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La trilogia del dollaro di Sergio Leone? Meglio guardarsela in italiano

by su 13 marzo 2015

Christine (partner di Evit) proclama improvvisamente: “Evit, ci vediamo i western di Sergio Leone?“.
Evit si commuove – “ma certo!” – e corre a mettere il primo film.
Christine dopo un po’: “ma non ce l’hai in inglese?
Evit:

eastwood1

Spesso sentiamo dire “il film, meglio in originale“, che “i sospiri degli attori americani sono mejo recitati dei sospiri doppiati” oppure cose tipo “vuoi mettere, sentire la vera voce dell’attore americano?“, quando non si scade poi nei falsi miti che all’estero è tutto migliore (“in Italia siamo nel medioevo. Nel nord europa invece…“) e le solite cose già sentite milioni di volte…

brega

…poi tiri fuori nel discorso la trilogia del dollaro di Sergio Leone e qualsiasi teoria su cui si basano i soliti generici pregiudizi immaturi contro il doppiaggio crolla dalle fondamenta e diventa indifendibile (rivelando spesso un infondato fondamentalismo dei sostenitori).

Infatti, nonostante gli attori principali di questi tre film siano americani, guardarsi la trilogia del dollaro di Sergio Leone in lingua inglese non ha alcun senso ed è anzi deleteria per lo spettatore, come vedremo a breve. Provo pietà e compassione per gli americani che non possono godersi questi film in italiano. Li amano tantissimo eppure, per una volta lasciatemelo dire, non possono goderseli appieno.

I film di Sergio Leone ci ricordano sempre che la magia del cinema si compie solamente a film ultimato e, per “ultimato”, intendo dire inclusivo di adattamento e doppiaggio. Poco importa quale lingua parlino gli attori sul set, bensì importa il risultato finale alle orecchie dello spettatore, le emozioni che ne derivano. Questo è un messaggio che può arrivare solo da registi veramente capaci come lo erano Leone e Kubrick, i quali davano eguale importanza alle versioni internazionali dei propri film già a partire dalla fase di pre-produzione e non soltanto come un ripensamento dell’ultimo momento o delegandoli senza importanza a chiunque offra di produrne una versione estera con il maggior risparmio di denaro.

leone-parla

Ma, mentre Kubrick si avvaleva di De Leonardis/Maldesi per le sue versioni italiane, sfruttando la ben rodata macchina del doppiaggio italiano negli anni ’60, le versioni in inglese dei primi film di Leone, seppur ben adattate, si sono scontrate con tanti problemi come ad esempio l’incapacità degli americani di fare un buon lavoro di doppiaggio e tanti altri di cui parlerò.
Vediamo dunque i motivi per i quali guardarsi la trilogia del dollaro in inglese ha poco senso!

  • Attori che doppiano sé stessi

Come tutti i film italiani dell’epoca, anche questi erano girati senza suono, vuol dire che Eastwood and friends sono dovuti tornare in sala di registrazione a doppiare sé stessi. Doppiare, in generale, è una capacità in più che non tutti gli attori del cinema posseggono (le “guest star” nei Simpson in italiano dovrebbero darvene una vaga idea, voci totalmente su un altro piano rispetto a chi doppia di professione, oppure le fiction italiane a confronto con i film doppiati). Difatti per doppiare sé stessi bisogna saper ricreare l’emozione che da attori avevate espresso sul set… in questo caso però mentre si è davanti ad un leggìo, al buio, concentrati ad azzeccare i tempi giusti e magari s’è pure scassato il condizionatore. Non tutti lo sanno fare e spesso i risultati sono un po’ piatti. È il caso di Eastwood che, sebbene avesse già qualcosa sul curriculum, era alle prime armi come protagonista, e non aveva certo esperienza di doppiaggio. Per fortuna il suo personaggio era stato studiato ad hoc: parla poco e in maniera piatta. Così nessuno se n’è veramente mai accorto. Eli Wallach (il “brutto” del Buono, il brutto e il cattivo) si salva alla grande perché era un attore capace, Lee Van Cleef rimane passabile, Gian Maria Volontè (in inglese) è di un’atrocità senza pari.

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Quindi la recitazione “reale” degli attori americani in quei film non è altro che un prodotto registrato a posteriori in uno studio e non in presa diretta sul set. Per questo non ha senso parlare di “lingua originale” in un film di Leone.

  • Alcune scene sono state doppiate in inglese solo dopo quarant’anni!

Nel caso de’ Il Buono il brutto e il cattivo, gli americani hanno sempre visto una versione ridotta, in cui mancavano certe scene. Queste scene sono state reinserite solo per l’edizione DVD del 2004 (ora disponibili anche su Bluray) e doppiate ex novo perché all’epoca non ebbero la lungimiranza di doppiare l’intera pellicola. Questo vuol dire che gli americani attualmente si “godono” una versione del film dove, nelle scene aggiunte, i personaggi hanno voci incredibilmente invecchiate (se gli attori erano ancora vivi per doppiare sé stessi), oppure completamente nuove (nel caso di attori deceduti, i loro personaggi sono stati doppiati da imitatori). In questi casi le voci non solo soltanto nuove, sono palesemente nuove… sono tragicamente nuove!

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  • Se sono doppiati a posteriori sia in inglese che in italiano, allora non è meglio scegliere il doppiaggio americano che include le “vere” voci degli attori? Cosa cambia?

Cambia il fatto che in america i doppiatori fanno generalmente schifo perché non c’è una grande esperienza/storia/scuola. Non è una questione di “il mio paese è meglio del tuo”, perché negli Stati Uniti fanno bene tante altre cose, ma il doppiaggio non è una di queste.

nota: pensate ad esempio ai film di animazione americani che non hanno dei doppiatori”, bensì dei “voice actors“, ovvero interpreti vocali che recitano al microfono le loro battute e dalle quali poi i disegnatori sono in grado di far vivere i personaggi animati dotandoli di un accurato labiale e movimenti espressivi. Il lavoro di questi interpreti vocali è giustamente lodato, perché sanno creare delle performance a volte superiori (a livello recitativo ed espressivo) rispetto ai colleghi attori. Ma non sono doppiatori di post-produzione.
I pochi prodotti doppiati disponibili sul mercato statunitense (classicamente i cartoni giapponesi) sono snobbati dagli stessi americani che preferiscono a quel punto la versione sottotitolata piuttosto che sentirsi le voci del calibro di un ferroviere che vi prenota un posto in treno da dietro lo sportello della biglietteria.

Il risultato finale (nel doppiaggio americano) è un film con gli attori principali interpretati quasi decentemente (almeno quelli che hanno saputo ridoppiare sé stessi passabilmente) mentre tutti quelli di contorno sono dei cagnacci che in Italia potrebbero solo passare lo straccio per terra in sala di doppiaggio, oppure hanno modi di recitare piuttosto strani per gli americani, tipo voci radiofoniche o interpreti da audiolibro.
Per non parlare poi della quasi totale mancanza di sincronia labiale di molti personaggi, cosa che nella traccia americana assume connotati tragici, distraendo spesso lo spettatore, il quale penserà di aver acquistato una copia difettata del film.

sputo d'autore

20 anni di teatro dietro a quello scaracchio

Al contrario, nel nostro paese, il doppiaggio di questi film è stato fatto non solo con cura di particolari, ma anche in un decennio dove il doppiaggio era ancora una vera e propria arte più che un mestiere. Quindi anche il rumore di uno scaracchio era certamente creato da qualche incredibile attore con anni di teatro alle spalle. Puah!

  • Non solo!

Come spesso accadeva all’epoca, in sala di doppiaggio in Italia si aggiungevano battute originariamente non in copione, al solo scopo di migliorare il prodotto finale, perché alla fine è solo il prodotto finale che conta quando si giudica un film, non le intenzioni. Prendiamo ad esempio questa battuta di Eastwood, la cui risposta del fuorilegge è assente nella versione americana:

buffone

Nella versione americana manca completamente la battuta “sceglie vivo, buffone“.

Aggiungiamoci poi il dramma di Gian Maria Volonté che non spiccicava una parola di inglese e si è doppiato per la traccia americana con l’ausilio di trascrizioni fonetiche (così dice Wikipedia), il risultato ahimè è piuttosto tragico nella maggior parte delle sue battute e se dovessi scegliere tra un teatrale Nando Gazzolo (che doppia Volonté in italiano) ed un quasi incomprensibile Gian Maria Volonté che doppia sé stesso in inglese, indovinate chi preferirò?

josepheggerAnche Joseph Egger (il “Piripero” del primo film, il “Profeta” nel secondo), in italiano è assolutamente eccezionale, divertente al solo sentirlo parlare. Chi lo ha doppiato in inglese, invece, credo non abbia mai sentito parlare di sincronia labiale, il suo doppiatore non riusciva ad ingarrare un tempo giusto manco a spararlo (guardate la scena dei dannati treni dove non sembra neanche che le parole escano dalla sua bocca).
La sua voce italiana è data dal padre del sopracitato Nando Gazzolo, tale Lauro Gazzolo, anche lui tra i membri della CDC, che all’epoca era il punto di riferimento del doppiaggio italiano. Nessun personaggio, insomma, è stato trascurato in fase di doppiaggio italiano e se pensate che mettere padre e figlio nel doppiaggio dello stesso film sia un’operazione tipicamente italiana dovreste ricredervi, sono entrambi così azzeccati nei loro ruoli che l’accusa di raccomandazione familiare è semplicemente impensabile.

few dollars more watch1

Quindi per via di doppiatori americani diversamente competenti, la traccia in inglese di tutti e tre i film ha molte meno frasi memorabili. Gli americani infatti citano spesso il terzo film, Il buono il brutto e il cattivo, e qualche battuta dal primo mentre, in italiano, le frasi che rimangono impresse sono molte, molte di più, da qualsiasi film della trilogia. Questo è un vantaggio apportato da un buon doppiaggio.

Mi sarebbe piaciuto caricare sul mio canale alcune clip ma non vorrei seccature con YouTube. Basta che vi cercate qualsiasi scena con Gian Maria Volontè doppiato da Nando Gazzolo per avere un’idea. Specialmente quella della parabola in “Per Qualche Dollaro in Più”. Poi andatevi a cercare le stesse scene in lingua inglese e venitemelo a raccontare!
Esempio (attenzione, i link potrebbero non durare in eterno): la scena della parabola in inglese e in italiano.

for a few dollars more battuta

  • Un copione nato in italiano

I copioni di questi film erano sempre scritti in italiano ed adattati in inglese e ci tengo a precisare che sono stati adattati in inglese benissimo perché molte battute funzionano ugualmente in entrambe le lingue… pur sempre con tutti i limiti del caso. Vediamo dunque il limite del caso, passando direttamente alla scena ESEMPLARE!
Gli americani non sanno che l’ultima battuta in Il Buono, il Brutto e il Cattivo combacia perfettamente con la colonna sonora di Ennio Morricone, un trucchetto che rende ancora più divertente la scena finale del film ma che ha meno senso in inglese.
Mi riferisco a quando Tuco, sul finale, esclama:

goodbadugly ending

Scena in italiano (fate click per vederla)

Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu??? Sei figlio di una grandissima PUTTA-****

Da qui il pezzo di Ennio Morricone si lega alla “A” della parolaccia interrotta, proseguendola comicamente.

Che questa scena fosse già stata ideata in questo modo, a priori, da Leone o che sia stata creata in post-produzione poco importa. Ciò che importa ai fini di questo articolo è che in inglese la battuta non si lega altrettanto bene alla colonna sonora e viene meno l’effetto comico. Il pezzo musicale suona piuttosto come un banale bip di censura, ma orchestrato.

goodbadugly ending

Scena in inglese (fate click per vederla)

Hey Blondie! You know what you are? Just a dirty son of a…***

Per aggiungere ingiuria al popolo anglofono, il labiale di quella scena, così in primo piano, funziona molto meglio nella traccia italiana che in quella americana (nonostante Eli Wallach recitasse in inglese)… sempre per la già menzionata capacità degli attori-doppiatori italiani in sala di doppiaggio rispetto agli attori stessi del film. Ad un occhio meno attento potrebbe quasi sembrare che l’attore avesse recitato tale frase in italiano.

Sulla carta posso capire come volessero unire l’urlo tarzaniano, con cui inizia il pezzo di Morricone, alla “a” di “son-of-a…“, ma questo sembra aver funzionato soltanto sulla carta. Nessun madrelingua inglese ha mai percepito che il pezzo di Morricone “proseguisse”, o in qualche modo si “legasse”, alla battuta “son-of-a…“; la scena in inglese risulta moderatamente divertente solo dal contesto, così come potrebbe risultare divertente una qualsiasi brusca interruzione o un bip di censura su una nota parolaccia.

[Addendum]

the ugly

La mia ragazza, Christine, ricorda liti domestiche molto “British” (ovvero discussioni molto pacate) sull’interpretazione dei cartelli italiani che leggevano “il BUONO”, “il BRUTTO” e “il CATTIVO”. Evidentemente nel Regno Unito girava una versione non localizzata, con scritte in italiano. In particolare era in dubbio quale parola italiana fosse il corrispettivo “ugly” e “bad” dato che anche Lee Van Cleef (il cattivo del film) in quanto a bruttezza non scherzava affatto ed il personaggio di Eli Wallach (il brutto del film) non era certo un santo.

____________

CONCLUSIONE

Non pensavate che ci sarei arrivato, eh? Dunque cosa rende questi film degni di essere visti in inglese esattamente? L’interpretazione non in presa diretta del protagonista (/protagonisti) e le scadenti voci dei personaggi di contorno? Le battute adattate dal copione italiano e che, in un caso specifico, “sciupano” un finale perfetto? Le scene restaurate con voci in inglese palesemente diverse da quelle nel resto della pellicola? Una sincronia labiale in alcuni casi così sconnessa da distrarre lo spettatore? Attori italiani che doppiano sé stessi in un inglese incomprensibile come nel recente F*ck the zombies?
Purtroppo non riesco a trovare una buona ragione per consigliarvene la visione in inglese, semplicemente non ne trarreste alcun beneficio. Per questi principali motivi, secondo me, la visione in lingua inglese di questi tre film non ha alcun senso! Del resto queste opere di Leone non hanno una “lingua originale” in quanto nascono essenzialmente muti, e gli americani non sono in grado di fare un doppiaggio qualitativamente all’altezza del film.

Se non concordate, attaccatevi!

good-the-bad-and-the-ugly

___
NOTE A PIÈ DI PAGINA
Una nota finale agli espertoni di cinema americani (e britannici) e in particolare quelli che si reputano degli uber-esperti della trilogia del dollaro (magari ignorando altri capolavori come C’era una volta in America, perché sono dei burini, come diceva Leone stesso)… “Leone” non si pronuncia liònlione, né tantomeno lioni. Chiunque senta un “esperto” di cinema straniero storpiare il nome di Leone, fategli un favore e correggetelo.
Un’altra cosa che mi fa infuriare dai forum americani è la questione del nome del protagonista. Il protagonista non ha un nome… e solo perché il vecchietto nel primo film lo chiama “Joe” (nome generico che si da agli americani, come “the average Joe“, ovvero “l’uomo qualunque”) non vuol dire che quello sia il suo “vero” nome. Né tanto meno lo è “manco“, vocabolo spagnolo equivalente al nostro “monco“, ovvero il nomignolo che aveva il personaggio di Eastwood quando faceva finta di essere storpio per avere un vantaggio sui nemici. È soltanto un soprannome, non il suo vero nome, burini!
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From → Apprezzamenti, Film

51 commenti
  1. Gian Piero permalink

    In For a few dollar more oltre alla battuta mancante si son pure dimenticati di “doppiare” la pistolata in terra del pistolero colpito da Eastwood.

  2. Antonio L. permalink

    Hai scritto un grande articolo, sei un ottimo critico di doppiaggio secondo me.

  3. Rado il Figo permalink

    Infatti, nonostante gli attori principali di questi tre film siano americani, guardarsi la trilogia del dollaro di Sergio Leone in lingua inglese

    Gian Maria Volonté escluso, oppure non lo reputi fra gli attori principali?

    • In quella frase no, non lo consideravo. Comunque sì, anche Volonté è tra gli attori principali. Non è americano, ovviamente, ma anche lui doppia se stesso nella traccia audio americana… ed è pessimo, purtroppo.

  4. Rado il Figo permalink

    Peggio di Jerry Calà doppiatosi in Chicken Park (secondo il Mereghetti, da museo degli orrori)? 🙂

    • AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!! Concordo con il Mereghetti, come sempre

  5. Carmelo permalink

    Non sapevo che i film di quegli anni fossero girati senza sonoro, guarda un pò… le motivazioni erano di tipo economico?

    • Economico ma anche pratico. Non dover registrare sul set vuol dire non diversi preoccupare di rumori di fondo (appena passa un aereo c’è da rigirare la scena), e permette di riprendere la scena come vuoi, incluse enormi panoramiche che sono una tradizione Leoniana.

  6. Carmelo permalink

    Chissà anche come facevano i tre attori americani protagonisti del terzo film a interagire con quelli nostrani nelle scene dove dovevano apparire insieme se uno non conosceva la lingua dell’altro…oggi si ricorre all’inglese perchè è la lingua franca per eccellenza, ma chissà allora…

    • Leone parlava un po’ di inglese, quanto basta per farsi capire. Poi c’erano assistenti preposti a questi incarichi.

    • per le scene più che le battute pronunciavano “numeri” e poi in post produzione doppiavano i copioni nelle varie lingue sotto le indicazioni del regista (i copioni venivano ultimati spesso all’ultimo momento in sala di doppiaggio)

      Il set inoltre era una vera e propria babele, con attori italiani, americani e tedeschi e maestranze spagnole reclutate in loco…

    • Anche mio padre quando io ero piccolo mi raccontava la storia della conta dei numeri e io “ma che dici! Non è vero”. Ovviamente lui si riferiva al cinema anni 50-60 che aveva visto lui, mentre io guardavo prodotti anni ’80.

      Diciamo che nel modo di fare cinema in Italia, ai tempi d’oro di Cinecittà, gli attori erano lì solo per le loro belle facce. Per questo spesso i protagonisti erano stranieri… Tanto il film vero e proprio, a livello sonoro, era fatto praticamente solo in post.

  7. Antonio L. permalink

    In Italia il suono in presa diretta è arrivato piuttosto tardi, quasi tutti i film fino agli anni ’70 erano girati muti e poi sonorizzati in post produzione. Pensate che anche Totò quando divenne quasi cieco veniva doppiato in sala da un attore che lo imitava alla perfezione. Qualcuno se n’era mai accorto? 🙂

    • il mitico Carlo Croccolo però non lo sminuirei chiamandolo “imitatore di Totò”, essendo stato (o meglio è, dato che mi pare sia ancora tra noi) un grandissimo attore e doppiatore! 😉

  8. Antonio L. permalink

    Non ho detto imitatore di Totò, ho detto ATTORE che lo imitava alla perfezione, tant’è che non se ne accorgeva nessuno. Ho parlato di attore e non di doppiatore proprio per evitare che sembrasse un modo per sminuire il suo lavoro. Imitava in modo così perfetto il timbro e la parlata del principe da poter essere la sua voce nelle registrazioni in sala, non mi sembra di averlo sminuito.

  9. iononsonoio permalink

    Sulla battuta de “Il buono, il brutto e il cattivo” non potevano fargli dire “motherfu…aaaaah!”? Penso che nell’epoca in cui il film è ambientato il termine fosse già in uso e poi la battuta in inglese è preceduta da “You know what you are?” e non “Lo sai di chi sei figlio tu?” come in italiano, quindi non erano obbligati a dire “figlio di…” anche in inglese.

    • Ottima. Non so da quando il termine sia entrato nel lessico americano (ho sempre pensato che fosse anni ’70 ma in passato mi pare di aver letto che è databile molto più indietro nella storia americana), comunque molto divertente come idea.

  10. Matt permalink

    Lo sputo d’autore è geniale! Comunque a dicembre su Iris hanno mandato in onda la giornata Sergio Leone e dato che ne avevo la possibilità ho provato a guardare il Buono il Brutto e il Cattivo in inglese. L’ORRORE!!
    Sarò un po’ esagerato ma mi ha rovinato il film. Che dire: viva Leone e i doppiaggi dei suoi film!

    • Vedo che concordi con me. L’unico bravo lì era Wallach, pur con tutti i limiti del caso elencati nell’articolo. Per qualche dollaro in più è anche peggio.

  11. Matt permalink

    Hai proprio ragione ! Mi spiace per Volontè che adoro ma il suo inglese è peggio di quello di Renzi! E ce ne vuole!

    • Secondo me potevano chiedere a Gazzolo di doppiarlo anche in inglese.

  12. Matt permalink

    Sarebbe stato meglio!!!Ma non credo lo parlasse

    • Lo credo anche io, ma magari sarebbe riuscito a fare qualcosa di migliore usando gli stessi ausili fonetici che aveva adottato Gian Maria.
      Certo è paradossale che in inglese abbia la voce sua e in italiano sia doppiato da qualcun altro

  13. Matt permalink

    Ma non ho capito: quindi solo Eastwood ha recitato le battute originali o tutti

    • In inglese Eastwood e Volonté doppiano se stessi. Idem per Cleef nei successivi film e Wallach nell’ultimo. Tutti gli altri sono doppiatori americani cani. Forse Klaus Kinski si era doppiato nel secondo film ma non ne sono sicuro

  14. Matt permalink

    Riguardo a Gazzolo, credo l’abbiano scelto perché ci stava meglio. Forse in mezzo a tutti i doppiatori professionisti avrebbe stonato

  15. Matt permalink

    Volontè intendo!

  16. Matt permalink

    Ma scusa , come comunicava con gli altri sul set Volontè se non sapeva l’inglese?

    • Leone parlava agli italiani in italiano e agli altri in inglese (tramite interprete o con inglese di base). Ciascuno recitava i propri dialoghi nella propria lingua a meno che una certa scena non richiedeva labiale in inglese. Spesso contavano da uno a 100 e basta tanto per muovere le labbra. Bisogna vedere scena per scena.

  17. Matt permalink

    Ah ok grazie

  18. Jakob permalink

    splendida analisi. complimenti per il tuo lavoro. appoggio tutto ciò che hai scritto

  19. Riccardo permalink

    Ottimo articolo, davvero esauriente! Grazie davvero!
    Riguardo alla cosiddetta “trilogia del tempo”, invece, qual è la traccia audio più “adatta” per ciascuna delle tre pellicole (C’era una volta il West, Giù la testa, C’era una volta in America)?

    • Credo che la risposta sia sempre l’italiano per i western… c’era una volta il west sbaglio o era co-scritto anche da Dario Argento? Insomma sono copioni nati in italiano, i dialoghi in inglese per quanto ottimi sono sempre derivativi.
      Mi astengo riguardo a C’era una volta in America, quello è perfetto in entrambe le lingue e ne consiglio la visione in entrambe categoricamente, ma se lo vedi in italiano ricorda di stare alla larga dal nuovo doppiaggio (mi pare del 2004 circa), una vera merda secca!

  20. Luigi permalink

    Secondo me , essendo il personaggio di Tuco presubilmente messicano, secondo me sembra che dica puttana perchè magari Wallach in originale dice hijo de PUTA

  21. SickBoy permalink

    Ovvero, in questo (ottimo) articoli, dimostri perfettamente il punto di chi sostiene che i film vanno guardati in lingua originale: la lingua originale, nei film di Leone, è l’italiano perché sono film scritti, pensati e progettati in italiano.
    Mentre questo significa che l’errore è di chi pensa che la versione “originale” di questi film sia quella in inglese solo perché gli attori sono (in parte) anglofoni, ciò non toglie nulla al principio secondo il quale (per tutte le ragioni ‘già sentite milioni di volte’ che elenchi all’inizio) guardare un film, adattato e localizzato in una lingua diversa da quella in cui è stato concepito, è una sonora scempiaggine.

    • L’articolo sta semplicemente a mostrare come non ha sempre senso parlare di “lingua originale” di un film (né tanto meno elogiare a priori una o l’altra versione dunque), specialmente per film che non hanno audio registrato in presa diretta e che quindi “nascono” letteralmente in sala di doppiaggio.
      Ulteriori deduzioni e interpretazioni sono soltanto tue.

  22. Mirianaanaana permalink

    Complimenti per l’articolo perché è fighissimo e tutto, ma su Gian Maria Volonté che si doppia nella versione in inglese non ci metterei la mano sul fuoco: IMDb ti dà ragione, qua invece la fanno lunga sull’argomento ed io, ad esempio, non ci riconosco la voce che Volonté ha negli altri film (della correttezza della pronuncia del doppiatore “inglese” non potrei dire nulla), ma poi boh che ne so.

    • Appena torno a casa lunedì guardo il link, ti ringrazio!

    • Finalmente ho potuto leggere le curiosità (e ipotesi) che hanno tirato fuori nel forum da te riportato e ti ringrazio per il link. È una discussione molto interessante, gli stessi che ipotizzano che non sia Volontè però non riescono ad accordarsi su chi possa essere il doppiatore, poi si parla di due possibili doppiaggi in inglese… insomma, tutto molto fumoso e senza molti riferimenti se non le proprie orecchie. Ma è possibile, persino probabile!
      In ogni caso, Volontè o non Volontè, nella recitazione in inglese i suoi personaggi hanno un accento veramente “pesante” (a prescindere dalla scarsa conoscenza dell’inglese di un eventuale Volontè oppure di un doppiatore americano che voleva caratterizzare il suo personaggio in quel modo), e l’interpretazione è lontana anni luce da quella teatrale di Gazzolo (al contrario di quanto qualcuno dice nello stesso “thread”), ma suppongo avesse senso per il pubblico anglosassone.

  23. Fiorenza permalink

    Ciao! Complimenti per l’articolo! Molto interessante. Vorrei chiederti una cosa. Ma il doppiaggio in italiano di Volontè non poteva farlo lui stesso. Qual è la ragione per cui non si è doppiato da solo. Eppure le sue capacità di attore sono indiscusse.
    Grazie mille!

    • Ciao Fiorenza, ben trovata e felice che ti piaccia il blog. In merito alla tua (legittima) domanda, la mia risposta non può che essere una mera supposizione… la ragione per cui non si è doppiato da solo è la stessa che vale per qualsiasi altro film dell’epoca dove quasi tutti gli attori venivano assunti più che altro per il bell’aspetto e/o per la loro espressione, più che per le doti recitative (non di rado assenti) che comunque si teneva in conto sarebbero state eventualmente colmate col doppiaggio. È in fase di doppiaggio infatti che si creava realmente il film, visto che in Italia non registravano mai l’audio in presa diretta, e qui era il direttore di doppiaggio insieme al regista che decidevano quale voce sarebbe stata più adatta su un determinato volto. Evidentemente hanno ritenuto (e io qui concordo) che la voce e la recitazione dell’attore di teatro Nando Gazzolo fosse più adatta sul volto di Volontè. Considera poi che è proprio con Leone che Volontè divenne veramente famoso e i suoi ruoli più memorabili (che lo resero noto come attore dalle indiscusse capacità recitative) arrivarono soltanto successivamente, quindi sebbene sia facile a posteriori dubitare di questa scelta di farlo doppiare da qualcun altro, era molto più comprensibile all’epoca dove un direttore di doppiaggio si trovava a scegliere tra un attore con pochi film alle spalle, sicuramente poco pratico di doppiaggio (andare in sincronia è un’abilità che non tutti gli attori hanno), e un doppiatore professionista.
      Ovviamente queste sono supposizioni mie, ma era la norma all’epoca che gli attori italiani venissero doppiati, non mi sorprende che sia capitato anche a Volontè negli anni ’60.
      Dai un’occhiata qui https://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Maria_Volont%C3%A9#Doppiatori_italiani

  24. Fiorenza permalink

    Grazie Evit dell’esauriente e precisa risposta. Sono andata a vedere il link e ho visto che Volontè è stato doppiato in un film anche da Gianfranco Bellini. Questo mi stupisce. Adoro la voce e i doppiaggi di Gianfranco Bellini e come esempio a caso, secondo me, non poteva esserci voce migliore per doppiare Hal9000. Non lo vedo però adatto al viso di Volontè. Sicuramente il mio giudizio non sarà in accordo con la reale riuscita del risultato. Sono curiosa perciò ora di vedere quel film di cui non ho mai sentito parlare. Chissà se si trova.
    Nel frattempo tempo mi andrò a leggere altre cose sul blog. Mi piace molto l’argomento e la tua scrittura.
    Ciao e buona serata.
    Fiorenza

    • Spero che troverai anche gli altri articoli interessanti. Cerco sempre di bilanciare intrattenimento e informazione. Troverai una lista di film trattati nel menù “di cosa parlo”-> film-> lista. Quelli dal 2013 in poi rispecchiano più o meno lo stile che adesso è diventato lo standard del blog, con articoli approfonditi su determinati film.

      Sempre su Volonté, io adoro la recitazione che il doppiatore gli ha fornito in “Per qualche dollaro in più”, che è anche il mio preferito della serie: la scena in cui spiega dove è nascosta la cassaforte, oppure quando urla di trovare e uccidere Eastwood e Van Cleef per me sono da antologia del cinema proprio per come sono recitate. Anche io sono curioso degli altri film dove è stato doppiato, non mi pare di averli mai visti, chissà se quella voce funziona bene anche lì.

  25. Napoleone Wilson permalink

    Ciao, credo che le stesse valide conclusioni che trai per i film di Leone siano applicabili anche ai film di Spencer&Hill (in particolare quelli scritti da Barboni), recitati in inglese ma adattati dall’italiano.
    Non so se tu sia un loro ammiratore o meno, ma non riesco a immaginare in inglese la stessa forza comica nelle battute legate a giochi di parole ed espressioni squisitamente italiani (in “Due superpiedi quasi piatti” ce ne sono dozzine). Hai mai avuto occasione di vederteli in inglese? Io no.

    Sarebbe interessante sapere come sono stati adattati, magari potrebbe essere uno spunto per un nuovo post.
    Anche se mi rendo conto che questa argomento è più pertinente per un ipotetico blog “Doppiaggi americanioti” 🙂

    • Più volte ho pensato a recensioni americaniote ahah, il solo fatto che manchi Onorato come voce di Bud penso sia un detrimento per qualsiasi versione dei loro film (anche in Italia i film dove Bud si doppiava da solo non ebbero altrettanto successo).

      Ho visto qualche spezzone in lingua tedesca ma quelli non li saprei giudicare perché non ho familiarità col tedesco.

      Non sono un loro grande fan, sebbene ancora oggi ne adori un paio (in primis quello di Trinità, se è quello della battuta dei fagioli “sono quasi cotti”), ma gran parte dei loro film appartengono alle mie visioni d’infanzia per le quali però non ho mai sviluppato una particolare nostalgia. Se le singole scene riviste su youtube possono risultare ancora oggi divertenti, ogni volta che mi capita di vederli in tv mi annoiano dopo poco.

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