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Videocommento a Trancers (1984) e alcune note sul titolo e sul doppiaggio

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Vi avevo promesso dei contenuti tappabuchi per il periodo estivo ed ecco il prossimo, un nuovo episodio della serie “i videocommentatori” che pubblichiamo su YouTube. In questo episodio, io e il mio compagno di visioni brutte, Petar, ci siamo visti Trancers (titolo originale Ninja III – The Domination), uno dei film più pazzi prodotti della Cannon di Golan-Globus.

Due parole sul titolo e sul doppiaggio

Come molti dei film della Cannon, anche questo ha un doppiaggio curato dal fu Claudio Razzi, già noto per scelte di adattamento piuttosto disastrose (THX-1138 e Space Vampires sono tra le sue vittime più note da queste parti) e sempre arricchite dal suo dipendente preferito, Claudio Capone, che ovviamente trova posto anche nel doppiaggio di questo film.
Dal punto di vista dell’adattamento, per fortuna, non troviamo drammi degni di questo blog, perché con film non fantascientifici Razzi se la cavava abbastanza decentemente, l’unico elemento inconsueto che ricordo è un “campo da golf comunale” (che in America non trova proprio corrispettivi) e poi, ovviamente, l’invenzione del titolo Trancers!
Non so quanto questa sia attribuibile a Razzi stesso ma l’alterazione dei titoli dà poco fastidio quando almeno si degnano di giustificarla all’interno del film, come per fortuna è avvenuto in questo caso. Difatti la narrazione apre proprio con la necessaria spiegazione del titolo italiano, dove “trancers” è il nome usato per descrivere una speciale setta di guerrieri ninja immortali che possono essere uccisi solo da altri trancers (e implicitamente si capisce che hanno anche la capacità di trasferirsi in altre persone qualora questi siano fisicamente uccisi da chiunque non sia un ninja come loro).
“Trancer” era un termine abbastanza di moda all’epoca e deriva ovviamente dalla “trance“, lo stato psicofisiologico, che in quegli anni andava di moda associare anche allo spiritismo. In breve, trancer, stava ad indicare un individuo capace di trasferire sé stesso nel corpo di qualcun altro. La trama verte proprio intorno a questo e trovo che il titolo italiano sia anche più adatto di quello originale. Difatti, il titolo americano non ha mai avuto molto senso per il pubblico statunitense in quanto non esiste nessun film chiamato Ninja né tanto meno è mai esistito un Ninja II, bensì si tratta di un successore spirituale di altri due film a tema ninja della Cannon di Golan-Globus:

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L’Invincibile Ninja (Enter the Ninja, 1981) con Franco Nero, diretto da Menahem Golan stesso, e Ninja la furia umana (Revenge of the Ninja, 1983), dello stesso regista di Trancers.

Lo stesso sottotitolo, the domination, non è chiaro a cosa voglia far riferimento… la dominazione di cosa? Una domanda che si sono posti ironicamente anche i ragazzi di Redlettermedia nell’episodio della serie “Best of the Worst” in cui compariva questo film (se capite l’inglese e vi piacciono i “film brutti”, vi consiglio caldamente di seguire l’intera serie).
Indubbiamente avrebbe avuto più senso un Ninja III – The Possession, vista l’evidente ispirazione (per non dire “plagio”) dei film a base di possessioni demoniache (in particolare L’Esorcista) ma, come tutti i film Cannon, anche questo non prende ispirazione da un solo film ma fa un mix inedito di vari successi di quel periodo, di generi più disparati (in questo caso Flashdance, L’Esorcista e Poltergeist sembrano gli ingredienti principali).
Se volete saperne di più della Cannon Films e del loro pazzo modo di produrre film, vi consiglio caldamente il documentario intitolato Electric Boogaloo: The Wild, Untold Story of Cannon Films, che potrete sicuramente trovare sottotitolato in qualche sito pirata di vostra preferenza. Solitamente sarei l’ultima persona al mondo a consigliare di rivolgervi alla pirateria ma purtroppo se non sapete l’inglese e necessitate di sottotitoli in italiano, al momento non c’è altro modo di vedere quello che secondo me è uno dei documentari sul cinema più interessanti mai realizzati, insieme a Jodorowsy’s Dune. Quando uscirà anche in italiano vi assicuro che vi consiglierò un acquisto legale, per ora non ci sono altre vie.

Non posso non consigliarvi anche la lettura delle spassose recensioni di questi film sul blog Malastrana VHS di Andrea Lanza:

Oggi sono in vena di consigli quindi aggiungo anche una lettura consigliata, un saggio essenziale (dal costo irrisorio di 0,99 euro) del blogger italiano Lucius Etruscus dedicato ai Ninja, tra cinema e realtà: NINJA – Un mito cine-letterario.

Buona visione e buona lettura a tutti.

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Aggiornamenti di agosto e contenuti tappabuchi

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Lettori affezionati e lettori occasionali, non voglio dire che vado in ferie perché non è proprio vero, ma per il seguito dell’intervista con Carlo Marini e altri articoli sugli adattamenti italiani dovrete attendere forse settembre (forse!), ma i contenuti tappabuchi non mancheranno neanche questa estate, iniziando dall’ultimo episodio su YouTube dedicato a Ghostbusters (2016), che potrete vedere facendo un semplice click sull’immagine di sotto.

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Per i curiosi del doppiaggio, ad un certo punto parlo anche della battuta del fantasma formaggino.
Non mi sono fatto mancare neanche un finto trailer del film, da me montato sullo stile Vacanze di Natale, tanto il materiale di base era già quello: GHOST BUSTERS ’16 di Neri Parenti.

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Inoltre potreste esservi persi passati episodi della serie “i videocommentatori” come ad esempio l’episodio su World War Z, che non avevo pubblicato qui…

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…oppure l’odiatissimo episodio su Lo Chiamavano Jeeg Robot

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E se volete riscoprire vecchi articoli vi ricordo che c’è un pratico indice dei film da me trattati (in generale gli articoli dal 2012-13 in poi sono quelli più rappresentativi e dettagliati).

Con questo, vi auguro buone ferie, a chi ne farà.

Una conversazione con Carlo Marini – Aneddoti e curiosità sul doppiaggio che non c’è più (1^ parte)

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Carlo Marini, classe 1950.


Un preambolo lunghiiiiiiiiissimo!

Il mondo del doppiaggio è un argomento che oggi appassiona un numero sempre maggiore di italiani, molti si sono avvicinati a questo argomento probabilmente partendo dalla curiosità di scoprire il nome associato ad una voce che continuavano a riconoscere (e magari ad apprezzare) in svariati film. Il passo successivo ovviamente è la scoperta di forum e siti web dove altri, accomunati dalla medesima curiosità, si sono ritrovati per condividere informazioni in merito.
Internet è diventato un ottimo archivio di informazioni su questo mondo che fino agli inizi del 2000 era di difficile indagine, a meno di non conoscere direttamente qualcuno del settore capace di indicare voci e nomi dei protagonisti nell’ombra.
Gran parte della conoscenza riversata su internet deriva da appassionati con l’orecchio fino ma anche dai doppiatori stessi i quali, in epoca di connessione per tutti, possono finalmente uscire dalle ristrette cerchie di amici ed arrivare ad informare chiunque, condividendo le proprie conoscenze, aiutando a mettere insieme i pezzi del puzzle.
Questi input contribuiscono più o meno direttamente a far luce sulla lunga storia del doppiaggio e talvolta influenzano (non intenzionalmente) anche la fama di determinati nomi. Molti dei miei lettori avranno familiarità con nomi tipo Tonino Accolla, Luca Ward, Pino Insegno, Claudio Sorrentino, Michele Gammino, etc… questi infatti hanno la fortuna di essersi ritrovati, all’apice della carriera oppure ancora in piena attività lavorativa nell’era di internet, diventando volti noti (o perlomeno nomi noti) di un settore che fino a qualche decennio fa era solitamente quasi del tutto anonimo.
Il limite di questa incredibile possibilità di accesso alle informazioni pubblicate on-line sul mondo del doppiaggio (e che prima di Internet erano praticamente insondabili ai più) sta nel fatto che, i doppiatori la cui carriera si è conclusa nelle decadi precedenti alla diffusione di internet, non avranno mai la stessa importanza (almeno agli occhi di un neofita) dei Luca Ward di turno. Mi perdoni Luca Ward, lo prendo ad esempio giusto per la sua popolarità ma non per altro motivo. Quello che non appare su siti come AntonioGenna.net sembra quasi non esistere agli occhi dei più, ma che dico “sembra”… non esiste proprio! E a un’indagine qualsiasi sul web si può giungere per esempio al paradosso di avere un Roberto Chevalier (classe 1952) che sembra aver diretto più doppiaggi di Emilio Cigoli (classe 1909). Cosa impossibile, fidatevi.

Mentre la maggior parte degli appassionati di questo “universo” si avvicina ad esso a partire dal riconoscerne le voci, il mio approccio, come già molti di voi sapranno, è forse un po’ più inconsueto. Da bilingue e appassionato di cinema sono arrivato al mondo del doppiaggio analizzando gli adattamenti e soppesandone le scelte lessicali, cosa che tutt’oggi mi ostino a fare ed è ciò con cui il mio blog Doppiaggi Italioti si è fatto conoscere anche tra diversi professionisti del settore. Non sono mai voluto andare molto oltre per non sconfinare in argomenti di cui non sono esperto e che reputo comunque totalmente soggettivi (sebbene molto in voga sul web), come il giudicare la recitazione di un doppiatore, cosa che evito di fare in negativo salvo casi lampanti, ed ho sempre ribadito di non essere in alcun modo un conoscitore (e riconoscitore) di doppiatori.

Per questo, alla prima domanda che mi ha posto Carlo Marini “tu sai chi è Emilio Cigoli, no?”, sono cascato dal pero. Perché, così come tanti altri, anche io mi sono avvicinato al mondo dei doppiatori basandomi su ciò che è reperibile su internet… lo stesso internet dove, sì, la voce di Cigoli è segnalata su centinaia di opere più o meno famose e volti noti del cinema americano (John Wayne, Gary Cooper, Clark Gable, Gregory Peck… tanti ce n’è), ma dove egli appare come direttore di doppiaggio unicamente in un paio di produzioni, un paio… di numero, quando invece la verità è che dagli anni ’40 agli anni ’70 Cigoli nelle sale di doppiaggio era una vera e propria divinità (o “egemone” forse preferiranno definirlo i suoi scissionisti), non solo come doppiatore ma soprattutto come direttore… e Carlo Marini, già alla fine degli anni ‘70, era presto diventato il suo pupillo.

Quindi, con la medesima ignoranza comune a molti (poi subito colmata ovviamente), chiamo Carlo al telefono basandomi sul suo curriculum “on-line”, senza avere alcuna idea del suo ruolo da protagonista nella scena del doppiaggio a cavallo tra anni ’70 e ’80, cosa che avrei scoperto di lì a breve.

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Le interviste migliori iniziano con la domanda “tu sai chi è Cigoli?”


Il passaggio al nastro magnetico a più piste, Frank Agrama,
The Immortal.

La conversazione di oltre un’ora inizia con una mia semplice domanda da scolaro, “come è cambiato tecnicamente il modo di fare doppiaggio?”, ma è subito chiaro che Marini ha milioni di cose da raccontare! Dalle serie televisive americane su nastro che venivano copiate su pellicola verdognola 16mm tramite il vidigrafo (per creare i famosi “anelli” su cui incidere il doppiaggio) si vola quasi subito a “quella volta in cui a me e Cigoli ci chiamarono in America, da Agrama, per doppiare The Immortal… dal famoso Agrama, quello che è stato inquisito insieme a Berlusconi per i film che comprava a maggior prezzo… insomma, quell’Agrama lì”.
Se in un primo momento mi è difficile capire il motivo di questo salto apparentemente pindarico, Carlo, dopo molti aneddoti riguardo il doppiaggio di questa serie e riagganciandosi alla mia domanda iniziale, arriva al punto del discorso: Frank Agrama, con la scusa (fasulla) di voler doppiare direttamente in America suddetta serie televisiva, aveva convocato a Los Angeles doppiatori italiani professionisti per testare i primi sistemi di incisione su nastro magnetico che avrebbero mandato in pensione tutto il complicato sistema basato sul pellicola, fino a quel momento necessario per incidere la traccia audio doppiata:

Da quel momento in poi non è stato più necessario il gran macello che dovevamo orchestrare con il sistema a pellicola. Questo comportava prima un riversamento su pellicola col vidigrafo, poi doppiare in sala con il proiettore da 16 mm, con la necessità di avere due operatori, poi il tutto passava alla moviola perché bisognava missare e sincronizzare con la parte visiva… e sto omettendo dal discorso le parti in cui aspettavamo che arrivasse la pellicola dal laboratorio di stampa. Se volevi risentire quello che avevi inciso la settimana prima, non era possibile! Era un incubo dirigere un doppiaggio in questa maniera, anche se io per fortuna non ho mai diretto con questo sistema.

Arrivato il sistema a nastro magnetico, l’unico inconveniente furono le quintalate di ferro buttate al vento.

Mi spiega poi che il sistema di registrazione su nastri magnetici da un pollice (o “pollicione”, come lo ricorda Carlo) veniva testato alla fine degli anni ’70 negli Stati Uniti, dove era stato inventato. La sua convocazione risale al ’79-’80 circa, anche se Carlo non ricorda la data con certezza. Il vantaggio immediato del nuovo sistema era quello di poter registrare separatamente ciascuna voce e poi di missarle tutte insieme in un secondo tempo, ma soprattutto la possibilità di poter “mandare indietro” e risentire immediatamente ciò che si era appena registrato, senza le attese di sviluppo fotografico degli anelli del vecchio sistema a pellicola!

Poi sono arrivati i sistemi di montaggio video, macchine diverse da quel “pollicione” e, insomma, le cose si sono evolute. C’è stato prima il Fostex, poi l’Avid, eccetera. Il passaggio ad altri sistemi è stato beneficiario per le società di doppiaggio, sia dal punto di vista pratico sia economicamente. Quando siamo passati al multipista, avevi a disposizione 16 o anche 24 piste audio. Io ad esempio mettevo Marini su una pista, quella su un’altra, quello su un’altra… e sentivo insieme se suonava bene. Ma a quel punto chiunque lo poteva fare, capito?

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TASCAM 85-16B uno dei più celebri registratori a nastro da 1 pollice, a 16 piste. Prodotto dal 1979 al 1984

Prima dei registratori a nastro magnetico il direttore di doppiaggio guardava il film ed aveva il compito di ricordare a mente, senza poterle risentire al momento di registrare, le varie intonazioni “e le varie incisioni!”, ci tiene a precisare Carlo.

Ne’ La Zona Morta, ad esempio, quando il protagonista scrive alla fidanzata, la sera, alla fine del film… su quella feci, uh… 7 incastri! 10 incisioni, 7 incastri. Ma così, a mente! Perché mettevo i puntini… quello che mi piaceva… poi lo cancellavo, poi lo rimettevo, a seconda di come il doppiatore me la faceva.

“Quindi nei doppiaggi di un tempo – chiedo io – una più libera interpretazione sui personaggi doppiati era in parte anche dovuta al sistema di registrazione in uso che, a livello tecnico, richiedeva…”. Carlo mi interrompe con la voce dell’esperienza: “Eh, richiedeva… richiedeva due bei coglioni!”.

Chiedo maggiori informazioni sulla serie The Immortal che erano andati a doppiare in America, la storia inizia quasi come una barzelletta:

C’era Cigoli, Renzo Stacchi, Emanuela Rossi con Massimo Rossi in veste di accompagnatore della sorella Emanuela, che dopo s’è messo lì anche lui a doppiare. Eravamo strapagati, eh! Tutto il giorno stavamo in giro a spasso e a mezzanotte iniziavamo a doppiare! Alla fine hanno capito che non potevano far così, con Cigoli che purtroppo già non stava bene e io che mi facevo quasi tutti i personaggi. Stacchi doppiava il protagonista, ma tutti i co-protagonisti, incluso Fletcher, in poche parole li doppiavo io.
Ma non ce l’avevano detto il motivo per cui fummo convocati, io l’ho capito dopo, altrimenti avremmo chiesto molto di più.

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Ora potete correre su Wikipedia ad aggiornare pure questa


La prima società di Marini, Craxi, i portieri dei socialisti
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Carlo oggi non lavora più nel doppiaggio per problemi con i colleghi, problemi sui quali, per il momento, sorvola e puntualizza che in ogni caso già non doppiava più da tempo in quanto era prevalentemente alla direzione dei doppiaggi, con una sua società dagli alti fatturati e grazie alla quale, di punto in bianco, era diventato un padreterno”!
Gli domando come abbia fatto di punto in bianco a far decollare la sua azienda e Carlo, candidamente, re-inscena un dialogo che ha valenza storico-culturale e probabilmente è ancora valido tutt’oggi in Italia:

Mi dissero: “se non ti fai raccomandare, non ti possiamo dare più nemmeno un film da doppiare!”. Dico: “ma ho lo stabilimento di doppiaggio, ho le macchine, le telecamere, c’ho tutto, ho 16 dipendenti…!” “EEE-ehehe-eee, eh ti devi fare raccomandare”.

Per avere le commissioni ci si doveva raccomandare presso membri del partito a quel tempo in carica quindi, nel caso di Marini, dai socialisti. Così Marini tira fuori un altro aneddoto che potrebbe sembrare una scena di un film di Monicelli:

Io avevo fatto delle grosse cortesie, sia a Craxi che a Martelli che a Tiraboschi… dico: “m’hanno detto che mi devo fare raccomandare, però non so da chi. Chi è che mi deve raccomandare?”, dice: “non ti preoccupare”. Poi un giorno mi chiama Angelo Tiraboschi e fa “adesso ti porto da Enrico”, dico “Enrico chi?” “Manca, no???”… spunta fuori che Tiraboschi e Manca erano amici. Dopo essere stati da Manca, il giorno dopo stesso, mi chiama [uno dalla RAI]: “Tu sei matto Marini, io adesso te devo da’ nove mijardi de lavoro! E non so come fare, perché non ce l’ho!”. Gli dico “e vabbé dammene di meno, ma che me ne frega!” e lui: “tu poi vai a parlare direttamente con Manca…!”, gli rispondo: “ma me l’hai detto tu di farmi raccomandare, me l’hai detto tu che conoscevi Tiraboschi, Martelli e Craxi”, e lui mi risponde “ma qua sono tutti raccomandati dal portiere del palazzo accanto, che è amico della moglie del figlio del portiere che sta da Craxi”.
Capito? Ci si raccomandava ai portieri dei politici… e io invece ero andato direttamente da Enrico Manca.
[ride]
Difatti Angelo mi disse “mbé guarda, se mi chiedevi di fare un tratto di strada ferrata della direttissima Roma-Firenze faticavo de meno”. Per lui poi, che era abituato a dare a 
Longarini 870 miliardi l’anno(!), sarebbe stata una stronzata e questo invece per prestare 9 miliardi l’anno a me… capito?

La società di Marini si chiamava F.C.M., Carlo svela che l’acronimo stava per “Fernando Carlo Marini”. Fernando era il padre di Carlo che poi abbandonò esclamando “qua siete tutti matti!”. Successivamente l’azienda venne divisa in due: la FCM, per i doppiaggi per RAI e altra televisione, e l’Omega per i film.
Carlo ribadisce che senza raccomandazioni non potevi lavorare in alcun modo. Nel 1991 produsse anche un film, Le mosche in testa, che all’epoca, dice Carlo, ebbe un gran successo al botteghino e gli fruttò 200 milioni di lire che arrivarono inaspettatamente in un periodo in cui era già “in discesa”.

portineria

Qui raccomandazioni


Il teatro, lo schnauzer gigante del figlio di Claudio Villa, i primi brusii
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Con brevi accenni ai suoi vent’anni, a ville del ‘500, grandi feste con ballerine, due anni di medicina ad Ancona, una forte amicizia con il figlio di Claudio Villa, etc… Carlo Marini ricollega la sua vita al mondo del doppiaggio partendo dal suo incontro con il regista teatrale fiorentino Franco Enriquez in occasione di un suo spettacolo allo Sferisterio di Macerata.

Quando me lo chiese, gli dissi “a me sarebbe sempre piaciuto fare teatro, cinema… ma studio medicina” e lui: “ah, dai, vienimi pure a trovare a settembre al Teatro Argentina, chiedi di me e non ti preoccupare”. Qui Marini imita l’accento toscano di Enriquez: “Minima parte, minima paga”.
CarloMarini2Ci andai e recitai in Coriolano (1975) e Il Sipario Ducale (1976), due lavori. Poi feci un film e mi doppiai nel film (“
Cugine mie”, di Marcello Avallone, 1978). Quando mi sono doppiato in quel film, Rino Bolognesi mi disse “ma sai che tu potresti far doppiaggio?”, da lì entrai nell’ambiente, anche tramite il figlio di Claudio Villa, Mauro. Io ero molto amico di Mauro e poi di Claudio stesso. Pensa che sono andato al suo matrimonio e sono stato vicino alla famiglia quando Claudio morì.
Con Mauro andammo a vivere in due appartamentini vicini l’un l’altro, io avevo un alano, Tommy, e lui aveva uno schnauzer gigante, io c’ave-… ma insomma tutta storia che non è che conti molto, però qui collego un po’ tutto, la mia vita con il doppiaggio… Parliamo dunque del doppiaggio: la madre di Mauro era la 
doppiatrice di Shirley Temple! Col passare degli anni aveva perso questa cosa ed era diventata assistente al doppiaggio. Lì, un po’ una mano me l’ha data. Mi faceva chiamare per fare qualche “brusio”, cosette.


Cooperativa Sincrovox e l’incontro con Emilio Cigoli
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Carlo: Poi da lì mi chiamano alla Sincrovox, era un’altra società, dove c’era Cigoli ma non lavorai subito con lui perché mi misero in guardia inizialmente: “no, ancora non ti mandiamo da Cigoli, perché forse non sei ancora pronto. Non ti mandiamo perché, sai, Cigoli è uno tosto”.
Cigoli era uno che “MMMhhh… Marini!!!” [Carlo imita un tono di rimprovero di Cigoli]… lui ti diceva come la dovevi fare la frase. Se non la facevi uguale a come diceva lui…

Evit: Te ne andavi?

Carlo: No, al contrario. NON te ne andavi! Fino a che non gliela facevi uguale non te ne andavi a casa!
Dopo mie insistenze, alla fine mi dicono: “va bene, va’ a fa’ sto brusio co’ Cigoli, vedi un po’… perché se te pija de storto, poi dopo sei finito”. Porca miseria, pensai!
La prima volta che andai da Cigoli fu per un brusio su un film italiano ed eravamo un piccolo gruppo di persone, ognuno con una battuta diversa – a me credo fosse toccata una battuta del tipo  “Ma sta cadendo la neve!” – e Cigoli dava a ciascuno di noi indicazioni su come doveva esser fatta la battuta.
Devi tenere presente che quando sentivi Cigoli sembrava di parlare con Gary Cooper o con John Wayne! Perché, anche il microfonino filtrato che c’è tra la sala di doppiaggio e la cabina di regia, a lui non “tagliava” la voce, era proprio come sentire John Wayne in persona che parlava con te.
A fine anello Cigoli dice [Carlo ancora una volta imita la voce severa di Cigoli]: “chi ha detto Sta cadendo la neve?”. Porca buttana – pensai – ecco, m’ha beccato! Gli rispondo con voce timorosa “sono io, signor Cigoli, Marini”. “Molto bene, dopo, alla fine, venga qui che le devo parlare”. [Carlo emette un verso strozzato, temeva il peggio]
Il colloquio andò diversamente da come temevo e infatti da lì son diventato il pupillo suo, mi ha aperto tutti i cassetti. Cigoli alla fine diceva di me: “a Marini non gliela ricordo tanto la fa come vuole lui”. In realtà dovevi fare sempre come voleva lui e molto spesso non ci azzeccava tanto, però il cassetto intanto te lo apriva! Sapeva come funzionava quello, quello, quello e quello. Delle volte mi faceva aprire un cassetto che io non ero d’accordo… infatti, anche in Interceptor, dove lui era direttore, purtroppo c’è una frase che è raccapricciante…

Evit: Quale?

Carlo: “AHAaaahARRRGHGHGHHG!!!”, una cosa così. Ma d’altronde se non gliela facevi uguale a come la voleva lui non passavi.
Il primo film importante che ho doppiato con Cigoli e per cui non sono andato neanche in viaggio di nozze è stato L’Inferno Sommerso, nel ’79, dove doppiavo Michael Caine. Da lì poi ho iniziato la mia carriera, ho diretto il doppiaggio di Bolero Extasy (1984) (NdA: della Cannon Film!), poi ricordo Sotto Tiro (1983), bellissimo film, con Gene Hackman, Nick Nolte e Johanna Cassidy… da lì ho cominciato praticamente a lavorare sui film americani con invidia crescente dei colleghi e poi anche per la RAI.


Aggiorniamo qualche pagina web
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A questo punto dell’intervista sono desideroso di chiedere a Carlo maggiori informazioni sugli interpreti e le curiosità di doppiaggi di cui su internet si trova poco. Quando chiedo della sua voce sul protagonista in Punto Zero (1971) Carlo risponde “non me lo ricordo, dovrei rivederlo, ma sai quanti ne ho fatti che non ricordo…“, purtroppo lo stesso capita quando gli chiedo se ricorda di altri colleghi in Interceptor – Il guerriero della strada, un film nel quale Marini come protagonista avrà avuto sì e no 16 battute (letteralmente) e quindi avrà passato poco tempo in sala di doppiaggio. I ricordi più solidi riguardano il primo film dove mi conferma che Cigoli dava la voce al capitano, quello pelato con i baffi, oltre ad essere il direttore di doppiaggio del film stesso (non è chiaro chi ha diretto il secondo film visto che il film è del 1981 e Cigoli è morto nel 1980). Mi conferma poi la voce di Mirella Pace come moglie di Rockatansky, sempre nel primo Interceptor (fino ad ora il nome della Pace era seguito da un punto interrogativo sul Genna) ed accenna anche al terzo film della serie (dove abbiamo Massimo Giuliani su Mel Gibson):

Carlo: Poi per il terzo volevano me alla Warner ma qualcuno gli disse che mi ero trasferito in America, addirittura con i cavalli che avevo portato lì – perché all’epoca avevo un’azienda con i cavalli etc…
Evit: ho capito.
Carlo: hai capito, va’!
Evit: in pratica ti hanno fatto le scarpe sul terzo film.
Carlo: Sì, sì, sì! Anche perché poi Massimo Giuliani, che Dio lo perdoni… perché Sorrentino, ci sta bene, ma Massimo Giuliani… terribile su Mel Gibson!

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Troverete ulteriori curiosità in esclusiva e divertenti aneddoti sul mondo del doppiaggio nella seconda parte dell’intervista con l’attore, doppiatore e direttore di doppiaggio Carlo Marini; di prossima pubblicazione.

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Non comprate quel biglietto #12: It Follows

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Abbiamo appena pubblicato la discussione su It Follows, horror indipendente vietato ai maggiori di 18 anni (cit.), per la nostra controversa serie YouTube “Non comprate quel biglietto“. Per vederla basta fare click sulla copertina.

Videcommento a L’Esorcista

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Esorcizzate la vostra paura dell’Esorcista con questo nuovo episodio di “i videocommentatori“, la nostra serie video di intrattenimento per pochi. In questo episodio esploriamo L’Esorcista, uno di quei film dei quali non si può parlar male e che a dire di tanti “fa troppa paura”.
Serviranno a qualcosa i miei tentativi di convincere Petar, compagno di visioni, nell’ardua impresa di rivalutare il film di Friedkin, il regista che crede che le possessioni demoniache esistano per davvero? (mpff!!!)
Riusciremo almeno a spaventarci? Pazuzu, demone violento o burlone incompreso?

Questo e i precedenti episodi li trovate seguendo questo link.

PS: ecco la seconda e ultima parte. Risate e considerazioni su L’Esorcista.

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Mamma, ho riperso l’aereo – mi sono smarrito a New York: quest’anno il Natale è arrivato in anticipo!

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Che il secondo film della serie “Home Alone” non sia all’altezza del primo lo intuii persino io in giovane età quando lo vidi in un’arena estiva e mia cugina, di un anno più grande, mi chiese perché non ridessi alla scivolata cartonesca di Marv verso l’armadio delle vernici, oppure perché non ridessi a sufficienza della sua folgorazione con tanto di scheletro urlante.

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OK, quella dello scheletro era esilarante abbinata all’urlo effemminato dell’attore, ma la degenerazione di Mamma, ho riperso l’aereo con le sue gag da cartone animato purtroppo non gli consentono di rimanere eternamente e interamente godibile come il primo film.
La premessa stessa è odiossissima. Infatti qui Kevin McCallister non è più vittima delle circostanze bensì è pienamente artefice delle sue malefatte grazie alle quali si trasforma da subito in “villain” del suo stesso film, il peggior nemico di sé stesso… perché quando capisci di aver sbagliato aereo, ti trovi all’aeroporto di New York con la borsa di tuo padre e decidi “si fotta la famiglia in Florida, io me la spasso a New York con la carta di credito di papà”, non hai più l’innocenza del bambino che credeva di aver fatto sparire magicamente la propria famiglia e che cercava di difendere la sua dimora dai ladri in attesa che un miracolo facesse ricomparire i genitori… sei solo un bambino stronzo e viziato e a Natale riceverai solo tante botte.

mamma2cattivo

Il cattivo del film

Premessa a parte, dopo un primo tempo spassoso incentrato su Kevin a New York, trovo che il film affondi stile Titanic, spezzandosi in due prima di affondare. Il momento fatidico è quello dell’abbandono dell’hotel di lusso, seguìto dalla replica dell’attacco in casa del primo capitolo, il che non sarebbe stata neanche una brutta idea in un film simile (“Ghostbusters II” docet) se non l’avessero condita però di situazioni sempre più improbabili: se nel primo film Marv veniva colpito in testa da un ferro da stiro che cadeva dal piano superiore di casa McCallister, qui viene invece colpito alla testa da svariati mattoni gettati energicamente dal quinto piano di un palazzo. Willy E. Coyote ne sarebbe stato soddisfatto. Neanche la scena in cui Joe Pesci viene catapultato a 10 metri d’altezza grazie ad una leva fatta con un bidone e un’asse di legno della ACME fa guadagnare al film molti punti ai miei occhi.

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Harry fa pratica nel “salto dello squalo”

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L’adattamento italiano

Nonostante il film scada spesso in una sciocca parodia del precedente, l’adattamento italiano si mantiene a livelli alti e per dimostrarvi da subito (e incontrovertibilmente) che il seguito di Mamma, ho perso l’aereo gode di un adattamento italiano tanto ottimo quanto quello del primo capitolo, vi propongo subito questo dialogo preso dai primi minuti del film:

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Altro che il “vietato ai minori non accompagnati” di Deadpool! Gli anni ’90 ridono in faccia alla Marvel del 2016… far dire ad un bambino di 10 anni “fottuto” in un film destinato ai bambini. Un azzardo che forse non vedremo mai più, erano gli anni d’oro per quel genere di commedia (il periodo del “le parolacce fanno ridere i bambini”).

Ma passiamo subito alla lista di Evit, ovvero tutti gli elementi degni di nota riguardanti l’adattamento italiano. Questo, nonostante torni nelle mani capaci di Silvia Monelli, direttrice di doppiaggio del primo film, perde di continuità in alcuni riferimenti al precedente capitolo ed eccoveli tutti, nella poco fantasiosa formula della “lista della spesa”.

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Riferimenti mancati

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Mentre Marv nel primo film proponeva il nome di “the wet bandits” (memorabilmente tradotto come “i banditi del rubinetto“), all’inizio di questo film se ne viene fuori con “the sticky bandits”, adattato come “i ladri del nastro isolante“. Per richiamare il precedente adattamento in realtà avrebbero dovuto proporre “i banditi del nastro isolante” piuttosto. Questo in teoria… magari nella pratica il labiale funzionava meno per via del primo piano di Marv quando lo dice, oppure si erano semplicemente dimenticati del primo adattamento, anche questo può capitare.
Sul finale (in inglese) ritorna la storia dei banditi del rubinetto, ad emulazione della stessa scena dell’arresto nel primo film…
mamma2stickybanditsNella versione doppiata, Marv diceva: ci pensi, Harry? Diventeremo famosi! ed Harry rispondeva famosi un accidente! (seguito da calcio in culo) al posto di “non siamo i banditi del nastro isolante, sta zitto!”.

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Tutti voi ricorderete il film in bianco e nero che si guardava Kevin nel primo Mamma ho perso l’aereo, ciò che lo rendeva memorabile anche nel nostro paese era quella frase da annali di storia del cinema: “tieni il resto, lurido bastardo!“.
All’interno di di Mamma ho riperso l’aereo vediamo il seguito di quel film in bianco e nero dove lo spietato antagonista questa volta smitraglia la fidanzata infedele per poi tirar fuori un’altra perla delle sue: “Buon Natale, maledetto animale!“.
In originale si trattava però della stessa affermazione usata nel precedente film “ya filthy animal“, letteralmente “lurido animale”. Riferendosi adesso ad una donna però, il primo adattamento, “lurido bastardo”, non solo non era chiaramente riproponibile (“lurida bastarda” avrebbe travalicato le intenzioni della frase originale) ma cambiandolo al femminile non avrebbe comunque funzionato vista la scena successiva dove Kevin sfrutta quei dialoghi per scacciare il concierge. Si tratta dunque di uno di quei cambiamenti purtroppo necessari a svantaggio della continuità delle battute tra il primo film e il secondo. In italiano quel personaggio, semplicemente, ne tirava fuori un’altra delle sue; in inglese invece la comicità della scena viene dallo scoprire che la stessa identica battuta viene ripetuta con qualsiasi vittima, uomo o donna che sia, chiamandoli tutti “luridi animali”.
Me lo immagino un terzo film in cui vediamo il cattivone ripetere il mortale conto alla rovescia al suo cane per aver fatto la pipì sul tappeto e poi concludere la sparatoria con un “stai a cuccia, lurido animale!”. Aspettate… mi è venuto in mente che esiste anche un terzo film ma io non l’ho mai visto, ditemi che c’era una scena simile!

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Un altro piccolo elemento ricorrente nella versione originale, ma alterato in fase di adattamento, è l’augurio che si scambiano i due ladri “crowbars up!” (letteralmente “su i piedi di porco”), una specie di cin-cin tra scassinatori che nel primo film era stato tradotto con il termine “presentatàrm” mentre nel secondo film viene tradotto come “onore alle armi”. Questo è solo un altro piccolo elemento che avrete sentito in entrambi i film e che magari non avreste potuto immaginare si trattasse della stessa battuta.

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Riferimenti che nel 1991 forse non avreste capito e quindi sono stati cambiati

Quando i due ladri svaligiano il negozio di giocattoli e si ritrovano davanti ai soldi destinati all’ospedale pediatrico esclamano…

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Nell’adattamento italiano troviamo un più familiare scambio di auguri al suo posto:
– Buon Natale, Harry.
– Felice anno nuovo, Marv.

Scommetto che non avreste mai sospettato che Marv fosse ebreo, eh?

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Riferimenti che non avreste capito comunque

mamma2knock

Quando il padre dice “sembrerà strano ma i bagagli non li perdiamo mai” vediamo i due genitori bussare sulla scrivania davanti a loro. Per chi non avesse familiarità con i gesti scaramantici americani, “bussare” sul legno (“knock on wood” per gli statunitensi o “touch wood” in Gran Bretagna) è praticamente l’equivalente del nostro “tocca ferro”. Alcuni sostengono che il gesto scaramantico derivi dalla tradizione pagana germanica dove si bussava sugli alberi (e per estensione sul legno) per invocare la protezione degli spiriti benevoli che in essi dimorano. Secondo altre fonti serviva invece, all’opposto, a scacciare spiriti malevoli. Qualunque sia l’origine, il gesto serve a scongiurare un possibile evento infausto a cui si è appena fatto riferimento (in questo caso la perdita di bagagli).
Per il pubblico italiano tale gesto non sembra altro che una manifestazione dell’eccentricità dei genitori in un momento di stress, quasi volessero scaricare la tensione in maniera comica dopo la brutta battuta del padre (su come si perdano continuamente Kevin mentre i bagagli invece non li perdevano mai).
Mentre alcune battute possono essere adattate meglio o peggio di altre, gesti simili restano “intraducibili”; del resto l’atto di bussare sul legno a mo’ di scongiuro ci è così poco familiare che tutt’ora quella scena credo vada spiegata a gran parte degli spettatori italiani ma, se volete vederla da un altro punto di vista, lo scongiuro fatto bussando sul legno è comune a così tante culture nel mondo che potremmo dire di essere noi italiani la mosca bianca, cioè l’unico popolo che tocca ferro al posto del legno.

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Altri cambiamenti degni di nota

“Quello ha le pigne nel cervello”
Mentre in inglese Buzz continuava la sceneggiata del ragazzo per bene dicendo “che giovanotto inquieto” (what a troubled young man), in italiano diventa la scusa per l’ennesima, comica, offesa fraterna (quello ha le pigne nel cervello).

mamma2buzz

“Tutta la famiglia è contro di me”
Questo è una di quei momenti comici dove il bambino usa la parola “jerks”, ne avevo già discusso nel precedente articolo dove sottolineavo come “jerks” non sia un espressione traducibile sempre allo stesso modo, cambia molto da contesto a contesto invece. L’equivalente della frase originale di questa scena sarebbe teoricamente “sono tutti degli stronzi”, ma nel contesto non funzionerebbe benissimo (Kevin lo dice con resentimento e rassegnazione, ma quando gli italiani dicono “stronzo” non è mai detto con rassegnazione). Come tutte le battute contenenti “jerk” (elencati nel precedente articolo), anche questa frase richiede l’analisi del contesto… ricordate quando li “adattavano” anche i film doppiati? Ecco.

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In questo caso Kevin era stato mandato in camera dopo aver subito un processo domestico ingiusto dove sentiva tutti contro di lui, così in italiano si trasforma nella constatazione “tutta la famiglia è contro di me”. Forse non sarà divertente quanto “sono tutti una manica di stronzi” ma è funzionale alla scena e, comunque, così come l’uso di “jerks” in inglese, anche l’espressione italiana fa sorridere perché rappresenta ciò che spesso percepiscono i bambini di quella età quando tutti li incolpano di qualcosa. Kevin, in breve, anche in italiano si esprime come un bambino vero e non come un bambino tradotto.

“Hai la carta d’imbarco? Bravo chi la trova”
In originale: è qui da qualche parte.

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“Cerca di scoprire tutto quello che puoi su quella mezzacartuccia”

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Qui la piccola miglioria sta su “that young fellow” (quel giovanotto) che in italiano diventa “quella mezzacartuccia”. L’alterazione non solo è più comica ma si addice perfettamente al personaggio, come vedremo poi dopo nel resto del film.

“Seccherebbe a qualcuno se facessi un tuffo acrobatico?”

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In originale il ragazzino chiedeva letteralmente “seccherebbe a qualcuno se mi esercitassi sul tuffo a bomba?”. Ovviamente l’ironia originale sta nel fatto che non serve far pratica per raffinare l’arte del uffo “a bomba”. In italiano la battuta risulta più divertente visto che preannuncia un tuffo acrobatico prima di eseguirne uno “a bomba” (o “a cofanetto”, come si dice in certe regioni).

“Guarda che sta dicendo una balla!”

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Mentre Kevin guarda un film troppo violento per la sua età, partecipa attivamente ai dialoghi (come capita non di rado anche a certi adulti alle prese con film che li spaventano) commentando tra sé e sé che la donna nel film è spacciata (“she’s rat-bait” – per farvi capire il senso lo tradurrò come “è già bella che morta” / i sottotitoli del DVD propongono “è cibo per vermi”). Anche in italiano Kevin partecipa attivamente ai dialoghi del film ma invece di parlare tra sé e sé sembra addirittura parteggiare per lo spietato antagonista dal grilletto facile suggerendogli che le parole della donna fossero tutte balle. Un’alterazione che non solo si adatta perfettamente al labiale (“balla” sta benissimo su “bait”) ma che trovo anche più divertente di un più semplice “è spacciata”, tanto meno “è cibo per vermi” suggerito nei sottotitoli.

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Conclusione va’, oggi chiudiamo prima del solito!

Nei dialoghi italiani ci sono tanti altri piccoli momenti comici come l’esclamazione “l’artrosi!” di pozzettiana memoria, oppure Kevin che dice “cavolo, sei stato un razzo!” frase rivolta a Babbo Natale dopo la comparsa della madre sul finale, proprio quando aveva espresso il desiderio di rivederla al più presto. In generale, insomma, l’adattamento di questo film si rivela ottimo, persino migliore del primo se contiamo che ha molti meno errori del capostipite, che già era fenomenale (l’articolo sul primo film lo trovate qui).

artrosi

Ahhh, l’artrosi!

Difatti in questo film non mi pare di averne trovati di veri errori, tutte le differenze elencate qui ricadono nelle scelte di adattamento e non in errori a monte del processo interpretativo, e c’è una bella differenza tra le due cose.
Chiudo con dire che Mino Caprio risulta sempre più comico nei panni di Marv, il suo ruolo in assoluto più memorabile… almeno fino all’avvento di Peter Griffin.

giubilo_buz

“Be’, adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo”

E per terminare l’articolo citando le parole del fratello Buzz… be’, adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo (che ovviamente non era così memorabile in inglese) e buona visione a tutti, perché lo so che adesso avete voglia di rivedervi lo scheletro di Marv che urla in maniera effeminata. Ahhhhhhhh! Ahhhhhh! Ahhhhh!

Alla prossima recensione, salvo imprevisti.

mamma2knock

 

Liebster Blog Award 2016 per Doppiaggi Italioti

by

LiebsterAward_logo

Mi comunicano che quest’anno sono stato nominato per il Liebster Award, un premio dedicato ai blogger e rilasciato arbitrariamente da altri blogger. Cassidy, autore del blog La Bara Volante, mi ha generosamente trascinato in questo giro di vicendevoli strette di mano (per non dire di peggio) portandomi a collezionare il primo premio on-line mai ricevuto da questo blog. In 5 anni non mi si è cagato nessuno insomma, tranne voi lettori ovviamente… che in realtà bastate e avanzate come “riconoscimento”, ma torniamo a noi. Il suddetto premio Liuuubensteiner (mi pare si dica così, con voce fantozziana) viene dato da blogger ad altri blogger purché questi non siano già stranoti. Quest’anno infatti la regola limita i premi ai blog fino ad un massimo di 200 iscritti, quindi con i miei 389 iscritti è già evidente che questa coccarda sia frutto di qualche imbroglio, raccomandazioni e minacce. Sebbene io sia teoricamente incandidabile, in pieno stile italico ho deciso di pigliarmelo lo stesso, tie’!

[Per chi conosce l’inglese, questa clip dalla serie Father Ted si addice alla situazione.]

Ma la mia incontenibile gioia per aver ricevuto qualcosa è stata subito smorzata dallo scoprire che suddetto premio include anche un set interminabile di regoline che quasi quasi lasciavo perdere tutto ma visto che di recente non ho curato moltissimo il blog perché troppo occupato in attività dietro le quinte, come il recupero di film rari da pellicola 35mm e il restauro digitale di altri, ho deciso di accettare il premio e scrivere questo post obbligatorio che qualifica per l’affissione della coccarda che adesso trovate nel menù laterale.

Le regole del Liebster Award 2016 sono semplici ma tanto tanto scassacazzi… eccovele (ai partecipanti nominati, vi prego di riverificarle su altri siti, non fidatevi di me e delle mie reinterpretazioni):

1) Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio.
2) Scrivere qualche riga (150-300 parole) sul blog che preferite (non il vostro) spiegando perché vi piace.
3) Rispondere alle 11 domande poste dal blog o dai blogger che ti hanno nominato (qui è facile perché chi mi ha nominato era così sfaticato da non propormi alcuna domanda).
4) Scrivere, a piacere, 11 cose di te.
5) Premiare a tua volta 5-11 blog con meno di 200 follower.
6) Formulare le 11 domande per i blogger nominati.
7) Informare i blogger del premio assegnato.

Quindi per cominciare devo ringraziare il mio amico di tastiera Cassidy, il cui vero nome è assolutamente sconosciuto ma trattasi dell’autore del blog di cinema La Bara Volante, che avrò certamente citato alcune volte ma probabilmente mai abbastanza, dato che è il blog che seguo più spesso e sempre con piacere (tranne i tuoi articoli sul basket, Cassidy, quelli avrebbero anche scassato eh!). Ci accomunano molti gusti cinematografici e ci fa sempre piacere spammarci pubblicizzarci a vicenda nei commenti. Grazie ancora per questo premio, Cassidy, ti meno quando passo da Torino.

2) Scrivere qualche riga (150-300 parole) sul blog che preferite (non il vostro) spiegando perché vi piace.
150 parole minimo… uccidetemi subito! Va be’, iniziamo.
Scegliere un blog preferito quest’anno non è cosa facile perché i pochi che riesco a seguire li considero tutti come “preferiti”, quindi farò una mossa forse poco ortodossa, ma più logica, andando a consigliare, tra i tanti, il meno conosciuto (gli altri li troverete elencati comunque alla risposta numero cinque). Il mio suggerimento per il 2016 è Il Gerliotti – Il cinema ripensabile (la mazzetta la incasso dopo, Gerliotti). Grafica pulita e recensioni cinematografiche adornate dalla sola locandina, il Gerliotti punta più sulla sostanza che sulla forma, proponendosi come l’alternativa on-line e gratuita ai vecchi “dizionari del cinema” che forse i trentenni di oggi ancora ricorderanno e gelosamente conserveranno, tenendoli a portata di mano nonostante odino TUTTE le opinioni in essi contenute; l’autore propone anche un voto finale da 1 a 10 come alla scuola dell’obbligo, inclusi i mezzi voti. Scorrendolo noterete una quasi assoluta assenza di recensioni “acchiappa-click” ed una sovrabbondanza di articoli su film di nicchia che conosce solo lui, insomma un sito di critica cinematografica serio. Inoltre, come tutti i critici del mondo, anche il Gerliotti, proteggendosi dietro lo scudo dei grandi classici del bianco e nero che sostiene di adorare, dice un po’ il cazzo che gli pare. Ciononostante, i giudizi sembrano essere sempre “onesti”, brevi quanto basta e ben esposti, mai adorni di vocaboli cliché tipici del critico italico professionista come “giocattolone”, “fumettone” e “chiassoso”. Questi per fortuna mancano nel Gerliotti. Si vocifera anche che collabori come ghost writer per altri critici professionisti ma ciò che fondamentalmente contraddistingue questo critico da molti altri è che il Gerliotti è conscio dei propri limiti umani (cosa rara nel settore) e ritiene comunque che qualsiasi critica sia “ripensabile”, quindi magari tra 10 anni si rivede Natale a Miami e, siccome nel frattempo si sarà certamente rincoglionito, la potrebbe trovare una commedia sottile ed innovativa. Il suo regista preferito: Lubitsch(!), esclamato ovviamente alla Paolo Villaggio. Quindi se volete rompergli i coglioni andate a dirgli che i remake dei film di Lubitsch sono meglio degli originali! Apprezzerà.
Concludo rivolgendomi direttamente al Gerliotti e alle sue basette: mo son cazzi tuoi!

3) Scrivere, a piacere, 11 cose di te.
Che palle… vado a caso:
1 – Indosso scarpe taglia 45 e mezzo, nonostante sia alto “solo” 1,78m.
2 – Non so niente di calcio, non mi interessa il calcio, non parlo di calcio, non voglio sentir parlare di calcio, non mi piace il calcio.
3 – Corro veloce. Vi pare niente? Una volta fui convocato ad un qualche campionato studentesco dove tutti gli altri concorrenti superavano i due metri di altezza con falcate mostruose e, ovviamente, arrivai clamorosamente ultimo nello scatto (o forse penultimo, non ricordo)… ma il solo fatto di essermi classificato tra dei mostri qualcosa lascia intendere.
4 – A disegnare me la cavo piuttosto bene, a 10 anni guadagnai 25.000 lire vendendo fotocopie dei miei fumetti ai compagni di classe, avevo anche escogitato una raccolta punti per incentivare le vendite delle mie serie che andavano meno. Li posseggo ancora tutti.
5 – Ho suonato il pianoforte. Niente di che eh, ma il “Chiaro di Luna” della sonata per pianoforte n°14 di Beethoven sono arrivato a farlo… e qualche anno fa ho anche sperimentato brevemente anche la tromba, perché sì.
6 – Per essere uno che non ha alcuna aspirazione da attore (o comunque non brama apparire “davanti” la telecamera) ho già partecipato a diverse produzioni: dai video sul mio canale YouTube ad un film di Ron Howard.
7 – Il mio scrittore preferito probabilmente è Dino Buzzati, scoperto autonomamente soltanto dopo le superiori, non ricordo neanche come.
8 – Preferisco le raccolte di storie brevi ai romanzi e adoro i film antologici (a episodi).
9 – Secondo un analisi del DNA fatta tramite 23andme.com sono per lo 0,03% giapponese e, in generale, sono italiano soltanto all’83% ma non so di alcun legame storico tra il Giappone e la mia famiglia, quello rimane un mistero… sarà un errore!
10 – Mai toccato una sigaretta in vita mia.
11 – Le mie sane (e direi rigide) abitudini alimentari derivano quasi unicamente dalla mia profonda svogliataggine, infatti prediligo cibi sani e una dieta consigliata dai medici così da potermi mantenere normopeso senza necessità di andare in palestra. In questo modo mi basta camminare regolarmente per tenermi almeno in forma. Non è la filosofia di vita più svogliata che abbiate mai sentito? Mi rappresenta benissimo.

4) Premiare a tua volta 5-11 blog con meno di 200 follower.
Ovviamente mi limiterò al minimo sindacale perché sono sfaticato, come vi ho appena accennato, quindi ecco i 5 blog che nomino per il premio Liuuuuubenstainer!

  1. Del Gerliotti ne avete già sentito parlare. Qua sta!
  2. Anche di La Bara Volante di Cassidy si è già parlato in abbondanza. Qui il link
  3. Poi abbiamo Terminologia etc. il blog di Licia Corbolante, un vero e proprio punto di riferimento sull’uso errato di termini anglosassoni infilati sempre più spesso e con sempre maggiore ignoranza nella lingua italiana. Anche lei sa essere spiritosa, insomma ci siamo trovati subito e mi sono innamorato di ciò che scrive, un vero e proprio servizio alla comunità… anche perché quando devo rispondere ai commenti ignoranti adesso mi basta cercare sul suo blog il vocabolo o la traduzione incriminata e so già che ci troverò un articolo di approfondimento, breve, simpatico e soprattutto autorevole. Se usate Twitter vi consiglio di seguirla anche da lì.
  4. Numero 3: Laputa – Geografia insolita di Silvio Dell’Acqua (no, non è un blog di geografia. Cioè… anche, ma non solo), che già aveva inserito il mio blog tra i suoi collegamenti consigliati, ovvero tra i “collegamenti a siti o blog affidabili, che come noi trattano con cura argomenti riguardanti la storia, la geografia, la cultura, approfondiscono o danno rilievo ad aspetti molto specifici, più insoliti e meno noti”. Qui finalmente gli ricambio il favore parlando del suo interessante sito/blog. Egli stesso, tramite Laputa, dovrebbe istituire un annuale Premio Laputa (con tanto di coccarda virtuale) da consegnare a blog e siti che rientrano nella descrizione sopra riportata.
  5. Ultimo, ma non per importanza (anzi, un po’ me lo sono tenuto come perla finale), il blog MalastranaVHS, dedicato alle recensioni di film sconosciuti, rari, assurdi e dimenticati, rigorosamente da nastro VHS… e ogni tanto anche qualcosa di più recente grazie a saltuari collaboratori esterni. L’autore, il professionista Andrea Lanza, è così bravo a scrivere di film brutti che vi farà venire la voglia di ricercare e vedere persino quelli più osceni da lui recensiti, anche se sapete che ve ne pentirete. Indimenticabili persino le recensioni dei film pornografici anni ’80-’90, elevati dal Lanza ad intrattenimento letterario (come è possibile infatti trattenere una risata quando scopri che l’ultima recensione pubblicata tratta di un film chiamato “l’assicuratrice di cazzi“?). Quando ha un po’ di tempo (raramente) il Lanza latita per casa, pesca un film a caso dalla sua vasta collezione domestica di nastri VHS e sforna una nuova recensione per il giubilo di tutti gli amanti dei filmacci, del resto è più divertente leggerne ciò che ne dice il Lanza che vederli in prima persona. L’unico problema è che tra l’una e l’altra recensione possono passare svariati mesi, ma almeno non vi intasa la posta di articoli che non avrete tempo di leggere!

Fine della lista. Se mi sono dimenticato qualcuno è probabilmente per via del limite di quest’anno a 200 seguaci o magari perché ho la testa altrove e mi sono tornati in mente solo quelli che ho letto più di recente, niente di personale.

5) Formulare le 11 domande per i blogger nominati a cui loro dovranno rispondere nel proprio articolo sul Liebster Award ricevuto.
1) Da quanto tempo hai aperto il blog?
2) Cosa ti ispira di più a scrivere un articolo?
3) L’argomento trattato nel tuo blog è in qualche modo legato al tuo lavoro o ai tuoi studi?
4) Cosa ti ha spinto ad aprire il tuo blog?
5) Scrivi su altri blog?
6) Se avessi più tempo libero a disposizione apriresti altri blog? E se sì, su quali argomenti?
7) Cosa ne pensano i tuoi familiari della tua attività di blogger o dei contenuti del tuo blog?
8) Come hai scelto il titolo del tuo blog?
9) Che libro stai leggendo al momento?
10) Hai dei progetti futuri in mente per il tuo blog?
11) Credi che avrebbe senso un evento dedicato ai blog di piccole e medie “dimensioni”?

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