mai la CIA non ha mai avuto alcuna informazione sul Sindacato?”

-“il Sindacato esiste”

-“un anti AI-EM-EF

-“Vuoi sgominare il Sindacato? È impossibile”

C’è da sottolineare come spesso i trailer abbiano soltanto un doppiaggio provvisorio che non rispecchia sempre il prodotto finale, qualcuno ricorderà forse il trailer di Star Wars: Episodio 1 – La minaccia fantasma. Forse anche in questo caso il doppiaggio sarà più buono da Sergio. Si spera.

Ciononostante viene da chiedersi… Ethan Hunt combatterà la CGIL quest’anno? Non c’era altro modo di tradurre “Syndacate”? Davvero nello stesso film dovremo sentirci sigle americane pronunciate in italiano (CIA) accostate ad altre pronunciate in inglese (I.M.F.)? Coerenza, questa sconosciuta. Ma che senso ha avere un’organizzazione che nella lingua italiana viene chiamata “Il Sindacato”? A meno che tale organizzazione non si camuffi come, appunto, un sindacato dei lavoratori e abbia un suo senso all’interno della trama, altrimenti non si capisce perché dovrebbero avere tale nome e avrebbe più senso lasciargli il nome in inglese a quel punto (“Syndacate”), rispetto al “Sindacato”.

Non ho visto il trailer in inglese ma non ne ho bisogno! Posso scommetterci entrambe le palle e tutti i miei averi che in originale il nome di questa organizzazione è proprio Syndacate, se ho torto potete farvi avanti per reclamare tutto ciò che possiedo.

Per la cronaca, con “syndacate” in America si intende un’associazione a delinquere (solitamente è un termine usato per riferirsi alla mafia), mentre il sindacato dei lavoratori nella lingua inglese si chiama “union”. Inutile che andate su un dizionario e venite a scrivermi nei commenti “ma Evit… gnegnegné, c’è scritto che syndacate si traduce anche come sindacato…”, perché il sindacato dei lavoratori in inglese è Union…

…e basta!

febbre da cavallo

O faccio sgomberare il blog!

Ci aggiorniamo ad agosto in merito.

Videocommento a “LUCY” di Luc Besson

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In questo quattordicesimo episodio dei “videocommenti”, io e Petar ci siamo visti Lucy con Scarlett Johansson, pur non sapendo niente del film ma attirati dalla premessa scema proposta nel trailer: la protagonista avrebbe sbloccato il 100% del suo cervello, ottenendo così poteri paranormali invece che un attacco epilettico. Solo sul finale scopriamo che c’era Luc Besson alla regia.

Come sempre, fate click sulla copertina per vederlo.

 

LUDICOMIX di Empoli (28-29 marzo 2015)

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Per il secondo anno consecutivo sarò presente al Ludicomix di Empoli. In questa occasione, insieme a me, si dovrebbe aggiungere anche Petar che alcuni di voi hanno visto seduto accanto a me nella nostra serie di videocommenti su YouTube.
Mi era stata offerta la possibilità di montare un mio spazio con tavolinetto e tutto il corredo, ma non avendo tempo per organizzare niente di simile, né di essere presente in entrambe le giornate, ho ripiegato semplicemente in una visita in veste di addetto stampa, durante uno dei due giorni dell’evento (probabilmente sabato 28).

A differenza dello scorso anno, l’evento si terrà all’interno del centro cittadino (un po’ come accade a Lucca per il Lucca Comics) e si unisce anche ad un’altra manifestazione chiamata “Mattoncini a palazzo”, dedicata ai diorami costruiti con il Lego.
Sabato pomeriggio (14:30-16:30) al cinema La Perla di Empoli, l’autore del canale “ODS – Ora Doppiamo Stronzate”, parlerà di animazione e doppiaggio.
La sera di sabato, inoltre, ci sarà un concerto del gruppo italiano Goblin, celebri per la colonna sonora di Profondo Rosso che difatti la band suonerà in occasione dei 40 anni del film. Biglietto a parte e posti limitati, purtroppo.

Se partecipate all’evento, fatecelo sapere. Noi siamo lì, a giro, come si dice a Firenze.

Per riassumere gli appuntamenti dell’evento

Quando:
Sabato 28 e domenica 29 Marzo 2015

Dove:
Centro Storico di Empoli (FI)

Orario:
Dalle ore 9:30 alle ore 19:30

Ingresso (solo alcune aree):
Biglietto giornaliero 5,00 euro; ridotto e promozioni 4,00 euro.

Web:
http://www.ludicomix.it
http://www.mattonciniapalazzo.it

I luoghi interessati (copiati pari pari dal loro sito)

Piazza della Vittoria sarà dedicata ai fumetti e alle attività ludiche più tradizionali di Ludicomix: tornei e ludoteca, affiancati dai migliori espositori commerciali di settore. Nella piazza troverà spazio anche un palco che proporrà intrattenimento musicale gratuito fino a sera.

Piazza del Popolo ospiterà l’area BRICKS con due tensostrutture interamente dedicate ai mattoncini più famosi del mondo: i LEGO. Diorami originali e opere personali inedite realizzate con migliaia di “bricks”, con l’immancabile area gioco “Pick & Build”, dove piccoli e grandi potranno divertirsi con un mare di mattoncini.

Lo storico Teatro Il Momento sarà la cornice ideale per il Cosplay Contest che, con nuovi impulsi e scenari cittadini, si appresta a diventare uno dei contest più importanti di tutta Italia. Inoltre ci saranno i videogames e le community dei giocatori.

In Piazza Farinata degli Uberti prenderà vita la terza “anima” di questa manifestazione: l’area KIDS. Ci saranno tanti giochi, laboratori e attività, anche all’aperto, pensati e proposti per i visitatori più giovani. L’intera area sarà ad accesso libero.

A Palazzo Pretorio sarà presente una bellissima esposizione di diorami LEGO costruiti da ragazzi del circondario empolese.

Nel suggestivo Chiostro degli Agostiniani, e aree limitrofe, ci saranno gli spazi culturali: ospiti, illustratori, mostre, concorsi e workshop per le attività delle scuole di comics e manga.

Palazzo delle Esposizioni sarà scenario notturno del sabato sera, 28 marzo, con la Horror Night e il Simonetti’s Goblin “PROFONDO ROSSO Live Soundtrack Tour” in collaborazione con la rassegna Note di Classica e l’Associazione Culturale Il Mosaico.

La trilogia del dollaro di Sergio Leone? Meglio guardarsela in italiano

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Christine (partner di Evit) proclama improvvisamente: “Evit, ci vediamo i western di Sergio Leone?“.
Evit si commuove – “ma certo!” – e corre a mettere il primo film.
Christine dopo un po': “ma non ce l’hai in inglese?
Evit:

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Spesso sentiamo dire “il film, meglio in originale“, che “i sospiri degli attori americani sono mejo recitati dei sospiri doppiati” oppure cose tipo “vuoi mettere, sentire la vera voce dell’attore americano?“, quando non si scade poi nei falsi miti che all’estero è tutto migliore (“in Italia siamo nel medioevo. Nel nord europa invece…“) e le solite cose già sentite milioni di volte…

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…poi tiri fuori nel discorso la trilogia del dollaro di Sergio Leone e qualsiasi teoria su cui si basano i soliti generici pregiudizi immaturi contro il doppiaggio crolla dalle fondamenta e diventa indifendibile (rivelando spesso un infondato fondamentalismo dei sostenitori).

Infatti, nonostante gli attori principali di questi tre film siano americani, guardarsi la trilogia del dollaro di Sergio Leone in lingua inglese non ha alcun senso ed è anzi deleteria per lo spettatore, come vedremo a breve. Provo pietà e compassione per gli americani che non possono godersi questi film in italiano. Li amano tantissimo eppure, per una volta lasciatemelo dire, non possono goderseli appieno.

I film di Sergio Leone ci ricordano sempre che la magia del cinema si compie solamente a film ultimato e, per “ultimato”, intendo dire inclusivo di adattamento e doppiaggio. Poco importa quale lingua parlino gli attori sul set, bensì importa il risultato finale alle orecchie dello spettatore, le emozioni che ne derivano. Questo è un messaggio che può arrivare solo da registi veramente capaci come lo erano Leone e Kubrick, i quali davano eguale importanza alle versioni internazionali dei propri film già a partire dalla fase di pre-produzione e non soltanto come un ripensamento dell’ultimo momento o delegandoli senza importanza a chiunque offra di produrne una versione estera con il maggior risparmio di denaro.

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Ma, mentre Kubrick si avvaleva di De Leonardis/Maldesi per le sue versioni italiane, sfruttando la ben rodata macchina del doppiaggio italiano negli anni ’60, le versioni in inglese dei primi film di Leone, seppur ben adattate, si sono scontrate con tanti problemi come ad esempio l’incapacità degli americani di fare un buon lavoro di doppiaggio e tanti altri di cui parlerò.
Vediamo dunque i motivi per i quali guardarsi la trilogia del dollaro in inglese ha poco senso!

  • Attori che doppiano sé stessi

Come tutti i film italiani dell’epoca, anche questi erano girati senza suono, vuol dire che Eastwood and friends sono dovuti tornare in sala di registrazione a doppiare sé stessi. Doppiare, in generale, è una capacità in più che non tutti gli attori del cinema posseggono (le “guest star” nei Simpson in italiano dovrebbero darvene una vaga idea, voci totalmente su un altro piano rispetto a chi doppia di professione, oppure le fiction italiane a confronto con i film doppiati). Difatti per doppiare sé stessi bisogna saper ricreare l’emozione che da attori avevate espresso sul set… in questo caso però mentre si è davanti ad un leggìo, al buio, concentrati ad azzeccare i tempi giusti e magari s’è pure scassato il condizionatore. Non tutti lo sanno fare e spesso i risultati sono un po’ piatti. È il caso di Eastwood che, sebbene avesse già qualcosa sul curriculum, era alle prime armi come protagonista, e non aveva certo esperienza di doppiaggio. Per fortuna il suo personaggio era stato studiato ad hoc: parla poco e in maniera piatta. Così nessuno se n’è veramente mai accorto. Eli Wallach (il “brutto” del Buono, il brutto e il cattivo) si salva alla grande perché era un attore capace, Lee Van Cleef rimane passabile, Gian Maria Volontè (in inglese) è di un’atrocità senza pari.

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Quindi la recitazione “reale” degli attori americani in quei film non è altro che un prodotto registrato a posteriori in uno studio e non in presa diretta sul set. Per questo non ha senso parlare di “lingua originale” in un film di Leone.

  • Alcune scene sono state doppiate in inglese solo dopo quarant’anni!

Nel caso de’ Il Buono il brutto e il cattivo, gli americani hanno sempre visto una versione ridotta, in cui mancavano certe scene. Queste scene sono state reinserite solo per l’edizione DVD del 2004 (ora disponibili anche su Bluray) e doppiate ex novo perché all’epoca non ebbero la lungimiranza di doppiare l’intera pellicola. Questo vuol dire che gli americani attualmente si “godono” una versione del film dove, nelle scene aggiunte, i personaggi hanno voci incredibilmente invecchiate (se gli attori erano ancora vivi per doppiare sé stessi), oppure completamente nuove (nel caso di attori deceduti, i loro personaggi sono stati doppiati da imitatori). In questi casi le voci non solo soltanto nuove, sono palesemente nuove… sono tragicamente nuove!

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  • Se sono doppiati a posteriori sia in inglese che in italiano, allora non è meglio scegliere il doppiaggio americano che include le “vere” voci degli attori? Cosa cambia?

Cambia il fatto che in america i doppiatori fanno generalmente schifo perché non c’è una grande esperienza/storia/scuola. Non è una questione di “il mio paese è meglio del tuo”, perché negli Stati Uniti fanno bene tante altre cose, ma il doppiaggio non è una di queste.

nota: pensate ad esempio ai film di animazione americani che non hanno dei doppiatori”, bensì dei “voice actors“, ovvero interpreti vocali che recitano al microfono le loro battute e dalle quali poi i disegnatori sono in grado di far vivere i personaggi animati dotandoli di un accurato labiale e movimenti espressivi. Il lavoro di questi interpreti vocali è giustamente lodato, perché sanno creare delle performance a volte superiori (a livello recitativo ed espressivo) rispetto ai colleghi attori. Ma non sono doppiatori di post-produzione.
I pochi prodotti doppiati disponibili sul mercato statunitense (classicamente i cartoni giapponesi) sono snobbati dagli stessi americani che preferiscono a quel punto la versione sottotitolata piuttosto che sentirsi le voci del calibro di un ferroviere che vi prenota un posto in treno da dietro lo sportello della biglietteria.

Il risultato finale (nel doppiaggio americano) è un film con gli attori principali interpretati quasi decentemente (almeno quelli che hanno saputo ridoppiare sé stessi passabilmente) mentre tutti quelli di contorno sono dei cagnacci che in Italia potrebbero solo passare lo straccio per terra in sala di doppiaggio, oppure hanno modi di recitare piuttosto strani per gli americani, tipo voci radiofoniche o interpreti da audiolibro.
Per non parlare poi della quasi totale mancanza di sincronia labiale di molti personaggi, cosa che nella traccia americana assume connotati tragici, distraendo spesso lo spettatore, il quale penserà di aver acquistato una copia difettata del film.

sputo d'autore

20 anni di teatro dietro a quello scaracchio

Al contrario, nel nostro paese, il doppiaggio di questi film è stato fatto non solo con cura di particolari, ma anche in un decennio dove il doppiaggio era ancora una vera e propria arte più che un mestiere. Quindi anche il rumore di uno scaracchio era certamente creato da qualche incredibile attore con anni di teatro alle spalle. Puah!

  • Non solo!

Come spesso accadeva all’epoca, in sala di doppiaggio in Italia si aggiungevano battute originariamente non in copione, al solo scopo di migliorare il prodotto finale, perché alla fine è solo il prodotto finale che conta quando si giudica un film, non le intenzioni. Prendiamo ad esempio questa battuta di Eastwood, la cui risposta del fuorilegge è assente nella versione americana:

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Nella versione americana manca completamente la battuta “sceglie vivo, buffone“.

Aggiungiamoci poi il dramma di Gian Maria Volonté che non spiccicava una parola di inglese e si è doppiato per la traccia americana con l’ausilio di trascrizioni fonetiche (così dice Wikipedia), il risultato ahimè è piuttosto tragico nella maggior parte delle sue battute e se dovessi scegliere tra un teatrale Nando Gazzolo (che doppia Volonté in italiano) ed un quasi incomprensibile Gian Maria Volonté che doppia sé stesso in inglese, indovinate chi preferirò?

josepheggerAnche Joseph Egger (il “Piripero” del primo film, il “Profeta” nel secondo), in italiano è assolutamente eccezionale, divertente al solo sentirlo parlare. Chi lo ha doppiato in inglese, invece, credo non abbia mai sentito parlare di sincronia labiale, il suo doppiatore non riusciva ad ingarrare un tempo giusto manco a spararlo (guardate la scena dei dannati treni dove non sembra neanche che le parole escano dalla sua bocca).
La sua voce italiana è data dal padre del sopracitato Nando Gazzolo, tale Lauro Gazzolo, anche lui tra i membri della CDC, che all’epoca era il punto di riferimento del doppiaggio italiano. Nessun personaggio, insomma, è stato trascurato in fase di doppiaggio italiano e se pensate che mettere padre e figlio nel doppiaggio dello stesso film sia un’operazione tipicamente italiana dovreste ricredervi, sono entrambi così azzeccati nei loro ruoli che l’accusa di raccomandazione familiare è semplicemente impensabile.

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Quindi per via di doppiatori americani diversamente competenti, la traccia in inglese di tutti e tre i film ha molte meno frasi memorabili. Gli americani infatti citano spesso il terzo film, Il buono il brutto e il cattivo, e qualche battuta dal primo mentre, in italiano, le frasi che rimangono impresse sono molte, molte di più, da qualsiasi film della trilogia. Questo è un vantaggio apportato da un buon doppiaggio.

Mi sarebbe piaciuto caricare sul mio canale alcune clip ma non vorrei seccature con YouTube. Basta che vi cercate qualsiasi scena con Gian Maria Volontè doppiato da Nando Gazzolo per avere un’idea. Specialmente quella della parabola in “Per Qualche Dollaro in Più”. Poi andatevi a cercare le stesse scene in lingua inglese e venitemelo a raccontare!
Esempio (attenzione, i link potrebbero non durare in eterno): la scena della parabola in inglese e in italiano.

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  • Un copione nato in italiano

I copioni di questi film erano sempre scritti in italiano ed adattati in inglese e ci tengo a precisare che sono stati adattati in inglese benissimo perché molte battute funzionano ugualmente in entrambe le lingue… pur sempre con tutti i limiti del caso. Vediamo dunque il limite del caso, passando direttamente alla scena ESEMPLARE!
Gli americani non sanno che l’ultima battuta in Il Buono, il Brutto e il Cattivo combacia perfettamente con la colonna sonora di Ennio Morricone, un trucchetto che rende ancora più divertente la scena finale del film ma che ha meno senso in inglese.
Mi riferisco a quando Tuco, sul finale, esclama:

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Scena in italiano (fate click per vederla)

Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu??? Sei figlio di una grandissima PUTTA-****

Da qui il pezzo di Ennio Morricone si lega alla “A” della parolaccia interrotta, proseguendola comicamente.

Che questa scena fosse già stata ideata in questo modo, a priori, da Leone o che sia stata creata in post-produzione poco importa. Ciò che importa ai fini di questo articolo è che in inglese la battuta non si lega altrettanto bene alla colonna sonora e viene meno l’effetto comico. Il pezzo musicale suona piuttosto come un banale bip di censura, ma orchestrato.

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Scena in inglese (fate click per vederla)

Hey Blondie! You know what you are? Just a dirty son of a…***

Per aggiungere ingiuria al popolo anglofono, il labiale di quella scena, così in primo piano, funziona molto meglio nella traccia italiana che in quella americana (nonostante Eli Wallach recitasse in inglese)… sempre per la già menzionata capacità degli attori-doppiatori italiani in sala di doppiaggio rispetto agli attori stessi del film. Ad un occhio meno attento potrebbe quasi sembrare che l’attore avesse recitato tale frase in italiano.

Sulla carta posso capire come volessero unire l’urlo tarzaniano, con cui inizia il pezzo di Morricone, alla “a” di “son-of-a…“, ma questo sembra aver funzionato soltanto sulla carta. Nessun madrelingua inglese ha mai percepito che il pezzo di Morricone “proseguisse”, o in qualche modo si “legasse”, alla battuta “son-of-a…“; la scena in inglese risulta moderatamente divertente solo dal contesto, così come potrebbe risultare divertente una qualsiasi brusca interruzione o un bip di censura su una nota parolaccia.

[Addendum]

the ugly

La mia ragazza, Christine, ricorda liti domestiche molto “British” (ovvero discussioni molto pacate) sull’interpretazione dei cartelli italiani che leggevano “il BUONO”, “il BRUTTO” e “il CATTIVO”. Evidentemente nel Regno Unito girava una versione non localizzata, con scritte in italiano. In particolare era in dubbio quale parola italiana fosse il corrispettivo “ugly” e “bad” dato che anche Lee Van Cleef (il cattivo del film) in quanto a bruttezza non scherzava affatto ed il personaggio di Eli Wallach (il brutto del film) non era certo un santo.

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CONCLUSIONE

Non pensavate che ci sarei arrivato, eh? Dunque cosa rende questi film degni di essere visti in inglese esattamente? L’interpretazione non in presa diretta del protagonista (/protagonisti) e le scadenti voci dei personaggi di contorno? Le battute adattate dal copione italiano e che, in un caso specifico, “sciupano” un finale perfetto? Le scene restaurate con voci in inglese palesemente diverse da quelle nel resto della pellicola? Una sincronia labiale in alcuni casi così sconnessa da distrarre lo spettatore? Attori italiani che doppiano sé stessi in un inglese incomprensibile come nel recente F*ck the zombies?
Purtroppo non riesco a trovare una buona ragione per consigliarvene la visione in inglese, semplicemente non ne trarreste alcun beneficio. Per questi principali motivi, secondo me, la visione in lingua inglese di questi tre film non ha alcun senso! Del resto queste opere di Leone non hanno una “lingua originale” in quanto nascono essenzialmente muti, e gli americani non sono in grado di fare un doppiaggio qualitativamente all’altezza del film.

Se non concordate, attaccatevi!

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NOTE A PIÈ DI PAGINA
Una nota finale agli espertoni di cinema americani (e britannici) e in particolare quelli che si reputano degli uber-esperti della trilogia del dollaro (magari ignorando altri capolavori come C’era una volta in America, perché sono dei burini, come diceva Leone stesso)… “Leone” non si pronuncia liònlione, né tantomeno lioni. Chiunque senta un “esperto” di cinema straniero storpiare il nome di Leone, fategli un favore e correggetelo.
Un’altra cosa che mi fa infuriare dai forum americani è la questione del nome del protagonista. Il protagonista non ha un nome… e solo perché il vecchietto nel primo film lo chiama “Joe” (nome generico che si da agli americani, come “the average Joe“, ovvero “l’uomo qualunque”) non vuol dire che quello sia il suo “vero” nome. Né tanto meno lo è “manco“, vocabolo spagnolo equivalente al nostro “monco“, ovvero il nomignolo che aveva il personaggio di Eastwood quando faceva finta di essere storpio per avere un vantaggio sui nemici. È soltanto un soprannome, non il suo vero nome, burini!

Videocommento a “ALIENS NIGHT” di Andrea Ricca

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Mentre continuo a lavorare su un paio di articoli e mentre Leo finisce di trascrivermi una preannunciata intervista, ecco un nuovo episodio de’ i videocommenti di E&P, una serie che pubblico quasi-settimanalmente su YouTube nella quale io ed il mio amico Petar ci sediamo a commentare dal vivo web series e film trash (o di discutibile successo) e dove ci inventiamo comiche spiegazioni alternative quandunque la trama di ciò che vediamo esca dai confini del sensato o del plausibile.

Questo corto italiano, intitolato ALIENS NIGHT (e da noi ribattezzato CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGI), ci è stato suggerito a scatola chiusa. Un saluto affettuoso all’autore.

AVGN The Movie – La recensione italiana che non vi scriverà nessun altro

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Uscendo fuori dai canoni di questo blog, vi propongo una mia recensione del film Angry Video Game Nerd: The Movie, scritta “a caldo” il 4 settembre 2014 e mai pubblicata fino ad ora per motivi non ben precisati. Lo rilascio adesso che non frega più a nessuno, così da tener fede al motto di questo sito: “un blog per pochi“.

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Uno degli youtuber più celebri al mondo è James Rolfe. Con il suo personaggio, l’Angry Video Game Nerd (o “AVGN”, un “nerd” che recensisce i peggiori videogame del passato) cambiò nel giro di pochi anni l’idea stessa di YouTube. Se adesso vedete tanti regazzini recensire videogiochi è colpa sua grazie a lui. Per brevità, mi riferirò al suo persoanggio chiamandolo “il Nerd”, come si usa fare tra i suoi fan.

La recente uscita del film “AVGN: The Movie” ha attirato molta attenzione da parte di persone che come me lo seguono dagli inizi (2006-7). Si tratta di un vero e proprio lungometraggio, realizzato grazie alle donazioni dei fan e tanti anni di lavoro, che porta in scena il suo personaggio facendolo uscire dal familiare scantinato dove solitamente recensisce giochi merdosi del passato.

Personalmente mi aspettavo il peggio del peggio, del resto tanti anni e tanta attesa non potevano che produrre anche tante aspettative e così ho voluto evitare la trappola del fan e per tanto tempo ho persino ignorato anche la sola esistenza di questo film di prossima uscita, evitando accuratamente tutte le interviste in merito, le reazioni e le recensioni, finché finalmente non si è reso disponibile come download digitale.

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Quali aspettative?
Siamo difronte ad un film indipendente derivativo di una popolare serie nata su YouTube e parzialmente finanziato dai fan… sappiamo dunque che non ci sarà Spielberg dietro la macchina da presa. Eppure, con tutte le mani avanti che potevo metterci lo considero comunque come un bel flop. 10+ per l’impegno, 4- per il risultato finale, ad essere generosi.

Il primo problema è che il film ha una durata di quasi due ore (due ore!), a metà subentra già la noia e il terzo atto è completamente confusionario, a tratti insensato. Ma non mi riferisco alla presenza di mostri e di alieni, parlo della sceneggiatura e del montaggio.
Come fan della serie e con tutte le mani avanti che si possono mettere, non andrò certamente a lamentarmi degli effetti speciali, dei modellini, delle ambientazioni e cose del genere (come hanno fatto molti sprovveduti sul web), anzi, quelli sono elementi persino deliziosi se consideriamo che si tratta di un prodotto “fatto in casa”… ma sulla sceneggiatura e sui personaggi, come spettatore, non posso transigere.

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L’ispirazione, come dichiarato dall’autore e protagonista James Rolfe, è stata in parte il film “Fusi di Testa”, un lungometraggio creato da Mike Myers (futuro Austin Powers) a partire da una serie di brevi sketch comici. “Fusi di testa” (Wayne’s World, 1992) negli Stati Uniti fu un successone e ne fecero anche un seguito a sua volta niente male. Ciò che lo fece diventare un successo fu una buona sceneggiatura, una trama.

La sceneggiatura è proprio ciò che non funziona in questo film di James Rolfe! Il ritmo è irregolare, gran parte delle battute e delle gag semplicemente non funzionano, si ha l’impressione che James si sia lanciato in un’impresa più grande di lui, gettandoci dentro tutte le idee che aveva in mente nel caso che in futuro potesse non riuscire a sfruttarle in altri suoi film, tutto ciò a svantaggio del film in questione però! Non c’era bisogno di andare a scomodare universi paralleli, mostri-divinità giganti, improbabili voli in jet; sarebbe bastata una storia più semplice, un’avventura on-the-road, anche con qualche eccesso (perché è comunque un film dell’Angry Video Game Nerd, quello che cacava diarrea in testa a Bugs Bunny) ma senza arrivare ad apici troppo alti per un film indipendente e in ogni caso non in tale abbondanza a detrimento di tutto il resto.

Se nei suoi episodi su YouTube abbiamo una “trama” incentrata sulla recensione di un videogioco, con sporadici effetti speciali ad esasperare solamente il finale (cartucce Nintendo gettate per terra che esplodono e cose del genere), tutte scene che comunque si suppone avvengano soltanto nell’immaginazione del “Nerd”, nel film in questione sembra che la bilancia sia inclinata dall’altra parte, verso un eccesso di effetti speciali che mostrano situazioni esagerate (e che avvengono nel mondo reale, non nella sua immaginazione) a discapito di scene più “normali”, di dialoghi, di una qualsiasi costruzione dei personaggi… per Dio, sul finale due compagni di avventure si baciano pur non avendo mai avuto alcuna interazione durante tutto il film!

Va bene, andiamo nei dettagli su cosa non funziona… Ci saranno spoiler, tanti!

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Un noioso compagno di avventure
Nel film, il nerd ha un compagno di avventure, un ragazzo di colore che dimostra 16 anni (nonostante all’anagrafe ne abbia 24), che parla con la zeppola in bocca, che non azzecca mai una battuta divertente e che in generale non è stato scritto come si deve (non è colpa dall’attore). Il fatto che sia di colore, inoltre, mi sembra più una strategia studiata a tavolino per non dare ai fan afroamericani la sensazione di un film fatto da “bianchi” per altri “bianchi” (questa è una preoccupazione piuttosto comune negli Stati Uniti ma molte volte scade in forzature). Credo che avrebbe aiutato se il personaggio fosse stato almeno più estroverso, esagerato, fuori luogo e più spesso inappropriato, ciò che in inglese si dice “over-the-top”. Invece è un personaggio noioso, ingenuo, lamentoso e privo di qualsivoglia “alchimia” con il personaggio principale, il “Nerd”. Persino un personaggio stereotipato sarebbe stato migliore a questo punto.

L’idea che il “Nerd” abbia un compagno è del tutto nuova (nella serie le recensioni sono sempre solitarie e il suo amico Mike Matei compare soltanto quando Rolfe non interpreta il “nerd”, oppure compare come personaggio in costume) e se viene aggiunto un nuovo personaggio da affiancare al celebre “Nerd” questo deve funzionare. Questo compagno semplicemente non funziona.
Quando dicevo che “non è stato scritto come si deve”, infatti, mi riferisco a cose tipo:

  •  all’inizio del film mostra interesse verso le ragazze, imbarazzando persino il “Nerd” con l’emulazione di un atto sessuale al tavolino di un bar (e questa sarà la prima e ultima volta che questo personaggio vi farà ridere). Il “Nerd” allora gli impartisce la regola d’oro “nerds before birds” (“i nerd prima delle ragazze” a voi il divertimento di trovare una traduzione in rima) e da quel momento il personaggio non parlerà più di ragazze né mostrerà alcun interesse verso di esse, vanificando ciò che sembrava un buon inizio per delineare la personalità del compagno di avventure.
  • Durante l’intero film c’è una gag ricorrente della madre super protettiva che lo chiama in continuazione, tale gag si risolve in niente, una telefonata finale in cui lui risponde “sono stato su una astronave aliena e ho salvato l’universo” e la madre: “ok!”. [trombone triste]
  • Tutte le sue battute sono da trombone triste ed è un peccato che un personaggio così importante sia stato scritto così superficialmente. Volevo farmelo piacere ma non c’è stato proprio verso.

Sbagliare anche i personaggi più semplici

Nella trama, il “Nerd” viene convinto/forzato a partire alla ricerca di una fantomatica discarica nel deserto dove si vocifera siano stati seppelliti centinaia di migliaia di cartucce dell’invenduto E.T. della Atari, un gioco notoriamente fallimentare. A tirare i fili di questa operazione è il presidente di una società di videogiochi che ha in mente di sfruttare la fama del “Nerd” e della sua impresa epica per aiutare le vendite di un nuovo gioco: “E.T. 2”. Al fine di assicurarsi che il piano funzioni viene inviata una dipendente della ditta, travestita da nerd, la quale fornisce il furgone e tutto il necessario per intraprendere un viaggio verso il Nuovo Mexico alla ricerca di questa fantomatica discarica piena di cartucce di E.T..
L’arco narrativo, o evoluzione, del personaggio della “nerd femmina infiltrata” è tra i più intuitivi che esistano, eppure è quello riuscito peggio di tutti. Lei dovrebbe essere la cattiva “infiltrata” che durante l’avventura si innamora del protagonista e si unisce alla causa “buoni”. Non è chiaro durante l’intero film quando e soprattutto cosa le faccia cambiare idea e decidere di aiutare i protagonisti invece che sfruttarli, non c’è alcuna scena “formativa”. Inoltre sul finale ci scappa anche il bacio di cui vi avevo anticipato prima, tra lei e l’aiutante del Nerd, senza che questi due abbiano mai avuto una vera interazione durante tutto il film. Al contrario, l’evoluzione della trama ci aveva fatto credere che, se fosse potuta sbocciare una situazione romantica, questa sarebbe avvenuta tra lei ed il protagonista con il quale avevano legato sfidandosi ad un vecchio videogioco. La relazione tra il compagno del “Nerd” e l’infiltrata redenta non è impostata in nessun punto del film e per questo il bacio finale è assolutamente fuori luogo, inatteso ed esageratamente cliché.

Funzionava sulla carta… non ha funzionato su schermo

Non tutte le idee che sulla carta funzionano, risultano poi funzionare anche su schermo. In fase di montaggio si deve saper decidere cosa tagliare, cosa tenere, anche a costo di tagliare una scena che è stata molto costosa e faticosa da realizzare, a vantaggio del prodotto finale. Nei film amatoriali si tende a tenere tutto il materiale girato perché ci si affeziona al proprio lavoro (vedi The Lady – episodio 9), per questo ci si dovrebbe sempre affidare a professionisti non coinvolti.

L’esempio di ciò sta nell’evoluzione della sottotrama in cui la ragazza viene rapita, i protagonisti se ne fregano perché impegnati in altri compiti (e perché comunque non la conoscono affatto) e lei rimane, per quello che sembra la durata di un’intera giornata, legata e sorvegliata, senza alcuna ragione, in cima alla torre Eiffel di Las Vegas… tutto ciò perché “sulla carta” la trama avrebbe fatto riunire tutti i personaggi e tutte le loro sottotrame proprio lì.
Non sto neanche ad andare nei dettagli del combattimento tra lei ed un’altra donna, la cui coreografia lascia proprio il tempo che trova e se ne trova di molto migliori in qualsiasi episodio della serie AVGN girato nello scantinato di James Rolfe. Il problema è che non ha neanche senso che le due combattano, tutto sembra forzato, solo perché sulla carta probabilmente era sembrata una buona trovata.

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Il personaggio del Nerd

Se molti fan si sono lamentati di come le capacità recitative di James Rolfe siano state forse seppellite dallo stress di produrre un lungometraggio, dovendosi occupare anche di tutte le magagne ad esso legate, io mi lamento di ben altro, ovvero del fatto che il Nerd stesso sembra una comparsa nel suo stesso film, non il protagonista centrale! Spesso trattato marginalmente, soffocato da una miriade di personaggi inutili.
Inoltre, come molti altri fan della serie YouTube, anche io avevo determinate aspettative riguardo ai vari aspetti della vita quotidiana di questo personaggio immaginario (nella serie lo vediamo soltanto nel suo scantinato); mi aspettavo ad esempio che il Nerd lavorasse in un negozio dove si vendono vecchi videogiochi, console e computer… non in una scintillante filiale della catena GameStop! Lui è un “nerd” per la miseria, che diavolo ci fa in un posto simile? È come averlo messo a lavorare al McDonald. Il “Nerd” (per ammissione dello stesso Rolfe) vive in un mondo tutto suo in cui ignora addirittura l’esistenza di videogiochi moderni, come fa questo ad aver senso in una trama nella quale lui lavora in un negozio dove si vendono soltanto videogiochi moderni? Sono i paradossi di sceneggiature rivedute e corrette continuativamente per oltre 6 anni.

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Conclusione (le cose buone)

Le cose buone, per le quali comunque non vale la pena spendere soldi per vedersi questo lungometraggio, sono le musiche, spesso reminiscenti degli anni ’80 e veramente azzeccate; l’alieno, il quale, pur essendo un pupazzo pressoché inanimato, ha se non altro il carisma della voce (in originale lo doppia un dei “voice actors” delle Tartarughe Ninja) e il suo aspetto, reminiscente di Slimer di Ghostbusters, non può non strappare un sorriso di simpatia. Infine, la porzione “normale” del film, prima dell’escalation fantascientifica-fantastica, è decisamente l’unica frazione del film decente che fornisce un’idea di ciò che sarebbe potuto essere un buon film del Nerd ma che, ahimè, non è stato.

Se non altro James si sarà tolto qualche soddisfazione, e per questo siamo tutti contenti per lui.

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