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Non avete mai sentito parlare del Falcone Millenario? Shame on you!

by su 13 agosto 2012

Quando ho letto questa frase sulla versione romanzata di Guerre Stellari ho avuto la stessa reazione di Obi Wan Kenobi. Ma cominciamo dal principio…

“NOVELIZATION”… MA CHE E’?

Sapete quei mercatini che si trovano nelle città balneari italiane del centro italia dove accanto al banco ricolmo di attrezzature militari dall’ex-unione sovietica (in realtà robaccia prodotta in Cina) c’è sempre, ma dico sempre, almeno un banchino che vende libri usati a 1-3 euro? Quei banchini sono la cosa che più adoro dell’andare in vacanza. In uno di questi, anni fa, acquistai in un sol colpo la versione romanzata di Guerre Stellari e di Alien (entrambi scritti da Alan Dean Foster) spendendo 2 euro in totale. In inglese si chiamano “novelization“, in italiano “trasposizione letteraria” e sono forse più celebri all’estero che in Italia. In pratica sono romanzi che si basano sulla sceneggiatura dell’omonimo film e che escono in concomitanza con quest’ultimo (o persino prima!). Adesso non se ne producono più di questi libri (nessuno legge più) ma negli anni ’70-’80 andavano molto di moda.

“NOVELIZATION”… MA A CHE PRO?

Se pensate che leggersi un libro basato su un film sia inutile (avete già visto il film no? Perché rileggersi la stessa storia?) sappiate di essere in grave errore. Il bello di queste trasposizioni letterarie è che di solito venivano scritte mentre il film era ancora in lavorazione, quindi si basano quasi interamente sulla sceneggiatura piuttosto che sul prodotto “visivo” finale. Il vantaggio di ciò è che questi libri contengono quasi sempre scene tagliate o battute leggermente alterate… altrimenti come credete fosse possibile che negli anni prima di Internet i fan di Guerre Stellari potessero sapere di scene tagliate che Lucas ha tirato fuori solo adesso, nel 2012? La risposta è: proprio grazie alle trasposizioni letterarie.

L’unica pecca relativa alle “novelization” è che non tutti sono capaci di scrivere una buona trasposizione, fin ora ho letto soltanto le opere di Alan Dean Foster (che è uno scrittore molto capace) ma ce ne sono altri a dir poco dozzinali; ad esempio mi capitò di sfogliare l’adattamento letterario de’ I Predatori dell’Arca Perduta che ho chiuso con rabbia dopo le prime due righe, questo perché lo scrittore, invece di farne una “trasposizione letteraria”, aveva optato per una “trasposizione grafica” dove venivano descritti come prima cosa i vestiti del protagonista, il cappello in particolare. Foster è invece un genio, uno che riesce a scrivervi di Alien senza mai descrivere l’alieno e, nonostante ciò, mantenere viva l’attenzione fino all’ultima riga (difatti lo scriveva mentre il film era ancora in lavorazione e l’alieno non era visibile a nessuno eccetto che a Ridley Scott e l’artista Giger, la sceneggiatura inoltre non lo descriveva). Non solo questo, ma Foster ha l’ardire di infilare nel romanzo anche questioni e riflessioni non trattate nel film e che rendono il libro stesso appunto un “libro” e non una cronaca delle scene del film. Questo è il genio, scrivere la storia di un film senza cadere nell’errore di descriverlo in maniera visiva. Il libro è un mezzo che non deve essere visivo, per quello basta il film.

PERLE RARE

Ebbene qualche tempo fa mi sono finalmente letto Guerre Stellari, pubblicato nel 1977 da Oscar Mondadori. Pensavate di consocere Guerre Stellari e invece ecco che Foster vi catapulta in una versione letteraria inaspettatamente gradevole e non priva di sorprese, anzi densa di elementi e dettagli nuovi anche per i conoscitori del film di lunga data come me.
Ah, so che state pensando “ma lì c’è scritto che l’ha scritto George Lucas! Non Alan Dean Foster“, ebbene Lucas da megalomane che è sempre stato ha voluto il suo nome anche sul libro perché, dice, “è un’idea sua“, anche se la penna non lo è. Ditemi voi. Invece chissà perché nella versione romanzata di THX 1138 (anche questa ben scritta, opera di Ben Bova e ben tradotta in italiano per Urania) e degli stessi seguiti di Guerre Stellari il suo nome non appare.
Comunque, ritornando all’adattamento letterario di Guerre Stellari, la curiosità maggiore è stata la sua traduzione italiana evidentemente realizzata prima del doppiaggio italiano, indipendentemente (o almeno in parte). L’adattamento ne è risultato infatti diverso seppur in maniera “curiosa”…

TANTO TEMPO FA, IN UN’ITALIA LONTANA LONTANA…

I nomi sono rimasti identici a quelli originali, quindi abbiamo Han Solo e non Ian Solo, Darth Vader e non Darth Fener, R2-D2 al posto di C1-P8 etc. Questo non scioccherebbe minimamente se poi non leggessimo altri nomi tradotti in italiano come ad esempio il “Falcone Millenario” (Millennium Falcon, rimasto invariato nel doppiaggio dato che è il nome di una nave). Altre cose hanno invece trovato un adattamento parallelo: “sand people” per esempio è stato tradotto come “insabbiati” al contrario dei “sabbipodi” del doppiaggio (devo ammettere che è carino anche quello di “insabbiati”).

Poi arriviamo alla nota dolente, arriviamo fino alle radici stesse del mio blog…

Quando ho iniziato a leggere il libro e ho visto che i nomi erano riportati all’inglese mi sono detto: “ah, una traduzione indipendente… beh, almeno per la versione letteraria AVRANNO azzeccato correttamente questa guerra dei cloni! Devono averlo fatto!”…

PORCA PUTTANA!

Sorpresa sorpresa… non ci azzeccarono! Anche qui c’è un grave errore, “Clone Wars” è stato infatti tradotto come: le guerre di Clone.
Cioè possiamo presumere che ci sia un pianeta o un sistema nella galassia che si chiama Clone e sul quale si sono combattute tante guerre intergalattiche, un po’ come secoli fa quando paesi in guerra si davano appuntamento su determinati campi di battaglia per decidere il possesso di altre regioni (diverse e lontane da quelle in cui si combatteva). Oppure potremmo pensare che ci fosse un tizio di nome Clone, signore della guerra, che ha dato battaglia a mezza galassia?
Lasciatemi esclamare un liberatorio: MA CHE CAZZO!!!
“Clone wars” tradotto come “guerre di Clone”? Ma se fosse stato veramente “guerre di Clone” in inglese avrebbe letto “the Wars of Clone”. La Guerra delle due Rose si chiama di fatti The Wars of the Roses, non “the Rose Wars”. Clone wars, cazzo, è così difficile comprenderlo correttamente? La guerra… dei cloni. E’ così difficile??? LO E’ DAVVERO PER UN TRADUTTORE PROFESSIONISTA???
Similmente noterete in un immagine successiva come anche “Jedi knight” sia stato tradotto come “cavaliere di Jedi”, anche qui si potrebbe obiettare che “Templar knights” si traduca come “cavalieri templari” e non “cavalieri di Templar”, e i “Teutonic knights” non sono “i cavalieri di Teutone”. Per il resto, il libro è tradotto molto bene.

OBI WAN NON MENTE

Cambiando argomento, ho altre curiosità per gli interessati… eccovi l’ennesima conferma che l’idea di Darth Vader come padre di Luke Skywalker arrivò soltanto nella scrittura del secondo film (L’Impero Colpisce Ancora) e non faceva già parte di una pianificatissima trama dove tutto era già stato deciso quasi scena per scena dai tempi del college come ci vorrebbe farci credere Lucas a posteriori nelle sue architettatissime interviste:

Obi Wan non vuole mentire a Luke e gli dice che il padre di Luke fu fu tradito e assassinato da Darth Vader. Vienicelo a ridire dopo aver visto L’Impero Colpisce Ancora.

NUOVE TRADUZIONI NUOVI ORRORI

In occasione dell’imminente minaccia fantasma, nel 1999 vengono ripubblicate in un unico volume le tre trasposizioni della vecchia trilogia con notevoli alterazioni della trama e dei dialoghi in modo da far combaciare meglio le battute con il copione del film, eliminado cose scomode come Obi Wan che sostiene di dire la verità riguardo al padre di Luke e cose del genere. I nomi vengono riportati alla loro versione italiana. Addio ai dialoghi ben scritti di Alan Dean Foster e benvenuti nuovi dialoghi sciattamente ricopiati pari pari dal film e dove Obi Wan fa persino riferimento ad un mynock, quelle creature che rosicchiano il Millennium Falcon nell’impero colpisce ancora. Non ci credete? Mi avete letto fino ad ora e ancora non mi credete? Io parlo sempre “fonti alla mano”. Ecco qui:

La versione italiana ha un diverso traduttore rispetto ai precedenti e ovviamente una nuova traduzione dove Clone Wars diventa (finalmente) Guerre dei Cloni… peccato che “Episodio II: L’Attacco dei Cloni” parlerà invece di una “Guerra dei Cloni” al singolare (come è giusto che sia). Quindi a tutti gli effetti non c’è NESSUNA traduzione italiana in cui “Guerra dei Cloni” venga tradotta correttamente: il film si parla di Guerre dei Quoti, nella trasposizione letteraria del 1977 di Guerre di Clone, nella riedizione del 1999 di Guerre dei Cloni.

Se vi siete interessati alla versione romanzata di Guerre Stellari recuperatevi la versione Mondadori del 1977 (non costano molto su ebay), è una buona lettura estiva. Evitate ovviamente la riedizione moderna che proprio come i film ha subito numerosi ritocchi che l’hanno rovinata. Obi Wan che parla di Mynock… quella non gliela perdono! Viva gli insabbiati, abbasso le Guerre di Clone.

Vi lascio con la copertina del mio PRIMO articolo su questo blog:

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22 commenti
  1. andreasperelli2k permalink

    Nessun commento particolare, ma complimenti! articolo molto interessante!

  2. Per chi se lo fosse chiesto… “shame on you!” significa semplicemente “vergogna!”, ma c’è di più, un po’ di autoreferenzialità che va spiegata. La frase rimase per me emblematica in quanto usata spesso dalla mia professoressa di inglese al liceo, lei aveva la capacità di farci sentire delle merde (senza essere tuttavia severa) quando non facevamo i compiti assegnatici e quindi quello “shame on you” da lei pronunciato sembrava sempre un letterale “vergogna su di te!”. Una specie di delusione personale che ci colpiva nel profondo, molto di più di qualsiasi brutto voto.

  3. Articolo davvero interessante. Agghiacciante il fatto che siano andati a ritoccare perfino i libri, per far tornare le cose nella cervellotica trama dei nuovi episodi.
    Giusto ieri, per una qualche sconosciuta masochistica ragione, avevo tentato di rivedere episodio 2, la famigerata guerra dei quoti, riuscendo a resistere appena fino all’attentato alla senatrice-ex-regina (nell’economia della serie Senatrice > Regina, a meno di postulare che Padme abbia avuto un disastroso scivolone di carriera).

  4. Io per lavoro revisiono molte traduzioni dall’inglese e ho visto cose che voi umani… Traduttori professionisti? Ah ah ah. Alcuni non so davvero da dove li prendano e soprattutto *perché* (oddio, in realtà so di una persona che è stata introdotta in questo mondo pur avendo una preparazione linguistica appena scolastica, quindi non mi dovrei stupire più di niente). [NB: Ovviamente non è mia intenzione generalizzare, ci sono molti traduttori ottimi.]

    Ah, le novelization! Ho ancora quella di GhB2 letta a 14 anni.

  5. Se offri lavoro io mi improvviso professionista, lavorerei certo meglio dei raccomandati, di quelli con tanti titoli e poche vere conoscenze e di tanti improvvisati.
    Fino ad ora i libri peggio tradotti che ho incontrato sono stati quelli di Bill Bryson che ho letto prima in inglese e putroppo quando sono andato a vedere la loro traduzione italiana a tratti faceva cascare le braccia. Editrice “TEA”, mi domando se alla TEA traducano così tutti i libri o quelli di Bryson sono stati uno sfortunato ma isolato caso. Vedi cosa scrive in questo sito Carlo M.

    • Offrire lavoro ad altri? A malapena campo io. 😛

      Bill Bryson è uno degli autori preferiti del mio fidanzato e mi sembra che anche lui si lamentasse delle traduzioni (infatti lo legge ormai sempre in originale). Vado a dare un’occhiata al sito che linki, graz!

    • Lo so com’è quel mondo, quella dell’offerta di lavoro era una battuta fra di noi 😉

  6. Bè, se un giorno mi troverò sommersa dal lavoro lo subappalterò a una persona capace come te. Ad maiora sempre! 😉

    La brioche rossa… OMG.

    • Ti dirò che nel libro “Notizie da un’isoletta” (“notes from a small island”) un divertente paragrafo incentrato sulla parola “counterpane” (termine britannico per “copriletto”, ignoto agli americani) fu completamente eliminata perché evidentemente non sapevano come tradurla mantenendo la battuta. E’ la prima volta in cui mi è capitato di assistere alla rimozione di una parte di testo da un libro solo per coprire l’insipienza dei traduttori. Lo reputo quasi un mezzo scandalo.
      Bryson è essenzialmente uno scrittore comico nonostante molti suoi libri ricadano nella letteratura “da viaggio”, quindi è un errore grave affibbiarli poi a traduttori specializzati solo in “libri di viaggi” perché non potrebbero che fare un disastro. Ci vuole gente che ha esperienza con la comicità, non si può dare ad un traduttore qualsiasi.

  7. [Ah, so che state pensando “ma lì c’è scritto che l’ha scritto George Lucas! Non Alan Dean Foster”]
    Colpito e affondato! 😛

  8. Antonio L. permalink

    Io oltre ai due citati nell’articolo ho letto anche il romanzo “Aliens – Scontro finale”, scritto sempre da Alan Dean Foster e ispirato alla sceneggiatura del film di James Cameron. Traduzione ben fatta (newt resta newt, non diventa per fortuna “salamandra” :D), è un libro molto bello.

    • “Aliens” (il romanzo) ce l’ho solo in inglese putroppo. Invece il primo “Alien” di Foster lo posseggo in entrambe le lingue e li ho letti in entrambi le lingue senza trovare grossi strafalcioni, anzi non ne ricordo neanche uno.

  9. Gregorio permalink

    Urca, in tutto l’articolo non hai accennato all’errore in italiano: “millennario” con due N!

    Bei ricordi, io ho letto la novelization di Gremlins prima di vederlo, e poi infatti mi sono stupito non poco a vedere che ricalcava perfettamente scena per scena…. di solito il romanzi al cinema sono traditi fin nel profondo.

    Bisognerebbe vedere la versione originale di questa novelization. Basterebbe togliere il “MA” da “Ma a differenza di Owen Lars” e la frase potrebbe spiegare solo la reticenza di Obi Wan, che si spinge a dire una bugia.

    • Ho paura che scritto con due enne non sia un errore ma una meno nota alternativa della lingua italiana 😉

  10. Antonio L. permalink

    Stanno ripubblicando i libri con TV Sorrisi e Canzoni: Immagino che per questo utilizzeranno la meno interessante seconda traduzione.

    • Non solo meno interessante, fa proprio cagare al cazzo! Con Obi Wan che accenna a Luke dei mynock in “una nuova speranza”. Da bruciare subito.

  11. Matteo Leoni permalink

    Ho letto solo ora quest’articolo, e faccio notare una cosa riguardo alle “guerre di Clone”: nel 1977 i concetti di “clone”, “clonare” e “clonazione” non venivano intesi nell’accezione attuale di “creare una copia identica di una persona (o un animale)”; nel dizionario Devoto-Oli del 1977 non ci sono né “clonare” né “clonazione”, e “clone” è definito come

    clone s.m. Termine usato in biologia per indicare una popolazione di individui provenienti, per generazioni agamiche (vegetative) o partenogeniche, da un unico stipite. [Dal gr. klon ‘germoglio’]

    quindi non è tanto assurdo che i traduttori sia del libro che del film non abbiano compreso “clone wars” e siano incorsi in quelli che a noi oggi appaiono come errori.

    • Alla fine degli anni ’70 ti assicuro che il concetto di clonazione e di DNA era sulla bocca di tutti perché era l’argomento del momento. Il Devoto-Oli lo usano solo i toscanacci (sono toscano io stesso quindi permettimi di usare lo spregiativo a fini comici) per dimostrare che il loro dialetto, ehm, vernacolo, è il vero italiano, infatti riporta tutti i toscanismi noti solo localmente come se fossero parte della lingua italiana. Non è certo la fonte adatta per argomenti nel campo della scienza moderna. Vedi su altri dizionari che è meglio.

      Tuttavia, è possibile che Maldesi e De Leonardis non avessero familiarità con simili concetti anche se ne dubito fortemente. Si parla di clonazione umana dal ’66 e considera che altri film di successo di quell’epoca già ne parlavano, come “il dormiglione” di Woody Allen (1973) e “i Ragazzi venuti dal Brasile”, di un solo anno dopo rispetto a guerre stellari, e ti renderai conto che era già un concetto arrivato da tempo alle masse. Che il Devoto-Oli non lo concepisca non è molto indicativo.

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