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[Italian credits] A noi piace Flint (1967)

by su 30 giugno 2017

Nuova sorpresa dalla Fox Video, nota per non inserire mai localizzazioni italiane nelle VHS dei suoi film: dopo Il pianeta delle scimmie, ho trovato un altro film con splendide scritte italiane, con grafica d’altri tempi. Si tratta di A noi piace Flint (In Like Flint, 1967) di Gordon Douglas, seconda (e per fortuna ultima) avventura dell'”antispione” di James Coburn.

Essendo io totalmente immune dal fascino di James Bond, mi ritrovo nell’impossibilità di giudicare questo film: mi sembra spaventosamente datato e ridicolo proprio come il Bond di Sean Connery che gli è coevo, solo che quest’ultimo è sopravvissuto ai propri simili.
Eroi come il Derek Flint di Coburn o il Matt Helm di Dean Martin appartengono tutti alla stessa decade cinematografica, quegli anni Sessanta in cui il femminismo veniva usato per giustificare donnine dai costumi disinibiti, in cui si prendeva in giro la spy story e in cui si faceva sfoggio di arti marziali a casaccio. Coburn era un noto allievo di Bruce Lee, ma temo che neanche il Maestro sia riuscito ad insegnargli nulla, viste le tecniche imbarazzanti e buffonesche in cui l’attore si lancia, voglio sperare con intento parodistico.

Flint parla coi delfini, abbatte le porte con le lucette, sa ballare al Bolshoi e fa tutte quelle buffonate che gli valgono il titolo di “Austin Powers ante litteram“: non c’è un solo fotogramma serio in questo film, sebbene sia tutto identico ad un qualsiasi James Bond dell’epoca…

Sex symbol dal pantalone ascellare!

Arrivato nei cinema italiani il 13 aprile 1967, l’unica VHS di cui ho trovato prove certe risale alla “James Coburn Collection” del 1993! Forse non sono il solo ad aver trovato particolarmente ridicolo questo film…
In DVD invece il film è presentato dalla Koch Media dal 2010 e dalla collana “Cineclub Mistery” (Golem Video) dal 22 aprile 2015.

Titoli di testa

Titoli di coda

L.

P.S.
Se simili resoconti vi interessano continuate a seguirci ogni due venerdì qui su Doppiaggi Italioti e vi invito a venire a trovarmi anche sul mio blog Il Zinefilo: viaggi nel cinema di serie Z.

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8 commenti
  1. Me lo immagino Bruce Lee che dopo il millesimo tentativo con Coburn fa no con la testa, anche perché più legnosi del vecchio James ne abbiamo visti pochi. Mi manca completamente questo Austin Powers ante litteram, stavo per chiederti se è meglio o peggio dell’Ipcress di Michael Caine, ma mi hai già risposto 😉 Cheers

    • E’ come mettere a confronto l’Indiana Jones di Harrison Ford dei primi tre film con il Rick O’Connell di Brendan Fraser delle tre Mummie: partono da una base comune ma poi vanno per strade abissalmente diverse.
      Ovviamente Bruce si vantava delle grandi star che andavano a studiare kung fu da lui, ma il risultato è davvero disarmante: ciocchi di legno mummificati! 😀

  2. >>>mi sembra spaventosamente datato e ridicolo proprio come il Bond di Sean Connery che gli è coevo

    uhmmm… non è che ti confondi con la buonanima di Roger Moore? Il Bond di Connery fa ancora oggi la sua porca figura, quello di Moore è sempre stato più “macchietta”, sebbene abbia avuto dei picchi imponenti…

    • Purtroppo intendo proprio Connery (Moore forse non l’ho proprio mai visto!) Ho provato a farmelo piacere perché al liceo il mio migliore amico lo adorava, ma già nel ’92 – quando ho visto il mio primo Connery-Bond – mi sembrò una roba inguardabile, e sì che nel ’92 se ne produceva di roba inguardabile 😀
      Sono sicuro che per l’epoca fosse un prodotto di gran moda, anche perché circondato da fiumi di cloni di infima qualità, ma onestamente non essendo né fan né nostalgico non riesco a superare la patina di un gusto datatissimo.

  3. PaoPal permalink

    “e fa tutte quelle buffonate che gli valgono il titolo di ” Austin Powers ante litteram”

    Non a caso in “Austin Powers – La Spia Che Ci Provava” Austin dichiara che sia il suo film preferito (anche se nel doppiaggio il titolo è diventato “Bello Dentro”).

    • Ah, grazie della dritta! Il doppiaggio di Austin Powers è abbastanza invasivo, anche se spezzo azzeccato. Studiando le ginoidi scoprii che Austin citava “La donna bionica” usando il termine “fembot” (assurdo neologismo inventato appunto da quel telefilm), ma i doppiatori hanno ritenuto che gli italiani non capissero la battuta, malgrado anche in italiano quegli episodi “robotici” del telefilm usassero tranquillamente “fembot”. Per questo – o semplicemente perché sono stati proprio i doppiatori a non capire il riferimento – hanno tirato fuori “autopa”, che è divertente come neologismo-parodia ma fa perdere la citazione pop.
      Non mi stupisce dunque che anche Flint e il suo cattivo gusto divengano vittime del nostro doppiaggio 😉

    • “fembot” (e al maschile “ombot”) veniva usato anche in Futurama (di sicuro nell’episodio delle Amazzoni intergalattiche… “Snu snu!” per capirci!), ma pensavo che fosse un neologismo degli adattatori nostrani!

      Se ne impara sempre una!

    • In America è molto usato, perché quegli episodi anni Settanta sono entrati nell’immaginario collettivo, anche se il termine è ovviamente sballato. Curiosamente “gynoid” – perfetta forma femminile di android – non viene quasi mai utilizzato, sebbene sia nato nel 1984 e sia grammaticamente esatto. Addirittura in italiano “ginoide” viene spesso erroneamente usato come aggettivo, tipo sinonimo di “femminile”. (Cellulite ginoide, diabete ginoide, sono espressioni

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