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Interceptor (Mad Max, 1979) – Intercettatemi Mad Max

by su 7 agosto 2014

buona la mela sana la pera

Togliamoci subito di torno l’argomento titolo! Ne parlai brevemente (ma esaurientemente) agli esordi di questo blog, più di tre anni fa, nell’articolo TITOLI ITALIOTI (3^ PUNTATA) – La serie di Mad Max (Interceptor). Oggi parliamo del film… vale la pena guardarselo in lingua originale? Come sono doppiaggio e adattamento italiano? Risponderò a questa e ed altre domande. La cosa più stramba di guardarsi Mad Max in inglese è certamente l’accento australiano che per molti (me incluso) è così inusuale da rendere la visione in lingua originale un’esperienza molto alienante. Direte voi: vabbé Evit ma noi siamo italiani, ovvio che ci sentiamo alienati, è normale. L’accento australiano era alienante persino per gli americani a quanto pare, dato che, nel 1980, la casa distributrice ritenne indispensabile farlo RIDOPPIARE da attori americani (si avete letto correttamente, ridoppiare), alterando molto dello slang e dei termini locali come “Oi!” che diventava “Hey!“, perché “Oi!” non è abbastanza awanagana. I cittadini statunitensi non avrebbero mai visto la versione “originale” del film fino all’uscita dello stesso in DVD nel 2000, vent’anni dopo, Pensate un po’! Vi lascio solo immaginare il livello qualitativo del ridoppiaggio americano (noto solo per il suo “comedy value“, ovvero per il “fattore comico” non intenzionale), considerando che gli americani non doppiano mai niente se non i cartoni giapponesi e che questi siano così pessimamente recitati che qualsiasi statunitense amante degli anime vive secondo il motto: “solo lingua originale con sottotitoli in inglese, please“. Noi invece abbiamo ancora bravissimi attori di teatro e persino delle scuole di doppiaggio di tutto rispetto, pensa che stronzi (cit.).

Attenzione ragazzi, siamo nel futuro!

Attenzione ragazzi, siamo nel futuro post-apocalittico! Lo dicono i cartelli.

Il primo film della serie Mad Max soffre di un budget così risicato che dovrete lavorare di fantasia per comprendere che si tratta di un film post-apocalittico e non semplicemente di un’eccentrica versione australiana di Hazzard dove i poliziotti vestono in pelle nera e si divertono a correre dietro a dei teppisti sulle autostrade del deserto australiano, a bordo di vecchie automobili pompatissime. Pensate, il budget era così risicato che alcune comparse venivano pagate a suon di familiari di Peroni gelate, e molti degli oggetti di scena (come i cartelli pubblicitari e le insegne) venivano “rubati” all’alba, dall’esterno di veri negozi, e rimessi al loro posto prima dell’apertura, ad insaputa degli esercenti locali. interceptorIl film è ovviamente il parto della crisi petrolifera del 1973 e solo nel secondo episodio si parla di un conflitto nucleare che, ci narra Mario Milita (nonno Simpson), è avvenuto cronologicamente tra il primo e il secondo film (ma di questo ne riparleremo in un prossimo articolo). Fosse stato per il regista, egli avrebbe inserito la storia del conflitto nucleare anche nel primo film, ma non c’erano i soldi per ricreare i costumi e le ambientazioni tipiche del filone post-apocalittico. La tematica della scarsità di carburante è tuttavia preservata dal primo all’ultimo capitolo della serie e nel terzo film si accenna persino ad energie alternative come unica via di salvezza per l’umanità. Vi ho già detto che adoro la serie di Mad Max? Vista la grande attenzione del film verso le automobili, chi lo ha distribuito in Italia ha pensato che il protagonista fosse non tanto Mel Gibson, all’epoca sconosciuto persino in America (figuriamoci in Italia), bensì la sua automobile da inseguimento, la “Interceptor”. Una scelta poco lungimirante vista la piega che avrebbe preso la trama nei successivi film: nel secondo la sfasciano nella prima mezz’ora, nel terzo film è solo un rottame trainato da cavalli… quindi praticamente scompare dalle scene relativamente presto. Interceptor è un film strano. Sulla carta è un film di vendetta (revenge movie), ma è fuori dai canoni dei filoni a cui fa capo. Non è sufficientemente “fantascientifico” da essere palesemente un film post-apocalittico, eppure lo è, le indicazioni in merito sono velate, mooolto velate. Non ha neanche la struttura tipica dei film di vendetta americani, difatti il nemico principale non è neppure l’ultimo ad essere ucciso. Inoltre il mondo rappresentato è così lontano dalla nostra cultura di base che risulta difficile distinguere quanto sia finzione fantascientifica e quanto invece possa ricadere nella normalità della vita delle piccole comunità rurali australiane. Per quanto ne so io dell’Australia (e per quanto ne sapevamo tutti noi nel 1979), poteva anche darsi che nell’arida campagna australiana vi fossero realmente delle prepotenti bande di motociclisti a fare il bello e il cattivo tempo! [Direte voi “ehh esagerato!” eppure tra le curiosità del film possiamo leggere che una vera banda di motociclisti, i Vigilantes, erano stati assunti per il film. Un po’ come furono assunte delle vere gang di strada per il film “I Guerrieri della Notte“] Ma qui a doppiaggi italioti parliamo di adattamento. Parliamo dunque di adattamento iniziando da…

Le alterazioni degne di nota

L’auto da inseguimento supercarburata

V8 supercarburata

– What’s he driving?
– That’s what hurts. It’s one of our V8s. Pursuit Special on methane. Super hot!

diventa:

– Che macchina ha?
– Qui sta la fregatura. Una nostra V8 veloce, supercarburata per inseguimento di emergenza.

Questa delle V8 supercarburate la sentirete spesso durante tutto il film, pur non derivando da nessuna parola in particolare del copione originale. L’hanno aggiunta solo perché fa figo. Potrebbe essere la traduzione molto libera di quel “super hot!“. Per quanto poco ne sappia io, supercarburato non vuol dire assolutamente niente nel campo dei motori. Però fa figo, lo ammetto.

Via dell’Anarchia… all’incrocio con piazza Libertà

Anarchie Road

We’re about half a mile off Anarchie Road. You’ll see him any minute now. Siamo a un chilometro da Via dell’Anarchia. Dovreste avvistarlo tra poco.

via dell'anarchia

Curioso che abbiano tradotto “Anarchie Road” (pronunciato ovviamente come “Anarchy road”) direttamente come “Via dell’Anarchia” ma non credo che si possa considerare un vero e proprio errore di traduzione! Sto scherzando… riprendete i monocoli che vi sono caduti. VIA DELL’ANARCHIA??? CANAGLIE!!! Seguendo la trama ci rendiamo conto che il governo australiano ha perso completamente il controllo dell’area in cui si svolge la storia e solo un gruppo di poliziotti, spericolati e molto “al limite della legge”, cerca di arginare la dilagante piaga delle bande di motociclisti che in quelle zone spadroneggiano. Ha senso, all’interno della trama, che la strada sia stata ribattezzata “Anarchie Road”. Non ha senso sentirla tradotta in italiano, in quanto solitamente i nomi delle strade non si traducono… per principio (a meno che non si tratti di un fantasy). Fosse stato un “nomignolo” informale avrei capito e avallato questa scelta di adattamento, ma lo vediamo scritto persino su un cartello stradale!

I nomi? Li cambiamo tutti

Teocotter

Do you see me, Toecutter?
Dove sei TEO-COTTER!?

e qualche momento più tardi…

Lo sa TEOCOTTER chi sono io? Io sono il Night Rider!
(in originale: The Toecutter… he knows who I am. I am the Nightrider!)

Sentire per credere. “Toecutter” è il soprannome del crudele capo banda di questi motociclisti nomadi, letteralmente significa “tagliatore di dita dei piedi” il quale, per estensione, potremmo ribattezzare “tagliapiedi”. In ogni caso è rimasto in inglese e va bene così… ma almeno pronunciatemelo bene! Chi è Teocotter? L’elicottero di Teo, il teocottero? Più tardi anche Mad Max dirà “tu e io dovremo fare un discorsetto su Teocotter“. È chiaro che ci dev’essere stato un tentativo di italianizzare un po’ quel nome per renderlo meno ostico alle nostre orecchie italiote (“tò-càrher” non il più immediato dei nomi da comprendere per l’orecchio italiano). Tanto valeva tradurlo con il mio “Tagliapiedi” e farla finita con queste vie di mezzo dove si tiene il soprannome originale ma lo si pronuncia in maniera più chiara, alterandone parte delle lettere. Un discreto abominio.
Ma torniamo un attimo alla scena di prima:

The Nightrider, that is his name. Il Night Rider, questo è il nome dell'eroe della notte.

“The Nightrider, that is his name”.
“Il Night Rider, questo è il nome dell’eroe della notte”.

Il pazzo drogato al volante continua a canzonare i poliziotti via radio urlando:

Nightrider

(non udibile) Night Rider! L’eroe della notte, che passa alla velocità della paura! Statemi a sentire tutti… Sono io il Night Rider, l’eroe della notte. Sono una macchina suicida che ha fatto il pieno. Mi sentite bronzi? Mi sentite piedipiatti?
In originale I am the Nightrider, cruising at the speed of fright! (non udibile)… I am the Nightrider and I ain’t never coming back! I’m a fuel-injected suicide machine! Do you hear me, pigs? Do you hear me, Bronze?

Lo so che state per zompare al collo per quel “Night Rider” lasciato in inglese, ma rileggete bene la frase che avevo elencato prima, diceva “The Toecutter… he knows who I am“, ovvero “il Tagliapiedi” (da me ribattezzato). È chiaro che Nightrider e Toecutter sono soprannomi che si sono dati i membri di questa gang di teppisti come evidenziato anche da un telegiornale che (solo in originale) diceva: “Montazano, who called himself the Nightrider, …“. [letteralmente, Nightrider significherebbe, “colui che guida la moto nella notte”… il “motociclista della notte“] Il direttore di doppiaggio evidentemente scelse di lasciare questi soprannomi in lingua originale, una scelta lecita ma un po’ buffa quando poi nello stesso film mi traducono “Anarchie Road” come “Via dell’Anarchia”; posso solo dire che almeno sui soprannomi sono stati coerenti… o quasi, come vedrete dopo. Fossero almeno pronunciati bene però! Un altro soprannome pronunciato a caso infatti è “Mudguts” (pronuncia originale “madgats”) il quale viene pronunciato (leggete le vocali all’italiana): MUDGUT. “Mudguts” significa panzone ed è un appellativo ironico poiché il personaggio era mingherlino. Un altro membro della gang, Cundalini, diventa poi Cundilini e persino il cognome di Max, Rockatansky, lo sentiamo pronunciato Rockatesky dal capo della polizia… ma che gli avranno fatto di male quei nomi? Ma non è finita qui. Si continua con Bubba Zanetti, chiamato Bubba Zanovich in italiano, e “Johnny the Boy” che diventa “Johnny il ragazzo”. Ma come, avete lasciato tutti gli altri soprannomi in inglese ma “the boy” era da tradurre? Posso anche accettarlo, ma attenetevi alle vostre stesse regole!

Il dialetto australiano che comunque non capirete mai…

Un vantaggio della traccia italiana è che quasi tutti i dialoghi, specialmente quelli via radio, sono ben udibili. Cosa che non avviene sulla traccia australiana originale in cui spesso i rumori dei motori, della natura o la musica (insomma qualsiasi cosa) disturbano lo spettatore non permettendogli di udire bene, o affatto, molti dei dialoghi. Di questo se n’erano lamentati anche gli americani quando nel 2002 scoprirono che la traccia originale, pur essendo migliore dal punto di vista recitativo, aveva questo difettuccio (chiamatelo da niente!). Ma anche mettendo i sottotitoli potreste avere dei problemi di comprensione davanti a frasi come questa…

aborto e mignotta

Understand this. That scag and his floozy, they’re gonna die!

Ovvero: “sia chiaro: quel drogato e la sua puttana moriranno!” ma reso in maniera più divertente in italiano da:

Sia chiara una cosa. Quell’aborto e quella mignotta devono morire!

In Australia non si bestemmia

Come al solito poi, le frasi un po’ ambigue risultano essere sempre il parto degli adattatori nostrani che si allontanano dal testo originale, rendendo dubbie certe reazioni o certi scambi di battute. In questo caso un poliziotto urla al collega di fargli posto alla guida:

tu spadroneggi sempre

– E allora togliti dalle palle! – Tu spadroneggi sempre. Io non voglio avere a che fare con te.

Non voglio avere niente a che fare con te“? La frase non aveva molto senso nel contesto. In originale infatti recitava altro:

– For Christ’s sake, shove over! – You’re blaspheming again. I don’t have to work with a blasphemer.

Ovvero: “Cristo santo, spostati!” / “Stai bestemmiando di nuovo. Non voglio lavorare con un bestemmiatore“.

Errori umani

Come in tutti gli adattamenti, possiamo trovare alterazioni che non sono dovute a scelte del direttore di doppiaggio, bensì a semplici errori nel processo di traduzione/adattamento/doppiaggio… ma qui, a Doppiaggi Italioti, sappiamo che errare è umano e perdoniamo le seguenti pecche:

1) L’uomo del ministero degli interni in giacca e cravatta (e soprabito da samurai) parla di Max con il capitano di polizia:

l'uomo del ministero (vestito da samurai)

Originale: Your top pursuit man wants to quit the road and we have to seduce him with candy? People don’t believe in heroes anymore.
Doppiato: Tu sei il più bravo di tutti ma vuoi andartene e me tocca sedurre quel moccioso con roba del genere. La gente agli eroi non ci crede più ormai.

L’errore è probabilmente a monte, una svista. L’uomo del ministero avrebbe dovuto dire (riferendosi a Max e non al capo della polizia): “È il più bravo di tutti ma vuole andarsene e a noi tocca sedurlo con roba del genere?

2) Un altro errore è:

borgata gerusalemme

We have incident at Wee Jerusalem.
Segnalazione di rissa a via Gerusalemme.

Purtroppo qui non si parla di una “via” bensì di un minuscolo centro urbano chiamato “Piccola Gerusalemme” che, essendo un nome di città, poteva anche rimanere “Wee Jerusalem” (“wee” è sinonimo di “little”, piccolo). Strano perché in una frase successiva la stessa voce alla radio parla di “borgata Gerusalemme”. Sebbene questa traduzione (borgata) lasci un po’ il tempo che trova, dà comunque l’idea che fosse stato capito il senso della battuta originale. Ma perché allora prima si parlava di “via” Gerusalemme? Fa niente, capita a tutti di fare errori. Io vi perdono

I-Pardon-You

__________________

Considerazioni finali

cotognata e miele

Cotognata e miele” era davvero nella versione doppiata, al posto di “peanut butter and honey” (ovvero burro d’arachidi e miele). Adesso mi è venuta voglia di cotognata.

In generale il film denota un livello di adattamento italiano di alta qualità tipico dell’epoca, dove anche gli attori secondari sono bravi attori, dove le voci sono ben associate ai volti (Carlo Marini è ottimo sul Mel Gibson degli esordi) e dove i testi non erano pedissequamente tradotti! Al contrario, venivano reinterpretati dove necessario (ciò che poi si chiama “a-dat-ta-mén-to”). Per farvi un esempio la battuta: “You’d better send a meat truck. Charlie’s been hurt bad” ovvero: “è meglio che mandiate il furgone della carne“, diventa in italiano… “mandate un’ambulanza subito, Charlie è stato ferito gravemente” …dimostrando che gli adattattori, all’epoca, avevano inteso il significato della battuta e, invece di tradurre alla lettera quel “furgone della carne“, hanno giustamente usato la parola “ambulanza“. Non mi sorprenderebbe se oggi giorno una battuta simile possa essere tradotta come “camion della carne“, con il supervisor che ordina “lasciate tutto alla lettera! TUTTO!” e con i traduttori che pensano “boh, dice così, lasciamolo così“.

Curiosità: la battuta del furgone della carne origina dall’esperienza maturata dal regista nei suoi anni da studente di medicina, quando vedeva molte vittime di incidenti stradali arrivare senza molta speranza all’ospedale, diciamo che arrivavano perlopiù a pezzi. Un’altra battuta ben resa è l’ironica “odio le armi”:

“I hate guns!”.
“Ahh! Aborro i fucili!”.

Vale la pena dunque vederselo in lingua originale? Secondo me… no! OK, via dell’Anarchia è abbastanza fastidioso ma lo slang australiano è piuttosto oscuro anche ai madrelingua di altre parti del globo, inoltre molti dei dialoghi si perdono, affogati dalla musica o dagli effetti sonori. Ad esempio, gran parte delle scene con il “Nightrider” in lingua originale sono quasi incomprensibili per questo stesso motivo; al contrario in italiano sono sempre chiare e piuttosto memorabili. Quindi, a meno che non stiate preparando una tesi sulla cinematografia australiana, non vedo perché complicarsi la vita ascoltandosi un film che solo sulla carta è in inglese, ma di cui non capirete molto. Se poi, per motivi tutti vostri, sapete già che in australiano “barbie” non è una bambola della Mattel, bensì il “barbecue”, e se sapete anche cosa significhino “scags” e “floozies”… allora questo film, in lingua originale, potrebbe fare per voi. E dunque non venitemi a dire “ma Evit, non hai ancora imparato che in originale è sempre meglio!?“.

Bimbo

Infine, come accennavo prima, la scelta dei doppiatori è stata, come è da aspettarsi, adeguata all’aspetto dei personaggi. In particolare Toecutter, in “australiano”, non ha una voce particolarmente minacciosa, nonostante l’aspetto da violento selvaggio e il corpo da vespasiano. Anzi, in originale suona più come una checca isterica. L’unica cosa che forse rimane un peccato è che non siano stati tradotti i soprannomi dei motociclisti nomadi, avessi avuto io la scelta avrei tradotto quelli in italiano, mentre avrei lasciato in inglese le varie “roads” e i nomi delle città.

Nome pronunciato in italiano

(con vocali da leggere all’italiana)

Adattamento dei soprannomi proposto indicativamente da Evit
Max Rockatansky Rockatesky
“Toecutter” “Teocotter” Tagliapiedi
Montazano “Nightrider” uguale “Eroe della notte” andrebbe anche bene
Bubba Zanetti Bubba Zanovich
Johnny “the Boy” Johnny “il ragazzo”
Mudguts “Mudgut”  “Panzone” o anche direttamente “Smilzo”
Cundalini Cundilini

nomi alterati

12 commenti
  1. Matt permalink

    Aspetta ma Mel Gibson era americano quindi hanno ridoppiato anche lui?

  2. Matt permalink

    COME ???? Qui c’è scritto “Mel Colm-Cille Gerard Gibson OA (Peekskill, 3 gennaio 1956) è un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.” fonte Wikipedia

    • È vero, la famiglia si era trasferita dagli Stati Uniti all’Australia quando lui era giovane. Poco cambia, nei suoi primi film ha un marcato accento australiano proprio perché alla fine ha vissuto lì gran parte della sua giovinezza, vita prima di diventare un attore noto anche negli Stati Uniti.

  3. Gabriele permalink

    Secondo me tu però hai scritto questo articolo su un film del 1979 con la mentalità di 30 anni dopo. Premesso che, PER ME, ma ormai la mia è un’opinione minoritaria (qualcuno dirà per fortuna), bisognerebbe tornare a doppiare come si faceva nella vecchia scuola di Emilio Cigoli, Renato Turi, Massimo Turci, Glauco Onorato ecc. sia nell’impostazione che negli adattamenti che lasciavano quasi nulla “in lingua”, anche perché c’è sempre una traduzione disponibile, basta solo impegnarsi minimamente a cercarla e che sia valida ed orecchiabile. Poi dipende da orecchio ad orecchio, io francamente preferisco Via dell’Anarchia ad Anarchy Road almeno quanto preferisco che nei film a New York mi parlino di quinta Strada e non di quinta avenue, o perché no, five avenue già che ci siamo. Ecco, fatta questa lunga premessa, ritengo a posteriori non si possano criticare le scelte artistiche fatte in un’epoca diversa, altrimenti potremmo metterci a giudicare tutto il passato con il metro presente, e non è mai una buona idea.

    • Il passato non è certo esente da critiche solo perché passato, se leggi la recensione di Interceptor 2 noterai invece molti elogi, ed era sempre diretto da Cigoli, quindi come nella tradizione di questo blog, i casi vanno visti singolarmente, ma non con gli occhi della nostalgia sennò si rischia di ricadere nei discorso del tipo il pane era più buono una volta.
      Non credo che quinta strada sia sullo stesso piano di Anarchy Road, ma, a parte questo, cosa hai trovato nell’articolo che reputi una critica che non avrei potuto fare 30 anni fa? Non so da quanto mi segui ma sono ben noto anche per dare il giusto peso a certi dettagli considerando anche il periodo in cui furono tradotti e adattati. Se mi lamento di Anarchy road è perché poi nello stesso film trovo altri vocaboli e nomi non tradotti, e questa è per me una mancanza di coerenza nell’adattamento, e lo sarebbe oggi come 30 anni fa.

      PS una parentesi sulla “5a strada” a New York (che ribadisco non trovo affatto strana rispetto ad Anarchy Road tradotta): a New York ci sono sia “avenues” che “streets”, le prime verticali e le seconde orizzontali sul reticolo stradale, quindi con il termine “quinta strada” cosa si dovrebbe intendere? Perché esistono sia una 5th Avenue che una 5th Street e le due non sono sinonimi.

    • Leo permalink

      Se posso agganciarmi a questo che hai scritto, Gabriele:
      “Ecco, fatta questa lunga premessa, ritengo a posteriori non si possano criticare le scelte artistiche fatte in un’epoca diversa, altrimenti potremmo metterci a giudicare tutto il passato con il metro presente, e non è mai una buona idea.”

      Secondo me è possibile (oltre che giusto) criticare delle scelte artistiche fatte in un’altra epoca, perché i metri di paragone ci sono, sono le proprie conoscenze, e le altre opere. Con questo voglio dire che, parlando di film per esempio, hai un ampio pentolone dal quale attingere, e con le dovute conoscenze linguistiche è possibile saggiare e saggiare, ed arrivare a capire come è fatto un buon adattamento, e come è fatto un adattamento meno buono.
      Per esempio, puoi usare come metro i testi di Roberto De Leonardis, da molti considerati la crema dell’arte dell’adattamento. In questi, degna di nota è la naturalezza con la quale i dialoghi fluiscono, e anche quando si ricorre a “invenzioni” si tratta spesso e volentieri di felici scelte poetiche che riescono a portare il significato della parola originale, del senso del discorso.

      Quando invece, come nel caso di “Interceptor”, abbiamo per esempio dei personaggi che hanno un soprannome, questo esiste per un motivo, che per quanto superfluo possa sembrare, c’è: un soprannome aggiunge gusto a un personaggio, aggiunge dimensione. Attenzione, parlo senza aver visto il film, quindi se sbaglio mi “corrigerete”. Se il personaggio di “Mudguts” è un tipo magro, evidentemente il soprannome vuole evidenziare la spiritosaggine di chi gli sta accanto che lo apostrofa per quello che non è, un ciccione. “Toecutter” evidentemente è un tale selvaggio che è stato visto in precedenza torturare qualcuno mutilandogli le dita dei piedi. Questa a me, senza aver visto il film, sembra una informazione importante che ha una grande immediatezza, nel presentarti immediatamente il personaggio. È chiaro che poi i dialoghi parleranno ulteriormente del cattivo, ci diranno chi è e che cosa ha fatto e che cosa vuole, ma se me lo chiami già “il mutilatore” conservi lo spirito del film originale!

      Se tu mi fornisci, nei dialoghi, dei soprannomi tradotti, hai reso servizio al film perché questa dimensione, questa immediata identificazione per mezzo di un “nickname”, è stata mantenuta.

      E’ come ostinarsi a chiamare Eolo col nome originale di Sneezy, o magari chiamarlo rozzamente “Starnutolo”, quando con un nome appropriato come Eolo capisci facilmente al primo starnuto che tipo è. Sempre ammesso che a scuola insegnino ancora chi fosse Eolo, ne dubito.

  4. Gabriele permalink

    Dubito avresti fatto le stesse critiche per due motivi, il primo, esiziale, perché non c’eri, o se c’eri, suppongo, non eri ancora nell’età adatta, e comunque non ci sarebbe stata una piattaforma pubblica come internet, a solo riviste di settore dove pochi privilegiati potevano dire la propria con la speranza di essere letti; il secondo che anche escludendo tutto ciò era la ‘temperie’ culturale ad essere diversa. Non dico che anche allora non ci fossero sostenitori ad esempio dei soli sottotitoli, o perché no, anche senza questi ultimi nella visione dei film non italiani.
    Sostengo però senza tema di smentita che costoro fossero largamente minoritari e quasi del tutto privi di seguito. Oggi le cose sono diverse, e le situazioni si sono, apparentemente, ribaltate. Ma se dovessi fare una modestissima riflessione sociologica potrei dire che in molte cose è accaduto questo e forse è tipico e dico una cosa scontata che nelle società umane che di alcune tendenze ci siano solo i germi apparentemente innocui in un’epoca che divengono totalmente dominanti in un’altra.
    Non voglio qui sostenere il vecchio adagio del si stava meglio quando si stava peggio, semplicemente questa è la mia preferenza artistica, estetica anzi, e poco importa se ciò appare arretrato, nostalgico e privo di prospettiva perché mi richiamo ad un passato ormai definitivamente tramontato.

    • In qualsiasi adattamento, vecchio e nuovo, si deve esigere una coerenza interna che in questo film specifico spesso manca… Non so da quanto tempo leggi il mio blog ma sono noto per criticare in maniera equa, anche considerando l’epoca in cui furono adattati e doppiati.
      Sull’articolo di Terminator, Carlo Marini stesso ammise che tutto ciò che avevo scritto era vero e ben argomentato sebbene gli dispiacque un po’ che gli avessi criticato il film da lui diretto nel doppiaggio, poi mi invitò ad analizzare altri suoi lavori riconoscendo una capacità critica basata su argomentazioni concrete (sebbene condita da ironia quando possibile a scopo di intrattenimento). Considerando inoltre che ho dimostrato tutto il mio apprezzamento per il secondo Interceptor per come è stato adattato “alla vecchia maniera” (senza però misti incoerenti tra alcuni nomi lasciati in inglese e pronunciati male insieme ad altri tradotti, come accadeva nel primo), ribadisco che forse scrivi questo senza conoscere me ed il mio blog veramente bene e forse manca a te un senso critico scevro da influssi nostalgici che possono solo essere deleteri in questo campo di interesse (la critica agli adattamenti di tutti i tempi).

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